mercoledì 2 marzo 2016

Diana e l'adattamento Starz dei libri di Outlander

Abbiamo chiesto all'autrice di best-seller Diana Gabaldon, i cui libri di Outlander hanno ispirato la serie di successo della Starz che tornerà sugli schermi il 9 aprile, di parlarci del suo prossimo libro (il nono!) e di com'è diventata amica di un altro epico autore, George R.R. Martin.

Entertainment Weekly: Come la serie Outlander della Starz ha cambiato la tua vita?
Diana Gabaldon: Ha attirato moltissima attenzione in più su di me e sui libri, col risultato che adesso viaggio enormemente. E di fatto diminuisce considerevolmente la mia produttività, per questo ho deciso che quest'anno non andrò da nessuna parte.

EW: C'è una data di pubblicazione prevista per il prossimo libro?
DG: Non sono uno di quegli scrittori che dice: "Oh, sì, il prossimo libro sarà pronto fra un anno e tre giorni." Dico solo che lo avrete quando sarà pronto. Sarà un buon libro, ma non l'avrete finché non sarà buono.

EW: A che punto sei? Settantacinque percento, cinquanta percento?
DG: Neanche lontanamente. Mi ci vogliono circa tre anni per scrivere un libro. Sono molto complessi e richiedono molte ricerche, ma è anche dovuto al fatto che più popolarità hanno i tuoi libri, più popolarità hai tu e la gente ti vuole incontrare e vedere. Le persone vengono da me agli eventi in cui autografo i libri e mi chiedono: "Il prossimo libro uscirà quest'anno?" E io dico: "No," e loro "Oh, perché no?" e io "Beh, avete una scelta. Potete avere il libro prima o potete guardare me. E state guardando me. E' tutta colpa vostra".

EW: Che tipo di domande ti fanno i fan?
DG: Le loro domande sono molto marginali e generalmente chiedono solo "Lo show influenza il tuo modo di scrivere?" No. "Vedi Sam Heughan (che interpreta Jamie Fraser) e Caitriona Balfe (Claire Fraser) ogni volta che ti siedi a scrivere di Jamie e Claire?" No.

EW: Quindi non visualizzi per niente gli attori?
DG: No. Tutti me lo chiedono e continuo a chiedermi perché. Se hai letto Via col vento e poi vedi Via col vento, questo influisce? Ho imparato recentemente, in effetti, che molte persone che leggono non si formano un'immagine visiva di quello che stanno leggendo. Semplicemente non lo fanno. Seguono gli eventi e il linguaggio dà loro la sonorità, ma si fanno solo una vaga idea generale di come appaiono i personaggi. Io non ho nessuna difficoltà nel mantenere la visione originale e quella televisiva, una accanto all'altra. Sono semplicemente cose diverse.

EW: Come hai reagito coi fan che hanno messo in discussione le scelte del cast della serie?
DG: Hanno letto che Jamie spicca di gran lunga sopra la folla, il che è vero e dovuto al fatto che tutti gli altri, nel diciottesimo secolo, non superavano il metro e settanta. Sam non supera tutti di gran lunga, quindi pensano che sia piccolino. Dovrebbe essere più grande. I suoi capelli non sono abbastanza rossi. E così via. Alla fine ho semplicemente scritto una piccola cosa e detto, guardate, avete una qualunque idea di cosa fanno davvero gli attori? Gli attori recitano. Impersonano il personaggio. In realtà non ha importanza come sono fisicamente, a parte alcuni parametri approssimativi. Poi ho spiegato loro cos'ha fatto Sam durante la sua audizione. Non avevo idea di cosa aspettarmi quando mi hanno mandato i video delle audizioni, ma dopo cinque secondi pensavo che avesse l'aspetto giusto. Dopo altri cinque, era Jamie Fraser. Ero sbalordita.

EW: E Caitriona?
DG: Caitriona non assomiglia per niente a Claire. Voglio dire, Caitriona è alta quasi 1,80 m mentre Claire è sotto al 1,70 m ed è formosa. Ha un bel seno e un didietro bello tondo, prominente direi. Caitriona era una modella per Victoria's Secret. Le persone si lamentano che la Claire di Caitriona non assomiglia alla Claire dei libri, che sembra non avere alcun senso dell'umorismo, che sembra imbronciata e priva di umorismo. Ma Caitriona fa un bellissimo lavoro con Claire. E' diversa dal libro e questo perché ciò che spesso trovate buffo di Claire sono le cose che pensa, e in uno show televisivo questo non si può fare senza una voce fuori campo continua.

EW: Questa serie televisiva doveva arrivare da lungo tempo. Riassumi questa storia.
DG: Oh, fammi vedere. C'era una piccola società che voleva farne un film di due ore. Non riesco nemmeno a ricordare come si chiamassero, ma avevano comprato un'opzione per 5.000 dollari. E' durata un anno. Abbiamo avuto richieste costanti, due o tre al mese, e parlato con un sacco di persone. C'era un produttore che voleva fare una miniserie per la ABC, tipo una cosa da sei episodi e mi parlava della loro politica interna. Mi disse che si trattava di un canale americano e che avevano i loro attori, così disse "Non vedo perché non possiamo cambiarla [N.d.T. la storia] in modo che Claire sia un'americana." E io risposi "Quindi perché non riesci a vedere perché io non vi darò un'opzione?" Ron aveva finito Battlestar Galactica e stava cercando un altro progetto appassionante. Sua moglie era una fan dei libri di Outlander da tempo, ma lui non ci aveva mai fatto caso. L'ha letto e gli è piaciuto... Quelli della Starz in realtà hanno letto tutti i libri e sono venuti da me con la promessa di non cambiare. E l'amministratore delegato Chris Albright, che sia benedetto, disse che lo faceva per i fan, cosa che nessuno degli altri avrebbe fatto. Così siamo stati infinitamente fortunati.

