sabato 20 agosto 2016

Estratto 9°libro: Conversazioni davanti al fuoco morente

Rimanemmo in silenzio per un po’ e la testa di Roger ciondolò. Pensai che fosse quasi addormentato e stavo raccogliendo le gambe sotto di me per alzarmi e portare tutti a letto, quando alzò di nuovo la testa.
“Una cosa…”
“Si?”
“Hai mai incontrato un uomo chiamato William Buccleigh MacKenzie? O forse Buck MacKenzie?”
“No” dissi lentamente. “Sebbene il nome mi risulti familiare. Chi è?”
Roger si strofinò una mano sul viso e lentamente giù per la gola, verso la cicatrice bianca lasciata dalla corda.
“Beh…è l’uomo che mi fece impiccare, per cominciare. Ma è anche il mio cinque volte bisnonno. Nessuno di noi lo sapeva a quel tempo” disse in tono quasi di scuse.
“Capisco” Dissi, sebbene non completamente. “E allora…?”
“È il figlio di Geillis Duncan e Dougal MacKenzie” Disse Roger con calma
“Gesù C…oh, ti chiedo scusa. Sei ancora un ministro?”
Sorrise, sebbene i segni della spossatezza fossero scolpiti come solchi sul suo viso
“Non penso che si possa cancellare” disse. “Ma se tu stavi per dire 'Gesù Cristo d'un Roosevelt' non mi dispiacerebbe. Si potrebbe dire che è appropriato alla situazione.”
In poche parole mi raccontò la strana storia del figlio della strega e come Buck MacKenzie fosse finito in Scozia nel 1980, solo per tornare indietro con Roger, nel tentativo di trovare Jem.
“C’è molto più di quello” mi assicurò “Ma la fine – per ora – è che lo abbiamo lasciato in Scozia. Nel 1739. Con…em…”
“Con Geillis?” La mia voce si alzò involontariamente e Mandy si mosse di scatto e fece piccoli rumori capricciosi. L’accarezzai frettolosamente e la spostai in una posizione più comoda. “L’hai incontrata?”
“Si. Em…donna interessante.” C’era una coppa sul pavimento accanto a lui, ancora mezza pieno di birra, potevo sentire l’odore del lievito e del luppolo amaro da dove ero seduta. La prese e sembrava stesse riflettendo se berla o versarsela in testa, ma nell’eventualità, ne prese un sorso e la posò.
“Io – noi – volevamo che venisse con noi. Sicuramente c’era un rischio, ma abbiano provato a trovare abbastanza gemme, pensavo che potessimo farlo, tutti insieme. E…sua moglie è qui.” Indicò vagamente con la mano la foresta lontana. “In America, intendo. Ora”
“Io…mi ricordo vagamente, del tuo albero genealogico.” Sebbene l’esperienza mi avesse insegnato i limiti del credere a qualunque cosa registrata sulla carta.
Roger annuì e bevve ancora birra, e si schiarì la gola. Duramente. La sua voce era roca e incrinata per la stanchezza.
“Suppongo che tu lo abbia perdonato per –“feci brevemente un gesto verso la mia gola. Potevo vedere l’ombra della piccola cicatrice che avevo lasciato sulla sua quando avevo praticato una tracheotomia d’emergenza con un temperino e il boccaglio ambrato di una pipa.
“Gli ho voluto bene” disse semplicemente. Un sorriso appena percettibile apparve attraverso la barba nera e ispida e il velo di stanchezza. “Quanto spesso capita la possibilità di voler bene a qualcuno che ti ha dato il suo sangue, la sua vita e che non saprà mai chi potrai essere, o anche se esisti?
“Beh, hai questa opportunità quando hai dei figli” Dissi e misi una mano delicatamente sulla testa di Jem. Era calda, i suoi capelli non lavati ma morbidi sotto le mie dita. Lui e Mandy odoravano come cuccioli, un dolce e intenso profumo animale, ricco di innocenza.
“Si” disse Roger sommessamente “Puoi”

Traduzione di Iolanda

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