giovedì 21 marzo 2019

Profilo dei membri di SMWS: Sam Heughan di Outlander

Oltre a essere membro di The Scotch Malt Whisky Society, Sam Heughan è la star della serie storica televisiva sui viaggi nel tempo Outlander, perciò è giusto che la sua passione per il whisky si estenda attraverso il tempo.
L’attore scozzese Sam Heughan è uno dei protagonisti nel ruolo di Jamie Fraser del dramma televisivo Outlander, con cui condivide anche un amore per lo scotch whisky. Unfiltered ha raggiunto Sam per scoprire di più su come la sua passione per la bevanda nazionale scozzese l’ha portato a essere membro di The Scotch Malt Whisky Society.
Classica domanda di apertura, Sam – qual è stata la tua prima esperienza con il whisky, ed è stata felice?
Crescendo in Scozia, in ogni occasione sociale – che fosse in ceilidh nel municipio, o fare due chiacchiere con gli amici o una festa cittadina per Hogmanay – il whisky era sempre presente e sembrava scaldare tutti quelli che stavano al freddo, godendosi la compagnia reciproca. Il mio primo assaggio (una mezza bottiglia di un ben noto blended, bevuto illegalmente dalla tasca di un cappotto) fu scettico su come qualcuno potesse bere (e apprezzare!?) qualcosa di così disgustoso. Ma superata l’adolescenza, ho scoperto i malti singoli e ho cominciato ad apprezzarli e a sperimentarli.
Mi ricordo di essermi spostato a Londra dopo la laurea alla scuola drammatica e il mio primo inverno lì l’ho passato sentendomi abbastanza perso e desideroso di casa. Un pub caldo nel nord di Londra e un abbondante bicchierino di un famoso Speyside (non vendevano le quantità scozzesi!) mi riempirono di una tale emozione e risvegliarono l’idea che il whisky può essere apprezzato a molti livelli. Evocava ricordi di casa, storie condivise e amici lontani. Divenne un avvenimento regolare, incontrando amici (vecchi e nuovi) a Londra e condividendo la nostra passione per il whisky.
Hai lavorato in un bar, perciò devi essere stato in grado di sviluppare la tua conoscenza del whisky lì.
Ho lavorato in molti bar quando ero attore saltuario, a Londra e in Scozia, la maggior parte come barman di cocktail per una società di catering di un amico. Facevano molti drink diversi e servivamo alcuni buoni vini e champagne. E sempre lo staff alla fine della serata propendeva per una semplice e deliziosa qualità di alcolico, piuttosto che i cocktail complicati serviti. Cominciammo ad apprezzare gli ingredienti in ogni bevanda e a comprendere che la qualità è il fattore più importante.
Hai lavorato anche servendo whisky e sushi – qualche raccomandazione per un buon abbinamento?
Recentemente in un tour promozionale per Outlander in Giappone, sono stato fortunato a mangiare in un esclusivo piccolo sushi bar nel centro di Tokyo. Un’impresa familiare, il figlio aveva 16 anni, due volte la mia misura e un esperto maestro di sushi (e un lottatore di Kendo!). Alla fine del pasto mi venne servito (ciò che pensavo fosse il dessert), una ciotola di “fragole e crema”. In realtà risultò essere fegato di pesce crudo e tofu fermentato... puoi immaginare che gusto avesse! Tuttavia, l’esperto di sushi ci offrì anche del Hakushu – un malto singolo giapponese leggermente torbato. Affermò che era un ottimo abbinamento con il “dessert”. Lo era, e certamente la parte del pasto che ho apprezzato di più!
Come sei diventato membro di The SMWS?
Mi sono velocemente annoiato dei soliti whisky venduti al dettaglio, e volevo sperimentare qualcosa di più. Giappone, Taiwan, India... Mi sono reso conto che non solo la Scozia faceva dell’ottimo whisky. Comunque, quando ho scoperto The SMWS ero così felice – la possibilità di provare whisky da botti rare, sulla base del profilo aromatico e non sulla marca, è stato un grande incentivo.
28 Queen Street o The Vaults? 
La mia famiglia viveva a Leith vicino The Vaults, ma mi piace fare un salto a 28 Queen Street ogni volta che sono a Edimburgo. È pericolosamente facile passare un pomeriggio lì....
Sei stato capace di portare il cast e la troupe di Outlander a condividere la tua passione per il whisky?
Sul set tutti sono appassionati whisky e alla fine di alcune lunghe riprese serali si può trovare qualcuno che condivide un goccetto prima di andare a letto. Il nostro responsabile Ron Moore è un grande appassionato e io sono riuscito a compromettere un po’ la sua collezione. La mia co-star Caitriona [Balfe] è irlandese e c’è sempre un buono scambio di battute. Adoro anche il whisky irlandese. Redbreast 21 è morbido e facile da bere ma recentemente ho provato anche alcuni meravigliosi whisky inglesi e gallesi.
Se potessi usare il cerchi di pietre di Craig na Dun per viaggiare indietro nel tempo in qualsiasi periodo della produzione del whisky, dove e quando sarebbe?
In Outlander, il mio personaggio Jamie ora ha un alambicco e sta producendo il suo whisky nel North Carolina alla fine del 1700. Potremmo quasi immaginare che sia uno dei primi produttori di bourbon, aggiustando la sua ricetta per adattarsi agli ingredienti locali. Adoro che la cultura scozzese sia così forte in America e che ci sia un profondo legame tra i Paesi. È stato solo poche generazioni fa che le persone sono immigrate dalla Scozia per stabilirsi lì. L’America è una terra di culture assortite e di immigrati. Il whisky è un richiamo e un segreto della loro vecchia patria. La mia società, Great Glen, potrebbe avere presto qualcosa da rivelare su questo legame.
Cosa ti ha ispirato questo coinvolgimento?
Ho fondato la Great Glen Company per produrre prodotti nei quali credo, usando il mio retaggio culturale e la mia passione come ispirazione. Attualmente stiamo lavorando al mio marchio di whisky con il nostro primo annuncio a breve. La prima tappa è ovviamente il sogno di una vita di avere il mio goccetto personale.

