venerdì 13 aprile 2018

Bees: l'anima dei cani

Guardai la discesa e vidi Jamie emergere dai salici che orlavano il ruscello, spingendo i bambini davanti a sé come un gregge di piccole, disobbedienti pecore, sbattendo l’uno contro l’altro e ridacchiando. Non per la prima volta sentii la mancanza di Rollo, che avrebbe preso la situazione in mano – o nelle zampe – con gusto, e mi feci il segno della croce al pensiero con un sorriso mesto.
“Pensi che sia appropriato pregare per l’anima di un animale?” chiesi a Roger, che stava costruendo il fuoco per la cucina, assistito a Mandy, che si stava rendendo utile porgendogli bastoncini e altri oggetti che pensava dovessero essere inclusi. Si raddrizzò, spolverandosi le mani e mi sorrise.
“Penso che ogni preghiera sia una buona preghiera, ma non penso che i Presbiteriani abbiano una qualche dottrina sugli animali. Quale anomale avevi in mente? Perché se è la Scrofa Bianca…”
“No,” dissi pensierosa. “Sono ragionevolmente sicura che la Scrofa Bianca sia oltre la redenzione. Stavo pensando a Rollo.”
“Oh, cani. No, tesoro, il fuoco è abbastanza alto ora – dobbiamo lasciare che bruci un poco così che Nonnina possa avere le braci per la nostra cena. Vai a lavarti le mani – e magari anche la faccia mentre sei lì, aye?”
“E chiedi a Germain di portarmi un secchio d’acqua per favore, Mandy” La chiamai. Lei annuì affabilmente saltellò verso il pozzo, Esmeralda nell’incavo del suo braccio e il suo scamiciato logoro – ora macchiato di carbone di legna – che svolazzava intorno alle sue gambe.
“Cani,” ripeté voltandosi verso di me. “Be’…una volta incontrai un prete cattolico a Inverness…cantava nel coro di St. Stephen, per divertimento, sai; bel baritono… ad ogni modo, una sera l’ho invitato per una pinta e nel corso della conversazione siamo arrivati ai cani. Lui aveva appena perso uno dei suoi animali, un piccolo cane davvero dolce e soffice, che era venuto con lui come d’abitudine e si rannicchiato tra i suoi piedi mentre il canto andava avanti. Perciò io proposi di brindare a Tippy, e tutti nel bar si unirono – be’, comunque, qualcuno chiese a Peter – Peter Drummond, lo chiamavano Padre Peter, - gli chiese se i cani hanno un’anima.”
“Be’, ovvio che ce l’hanno.” Jamie aveva disperso il suo gregge ed era venuto sulla collina in tempo per sentire questo. “Come potresti guardare negli occhi di un cane e dubitarne?”
“Buon punto,” dissi “Comunque la questione era…aspetta. Perché sei bagnato?” Era a pedi nudi, e l’orlo del suo kilt era scuro e gocciolante.
“Sono dovuto entrare nel torrente per afferrare Orrie Higgins. Si è preso uno spavento quando Myers è entrato nell’acqua, e ….”
“John Quincy è nel torrente?”
“Aye, sta lavando sé stesso e anche i suoi vestiti. Amy Higgins gli ha dato un po’ di sapone morbido per questo lavoro. Cos’è questa cosa dell’anima dei cani?”
“Mi stavo chiedendo se sia appropriato pregare per l’anima di un cane,” spiegai. “Rollo, sai…”
“Non riesco a ricordarmi di aver mai incontrato un cane con una maggiore possibilità di andare in paradiso.” Jamie scosse la testa. “Era un buon cane.”
“Si, lo era,” concordò Roger. “Ma stavo appunto raccontando a Claire il punto di vista di un prete che conoscevo. Lui diceva che i cani sono puro amore e quindi quando muoiono, si trovano immediatamente in presenza di Dio. Perciò, in teoria, non ci sarebbe bisogno di pregare per loro.”
Jamie fece un verso scozzese di approvazione a questo ragionamento teologico.
“Voglio un cane!” Disse Mandy, comparendo con Germain e il secchio dell’acqua, “Possiamo avere un cane, Papino?”
“Più tardi,” disse Roger, aggiungendo con malizia, “Chiedilo a tua madre.”
“Ci serve una casa prima,” le dissi. “Il cane avrà bisogno di un posto dove dormire.”
“Può dormire con me!”
“Potrebbe mangiare Esmeralda,” disse Germain, prendendola in giro. Mandy si strinse forte la bambola al petto, guardandolo in malo modo.
“No! Nonnina, digli no!”
“A Germain o al cane?” Chiesi. “Jamie, aiutami con questo, vuoi? E dove sono Jem e Fanny?”
by Diana Gabaldon

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