sabato 16 luglio 2016

Ron Moore, la S2 e la S3 di Outlander

Il tredicesimo episodio di Outlander, “L’amuleto d’ambra,” segna la fine della seconda stagione della serie firmata Starz. (Sigh!) EW ha chiesto al produttore esecutivo Ronald D. Moore di raccontarci quali sono state le sfide nell’adattamento del secondo libro di Diana Gabaldon al piccolo schermo e cosa dobbiamo aspettarci dalla terza stagione.

Da quanto tempo sapevi che avresti usato Time has come today dei Chamber Brothers per il finale?
RONALD D. MOORE:
Più o meno da sempre. Penso che fosse proprio nel copione: credo che gli sceneggiatori  Matt Roberts e Toni Graphia abbiano finito per sceglierla come colonna sonora. Tutti l’hanno amata fin dall’inizio.


E pure la scena iniziale tratta da The Avengers!
Ha iniziato tutto Matt. Stavamo parlando di fare qualcosa con una vecchia tv ed un filmato. Di primo acchito mi disse che poteva essere Star Trek. Ho ridacciato e pensato che potesse essere divertente, immaginando una scena con Scotty, una di quelle in cui indossa il kilt. Poi ho controllato quando venne mandato in onda Star Trek nel Regno Unito e ho scoperto che nel 1968 non era ancora uscito. Però volevamo lo stesso iniziare con un filmato che ci trasportasse esattamente in quell’epoca.Ci voleva qualcosa che fosse immediatamente riconoscibile, ma cosa? Penso sia stata Marina Campbell, la nostra assistente, a suggerirci The Avengers.


Tornando all’inizio di stagione, avete deciso di ambientare la storia negli anni ’40 invece degli anni ’60 come nel libro. È un modo per dare piùspazio a Tobias?
No, solo che iniziare nel 1968 sarebbe stato un salto temporale troppo ampio per il pubblico, considerando che l’ultima volta che li abbiamo visti, Jamie e Claire stavano tornando dalla Francia. Ho pensato che ritrovarsi nel 1968, con Claire che non solo è ritornata nel 20° secolo ma ha anche una figlia adulta, sarebbe stato troppo: bastava sapere che era tornata nella sua epoca. Così ho potuto mostrarvi meglio il suo ritorno, che è già abbastanza sconvolgente, e rimandare tutta quella roba del 1968 a fine stagione.


La rete di intrighi politici era molto fitta in Francia. Quanto si sono impegnati gli autori per rendere chiara la storia per il pubblico?
E’ stato molto complicato. Nel libro la sezione Parigina è divisa in molti episodi: c’è la storia del Conte St Germain qui, l’ amicizia con il Maestro Raymond là e poi il Duca di Sandringham: noi abbiamo cercato un modo per rendere la linea narrativa meno frammentata. Ad esempio l’episodio del cenone dove poi tutto va storto…nel romanzo non sono presenti né il Principe Charles né il Duca, e la scena è completamente scollegata dalla trama: volevamo girare quella scena perché nel libro era un momento chiave e abbiamo cercato di far rientrare anche questo nella storia dei Giacobiti. Le nostre sfide sono state queste: cercare di unire diverse trame per narrare i tanti eventi in maniera molto più scorrevole e veloce.


Che cosa pensa Diana Gabaldon di come sono state narrate le avventure in Francia?
Ci ha detto: “Penso che abbiate fatto veramente un ottimo lavoro. La storia era decisamente complicata”. Ci è stata molto vicina.
 

Avevate già deciso molto prima di dedicare più spazio a Prestonpans e meno alla Battaglia di Culloden?
Si, ma questo succede anche nel libro: l’autrice stessa non ci trasporta nel mezzo della Battaglia di Culloden, per questo è stata una decisione facile da prendere. Il romanzo descrive dettagliatamente Prestonpans. Affronta anche la Battaglia di Falkirk ma noi abbiamo deciso di non raccontarla, abbiamo preferito mostrare una sola grande battaglia. Prestonpans ci è sembrata la più adatta per tutta una serie di ragioni.
 

Credo di aver capito che avete girato Prestonpans sotto un tendone con molto fumo.
Siamo stati molto fedeli alla storia: si trattava infatti di un attacco a sorpresa nelle prime ore del mattino. Molti soldati erano avvolti nella nebbia : questo li ha aiutati a seminare il panico tra gli Inglesi che non sapevano quanti fossero e da dove venissero gli Scozzesi. Quindi si trovarono molto disorientati quando gli Highlanders spuntarono urlando dalla nebbia. 