venerdì 15 marzo 2019

Diana Gabaldon, un award per il turismo scozzese


L'autrice di Outlander, Diana Gabaldon, ha ricevuto un premio per aver incrementato il turismo scozzese grazie alla sua  saga di libri.
La scrittrice statunitense, 67 anni, ha ricevuto un riconoscimento internazionale in favore del turismo scozzese agli Scottish Thistle Awards.
Il tutto è iniziato dopo che VisitScotland ha pubblicato un articolo in cui spiegava come i siti utilizzati per l'adattamento televisivo dei suoi libri hanno fatto aumentare i visitatori.
Il rapporto afferma che il set-jetting (scegliere una meta di viaggio in base ai set televisivi o di film) è una tendenza in crescita in Scozia, in parte a causa dell'effetto "Outlander".
La Gabaldon ha raccontato in molte interviste come sia stata ispirata a scrivere la serie di Outlander dopo aver visto un vecchio episodio del Doctor Who.
Il suo personaggio principale, Jamie Fraser, è basato sul compagno di viaggio in kilt Jamie McCrimmon, interpretato da Frazer Hines, che è apparso durante l'era del dottore di Patrick Troughton.
Outlander segue la storia d'amore tra Jamie, un guerriero delle Highlands e Claire Randall, un'infermiera della Seconda Guerra Mondiale che viene catapultata indietro nel tempo fino al periodo Giacobita.
La serie è stata adattata per la TV nel 2014 per la rete americana Starz, con Sam Heughan e Caitriona Balfe nei ruoli principali. Le riprese continuano ad avere la loro base in Scozia, con molte località scozzesi adattate per sembrare Francia, Caraibi e Nord America.
Dopo aver ricevuto il premio, la Gabaldon ha dichiarato: "E' favoloso! Sento spesso dai miei fan che hanno letto i libri e visto il programma televisivo, che sono venuti in Scozia perché tutti scrivono per dirmi quanto sia meravigliosa e per mandarmi i souvenir dei loro viaggi. 
Ho una pila di cartoline e un piccolo numero di mostri di Loch Ness sparsi per la casa."

Davvero straordinario.
Il documento Outlander Effect and Tourism, pubblicato giovedì, riporta che le attrazioni che compaiono nella serie TV Outlander hanno visto il numero di visitatori salire del 67% dal 2013, da 887.000 a 1.5 milioni.
Il castello di Doune, vicino a Dunblane, che funge anche da castello Leoch del programma, ha registrato il maggiore aumento - il 226,5% tra il 2013 e il 2017.
I numeri al Blackness Castle, vicino a Linlithgow, che ospita il quartier generale di Black Jack Randall, sono aumentati del 181,7%.
E i visitatori della cattedrale di Glasgow sono aumentati del 66,8% dopo essere stati utilizzati come ospedale francese.
Tutte le attrazioni turistiche scozzesi sono state controllate per scoprire come il 'turismo da schermo' e Outlander abbiano avuto un impatto sulla loro attività.
Quasi tutti gli intervistati hanno considerato questo tipo di turismo positivo per il settore e un quinto delle attrazioni situate vicino alle location delle riprese ha detto di aver visto un aumento di visitatori.
Malcolm Roughead, amministratore delegato di VisitScotland, ha dichiarato: "L'impatto di Outlander in Scozia è stato davvero straordinario.
È stato sorprendente vedere la reazione globale alle storie di Diana Gabaldon sull'avventura, il romanticismo e la storia scozzese - e il successivo adattamento televisivo - e vederlo tradursi nella crescita dei visitatori per la Scozia.
Il turismo dello schermo continua ad essere una tendenza in crescita, tuttavia è Outlander che è della storia recente ad aver ispirato milioni di visitatori, dagli Stati Uniti all'Europa e persino dalla Cina, ad imbarcarsi per la propria avventura scozzese".
Fiona Hyslop, segretaria di gabinetto per la cultura, il turismo e gli affari esteri, ha aggiunto: "I meravigliosi paesaggi, la ricca storia e la cultura della Scozia continuano ad affascinare i visitatori da casa e dall'estero, facendo del turismo una delle nostre industrie più importanti".