EW: Come sei diventata amica di George R.R. Martin?
DG: Il mio sesto libro, A Breath of Snow and Ashes [Nevi infuocate + Cannoni per la libertà], era stato nominato per alcuni premi letterari, fra i quali il Quill Award, che si teneva a New York presso il Museo di Storia Naturale. Ero molto elegante, indossavo degli stivali neri scamosciati con un tacco da 10 centimetri. Ho trovato il mio tavolo, che era quello della Random House, e anche George è un autore della Random House e il suo libro, qualunque fosse, era in lizza per lo stesso premio del mio, nella stessa categoria, fantascienza fantasy e horror. Sì, sono strani. Cera George dall'altra parte del tavolo che mi guardava come un Ewok infuocato. Aveva questo enorme gilè di broccato viola sotto il suo smoking. Non ero abbastanza vicina per parlargli, quindi gli ho semplicemente sorriso. Comunque, mi sono tolta gli stivali non appena mi sono seduta, il che era andava bene. La nostra categoria era l'ultimissima della premiazione e man mano che ci avvicinavamo pensavo: "Devo rimettermi gli stivali?" E guardavo George e guardavo Stephen King, che era uno degli altri nominati, e pensavo "Naa." Così, ovviamente, ho vinto. Sono salita sul palco a piedi nudi. Stavo sulle punte e ho detto: "Bene, ora conoscete tutti la terribile verità. Sono bassa." Comunque, non avevo pianificato di vincere e non avevo nulla di pronto da dire, quindi ho detto: "Dovreste proprio dare questo premio a George R.R. Martin che scrive davvero dei bellissimi fantasy, dato che io non scrivo per nulla dei fantasy." Questo è stato molto ben accolto da George e dalla sua fidanzata di allora.

EW: Parlaci dei tuoi rapporti coi produttori di Outlander.
DG: Sono molto gentili con me. Mi coinvolgono nelle cose, il che è molto carino da parte loro, perché non sono obbligati. Erano cauti con me all'inizio, perché non sapevano come l'avrei presa. Eravamo sulla stessa lunghezza d'onda e ci intendevamo bene. Quindi, quando hanno iniziato a fare delle cose, hanno cominciato a fidarsi del fatto che capivo che si trattava di un adattamento. Non ero il tipo di autore che diceva "Oh no, questo lo dice qui. Dovete farlo in questo modo." Sapevo anche dei vincoli con cui avevano a che fare, ovvero che avevano un numero limitato di blocchi da 55 minuti e che in ognuno di questi blocchi doveva esserci un piccolo arco drammatico. Hanno fatto un ottimo lavoro, facendo un adattamento fedele pur restando nella struttura necessaria alla televisione. Sapevamo da subito che si sarebbe trattato di una stagione per ogni libro, tranne forse Voyager [Il cerchio di pietra + La collina della fate], il terzo, che è molto più lungo. Le persone chiedevano a Ron: "Beh, cosa farai quando arriveremo a Voyager?" e lui rispondeva: "Vorrei averlo un problema così".

EW: Hai mai raccomandato dei cambiamenti in un episodio?
DG: Nel quinto episodio, gli sceneggiatori aveva scritto una scena molto carina in cui gli Highlander davano davvero sui nervi a Claire e lei voleva allontanarsi, quindi Claire si metteva a girovagare per questo paesino con l'acciottolato e passava davanti ad una casa con un vaso alla finestra, un richiamo al primo episodio. La donna di casa usciva per parlare con lei e iniziavano una conversazione e Claire entrava e finiva per godersi un po' di tempo giocando a bridge e bevendo tè con le signore. Guardavo questa cosa e dicevo "No". Ho scritto loro che capivo cosa stavano cercando di fare, ma eravamo nel diciottesimo secolo nelle Highlands scozzesi. No ci sono villaggi con l'acciottolato. Non ci sono case. E le persone non giocano a bridge. In Scozia le persone pensavano che le carte da gioco fossero i balocchi del diavolo.

EW: Quindi cos'è successo?
DG: Ho dato loro una lista di cose che le donne avrebbero fatto, a rigor di logica, durante la giornata. Sai, fare il burro, mungere le capre e così via. Ho detto che c'era questa cosa, una tradizione delle Highland scozzesi chiamata follatura della lana, dove prendevano la stoffa appena intessuta e ci buttavano sopra l'urina calda per fissare il colore, sbattendola ripetutamente su un tavolo. Lo facevano in gruppo perché era molto noioso. [La scena è stata inserita nell'episodio]. Sono stata io. Non era bello?

EW: Farai un altro cameo nello show?
DG: Sono sicura che se dicessi che lo voglio fare me lo permetterebbero, ma uno è probabilmente sufficiente.

EW: Continuerai a scrivere questi libri per sempre?
DG: Beh, alla fine morirò, tenetelo a mente. Non lo so. So che c'è un nono libro. Ho materiale più che a sufficienza per questo. Quindi ci sono buone possibilità che ci sia un decimo libro. Penso che 10 siano quelli che bastano per farmi arrivare alla fine delle vite di Jamie e Claire, perché si tratta della loro storia. Finirà quando finiranno loro.

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