venerdì 22 luglio 2016

Estratto 9° libro: A Caccia Noi Andiamo

Mentre salivano più in alto e la radura si apriva, si alzò una brezza rinfrescante e Ian si fermò, facendole cenno con un piccolo movimento delle dita.
"Li hai sentiti?" le sussurrò in un orecchio.
Lei disse di si e le si incresparono i peli lungo la spina dorsale. Piccoli guaiti quasi come un cane che abbaia. E più in là, una sorta di ronzio intermittente, qualcosa tra un grande gatto e un piccolo motore.
"Meglio se ti togli le calze e ti sporchi le gambe con della terra" sussurrò Ian, facendo segno verso le calze di lana. "Anche le mani e la faccia."
Lei annuì, appoggiando la pistola contro un albero, e prese con delle foglie secche un pezzo di terra abbastanza umido da strofinarselo sulla pelle. Ian, la cui pelle era quasi il colore dei suoi vestiti di daino, non aveva bisogno di tale camuffamento. Si allontanò in silenzio mentre lei si stava sporcando mani e viso, e quando alzò gli occhi, per un attimo non riuscì più a vederlo.
Poi ci furono una serie di suoni come un cardine arrugginito di una porta che oscilla avanti e indietro, e improvvisamente lo vide, in piedi dietro un albero a circa cinquanta metri di distanza.
Il bosco sembrava essersi fossilizzato per un istante, il morbido fruscio e il rumore delle foglie si erano fermati. Poi ci fu un glu-glu arrabbiato e lei girò la testa il più lentamente che potè, per vedere un grosso tacchino sbucare con la sua testa azzurra dall'erba che guardava furiosamente da un lato all'altro, con i bargigli rosso brillanti che che oscillavano alla ricerca del suo sfidante.
Spostò lo sguardo su Ian, le sue mani a coppa sulla bocca, ma non si muoveva o emetteva alcun suono. Lei trattenne il respiro e si voltò a guardare il tacchino, che emise un altro forte glu-glu - questo in risposta ad un altro esemplare lontano. Il tacchino si stava interessando a quel suono, sollevò la testa e gridò, ascoltò per un attimo, e poi si abbassò di nuovo nell'erba. Brianna guardò Ian; lui vide il suo movimento e scosse la testa, leggermente.
Aspettò per lo spazio di sedici lenti respiri - li aveva conati - e poi Ian fece di nuovo quel suono. Il tacchino spuntò fuori dall'erba e attraversò una zona aperta, ricca di foglie, il sangue negli occhi, le piume del petto arruffate e la coda aperta a ventaglio con fare di sfida. Si fermò un attimo per permettere ai boschi di ammirare la sua magnificenza, poi cominciò impettito ad andare lentamente avanti e indietro emettendo dure grida aggressive.
Muovendo solo i bulbi oculari, guardò avanti e indietro tra il tacchino impettito e Ian, che aveva sincronizzato i suoi movimenti con quelli del tacchino, facendo scorrere l'arco giù dalla spalla, fermandosi, portando una freccia alla mano, fermandosi, e, infine, incoccandola mentre l'uccello faceva il suo ultimo giro.
O quello che avrebbe dovuto essere il suo ultimo giro. Ian tese il suo arco e nello stesso movimento, scoccò la sua freccia ed emise un urlo spaventato fin troppo umano mentre un grande oggetto scuro scendeva dall'albero sopra di lui. Si tirò indietro e il tacchino appena perso gli atterrò sulla testa.Ora riuscì a vedere una gallina, le piume arruffate dalla paura, che correva con il collo proteso sul terreno verso il tacchino altrettanto spaventato, che si era sgonfiato per lo shock.
Di riflesso, lei afferrò il suo fucile da caccia, lo posizionò e sparò. Li mancò ed entrambi i tacchini scomparvero in una macchia di felci, facendo rumori che suonavano come un piccolo martello che colpisce un blocco di legno.
Gli echi si spensero e le foglie degli alberi tornarono nuovamente al loro mormorio. Guardò suo cugino, che guardò il suo arco e poi il terreno dove la sua freccia sporgeva assurdamente tra due rocce. Lui la guardò, e lei scoppiò a ridere.

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