Per vedere i nostri articoli sui luoghi della saga, cliccate QUI

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venerdì 8 marzo 2019

Bees: In onore del 6 marzo

[In onore del 6 marzo, perché oggi è il mio trentunesimo anniversario come autrice. Il 6 marzo 1988, ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo – al fine di imparare come. Sto ancora imparando, ma lo sapete… finora tutto bene…]
Nessuno andava al Vecchio Giardino, come lo chiamava la famiglia. La gente del Ridge lo chiamava il Giardino del figlio della Strega, anche se non spesso quando ero a portata d’orecchio. Non ero sicura se “figlio della strega” era detto per riferirsi a Malva Christie stessa, o al suo bambino. Entrambi erano morti nel giardino, in mezzo al sangue e alla mia presenza. Lei aveva avuto non più di diciannove anni.
Non dicevo mai il nome ad alta voce, ma per me, era il Giardino di Malva.
Per un periodo, non ero stata capace di andarci senza una sensazione di perdita e terribile dolore, ma ci andavo di tanto in tanto, Per ricordare. Per pregare, qualche volta. E francamente, se qualcuno dei presbiteriani di mentalità più ristretta del Ridge mi avesse vista in alcune di queste occasioni, parlare a voce alta con la morta o con Dio, sarebbe stato abbastanza sicuro di avere il nome giusto, ma la strega sbagliata.
Ma i boschi hanno la loro lenta magia e il giardino stava ritornando a essi, guarendo sotto l’erba e il muschio, il sangue che si trasformava in una fioritura cremisi di uva turca, e il suo dolore che si dissolveva in pace.
Nonostante la trasformazione che avanzava, tuttavia, restavano alcuni residui del giardino e piccoli tesori sorgevano inaspettatamente; c’era una macchia di cipolle che fioriva ostinatamente in un angolo, una fitta crescita di consolida maggiore e di acetosella che combatteva con l’erba, e – con mia grande delizia – diversi cespugli fiorenti di arachidi, nati da semi sotterrati da lungo tempo.
Li avevo trovati due settimane prima, le foglie che cominciavano appena a ingiallire, e li avevo scavati. Li avevo appesi nell’ambulatorio per seccarli, colto le arachidi dal groviglio di sporco e radici, e arrostite col guscio, riempiendo la casa di ricordi di circhi e partite di baseball.
E stasera, pensavo, rovesciando le nocciole fredde nella mia vaschetta per i gusci, avremmo avuto panini con burro di arachidi e marmellata per cena.

domenica 3 marzo 2019

Go Tell The Bees That I Am Gone: Titoli dei primi capitoli

Il libro della saga di Jamie e Claire che tanto attendiamo, il nono (l'elenco completo dei libri li trovate qui), è entrato nella sua fase conclusiva. Come anticipato qualche settimana fa da Diana, il nuovo capito della saga uscirà quest'anno, ma il lavoro da fare è ancora molto...

Lo scrivere un libro, per me, è suddiviso in più fasi. 
Come molti di voi sanno (dall'averne sentito parlare o dall'aver letto i libri di The Outlandish Companion -inediti in Italia- ), scrivo (da molto tempo) piccoli pezzi e scene non connesse tra loro. Alla fine questi si uniscono per formare i capitoli e nelle ultime fasi, i capitoli iniziano ad allinearsi lungo una sorta di timeline mentale (composta da eventi storici che voglio usare ed eventi personali che succedono ad uno o all'altro personaggio) e - nell'insieme dei tempi, comincio a riunire i pezzi e le scene correlate, a scrivere collegamenti (dove è necessario collego i pezzi, stabilisco un tempo o un luogo, o fornisco un breve riassunto di ciò che sta accadendo che non è detto che io mostri direttamente) e... in genere, ottengo qualcosa di vagamente simile ad un romanzo.
Comincio a vedere la forma dei capitoli e ad essere in grado di metterli - gradualmente - in sequenza e in una forma ragionevole (anche se i capitoli si spostano un po' di volte prima di stabilirsi nella loro sistemazione definitiva nella storia).
Ecco dove sono ora, in termini di scrittura/assemblaggio del libro. Lo sto ancora scrivendo (naturalmente ...), ma una buona parte del lavoro quotidiano ora comprende la raccolta di pezzi e la formazione di capitoli, sezioni, etc.
Quindi, per il vostro divertimento, ecco l'elenco dei titoli dei capitoli della Sezione Uno di Go Tell The Bees That I Am Gone.(NB: I titoli dei capitoli a volte vengono di nuovo cambiati - se penso a qualcosa di meglio, cosa che succede sempre - quindi questo non è assolutamente un elenco finale e definitivo, ma questa Sezione è completamente assemblata. (C'è molto più del libro, ma non vi mostrarò tutto in una volta ...)

