giovedì 12 ottobre 2017

Pensieri notturni

[The Scottish prisoner è ambientato nel periodo di Jamie a Helwater, e tratta gli eventi successi dopo la nascita di William, quando il fratello di Lord John Hal fa condurre temporaneamente Jamie a Londra per tradurre un misterioso documento scritto in Gaelico. Ma ovviamente, questo è solo l’inizio...Questa scena si svolge ad Argus House, la casa londinese di Hal, e Lord John è in piedi molto tardi, essendo stato occupato con le sue ricerche.]
Con pensieri di orde di selvaggi mondi fatati, boschi neri, e il vagito di corni da caccia che risuonavano al sopraggiungere della notte, John prese la sua candela e andò a letto, fermandosi a spegnere i candelieri da parete accesi che erano stati lasciati bruciare per lui nel corridoio. Uno dei bambini si era svegliato prima per un mal di stomaco o un incubo, ma la nursery ora era tranquilla. Non c’erano luci nel corridoio del secondo piano, ma si fermò, sentendo un suono. Un debole rumore di passi attraverso la parte lontana del corridoio, e una porta che si apriva, diffondendo la luce di una candela. Vide di sfuggita Minnie, pallida in una larga mussolina bianca, che attraversava la porta in direzione delle braccia di Hal, e sentì il sussurro della voce di Hal.
Non volendo che lo vedessero, corse velocemente per le scale verso il piano successivo, per nascondere la sua candela, e rimase lì nel buio per un momento, per dare loro il tempo di ritirarsi.
Uno dei bambini doveva essere malato di nuovo. Non riusciva a pensare a cos’altro Minnie stesse facendo a una tale ora. Non era in grado di capire cose stesse dicendo Hal, ma pensò di aver colto le parole, “Lui ha...?”
Ascoltò con attenzione; la nursery notturna era un piano più in alto, ma non sentì nessun grido, nessun movimento nella pacifica oscurità. Né c’era alcun rumore dal piano di sotto. Evidentemente, tutta la casa era avvolta nel sonno – tranne lui.
Gli piaceva abbastanza la sensazione di solitudine, come questa, lui da solo che non riusciva a prendere sonno, signore del mondo addormentato.
Non proprio il signore del mondo addormentato. Un breve, chiaro grido fendette il buio, e lui sobbalzò come se avesse avuto una puntina da disegno infilzata nella gamba.
Il grido non si era ripetuto ma non era venuto dalla nursery di sopra. Era venuto sicuramente dal fondo del corridoio alla sua sinistra, dove si trovavano le stanze degli ospiti. E, per quanto ne sapeva, nessun altro dormiva alla fine del corridoio, tranne Jamie Fraser. Camminando molto silenziosamente, si avviò verso la porta di Fraser.
Poteva sentire il respiro pesante, come di un uomo che si risvegliava da un incubo. Doveva entrare? No, non devi, pensò immediatamente. Se è sveglio, è già libero dal sogno.
Si stava girando per tornare lentamente verso le scale, quando sentì la voce di Fraser.
“Se solo potessi mettere la mia testa sul tuo grembo, ragazza,” la voce di Fraser arrivava bassa attraverso la porta. “Sentire la tua mano su di me, e dormire con il tuo odore su di me.”
La bocca di Grey era secca, i suoi arti gelidi. Non avrebbe dovuto sentire ciò, era pervaso dalla vergogna di ascoltare, ma non osava muoversi per paura di fare rumore.
Vi fu un fruscio, come di un grande corpo che si girava violentemente nel letto, e poi un rumore attutito – un rantolo, un singhiozzo? – e silenzio. Restò ancora fermo, ascoltando il suo cuore, al ticchettio dell’orologio comtoise nella sala di sotto, al suono distante della casa, sistemata per la notte. Un minuto, contando i secondi. Due. Tre, e alzò un piede, facendo silenziosamente un passo indietro. Un altro passo, e poi sentì un mormorio finale, un sussurro così soffocato che solo l’acutezza della sua attenzione gli portò le parole.
“Cristo, Sassenach, ho bisogno di te.”
In quel momento avrebbe venduto la sua anima per essere capace di offrirgli conforto. Ma non c’era conforto che lui potesse dare, e scese silenziosamente le scale, mancando l’ultimo scalino nel buio e cadendo pesantemente.
(x)

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