martedì 11 luglio 2017

Bees: Visite con sorpresa

“Tutto comincia in media res e se sei fortunato finisce anche in questo modo.” 
Roger deglutì e sentii il movimento della sua laringe sotto le mie dita. La pelle della gola era fredda, e liscia dove l’avevo presa, anche se potevo sentire il piccolissimo pizzicore della barba strofinare la mia nocca, proprio sotto la sua mascella. Era tardi, potevo sentire Brianna e Fanny sbattere cose mentre la cena era in corso.
“Questo è quello che ha detto il dottor McEwan?” chiesi curiosa. “Cosa voleva dire con questo, mi chiedo?”
Gli occhi di Roger erano chiusi - la gente normalmente chiudeva gli occhi quando la esaminavo, come se avessero bisogno di preservare quanta privacy potevano - ma a quel punto, li aprì, un verde intenso, acceso dal sole al tramonto che entrava attraverso la mia finestra senza vetri.
“Gliel’ho chiesto. Ha detto che niente comincia o si ferma mai veramente, per quanto poteva vedere. Che la gente pensa che la vita di un bambino cominci alla nascita, ma chiaramente non è così…puoi vederlo muoversi nel grembo, e un bambino che arriva troppo presto spesso vivrà per breve tempo, e puoi vedere che è vivo in tutti i sensi, anche se non può continuare a vivere."
Ora io avevo chiuso gli occhi, non perchè trovassi lo sguardo di Roger inquietante, ma per concentrarmi sulle vibrazioni delle sue parole. Spostai la presa sulla sua gola un po’ più in basso.
“Be’, ha abbastanza ragione su questo,” dissi immaginando l’anatomia della gola mentre parlavo. “I bambini sono nati già funzionanti, per così dire. Tutti i loro processi - eccetto il respir - funzionano molto prima della nascita. Ma questa è ancora un’osservazione piuttosto criptica.”
“Si, lo era.” Deglutì ancora e sentivo il suo respiro, caldo sul mio avambraccio nudo. "L’ho pungolato un po’, perché lui evidentemente lo aveva inteso come una spiegazione, o almeno il meglio che potesse dare come spiegazione. Non penso che tu possa descrivere cosa fai veramente quando guarisci qualcuno, vero?”
Sorrisi a quelle parole, senza aprire gli occhi.
“Oh, potrei applicarmici con entusiasmo. Ma c’è un errore implicito, io non guarisco effettivamente le persone. Loro si guariscono da soli. Io...li supporto.”
Un suono che non era proprio una risata fece fare alla sua laringe un complicato doppio movimento su e giù. Io -pensai- potevo sentire una leggera concavità sotto il mio pollice, dove la cartilagine era stata parzialmente schiacciata dalla corda. Misi l’altra mano sulla mia gola, a confronto.
"Questo effettivamente è quello che ha detto lui…Hector McEwan, penso. Ma lui guariva le persone; gliel’ho visto fare.”
Le mie mani lasciarono le nostre gole e aprii di nuovo gli occhi.
“Quando?” Chiesi, un piccola scintilla di curiosità si era accesa improvvisamente alle sue parole. “Chi ha curato? E cosa più importante – cosa ha fatto?”
Roger sorrise un poco, come se stesse ricordando qualcosa con affetto, ma non senza dolore.
“Il mio...em..non sono sicuro di come chiamarlo. Voglio dire, in effetti lui era...è…il mio cinque volte bisnonno. Ma – era abbastanza vicino alla mia età quando noi, em, ci siamo incontrati, e lui...” Mi guardò direttamente, e alzò un palmo, indifeso, ma divertito. “Be’, a volte, lui era - non esattamente un amico - forse più come un cugino. Poi ancora…” Mise le dita sullo sfregio sulla sua gola. “È stato quello che mi ha fatto impiccare.”
“Cosa?” Lo guardai fisso. “James MacQuiston?”. Pensavo che questo fosse il nome dell’uomo che aveva denunciato Roger al Governatore Tryon come uno dei cospiratori dei regolatori e fatto impiccare.
“Una specie di malinteso,” disse Roger, ridendo davvero. “ e una specie di pseudonimo, anche. Il suo vero nome e William Buccleigh MacKenzie.”
“William…” Questo nome fece suonare un campanello, certamente, ma chi…? Poi il penny cadde. “No! tu non intendi…”
“Oh, si,” disse ironicamente. “Il figlio di Geillis Duncan e Dougal MacKenzie.”
“Gesù Cristo di un Roosevelt.”

Traduzione di Iolanda

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