SEZIONE I: A Swarm of Bees in the Carcass of a Lion
Uno sciame di api nella carcassa di un leone

CAPITOLO 1: The MacKenzies are Here!

I MacKenzies sono qui!

CAPITOLO 2: A Blue Wine Day

Una giornata con il vino blu

CAPITOLO 3: Meditations on a Hyoid

Meditazioni su uno ioide

CAPITOLO 4: Home is the Hunter, Home from the Hill

Il cacciatore è a casa, a casa presso la collina
 
CAPITOLO 5: Dead or Alive

Vivo o morto

CAPITOLO 6: Visitations

Visite

CAPITOLO 7: Animal Nursery Tales

Racconti di animali per bambini

Se l'attesa vi sta divorando, potete cercare di attenuarla leggendo qui i vari estratti -tradotti in italiano- che Diana ha pubblicato in questi anni.

domenica 24 febbraio 2019

Diana Gabaldon e i nuovi produttori di Outlander: Sam Heughan e Caitriona Balfe

C'è una buona probabilità che abbiate sentito la grande notizia relativa ad Outlander in quest'ultima settimana: Sam Heughan e Caitriona Balfe ne saranno i produttori! E' una cosa che era nell'aria già da tempo ed è anche qualcosa che dovrebbe contribuire a rendere lo show una storia complessivamente migliore e più forte. Sono due persone che conoscono i loro personaggi, Jamie e Claire, avanti, indietro e di lato.
Cosa ha detto l'autrice della serie sulla promozione e su cosa significa per lo spettacolo nel suo insieme? Questo è qualcosa che Diana Gabaldon stessa ha affrontato nella nuova intervista di Outlander Cast:

"Il motivo per cui vogliono fare i produttori e perché dovrebbero esserlo, è che dà loro una voce uguale in ciò che sono i loro personaggi. Come semplici attori, sono praticamente alla mercé degli sceneggiatori, degli scrittori e dei registi. Possono dire 'Non mi piace quella scena, non voglio farla' e dai piani alti viene risposto 'va bene, falla e basta'... cose di  questo tipo.
Questo non è il massimo per l'atmosfera di uno spettacolo o per il morale di un attore. Di contro, più voci aggiungi al gruppo, più caos si ottiene. C'è la possibilità di avere più conflitti se aggiungi altri produttori, ma d'altra parte, può essere un conflitto proficuo. Penso che in questo caso, certamente lo sarà. Sam e Caitriona avranno una voce più forte su ciò che sono in realtà i loro personaggi".

Pensiamo che questa sia una descrizione molto valida di come i ruoli della Balfe e di Heughan diventeranno nella stagione 5 - non avranno il completo controllo creativo di ogni cosa riguardo ai loro personaggi, ma ci sarà molto più da dire sulle decisioni specifiche. A volte hanno lavorato con scrittori o produttori che potrebbero non essere stati nello spettacolo tanto a lungo come loro e potrebbero avere intuizioni particolari che possono contribuire alle modifiche dei loro personaggi.
Vedremo come andrà a finire, ma pensiamo che nel complesso questo dovrebbe rivelarsi molto fruttuoso per Outlander come una serie.

