mercoledì 14 marzo 2018

Bees: Nuovi vecchi posti

[Il 6 marzo 1988 ho cominciato a scrivere un libro per esercizio. Il risultato è stato La Straniera, e, ora, guardate dove siamo…! Perciò in onore dell’evento <cough> abbiamo qui (quello che penso sarà) la prima scena di Roger da Bees…]
Una spossatezza assoluta fece dormire Roger come un morto, a dispetto del fatto che il letto dei MacKenzie consisteva in due piumini laceri che Amy Higgings aveva frettolosamente tirato fuori dalla sua borsa da lavoro, stesi sul bucato sporco di una settimana degli Higgins e gli indumenti esterni dei MacKenzie come coperte. Era un letto caldo, comunque, con il calore del fuoco da un lato, e il calore del corpo di due bambini e una moglie accoccolata dall’altro, e, nel sonno, si sentiva come un uomo che precipita in un pozzo, con il tempo per nient’atro che una brevissima preghiera – anche se profonda – di gratitudine.
…Ce l’abbiamo fatta. Grazie…
Si svegliò nell’oscurità e con l’odore di legno bruciato e di un vaso da notte appena usato, sentendo un improvviso gelo dietro di lui. Si era steso con la schiena verso il fuoco, ma era rotolato via durante la notte, e ora vedeva il cupo bagliore delle ultime braci a pochi centimetri dalla sua faccia, deboli vene color cremisi in un cumulo di carbone di legna e cenere grigia. Mise una mano dietro di sè; Brianna se n’era andata. C’era una massa vaga che dovevano essere Jem e Mandy all’estremità della trapunta e il resto del capanno era ancora sonnolento, l’aria densa di respiri pesanti.
“Bree?” sussurrò, alzandosi sul gomito. Lei era vicina – un’ombra solida con il sedere poggiato contro il muro del camino, un piede sollevato mentre si infilava una calza.
Lei mise giù il piede e si accovacciò accanto a lui, le dita che sfioravano il suo viso.
“Sto andando a caccia con Pa’”, sussurrò, avvicinandosi. “Mamma guarderà i bambini, se tu hai cose da fare oggi.”
“Aye. Dove li hai presi…” fece scorrere una mano lungo la curva della sua anca; indossava una grossa camicia da caccia e pantaloni larghi, molto rattoppati; poteva sentire la ruvidezza delle cuciture sotto il suo palmo.
“Sono di Pa’” disse, e lo baciò, la luce della brace che le scintillava tra i capelli. “Torna a dormire. L’alba non arriverà prima di un’ora.”
La guardò avanzare agilmente tra i corpi sul pavimento, gli stivali in mano, e uno spiffero freddo attraversò la stanza quando aprì e chiuse la porta silenziosamente dietro di lei. Bobby Higgins disse qualcosa con la voce impastata di sonno, e uno dei bambini piccoli si tirò su a sedere, disse “cosa?” con voce chiara e sorpresa, poi cadde pesantemente nella sua trapunta di nuovo addormentato.
L’aria fresca svanì nella confortevole aria viziata e il capanno si addormentò.
Lo avevano fatto davvero.
Tutti loro. Li contò, in modo compulsivo. Tutti e quattro. Qui, e in salvo.
Ricordi frammentati e sensazioni si spinsero nella sua mente; lasciò che scorressero attraverso di lui senza provare a fermarle o a catturare più di un’immagine qui e lì. La sensazione di una piccola barra d’oro nella sua mano, e il sobbalzo del suo stomaco quando l’aveva fatta cadere ed era scivolata fuori dalla sua portata lungo il ponte inclinato. Il vapore caldo del porridge con il whisky, una protezione contro il freddo mattino scozzese. Brianna che saltellava con cautela su una rampa di scale su un solo piede, quello fasciato sollevato, e le parole di “My Dame Hath a Lame, Tame Crame”, che arrivavano irresistibilmente nella sua mente. L’odore dei capelli di Buck, acre e non lavato, mentre si abbracciavano sul bordo di un molo e l’addio finale. Giorni e notti freddi e senza fine nella stretta barcollante della Constance nel loro viaggio verso Charles Town, tutti e quattro rannicchiati in un angolo, storditi dallo schianto dell’acqua contro lo scafo, troppo sofferenti di mal di mare per avere fame, troppo esausti anche per essere terrorizzati, ipnotizzati, invece, dall’acqua che cresceva nella stiva, guardandola avanzare lentamente verso l’alto mentre li schizzava a ogni rollio nauseante, cercando di dividere il patetico deposito del calore dei loro corpi per mantenere in vita i bambini…
Lasciò andare il respiro che non si era reso conto di trattenere, mise le mani sul solido pavimento di legno a entrambi i lati, chiuse gli occhi e lasciò che defluisse tutto.
Non guardarsi indietro. Avevano preso la loro decisione, e l’avevano fatto qui. Verso un rifugio.
…Quindi ora, cosa?...
Aveva vissuto in questo capanno una volta, per molto tempo. Ora suppose che ne avrebbe costruito uno nuovo. Jamie gli aveva detto la sera prima che la terra che Jamie gli aveva dato era ancora sua, registrata a suo nome.
Una piccola fiammata di anticipazione si accese nel suo cuore. Il giorno si spiegava davanti a lui, cosa avrebbe fatto per prima?
“Papà!” una voce con tanta saliva sussurrò nel suo orecchio. “Papà, devo andare al gabinetto!”
Si alzò sorridendo, spingendo da parte mantelli aggrovigliati e camice. Mandy saltellava da un piede all’altro, una piccola cinciallegra scura, solida contro le ombre.
“Aye, Tesoro,” sussurrò di nuovo, e prese la sua mano, calda e appiccicosa. “Ti porterò alla latrina. Cerca di non calpestare nessuno.”
by Diana Gabaldon

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