martedì 8 novembre 2016

Estratto 9°libro: Ogni alba è un nuovo giorno

Era caldo e accogliente sotto il mucchio di coperte e pellicce - ancora più caldo e accogliente per il contrasto con il tocco gelido della mattina sul mio viso. Presi un lungo respiro pulito della nuova aria, sperando che non ci fosse odore di neve. Eravamo stati fortunati, molto fortunati, finora; aveva piovuto solo due volte da quando avevamo lasciato la casa ed ora eravamo in aperta montagna.
Se la giornata si sarebbe sviluppata bene, nessuna rottura al carro, nessuno dei muli con uno zoccolo rotto o con le coliche, i due cavalli non intenti a mordersi l'un l'altro (o noi) e nessuno di natura ostile interessato a noi, avremmo potuto essere in vista di Piedmont per la notte.
Non c'era odore di neve. Sentivo l'odore del fumo, con una sfumatura allettante di caffè bollente. Sorrisi, senza aprire gli occhi. Jamie era sveglio...naturalmente lo era; si svegliava sempre mezz'ora prima dell'alba, a meno che non fosse malato o ferito, e mentre non sentivo il profumo della luce dell'alba, potevo vederne il debole bagliore attraverso le mie palpebre chiuse. Fanny si mosse accanto a me, accoccolata vicina e sistemò la testa sul mio braccio. Dall'altra parte, Germain giaceva sulla schiena, russando come una piccola sega circolare.
Caffè o no, non avevo voglia di alzarmi, ma sapevo che dovevo farlo. Oltre alla fame e il bisogno di fare pipì, potevo sentire l'urgenza di Jamie. Avevamo dovuto percorrere più strada possibile prima del calare della sera; il clima diventava ogni giorno di più una minaccia, e anche se avevamo superato la montagna prima che arrivasse la neve, camminare nel fango fino alle ginocchia per arrivare a Piedmont non era la mia idea di divertimento.
"Svegliati, Sassenach," disse una bassa voce scozzese, e un istante dopo, delle grandi mani ghiacciate scivolarono sotto le pellicce e mi afferrarono entrambi i piedi in una morsa di ferro. Urlai, e così fecero entrambi i bambini, che esplosero fuori dalle copertine come uno stormo di quaglie.
"Cosa...che cosa..." Fanny si era accovacciata in fondo al rifugio di tela, con gli occhi grandi come una scimmietta, i capelli tutti un groviglio.
"[Brutta parola in francese]," mormorò minacciosamente Germain sotto voce. "Che cos'è? La fine del mondo?"
"No, è mattina," dichiarò Jamie pazientemente. Era accovacciato all'ingresso del nostro rifugio, completamente vestito con camicia da caccia, pantaloni e plaid, e con l'allettante profumo di fumo e caffè dietro di lui.
"Più o meno la stessa cosa," brontolò Germain e fece per strisciare di nuovo sotto le coperte.
"Alzati, piccolo pigrone." Jamie lo afferrò per la caviglia e tirò. "Osserva la formica e sii saggio, eh?"
"Le formiche?" Fanny si era seduta e si stava pettinando i capelli con le dita. "Le formiche sono sagge?" Sembrava disorientata, ma non scomposta. A differenza di Germain -e me, se è per questo- si svegliava normalmente nel pieno possesso delle proprie facoltà.
"E' una piccola citazione dalla Bibbia, Frances," disse Jamie, lasciando andare Germain, che era ormai a metà strada fuori dalla tenda, anche se ancora in posizione supina. Lui le sorrise, rosso in viso e allegro nella luce nascente. "Te ne comprerò una, a Wilmington."

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