sabato 23 febbraio 2019

Caitriona Balfe: Celebrità segreta d'Irlanda

Dall’adolescenza nella rurale Monaghan, la star del dramma sui viaggi del tempo ha silenziosamente costruito una carriera come supermodella e ora come celebrità della TV, con quattro nomination al Golden Globe
“C’è una cosa che ho imparato molti anni fa e sembra molto sciocco, ma è sempre rimasto con me.”
Caitriona Balfe ricorda una lezione di vita davanti a un tè alla menta e un pain au chocolat in un bistro di Los Feliz, vicino Hollywood a Los Angeles. Questa cosa che ha imparato deriva da una fonte improbabile: un corso di recitazione da 5$ a cui si era iscritta anni fa. (“Quelle erano le cose strane che facevo quando volevo fare l’attrice a Los Angeles quando sono venuta la prima volta qui.”). Lei ricorda il tipo che stava tenendo il corso “parlare di liberare e distruggere il bisogno di qualunque cosa sia. Quando devi andare a un’audizione, e sei tanto nervosa perché vuoi che alla gente piaccia quello che stai per fare: lascia andare e distruggi il bisogno di piacere.”
Balfe ha imparato a concedersi di lasciar andare quelle cose che ci costringono in nodi, a passare oltre le sensazioni. “È qualcosa di così semplice e così sciocco, ma funziona per una miriade di ragioni. Qualunque sia… solo mollare, lasciarlo andare.” Fa una pausa. “Molto di quello che ci fa diventare matti sono i nostri stessi pensieri, giusto? Perciò se riesci a fermare questa spirale in un punto…”. Poi la pausa si interrompe e Balfe si sminuisce “Sembra così patetico e LA.”
Balfe è una star. Interpretare il ruolo principale in Outlander le ha dato un grado di fama e successo di cui l’Irlanda non si è accorta come gli Stati Uniti, dato che la serie qui non è in prima serata.
Balfe è stata nominata per quattro Golden Globe di fila- ha perso con Taraji P Henson, Claire Foy, Elisabeth Moss e Sandra Oh – consolidando il suo status di una delle attrici principali della televisione americana.
Outlander, un dramma sui viaggi nel tempo incentrato su un’infermiera del periodo della Seconda Guerra Mondiale, Claire Randall, interpretata da Balfe, che è trasportata avanti e indietro tra la Scozia del diciottesimo secolo e nell’America della metà del ventesimo – avrebbe potuto essere solo un altro dignitoso fantasy storico, ma la qualità del materiale originario (la serie di romanzi di Diana Gabaldon), la qualità del cast, la scrittura e la regia, e l’alto livello del fandom di cui gode lo show lo rendono un protagonista serio.
Essenzialmente è stato anche il primo grosso lavoro di Balfe, e anche uno onnicomprensivo. La produzione dura un anno e ora è entrata nella quinta stagione con la sesta già assicurata. Lo spettacolo è girato principalmente in Scozia, sebbene si sia spostato anche a Praga e in Sud Africa. Al di fuori di Outlander, Balfe è stata eccellente in Money Monster di Jodie Foster accanto a George Clooney e Julia Roberts nel 2016, e più avanti quest’anno la vedremo in Ford vs Ferrari di James Mangold, un dramma biografico sulla letterale gara tra le case automobilistiche per vincere Le Mans nel 1966. Balfe interpreta Mollie Miles, moglie del pilota e ingegnere Ken Miles, interpretato da Christian Bale. C’è anche Matt Damon. Buona compagnia.
‘DESTINATA ALLA GRANDEZZA’
“Sempre destinata alla grandezza,” così un ex compagno di scuola descrive la Balfe. Lei è cresciuta fuori Tydaynet, in Co Monaghan, ed è andata a studiare recitazione al DIT a Rathmines prima di essere scoperta da uno scout di modelle e cominciare la carriera di modella, da ragazza, diventando una delle modelle più riconoscibili e richieste nel mondo. Mentre non si può negare il potere da star di Balfe, di persona è incredibilmente sottotono, rilassata, senza cerimonie. È così sottotono che non ho visto neanche una testa girarsi quando è entrata nel ristorante, sedersi al tavolo allegramente truccata e vestita in modo casual. Ci sono zero arie e garbo, nessun fattore di intimidazione, solo la solidità dei piedi per terra. Rivolge lo sguardo su sé stessa quando decide che qualcosa che ha detto è “così LA” (che è così poco), diventa seria quando parla della rappresentazione femminile sul set, ed è sorprendentemente intelligente.
“Il cervello in lei!” mi ha detto al telefono l’attrice Maria Doyle Kennedy, che interpreta il personaggio di Jocasta Cameron nella più recente quarta serie di Outlander. “Sul set la trovi sempre con un libro. È una lettrice accanita.”
I libri hanno giocato un ruolo importante nell’educazione di Balfe. Quando aveva sei o sette anni, suo padre, un ufficiale della polizia irlandese, decise che la famiglia non dovesse avere una televisione. Per circa sei anni, l’unica volta in cui lei e i suoi fratelli ebbero una televisione a casa fu per due settimane a Natale. Così leggeva. Di tutto. Prima di cominciare la scuola superiore, il suo libro preferito era Cime Tempestose. È passata a Aldous Huxley, George Orwell, Robert Pirsig. Nel periodo del diploma, ha letto tanto Ian McEwan.
Suo padre era in un gruppo teatrale, che ha vinto competizioni di Scór. Anche lei gravitava intorno al teatro. “Da piccola sono sempre stata coinvolta nel teatro – per quanto potesse essere progredito e sviluppato il teatro giovanile del piccolo villaggio in cui è cresciuta – ma questa è sempre stata la mia passione, fare questo.” Perché? “Probabilmente per una miriade di ragioni. Se mio padre ha una qualche inclinazione verso di esso, c’è probabilmente qualcosa di ereditario… sono anche la quarta figlia, perciò probabilmente in cerca di tanta attenzione.”
