giovedì 13 marzo 2014

MOBY: Sbrigliamento*


"Ho bisogno di più luce," dissi rivolgendomi al servo. "E un sacco di bende." Lui annuì, evitando di guardare l'uomo sul letto, ed uscì.
Lavorammo per qualche minuto, mormorando a Tench occasionalmente degli incoraggiamenti. Ad un certo punto, Jamie tirò il pitale fuori da sotto il letto, si scusò con una parola, e se lo portò nel salotto, dove sentii dei conati di vomito. Tornò pochi istanti dopo, pallido e olezzante, e ricominciò il delicato lavoro di scoprire ciò che sarebbe rimasto del volto di Tench.

"Puoi aprire quest'occhio, ragazzo?" Chiese sfiorandogli il lato sinistro. Guardai oltre la sua gamba dalla mia postazione, per vedere che la palpebra era integra, ma gonfia e piena di vesciche con le ciglia bruciacchiate.
"No." La voce di Tench era cambiata e mi spostai bruscamente alla testa. Sembrava quasi addormentato, la sua voce indifferente. Posai il dorso della mano sulla sua guancia, era fresca e umida. Dissi qualcosa di molto brutto ad alta voce e il suo occhio buono si spalancò fissandomi.
"Oh, qundi ci sei," dissi molto sollevata. "Pensavo che stessi andando in stato di shock."
"Se non è sconvolto da ciò che già gli è capitato, nulla lo farà, Sassenach", disse Jamie avvicinandosi per guardare. "Credo sia solo distrutto dal dolore, aye? A volte riesci solo a preoccuparti di allontanarlo, ma non sei pronto per morire, così ti ci allontani per un po'."
Tench sospirò profondamente e fece un piccolo convulso cenno del capo.
"Se si può... solo fermarsi un attimo?  Sussurrò. "Per favore."

"Sì", disse piano Jamie e accarezzandogli il petto, sistemando le lenzuola macchiate sopra di lui. "Riposta un po', a charaidh."



*tecnica chirurgica per la pulizia di una ferita tramite asportazione del tessuto necrotico o infetto

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