venerdì 2 febbraio 2018

Bees: Padri e Padri


Sala superiore. Un'ampia scala quadrata portava al secondo piano. Qui il soffitto si levava alto sopra le teste e una galleria circondava la tromba delle scale su tre lati, con alte finestre su un lato e vari ritratti sulle altre tre pareti.
"Isobel mi ha detto che questo è stato dipinto subito dopo il matrimonio di Ginevra", aveva detto Lord John, annuendo al ritratto di una bellissima giovane donna. Il pittore non era stato particolarmente abile: i capelli della donna erano semplicemente scuri, un qualche tipo di colore tra il castano ed il nero, ed una veste rappresentata goffamente, ma William riconobbe il suo viso; la stessa faccia che vedeva ogni giorno da anni, in una miniatura che aveva portato con sé da casa a Londra, a scuola e persino nella piantagione della Virginia.
Pensava che il pittore l'avesse amata, forse, o almeno fosse attratto da lei; la faccia era stata ritratta con cura e sentimento.
"Qualcuno mi ha detto che ho la sua bocca", disse, a bassa voce, come per non spaventarla.
"Ce l'hai", disse Lord John, sollevando un sopracciglio. "Chi te l'ha detto?"
"Mamma Isobel." Si allontanò dal ritratto, sentendosi improvvisamente turbato. "Sembra strano vederla, mia madre Ginevra, qui da sola." C'erano diversi ritratti di lei a Helwater, ma sempre ritratti insieme a sua sorella minore, con i suoi genitori. Perfino i ritratti con lei sola erano sempre affiancati da ritratti simili di Isobel.
"Così è." Anche Lord John parlò a bassa voce. Era silenzioso come una chiesa, lì sul pianerottolo, un'illusione marcata dalle alte e silenziose finestre con i loro bordi di vetro colorato. E dal fatto che tutti coloro che erano in quei quadri fossero morti...
Si voltò irrequieto, verso la parete opposta, attraverso la tromba della scala. Il muro era dominato da un grande ritratto di un uomo anziano con una parrucca formale e le vesti di un conte. Non appariva male per la sua età, pensò William. Un po' rigido, però, nella sua espressione. Il pensiero fece sorridere William.
"Quello è lui, vero? Mio padre?"
"L'ottavo conte di Ellesmere," disse Lord John, annuendo al ritratto. "Quel ritratto è stato fatto forse dieci anni prima della sua morte."
Suo padre...si fermò, sentendosi strano. Eccolo lì, in piedi con suo padre, l'unico padre che avesse mai conosciuto, a discutere del suo vero padre, che non aveva mai conosciuto. E mai lo avrebbe fatto. Guardò Lord John.
"Com'era? Lo conoscevi?"
Lord John strinse le labbra e scosse la testa.
"L'ho incontrato, una volta. A Londra, anni fa. E' capitato di trovarci nei giardini ad un ballo di qualche tipo, e abbiamo avuto una breve conversazione." Fece una pausa, con la fronte corrugata concentrata nei ricordi, poi lanciò un'occhiata a William, sorridendo un po'.
"Stavo per dire, 'una conversazione del tipo che si ha con un estraneo in quelle circostanze', ma sai...non lo era. Lui..." fece un cenno al ritratto, con l'espressione di quello che William pensava fosse rispetto. "Non era dedito alle maniere cortesi. Che, come scoprirai presto, sono impostate per nascondere i tuoi veri pensieri. Ma il vecchio Rudyard non era uno che si preoccupava di nascondere ciò che pensava. Per nulla."
Sembrava promettente, ma William si limitò a sollevare un sopracciglio, non volendo interrompere l'apparente ondata di ricordi di suo padre facendo direttamente delle domande. Lord John lo guardò e, con sorpresa di William, rise.
"Gli piacevano le donne", disse Lord John. "Nel senso fisico; non era il tipo di uomo che diventa amico di una donna. La prima cosa che mi disse fu: 'Vedi quella con l'abito viola? Credi che il suo seno sia vero?' "
"Lo era?"
Lord John tossì circospetto.
"Credo che se lo fosse, ho pensato che ne avrebbe mostrato di più. Era d'accordo con me, e abbiamo trascorso diversi momenti piacevoli nella valutazione schietta dei nostri ospiti prima che arrivasse la padrona di casa e mi invitasse a ballare con qualcuno".

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