Ma recitare, dice, è anche il modo in cui lei elabora le esperienze, come guarda il mondo intorno a lei, come capisce le relazioni e ciò che lega le persone. “Penso che fosse anche una fuga dalla realtà. Sono cresciuta nella Monaghan degli anni ’80, dove non c’erano tante cose da fare. C’era anche molto bullismo nella scuola primaria in cui sono andata. Penso che fosse una fuga per scappare da dov’ero.” Che forma aveva questo bullismo? “Diciamo, che essere la figlia di un poliziotto negli anni ’80 in un paese di confine non era la cosa più semplice.”
‘GIORNATE DA SEDICI ORE’
Parte del motivo per cui la performance di Balfe in Outlander è così convincente è perché ha alla base un duro lavoro. Quando fu programmata la prima stagione, il cast e la troupe filmavano in giro per la Scozia relativamente sotto osservazione. Senza un milione di occhi su di lei, Balfe è riuscita a vivere lontano dai riflettori, perfezionando il suo personaggio senza distrazioni, senza un pubblico e senza commenti esterni.
“Per me che avevo così poca esperienza, è stato un tale dono perché ho davvero trovato la mia strada,” dice. Tuttavia, è stata dura. “Non avevo mai lavorato così duramente come quel primo anno. Nei primi sei mesi abbiamo fatto 11 – 15 giorni di 16/17 ore di lavoro al giorno, e cinque ore di sonno. Lo abbiamo fatto continuamente e abbiamo lavorato giusto per un anno. È stato pazzesco.
In che modo uno tiene insieme le cose con quel livello di intensità? “Non puoi! Ho quasi perso la testa il primo anno. Ma non avevo nient’altro da fare. Il vino rosso di solito è un buon sostegno.”
In quel periodo il suo primo appartamento non aveva linea telefonica o internet. “Perciò, letteralmente, mangiavo, dormivo, vivevo per Outlander. E si, ho quasi perso la testa, ma allo stesso tempo, penso che le circostanze qualche volta possano accordarsi per darti la migliore opportunità della vita. Penso che quella immersione completa nel personaggio e il non avere nessun genere di vita all’esterno di esso sia stata una delle cose più grandi che potesse succedere, perché ho conosciuto il personaggio, e ho interpretato quel personaggio, e vissuto quel personaggio in una maniera che, se avessi avuto una relazione o avessi avuto amici o una vita al di fuori che chiedevano attenzione, forse non sarei stata così immersa e così concentrata. E poi quella base non se n’è mai andata grazie a questa immersione.
“E anche i ricordi. Cos’è una persona o un personaggio se non una serie di ricordi e di esperienze? Perciò sai, a questo punto, ho già in me un tale bagaglio di chi è Claire, perché ho vissuto attraverso di lei e ci sono passata in scena e in tutti quei momenti. È una tale grandiosa base. Tuttavia, ogni stagione costruisci su questa grande esperienza. Questo è il bello della televisione; è il bello di fare qualcosa in questa maniera prolungata. In realtà, in qualche modo, puoi creare un essere vivente nella tua mente.”
‘UNA BOLLA DI ILLUSIONE’
Quando si è spostata a LA, era solita dire a sé stessa che avrebbe vissuto in una “bolla di illusione” che la sua carriera avrebbe funzionato. Dice che conosceva solo una persona in città. Non sapeva come muoversi. Lesse di un corso di recitazione e cominciò a frequentarlo. A parte seguire il corso, si ritrovò nel ruolo di quella che chiama un’amica di professione.
“In quel periodo non lavoravo, e così chiunque avesse bisogno di un passaggio da qualche parte, chiunque avesse un problema io ero ‘Si, verrò a prenderti all’aeroporto’, ‘Si, ti lascio [lì], ‘Oh, hai litigato con il tuo fidanzato? Vengo alle due di notte, va bene’”
C’è stato un lungo periodo, dice, in cui era “come una che si agitava in una terra di nessuno, del tipo ‘non so come trovare un agente!’” Ma questa “bolla di illusione” si rivelò nascondere un vero talento. Di tanto in tanto otteneva qualche piccolo lavoro. “Poteva capitare con gente abbastanza buona da farmi pensare, va bene, se posso stare in una scena con quella persona e non imbarazzarmi del tutto, allora forse posso [farlo]. Immagino di aver avuto da qualche parte quella fiducia in sé stessi, anche se a volte è stata sepolta abbastanza lontano. Ma immagino che alla fine fosse: posso fare questo lavoro.”
“Voglio dire, penso di essere abbastanza resiliente,” dice, provando a pensare alle principali caratteristiche della sua personalità. “Vorrei dire che è la mia empatia o qualche cavolata del genere. Ma da qualche parte, l’ho sempre saputo. Sono arrivata a LA tardi, ma anche prima di questo, quando lavoravo in precedenza, molto di questo consiste nell’avere gli attributi e la grinta per restare in zona e essere ostinati di fronte a tanti rifiuti. Ma penso che venga anche dall’avere la convinzione che se c’è qualcosa che ti piace molto, qualcosa che sembra che ti venga naturale, questo in qualche modo deve essere quello che sei destinato a fare. Ma suppongo che molte persone si sentano in questo modo, così non lo so. Non so perché avessi più diritto di rimanere di chiunque altro.
Dopo essere rimasta e aver avuto successo, Balfe ha fatto un passo avanti. Tornerà alla quinta serie di Outlander come produttore, accanto alla sua co-star, Sam Heughan, che oltre Outlander l’anno scorso si è distinto in Il tuo ex non muore mai. Balfe sta anche scrivendo e lavorando su due progetti focalizzati sull’Irlanda, entrambi in una fase iniziale, uno proprio suo e uno con un amico. “Non sto bene quando mi annoio,dice Balfe, “Divento dispettosa quando mi annoio, sì. Divento monella. C’è ancora una ragazzina viziata dentro di me. Annoiata a scuola, agitata sulla sedia.”
‘UNA POSIZIONE DI NECESSITÀ’
Come attrice, dice, ci sono anni in cui “stai chiedendo il permesso per fare il tuo lavoro quando sei all’inizio. Vieni da una posizione di necessità. Cammini nelle stanze e sei, ‘scegli me, scegli me’, sai? Quindi, per arrivare dove sei, è tipo oh, mi è permesso avere delle ambizioni oltre questo, o darti il permesso di avere delle ambizioni oltre questo è una grande cosa.”
