martedì 10 febbraio 2015

Estratto dal 9° libro: Narcolessia

Non c'era solo un quarto di torta di mele e crema da mangiare sopra di esso, ma una forma tonda di formaggio piccante, freddi pancakes di patate, sale in cono di carta, e un piatto che conteneva l'ultima aringa in salamoia che aveva comprato a Salem due settimane prima. E una caraffa di latte. E una birra piccola. E due tazze, un coltello per il formaggio, e un paio di cucchiai. E un vecchio canovaccio, in caso di fuoriuscite. Mi sedetti sul letto dietro di lui e appoggiai il tutto ordinatamente sulle mie ginocchia prima di prendere il mio cucchiaio.
“Posso attizzare il fuoco?” chiesi. Faceva un po' freddo nella stanza, ma Jamie irradiava un tepore dormiente, e mi piaceva l'irregolare luccichio del focolare soffocato; mi dava la sensazione di un sogno piacevole, un senso di segretezza di mezzanotte.

“Non contare su di me, Sassenach. Sarò probabilmente di nuovo addormentato, appena avrò finito la zuppa.” Fece un imprivviso e involontario sbadiglio, poi scosse la testa come per disperdere un imminente minaccia di sonno.
“Conosci un certo Generale Lincoln?” chiesi. “Benjamin, penso che sia il suo nome.”
Fece una pausa, un pezzo di formaggio a metà strada verso la bocca e sbattè le palpebre una o due volte.
“Non lo definirei un amico intimo, ma ho sentito il suo nome, aye. È il comandante dell'Esercito del Sud.” Mangiò lentamente il formaggio, inghiottì, e aggiunse, “Perché?”
“Denzell Hunter mi ha raccontato che il Generale soffre di narcolessia. Il tuo sbadigliare me lo ha ricordato.”
Mi lanciò uno sguardo moderatamente sospettoso, e prese un'aringa in salamoia.
“Dovrei volere sapere di cosa si tratta?”
“Probabilmente no. Ma nella remota eventualità che tu possa incontrare il Generale Lincoln, potrebbe essere utile saperlo. È una condizione piuttosto affascinante in cui il paziente cade improvvisamente addormentato, qualsiasi cosa stia facendo.”
Era interessato; mangiò l'aringa ma non ne prese un'altra.
“Qualsiasi cosa? Anche se dovesse stare mangiando? O in battaglia? Sarebbe un po' strano, aye?”
“Sembrava essere questa la possibilità che stava occupando la mente di Denny, sì.”
Sbadigliò di nuovo, senza preoccuparsene.
“Arriva improvvisamente? O è contagiosa? Penso che potrei averla contratta. Oh, Dio.” Sbadigliò ancora e sbattè le palpebre, gli occhi lacrimarono leggermente.
“Dubito che la narcolessia sia contagiosa, ma gli sbadigli lo sono,” dissi, soffocando un involontario sbadiglio. “Smetterai di farlo?”
Appoggiò la testa indietro, gli occhi chiusi, ed emise un debole gemito, poi si alzò di nuovo e prese l'ultimo pezzo di torta.
Non ne ero sorpresa. Si era alzato all'alba, alla ricerca di un maiale che ogni notte si sforzava di sdradicare la staccionata del mio giardino e divorare le ultime rape e patate. Aveva inseguto la bestia per oltre due miglia prima di trovarla e ucciderla – per poi doverla trasportare indietro, da solo.
La sbudellò persino, quella cosa pesava più di quanto pesassi io, ma c'erano lupi e sarebbe stato incosciente lasciare la carcassa il tempo di tornare a casa a cercare aiuto. Lui e il maiale finalmente tornarono, stanco morto e morto, rispettivamente, appena dopo il crepuscolo.
Ero indecisa sul svegliarlo – ma si era stancato troppo per mangiare molta zuppa. E poi, c'era la torta di mele. Finimmo il pasto in un conviviale silenzio, e dopo aver risciacquato la sua bocca con acqua e averla sputata dalla finestra, Jamie tornò a letto come un piccione con le occhaie di ritorno verso casa.
“Penso che lavorerò per un po' in ambualtorio,” dissi, rimboccandogli le coperte fin sotto il mento. I suoi occhi era già mezzi chiusi. “Tornerò tra un'ora più o meno.”
“Non affrettarti per me, Sassenach.” Un bracciò serpeggiò fuori dalle coperte e mi tirò verso il basso, dandomi un bacio dolce, al sapore di torta con sentori di aringa. “Non sarò al mio meglio a letto con te per altre due settimane o giù di lì.”
“E una promessa, vero?” Lo baciai a mia volta, gentilmente. “Cerchierò la data sul mio calendario.”

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