giovedì 21 maggio 2015

Estratto dal 9° Libro

La mosca volò a spirale verso il basso, verde e gialla come una foglia. Galleggiò sulla superficie per un secondo, forse due, poi scomparve alla vista in un piccolo schizzo da mascelle voraci. Roger fece scattare bruscamente la punta del suo bastone per sistemare l'amo, ma non ce n'era bisogno. Le trote avevano fame, quella sera, abboccando a tutto, e il suo pesce aveva afferrato l'amo così in profondità che per tirarlo su non occorreva altro che la forza bruta. 
Combattè, però, dimenandosi e brillando argenteo all'ultima luce. Poteva sentirne la vita attraversare il limite, fiera e luminosa, molto più grande del pesce stesso, e il suo cuore si avvicinò a lui.
"Chi ti ha insegnato a lanciare la lenza, Roger Mac?” Suo suocero prese la trota non appena toccò terra, mentre si agitava ancora, e la sbattè con un gesto secco contro una roccia. “Quello è stato un tocco da maestro che non avevo mai visto.”
Roger fece un gesto modesto di congedo, ma arrossì un po' con piacere per il complimento; Jamie non diceva cose di questo tipo alla leggera.
“Mio padre,” disse.
“Aye?” Jamie parve sorpreso, e Roger si affrettò a correggersi.
“Il reverendo, intendo. Lui era per la verità il mio prozio, e per giunta acquisito.”
“Comunque tuo padre,” disse Jamie, ma sorrise. Lanciò un'occhiata verso il lato più lontano della vasca dove Germain e Jemmy stavano bisticciando su chi avesse catturato il pesce più grosso. Avevano dimensioni di tutto rispetto, ma non avevano pensato a tenere separate le loro prede, quindi non si poteva dire chi avesse pescato cosa.
“Pensi che faccia differenza? Che Jem sia mio per sangue e Germain per amore?”
“Lo sai che non lo penso.” Roger sorrise alla vista dei due ragazzi. Germain era più grande di due anni di Jem, ma di esile corporatura, come entrambi i suoi genitori. Jem aveva l'ossatura allungata e le spalle larghe del nonno – e di suo padre, pensò Roger, raddrizzando le sue spalle. I due ragazzi erano parecchio alti, e i capelli di entrambi erano rossi al momento, la luce rossastra del sole calante infuocava alla capigliatura bionda di Germain. “Dov'è Fanny, ora che ci penso? Lei li farebbe riconciliare."
Frances aveva dodici anni, ma a volte sembrava molto più giovane e spesso sorprendentemente più vecchia. Aveva fatto subito amicizia con Germain e quando Jem era tornato al Ridge si era mostrata un po' scostante, temendo che Jem si sarebbe intromesso tra lei e il suo unico amico.
Ma Jem era un ragazzo dolce, mite ed aperto e Germain ne sapeva parecchio in più su come funzionassero le persone di un comune undicenne ex borseggiatore, e in breve i tre erano sempre insieme, ridendo mentre scivolavano tra i cespugli intenti in qualche missione misteriosa, o apparendo alla fine della zangolatura, troppo tardi per aiutare con il lavoro, ma giusto in tempo per un bicchiere di latticello fresco.
"Ach, la povera ragazza ha avuto il suo primo ciclo ieri sera." Jamie sollevò una spalla in una secca scrollata
di spalle che secca scrollata, che indicava accettazione della situazione, rimpianto e rassegnazione. "Non si sente bene con se stessa."
Roger annuì, infilando il gancio attraverso la fessura rosso scuro della branchia del pesce. Sapeva cosa voleva dire Jamie.
L'arrivo di Jem non aveva interrotto l'amicizia di Fanny con Germain- ma questo avrebbe potuto. O  almeno l'avrebbe modificato irrevocabilmente, probabilmente giunsero alla stessa cosa, per quanto Fanny fosse stata interessata.
Non c'era nulla che si potesse fare, comunque, e nessun uomo avrebbe detto altro.
Il sole scese piano tra gli alberi, le trote stavano ancora boccheggiando, l'acqua increspata da decine di anelli brillanti e dai frequenti schizzi di un pesce saltellante. Le dita di Roger si strinsero per un attimo sulla sua canna da pesca, ma ne avevano abbastanza per la cena e anche per la colazione del mattino seguente. Nessun motivo per prenderne altri; la capanna dell'affumicatura era piena e la luce se ne stava andando.
