Mi stavo
sfregando le mani, forte e veloce. Il serpente non se n'era andato via;
era acquattato all'ombra di una grande roccia, arrotolato per metà a
spirale e diffidente. Una mossa troppo brusca, e si sarebbero scagliato
sotto la roccia e sarebbe sparito.
Mi accovacciai, più lentamente che
potei, anche più lentamente, la mano tesa, verso il basso. I miei palmi
palpitanti di calore. Il sangue dei serpenti scorre freddo, loro amano
il calore. E' questo il motivo per cui li trovi a stesi al sole sulle
rocce e in spazi aperti.
La sottile lingua del serpente vibrò dentro e
fuori, veloce, e poi lenta. Non ne era sicuro – ma poteva sentire il
calore della mia mano. Senza alcuna esitazione, improvvisamente strisciò
verso di me e io sentii il suo peso gentile sul mio palmo. Sapevo fare
di meglio che afferrarlo, guardai Gorman e sogghignai. Lui mi guardò
torvo, ma Pullo e Tiran si avvicinarono muovendosi lentamente così da
non allarmare il serpente.
Era un piccolo serpente, non più lungo
del mio avambraccio, e bellissimo. Grigio come una tortora, con delle
piccole strisce verdi. Sollevai un poco le dita, e lui ci si inserì,
avvolgendo la sua coda attorno al mio polso per essere più saldo. Ora
potevo alzarmi e lo feci. Il serpente sollevò il capo, la lingua
saggiava l'aria tra noi, e a quel punto lui guardò sicuramente me.
“Cosa
chiederai?” disse Tiran dietro di me, a bassa voce. Potevo sentire la
risata nel suo respiro, caldo sulla mia spalla nuda. “Peli sulle palle?”
Stava
ridendo, ma non era uno scherzo. Quando il sole resta in cielo tutta la
notte, altri sarebbero andati a Summer Place. Altre famiglie, e il
commercio sarebbe fatto. La nostra famiglia era capeggiata dai figli
maschi, e questo andava bene, ovviamente. Ma ciò significava che avevamo
bisogno di almeno quattro donne, ed erano molte e anche allora gli
uomini più vecchi avrebbero avuto la prima scelta. Io non avrei avuto la
possibilità di averne una se non avessi avuto la peluria per provare di
potermela portare a letto, e ci sarebbero voluti tre anni o di più
prima che ci fosse un'altra Adunanza abbastanza grande da fornirmi una
donna. E ci sarebbero stati più uomini ad averne bisogno per quel
momento, specialmente se tutti lo nostre donne fossero morte partorendo.
Ancora...non capitava tutti giorni che un serpente ti guardasse in faccia, per non parlare del fatto che venisse da te.
Forse,
dovrei chiedere di parlare con mio padre. Quell'idea mi scaldò il
petto. Non lo incontravo nel mondo-dei-sogni da più di un anno, non
dalla Festa del maiale quando ci ubriacammo tutti con vino di fiori di
sambuco e Ubert cadde nel fiume. E c'erano cose che mi sarebbe piaciuto
sapere, non solo le cose da maschi – Pullo mi avrebbe parlato di quelle,
se glielo avessi chiesto; era figlio di mio padre, quattro anni più
grande di me. Aveva bisogno di una donna, anche lui; non ne aveva avuta
una alla passata Adunanza. Quel pensiero mi fece decidere.
Mi
portai, attentamente, il serpente vicino al volto, sperando che non
mordesse il naso, e sussurrai, “Portami una donna,” troppo piano perché
gli altri potessero udirlo. “Una bella, per favore,” aggiunsi
ripensandoci.
Il serpente si sollevò improvvisamente, sorprendendomi, e strisciò sulla mia guancia e tra i miei capelli. Potevo sentire il movimento delle sue squame del ventre, avvolgenti e viscide, e sorrisi enormemente per la bella sensazione sul cuoio capelluto, così delicata, così sicura, come se mi stesse parlando attraverso la mia pelle. Poi scese sul mio collo e lo feci salire sul dorso della mano prima che potesse scivolare e cadere, e lo misi sulla parte superiore della roccia. Si arrotolò per un istante, come per orientarsi, e poi scomparve oltre il limitare in un movimento grazioso come acqua che cade.
Ubert e gli altri uomini erano scesi per vedere cosa ci tratteneva, ma si erano fermati prima del momento in cui hanno visto il serpente 'parlarmi'. Mika mi face un cenno, sorridendo. Era il fratello di mio padre, e mi piaceva. Anche gli altri sorridevano, però. Erano contenti che fossi stato fortunato; questo rendeva anche la mia famiglia fortunata.
"Eh," disse Gorman, sospirando. "Possiamo andare ora?"
martedì 20 gennaio 2015
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