Con la conversazione sulla parità di genere in settori in cui le donne sono sottorappresentate nei film e in televisione sempre più amplificati, Balfe dice che spetta a lei e alle persone come lei fare il proprio ruolo nel modificare lo squilibrio.
“Guardando allo squilibrio di potere e al perché non ci sono abbastanza donne in posizioni decisionali, ti rendi conto che una grande parte dipende anche dal fatto che abbiamo bisogno di farci avanti e diventare massa, diventare quella massa di registe donne, diventare quella massa di scrittrici che creano ruoli, e penso che questo sia stata una grande sveglia per me, perché tocca a ciascuna di noi fare la nostra parte. E perciò è come ‘Okay, bene, mi piacerebbe farlo. Perciò, smettila di girarci intorno. Fallo.’ L’obiettivo dovrebbe essere almeno provare [a dirigere] una volta e vedere se vado bene. E questo è in parte uno dei progetti che sto scrivendo – l’obiettivo e dirigere me stessa.”
É utile che Outlander abbia avuto tante donne regista al timone, e che Balfe sia stata diretta da Jodie Foster in Money Monster. “Lei è molto stimolante,” dice della Foster, “Parlando con lei, il suo intelletto è incredibile. Oh gente. Sai che partecipi a una riunione e pensi di essere preparata? Ovviamente [Money Monster] era sul mondo della finanza, e io avevo letto tutti i libri di Michael Lewis e tutti i miei articoli, e tu entri, e parli con lei, ed è ‘Okay, va oltre le mie possibilità.’ È meravigliosa. Non è un’intellettuale in modo arrogante o in un modo intenzionalmente intimidatorio... È magnifica. Le sue intuizioni sono così buone.”
‘C’È UNA TALE DISUGUAGLIANZA’
Cambiare lo status quo sui set quando si arriva al genere richiederà tempo e sforzi e persone. Richiederà anche un cambio culturale che va ben oltre l’industria televisiva e cinematografica. “Penso sicuramente al nostro show, nella stagione tre, che abbiamo girato due anni fa, abbiamo provato a fare tutta la stagione con registe donna. È finita che non siamo riusciti a fare l’intera stagione, ma più del 50%.”
Per qualsiasi grande show televisivo questa è una grande riforma. “La nostra stanza degli autori è molto femminile, i nostri produttori esecutivi due maschi, due femmine – anche tra i nostri dirigenti ci sono molte donne, dice Balfe, “Ma quando guardi la troupe, forse il 95% sono uomini. Molto di questo è tradizione. Probabilmente gran parte è dovuto all’orario davvero folle. Se guardi le giovani donne che entrano nel settore, possono fare progressi, ma non comincerai a raggiungere la vetta della tua esperienza in questi ruoli, i ruoli senior, fino a che non avrai più di trent’anni, che è, generalmente, quando le donne voglio avere un figlio e se vogliono averne... Molte donne spariscono in quegli anni ed è difficile per loro ritornare, o tornare al livello a cui erano prima. E questo è un enorme problema nel settore.”
I componenti maschi della troupe, dice Balfe, hanno compagne che hanno avuto figli durante la produzione, e come molte donne riconosceranno in un settore a predominanza maschile, è un’affermazione diversa, “Posso dirti di quanti ragazzi, le loro compagne hanno avuto dei figli, e tutti loro sono stati in grado di avere una famiglia, questo grande lavoro per cinque anni, e non ha avuto effetti su di loro, eccetto forse per il loro sonno. Loro sono riusciti ad avere tutto. Che fai al riguardo?”
Balfe parla con passione e perspicacia di questi temi. “Nel nostro settore, i due maggiori reparti che sono guidati da donne sono i due principali reparti che sono pagati il minimo e hanno l’orario di lavoro più lungo – e sono quello dei costumi e del trucco e capelli C’è tanta disuguaglianza. Va bene parlare dei compensi degli attori rispetto ai compensi delle attrici – è un problema – ma generalmente siamo comunque in una posizione privilegiata, e ora abbiamo una certa visibilità che ci permette di parlare di questo e sperare di ottenere qualche compensazione. Ma per le donne che lavorano dietro [le quinte], è un grattacapo. Non so cosa si può fare, ma qualcosa va fatto. Se le persone vogliono che l’ambiente e la cultura cambino sul set, o dietro le telecamere con tutti i reparti, serve un cambiamento olistico.”
‘RICONGIUNGIMENTO CON L’IRLANDA’
Balfe, che compirà 40 anni alla fine di quest’anno, ha passato più tempo fuori dall’Irlanda che dentro. L’ironia sul suo nome di battesimo è scomparsa. “L’ho tolta per l’America, per renderlo più semplice”, ironizzò al The Late Show with Stephen Colbert, durante la tradizionale conversazione di apertura che gli ospiti del talk show americano riservano alla pronuncia del nome degli attori irlandesi.
È interessante, allora, che i suoi progetti sembrino guardare indietro verso l’Irlanda. “C’è un certo bisogno di ricongiungersi o di tornare,” dice. “Riconnettersi con casa. Voglio dire, non ho mai lavorato come attrice in Irlanda. Non lavoro in Irlanda da quando avevo 18 anni. Ed è buffo perché molto della tua identità dipende dal posto da cui provieni. Ma il paese da cui provengo è completamente differente dal paese in cui sono cresciuta.”
I co-protagonisti di Balfe parlano della sua generosità come attrice, e della sua indole accogliente. Sostiene il loro lavoro al di fuori dello show e si congratula con loro sui social media. Doyle Kennedy fa riferimento a un momento in cui si era resa conto che Balfe se n’era andata e aveva ascoltato il suo ultimo album, spontaneamente, e ne aveva discusso con lei quando era tornata sul set. “Penso, in sostanza, che quello che sto cercando di dire di CB” scrive Doyle Kennedy in un messaggio di testo dopo che abbiamo parlato di Balfe, “è che lei usa la sua posizione di #1 nello show per il bene di tutti quelli coinvolti. È consapevole ed è di supporto per il lavoro di quelli che sono intorno a lei e qualsiasi cambiamento che cerca è per il bene comune anziché un vantaggio personale. È brillante quanto bella, è una forza accogliente sul set e nella vita reale.”
(X)