Jamie non dava segni di volersene andare, però. Era seduto su un ceppo confortevole, con le gambe nude e con nient'altro che la camicia, il suo vecchio fangoso plaid da caccia a terra dietro di lui; era una giornata calda per essere Settembre e la sua fragranza aleggiava ancora nell'aria. Guardò i ragazzi, che avevano dimenticato i loro discorsi ed erano tornati alla loro attività, impegnati come una coppia di martin pescatori.
Jamie si rivolse a Roger e disse, in un tono di voce del tutto normale, "I presbiteriani hanno il sacramento della Confessione, mac mo chinnidh?"
Roger non disse nulla per un attimo, sorpreso sia dalla domanda sia dalle sue implicazioni immediate, e da Jamie che si era rivolto a lui come "figlio della mia casa" -cosa che aveva fatto solo una volta- alla chiamata dei Clan sul Monte Helicon alcuni anni prima.
La domanda stessa era diretta, però, e avrebbe risposto allo stesso modo.
"No. I cattolici hanno sette sacramenti, ma i presbiteriani ne riconoscono solo due: il Battesimo e l'Eucarestia". Avrebbe potuto fermarsi lì, ma la prima implicazione della domanda era semplice.
"C'è qualcosa che vuoi dirmi, Jamie?" Pensò che era forse la seconda volta che chiamava suo suocero 'Jamie' davanti a lui. "Non posso darti l'assoluzione, ma posso ascoltare."
Avrebbe detto che il volto di Jamie non mostrasse nulla come quel ceppo. Ma ora era rilassato e la differenza era talmente visibile che il suo cuore si aprì all'uomo, pronto per quello che avrebbe potuto dire. O almeno così pensava.
"Aye." La voce di Jamie era roca e si schiarì la gola, abbassando la testa, un po' timido. "Aye, andrà bene...
"Ricordi la notte in cui riprendemmo Claire dalle mani dei banditi?”
“Non potrei mai dimenticarla,” disse Roger, fissandolo. Spostò gli occhi sui ragazzi, ma erano ancora lì, e si voltò a guardare Jamie. "Perché?" Chiese, diffidente.
"Eri lì con me, alla fine, quando ho rotto il collo di Hodgepile e Ian mi ha chiesto che cosa fare con gli altri? Ho detto: 'Uccideteli tutti.'"
"C'ero". C'era stato. E lui non voleva tornarci. Tre parole ed era tutto lì, appena sotto la superficie della memoria, il freddo ancora nelle ossa: la nera notte nella foresta, una traccia di fuliggine sugli occhi, il vento ghiacciato e l'odore del sangue. I tamburi - un bodhran - tuonava contro il suo braccio, altri due dietro di lui. Urlando nel buio. L'improvvisa luce negli occhi e la sensazione di chiusura dello stomaco.
"Ne ho ucciso uno", disse bruscamente. "Lo sapevi?"
Jamie non aveva distolto lo sguardo e non lo fece ora; la bocca stretta per un momento, e poi annuì.
"Non ti ho visto farlo", disse. "Ma era abbastanza palese sulla tua faccia, il giorno dopo."
"Non ne sono stupito." La gola di Roger si strinse e le parole vennero fuori ruvide e burbere. Era sorpreso che Jamie l'avesse notato - non aveva notato nulla quel giorno se non Claire, una volta finita la battaglia. L'immagine di lei, in ginocchio al torrente, sistemandosi il naso rotto con il suo riflesso nell'acqua, le striature di sangue sopra il suo corpo ferito e nudo, gli tornò in mente con la forza di un pugno nel plesso solare.
"Non sai mai come sarà" Jamie sollevò una spalla e la lasciò cadere; aveva perso il laccio che gli legava i capelli, staccato dal ramo di un albero, e le ciocche rosse spesse agitate nella brezza della sera. "Una battaglia del genere, voglio dire. Cosa ricordi e cosa no. Ricordo tutto di quella notte, però, e del giorno dopo".
Roger annuì, ma non disse nulla. Era vero che i presbiteriani non avevano il sacramento della  Confessione - e lui se ne rammaricava; era una cosa utile da avere a portata di mano. In particolare, credeva, se avevi intrapreso il tipo di vita che aveva Jamie. Ma ogni ministro conosce la necessità dell'anima di parlare e farsi capire, e di ciò che poteva dare.
"Sapevo l'avresti fatto", disse. "Hai qualche rimpianto, allora? Sul dire agli uomini di ucciderli tutti, voglio dire. "
"Nemmeno per un momento." Jamie gli lanciò una breve occhiata feroce. "Qualche rimpianto da parte tua?"
