martedì 21 febbraio 2017

Il mio nome è Jamie - Mini recensione spoiler free

Il mio nome è Jamie
1740: Il giovane Jamie Fraser, orfano di padre ucciso dagli inglesi e a sua volta ferito, ha lasciato la Scozia e sta andando in Francia con l'amico Ian Murray per raggiungere un gruppo di mercenari. Entrambi hanno delle ottime ragioni per stare lontani dalla loro patria ed entrambi, nonostante facciano di tutto per rimediare alla situazione, sono ancora vergini. E così, quando un medico ebreo li recluta per portare due tesori a Parigi, entrambi accettano con entusiasmo: uno è una rarissima e preziosissima Torah, l'altro è la splendida nipote del medico, Rebecca, destinata a un matrimonio combinato. Jamie e Ian si innamorano a prima vista di Rebecca, ma dovranno mostrarsi molto cauti perché non sanno veramente con chi hanno a che fare...
Ho visto per la prima volta Il mio nome è Jamie negli uffici di Garzanti all'inizio di questo mese, appoggiato su una scrivania in un angolino, solo soletto. Il mio radar lo ha beccato subito e sono persino riuscita ad accarezzarlo senza farmi beccare.

Quando si è fan - hard core fan come noi - è normale desiderare tutto e che tutto sia tanto, e che questo tanto non finisca mai, ma è anche normale provare emozioni contrastanti di fronte a prodotti che non soddisfino questi desideri.
Il mio nome è Jamie è un racconto di 120 pagine nato con il titolo Virgins e altrettanto breve nella sua edizione originale. Non fatevi ingannare dal numero di pagine dell'hardcover americana: 256 pagine di cui 126 di racconto originale e il resto composto da una nota di Diana Gabaldon e i primi capitoli di Outlander. Quindi ecco qui, anche noi abbiamo il nostro racconto inedito in questa bella edizione di Corbaccio.

Quando si è abituati a romanzi corposi come quelli di questa serie, però, ci si aspetta un mattone da centinaia di pagine, un libro spesso e pesante che duri il più possibile, e vedersi tra le mani un racconto che non solo è breve, ma è anche piccolo può scatenare delusione o amarezza.
E' vero, il fatto che finisca in fretta non gioca certo a suo favore, ma per come la vedo io è il contenuto ad essere vincente.

Fino ad ora la Gabaldon ci ha sempre dato sprazzi della gioventù di Jamie sparsi all'interno della narrazione, episodi mirati e coerenti con la storia che viene narrata in quel preciso romanzo, senza darci una visione più ampia del suo carattere o un brano che abbracciasse un arco temporale più lungo di un singolo momento.

In Il mio nome è Jamie abbiamo un Jamie giovanissimo, appena uscito da Fort William, con le ferite sulla schiena ancora aperte e la recentissima morte del padre che gli pesa sul cuore, ma abbiamo anche uno Ian altrettanto giovane, altrettanto diverso dal personaggio che abbiamo conosciuto.

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Tutto quello che la Gabaldon concentra in 120 pagine è una mini storia a tutti gli effetti, una piccola avventura dell'accoppiata Jamie/Ian dove si intravede il nostro Jamie, quello adulto, e dove impariamo a conoscere Ian attraverso il suo punto di vista di ragazzo lontano dalla figura adulta e legata a Lallybroch e a Jenny. Sono due ragazzi appena appena affacciati all'età adulta, ancora incerti sulle loro gambe, ancora bisognosi della loro famiglia, ancora legati alla loro terra eppure affamati di esperienze nuove, di avventure e di nuove opportunità per affermare la loro forza e la loro indipendenza.

Queste 120 pagine si leggono benissimo e ti lasciano la voglia di conoscere Jamie e Ian ancora di più e di gustare un romanzo della Gabaldon per godere appieno del suo stile. Forse Il mio nome è Jamie si legge troppo in fretta, forse è troppo corto, eppure è il modo migliore per introdurre la serie Outlander a chi ha paura della quantità assurda di pagine che i romanzi contano.

Piccino com'è, è il giusto intermezzo per chi è già fan ed è il modo migliore per dare un assaggio a chi non conosce questa saga e fargli venire una voglia matta di continuare.
Ed entrare nel tunnel per non uscirne mai più.

E voi lo avete letto?

2 commenti:

Susy ha detto...

Sono molto curiosa su questo libro proprio per conoscere un pò meglio il nostro amato Jamie e il fatto che sia piccolo mi preoccupa, perchè mi piacerebbe che fosse più lungo però da quello che dici è una bella lettura e quindi lo leggerò sicuramente

Valentina ha detto...

Avevo già letto la versione originale in inglese e ho trovato la traduzione pessima! A mio avviso hanno reso misero un racconto che già di per se faceva fatica a stare in piedi. Troppo veloce! Però è un racconto, quindi va bene così! Ho apprezzato il punto di vista di Jamie che nei romanzi principali manca, e non incontriamo fino a The Fiery cross, e sono d'accordo con te, fa venire voglia di andare avanti a leggere, o nel mio caso rileggere ancora, tutta la saga!