giovedì 21 febbraio 2019

Bees: Un tetto

Ci volle un mese, invece di due settimane, ma prima che l’uva selvatica cominciasse a maturare, Jamie, Roger e Bree – con una cerimonia precaria e molte risatine da parte degli spettatori in basso – fissarono un enorme copertura di tela bianca macchiata (recuperata e cucita insieme dai pezzi della vela maestra danneggiata di uno sloop della Marina Reale che era in riparazione a Wilmington quando a Fergus era capitato di passeggiare lungo la banchina) sopra la struttura della nuova cucina della Nuova Casa.
Avevamo un tetto. Uno nostro.
Rimasi in piedi sotto di esso, guardando in alto, per molto tempo. Sorridendo.
La gente entrava e usciva, spostando cose dall’annesso, su dal capanno degli Higgins, fuori dalla serra, dentro dal riparo del Big Log, giù dal giardino. Mi ricordò, improvvisamente e senza preavviso, la costruzione di un campo in una spedizione con Zio Lamb: lo stesso trambusto di oggetti, il buon umore, il sollievo e la felicità, l'aspettativa di cibo e riposo.
Jamie mise giù la credenza, lasciandola con delicatezza sul nuovo pavimento di pino per non ammaccare o rovinare le assi.
“Sforzo inutile,” disse sorridendo mentre mi guardava. “Una settimana, e sarà come se l’avessimo fatto attraversare da un branco di maiali. Perché stai sorridendo? La prospettiva di diverte?”
“No, ma tu sì,” dissi e lui rise. Venne e mi abbracciò e insieme guardammo in alto.
Il telo luccicava di un bianco brillante, e il sole della tarda mattinata risplendeva lungo i suoi bordi. La tela si sollevò un po', scricchiolando nella brezza, e molteplici macchie di acqua di mare, di terra e di ciò che poteva essere il sangue di pesci o di uomini crearono ombre che brillavano sul pavimento intorno ai nostri piedi, le acque poco profonde di una nuova vita.
“Guarda,” sussurrò nel mio orecchio, e toccò la mia guancia con il suo mento, guidando il mio sguardo
Fanny stava sul lato opposto della stanza, guardando in alto. Era persa nella luce bianca, incurante di Adso il gatto, che si attorcigliava intorno alle sue caviglie nella speranza di cibo. Stava sorridendo.