"Io..." Roger si fermò di colpo. Non che non ci avesse pensato, ma... "Mi rammarico di aver dovuto", disse con cautela. "Molto. Ma sono sicuro nel profondo che dovevo farlo."
Il respiro di Jamie uscì in un sospiro.
"Saprai sicuramente che Claire è stata violentata." Non era una domanda, ma Roger annuì. Claire non ne aveva parlato, neanche a Brianna, ma non ce n'era stato bisogno.
"L'uomo che l'ha fatto non fu ucciso, quella notte. L'ha visto il mese scorso, dai Beardsley".
La brezza della sera era diventata fredda, ma che non era stata quella a far drizzare i peli dell'avambraccio di Roger. Jamie era un uomo dai discorsi precisi e aveva iniziato questa conversazione con la parola "confessione". Roger si prese il suo tempo per rispondere.
"Sto pensando che non mi stai chiedendo la mia opinione sul cosa fare."
Jamie rimase seduto in silenzio per un attimo, scuro contro il cielo sfolgorante.
"No," disse piano. "Io non lo sto facendo."
"Nonno! Guarda!" Jem e Germain riapparvero sulle rocce e cespugli, ognuno con una serie di trote scintillanti, grondanti di striature scure di sangue e acqua, i pesci ondeggianti e luccicanti come bronzo e argento alle ultime luci della sera.
Roger si voltò verso i ragazzi in tempo per vedere il guizzo dell'occhio di Jamie mentre guardava i ragazzi, la luce improvvisa sul suo volto che catturava un tormentato sguardo interiore svanì in un attimo mentre sorrideva e sollevò una mano ai suoi nipoti, ammirandone il pescato.
Gesù Cristo, pensò Roger. Si sentì come se un filo elettrico gli era corso attraverso il petto per un istante, piccolo e eccitato. Si stava chiedendo se loro fossero grandi abbastanza. Per sapere cose come questa.
"Abbiamo deciso che ne terremo sei ciascuno," stava spiegando Jemmy, con orgoglio tenendo la sua fila così che suo padre e suo nonno potessero apprezzare la dimensione e la bellezza della sua cattura.
"E questi sono di Fanny", disse Germain, sollevando una fila più piccola in cui tre trote paffute penzolavano. "Abbiamo pensato che ne avrebbe catturati alcuni, se fosse stata qui."
"E' stato un pensiero gentile, ragazzi", disse Jamie, sorridendo. "Sono sicuro che la ragazzina lo apprezzerà."
"Mmphm", disse Germain, anche se aggrottò un po' la fronte. "Potrà ancora venire a pescare con noi, Grand-père? La signora Wilson ha detto che non l'avrebbe più fatto, ora che è una donna".
Jemmy emise un suono disgustato e diede una gomitata a Germain. "Non essere sciocco", disse. "Mia mamma è una donna e lei va a pesca. E a caccia anche, eh?"
Germain annuì, ma sembrava poco convinto.
"Aye, lo fa", ammise. "A Mr. Crombie non piace, però, e neanche a Heron".
"Heron?", disse Roger, sorpreso. Hiram Crombie viveva con la concezione che le donne dovessero cucinare, pulire, spazzare, cucire, occuparsi dei bambini, nutrire i più e tacere, salvo quando pregano. Ma al contrario Heron Bradshaw era un Cherokee che aveva sposato una delle ragazze morave di Salem, e si erano stabiliti oltre il Ridge. "Perché? Le donne Cherokee piantano le proprie coltivazioni e sono sicuro di averle viste catturare del pesce con reti e nasse".
"Heron non diceva nulla sul pescare", spiegò Jem. "Dice che le donne non possono cacciare, però,
perché puzzano di sangue e spingono via la selvaggina."
"Beh, è vero", disse Jamie, con sorpresa di Roger. "Ma solo quando hanno i loro cicli. E anche allora, se lei rimanesse sottovento... "
"Una donna che odora di sangue non attira gli orsi o i puma?" Chiese Germain. Sembrava un po' preoccupato al pensiero.
"Probabilmente no", disse Roger seccamente, sperando di aver ragione. "E se fossi in te, non suggerirei nulla di simile a tua zia. Potrebbe prenderla male."
Jamie fece un piccolo suono divertito e cacciò via i ragazzi.
"Andate avanti ragazzi. Abbiamo ancora un paio di cose di cui parlare. Dite a vostra nonna che saremo di ritorno in tempo per la cena, aye?"
Attesero, guardando fino a che i ragazzi non potessero più sentire. La brezza era scemata subito e gli ultimi anelli della sua lenta diffusione sull'acqua si erano appiattiti,
scomparendo nell'ombra. Le piccole mosche cominciarono a riempire l'aria, scampate alla caccia.