Eravate felici di riportare l’azione fuori da Parigi?
Penso che tutti volessero tornare in Scozia perché è come una casa per la serie. La prima stagione era quasi una lettera d’amore alla Scozia. Quando giravamo in Francia, ci sembrava quasi che non fosse veramente Outlander, anche se i protagonisti erano gli stessi.


Un’ultima domanda sulle scene in Francia- i vibratori esistevano già ed erano veramente come quelli?
Esistevano sul serio, e penso fossero come quello: penso che i vibratori siano esistiti fin dal tempo degli Egizi.
 

È stato più facile trovare un’attrice che potesse interpretare Brianna, dopo aver trovato Jamie e Claire?
No, è stato difficile. Sono tutti ruoli importanti, specialmente quello della figlia oramai adulta dei due protagonisti: il pubblico deve riconoscere in lei entrambi al primo sguardo, quindi ci sono molte aspettative su come sarà l’attrice. Deve interpretare la figlia di Claire, deve esserci una certa chimica con il personaggio di Roger e anche se ha molto spazio nell’episodio, non ne avrà nella prossima stagione. I personaggi  di Roger e Brianna crescono pian piano nel corso dei romanzi, all’inizio li vedi solo per brevissimi periodi: mettete insieme tutto questo e capite perché il casting è stato così difficile.


Brianna è cresciuta a Boston: come mai eravate molto decisi su Sophie Skeleton, che viene dal Regno Unito? Avete pensato di scegliere un’attrice americana?
Ne abbiamo discusso molto. Abbiamo anche cercato delle Americane, penso anche delle Canadesi. È stata una scelta molto, molto dura.


Si suppone che Brianna abbia l’ accento tipico di Boston ma Sophie non lo usa affatto. Come mai?
Gli accenti bostoniani sono difficili ed è ancora più facile farli diventare una caricatura. Dall’altra parte abbiamo già molti accenti presenti nella serie, non ci sembrava il caso di aggiungerne un altro.


È stato importante trovare un uomo sexy per interpretare Roger?
Doveva essere affascinante e divertente; soprattutto doveva piacere immediatamente al pubblico ed far capire di essere l’uomo giusto per Brianna. Richard Rankin ha tutto questo. È piaciuto a tutti dalla primo incontro.


Comincerete presto la lavorazione della terza stagione?
Ci stiamo preparando ora. Stiamo lavorando sulle trame ed il copione. Daremo una rapida impostazione iniziale ora che abbiamo due stagioni da registrare. Possiamo iniziare a lavorare attivamente anche sulla quarta stagione invece di attendere l’inizio delle riprese. La terza stagione è caratterizzata prettamente dal viaggio: comincia in Scozia e poi si viaggia per mare. Ci sono i pirati. È la Jamiaca, il Nuovo Mondo. Anche il quarto libro è nel Nuovo Mondo ma in Nord Carolina: avere la possibilità di pianificare effettivamente dove girare certe scene e a cosa dedicare certe risorse è fondamentale per la produzione della serie.
 

Puoi anticiparci dove verrà girata la terza stagione?
La nostra base sarà la Scozia. Stiamo valutando poi diverse opzioni su dove girare le scene in nave e dove trovare spiagge tropicali e giungle per ricreare l’ambientazione dei Caribi. Speriamo di trovare un luogo che abbia tutto questo insieme, così da organizzare un solo lungo viaggio per lo staff. 


Ti entusiasma l’idea di una stagione di Outlander in stile Waterworld? [Film del 1995 per la regia di Kevin Kostner]
Sarebbe fantastico. Le scene con l’acqua sono sempre una sfida, per ogni produzione. La mia casa produttrice si chiama TallShip (la grande nave, ndt) e questo è molto divertente per me. Bisogna però considerare che ci sono molti problemi logistici.
 

Per quanto ancora vedremo Tobias?
Sfortunatamente la sua parte terminerà molto presto. Non ora però, lo vedremo ancora nella terza stagione. Ma se non fosse per alcuni occasionali flashback di Frank o di Black Jack, la sua storia finisce praticamente nel terzo libro.


Di tutti i personaggi che sono morti in questa stagione, chi avresti voluto mantenere in vita?
E’ difficile da dire. Penso che a tutti manchi il Duca di Sandringham.  È un gran personaggio, rimpiango la sua morte.

Traduzione di Federica F

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