lunedì 22 agosto 2016

Estratto 9°libro: Economia Domestica

La giornata era nuvolosa con un vento freddo e Brianna si chiuse lo scialle della madre intorno alle spalle appena arrivò sotto l’ombra degli alberi che nascondevano l’affumicatoio. La famiglia MacKenzie era arrivata con poco più che i vestiti che avevano addosso e mentre si era assicurata che ognuno avesse un mantello ben caldo, sarebbero stato pericolosamente al di sotto della povertà il giorno del bucato.
Felice per la riunione con i suoi genitori, non poteva sfuggire che quattro bocche in più da sfamare – e corpi da vestire – sarebbero stati un forte stress su un’economia domestica già tesa. I suoi genitori erano ritornati al Ridge solo poche settimane prima dell’arrivo dei MacKenzie; non avevano ancora un tetto sulla testa. E quanto al cibo…
Tolse il chiavistello alla porta e tirò un respiro profondo; il calore dell’affumicatoio l’avvolse, l’odore intenso di carne che affumicava con un una traccia di sangue e aceto. Qualcosa stava cuocendo nella fossa sul lato opposto del piccolo capanno; il quarto di carne di cervo che sua madre aveva menzionato – che avrebbe dovuto essere per il [ ]. Piccoli riccioli di fumo grigio di noce americano filtravano fuori e fluttuavano nel nulla intorno alle sua caviglie. Oltre l’invisibile carne che cuoceva, tuttavia…c’era ben poco nel capanno del fumo, eccetto una sfilza di salsicce, una fila di trote essiccate e un singolo prosciutto appeso a un gancio – lo scopo del suo viaggio – e diversi piccoli barilotti che stavano su un lato.
Andando a esaminarli, scoprì che, invece di etichette, i barilotti portavano in cima immagini fatte col gesso: un pesce vivace, un maiale allegro e una fila di quaglie che correvano. Sorrise, chiedendosi chi poteva averli disegnati.
“Miss?” Una voce dietro di lei la fece trasalire e si giro per vedere Fanny, la bambina che i suoi genitori avevano in qualche modo acquisito in Georgia. La ragazza le guardò timorosa e Brianna le sorrise
“Ciao. Non c’è bisogno che mi chiami Miss, lo sai – il mio nome è Brianna”
“Si, M – Intendo...bene” Fanny mosse su e giù la testa e arrossì un po’, ma restituì a Brianna un sorriso timido. “Mrs Fraser mi manda a dirvi che ci sono ospiti per cena e dovreste portare una dozzina di trote essiccate e un po’ di crema dalla casa estiva, un po’ di burro e anche una cipolla dalla vecchia cantina” Sollevò il cesto vuoto sul braccio “Vuole fare una zuppa, dice”
“Senz’altro” posò il prosciutto sul barilotto con le quaglie salate e prese il cestino. “Chi sono gli ospiti?”
“Due uomini. Uno si chiama Mr. [ ], non ho sentito il nome dell’altro, direi che sono sue uomini di qualche...spessore, anche se hanno viaggiato un po’ di tempo a giudicare dalla polvere su di loro.”
“Davvero? Pà – mio padre – li conosce, non credi?” Fanny era arrossita ancora al suo incespicare sulla parola “spessore” e Bree pensò che sembrava come un piccolo fiore sotto la sua cuffia, il colore segnava appena le sue guance come l’ombra all’interno di una rosa.
“Non lo so” disse Fanny, “Mr Frath – Fraser” si corresse, con un piccolo cipiglio, “non è ancora a casa”
Bree annuì, contando i pesci mentre li staccava dalla fila tesa attraverso i travetti del soffitto. Non aveva visto suo padre per tutto il giorno; se n’era già andato quando aveva accompagnato Jem e Mandy al cantiere della casa. A caccia, pensò e sentì un senso di colpa per la fallita caccia a un tacchino del giorno prima.

Traduzione di Iolanda

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