"L'hai fatto, allora?" Domandò Roger. Era diffidente sulla risposta; e se non l'avesse fatto, e Jamie voleva il suo aiuto in materia?
Ma Jamie annuì, le spalle larghe si rilassarono.
"Claire non me l'ha detto. Ho visto subito che qualcosa la turbava, ovviamente..." Un filo di mesto divertimento tinse la sua voce; il volto di vetro di Claire era famoso. "Ma quando gliel'ho detto, mi ha chiesto di aspettare e darle il tempo di pensare."
"L'hai fatto?"
"No." Il divertimento se n'era andato. "Ho visto che era una cosa seria. Ho chiesto a mia sorella; me l'ha detto. Era con Claire dai Beardsley, aye? Ha visto il tipo, anche, ed ha strappato a Claire cosa fosse successo.
"Claire mi ha detto - quando ho messo in chiaro che sapevo cosa stava succedendo - che era tutto a posto; che stava cercando di perdonare il bastardo. E pensava di star facendo progressi. Per lo più." La voce di Jamie era reale, ma Roger pensò di averci sentito una punta di rammarico.
"Senti... che avresti dovuto lasciarglielo affrontare? E' un - un processo, il perdono. Non un singolo atto, voglio dire" Si sentiva incredibilmente goffo, e tossì per schiarendosi la voce.
"Lo so," disse Jamie, con una voce secca come la sabbia. "Pochi uomini lo sanno meglio di me."
Una vampata di imbarazzo bruciò su dal petto di Roger fino al collo. Si sentì stringere alla gola e non potè parlare per un momento.
"Aye", disse Jamie, dopo un momento. "Aye, questo è il punto. Ma penso che forse sia più facile perdonare un uomo morto che quello che ti sta camminando sotto il naso. E alla luce di questo, ho pensato che ci avrebbe messo meno tempo a perdonare me che lui." Sollevò una spalla e la lasciò cadere. "E... se lei poteva sopportare l'idea di quell'uomo che vive vicino a noi...io no, non potevo."
Roger fece un piccolo suono di comprensione; non sembrava esserci nulla di utile da dire.
Jamie non si mosse, o parlò. Sedeva con la testa leggermente voltata, guardando l'acqua, dove brillava una veloce luce sulla superficie toccata dalla brezza.
"E' stata forse la cosa peggiore che io abbia mai fatto", disse alla fine, con molta calma.
"Moralmente, vuoi dire?" Chiese Roger, la propria voce accuratamente neutra. La testa di Jamie si voltò verso di lui, e Roger catturò un lampo blu di sorpresa mentre l'ultimo sole gli toccava la guancia.
"Och, no", disse il suocero in un solo respiro. "Solo difficile da fare. "
"Aye." Roger lasciò che il silenzio scendesse di nuovo, in attesa. Sentiva i pensieri di Jamie, anche se l'uomo non si mosse. Aveva bisogno di dirlo a qualcuno, di riviverlo e quindi lavarsi l'anima con la piena confessione? Sentiva dentro di sé una terribile curiosità e, allo stesso tempo, un disperato desiderio di non ascoltare. Tirò un respiro e parlò bruscamente.
"L'ho detto a Brianna. Che ho ucciso Boble...e il come. Forse non avrei dovuto."
Il viso di Jamie era completamente in ombra, ma Roger si sentiva quegli occhi azzurri sul suo viso, completamente illuminato dal sole al tramonto. Con uno sforzo, non guardò in basso.
"Aye?", disse Jamie, la sua voce calma, ma sicuramente curiosa. "Che cosa ti ha detto? Se vuoi dirmelo, intendo."
"Io...beh. A dire il vero, l'unica cosa che ricordo per certo è che lei ha detto: 'Ti amo'." Quella era l'unica cosa che aveva sentito, attraverso l'eco dei tamburi e il battito del proprio cuore nelle orecchie. Gliel'aveva detto in ginocchio, con la testa sul suo grembo. Aveva continuato a dirlo allora; "Ti amo," le braccia avvolte attorno le spalle, dandogli rifugio con la cascata dei suoi capelli, assolvendolo con le sue lacrime.
Per un momento, era di nuovo all'interno del ricordo e fu attraversato da un sussulto, rendendosi conto che Jamie aveva detto qualcosa.
"Cosa hai detto?"
"Ho detto...e com'è che i presbiteriani non pensano che il matrimonio sia un sacramento?"

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