martedì 20 gennaio 2015

Mastro Raymond: Fortuna

Mi stavo sfregando le mani, forte e veloce. Il serpente non se n'era andato via; era acquattato all'ombra di una grande roccia, arrotolato per metà a spirale e diffidente. Una mossa troppo brusca, e si sarebbero scagliato sotto la roccia e sarebbe sparito.
Mi accovacciai, più lentamente che potei, anche più lentamente, la mano tesa, verso il basso. I miei palmi palpitanti di calore. Il sangue dei serpenti scorre freddo, loro amano il calore. E' questo il motivo per cui li trovi a stesi al sole sulle rocce e in spazi aperti.
La sottile lingua del serpente vibrò dentro e fuori, veloce, e poi lenta. Non ne era sicuro – ma poteva sentire il calore della mia mano. Senza alcuna esitazione, improvvisamente strisciò verso di me e io sentii il suo peso gentile sul mio palmo. Sapevo fare di meglio che afferrarlo, guardai Gorman e sogghignai. Lui mi guardò torvo, ma Pullo e Tiran si avvicinarono muovendosi lentamente così da non allarmare il serpente.

Era un piccolo serpente, non più lungo del mio avambraccio, e bellissimo. Grigio come una tortora, con delle piccole strisce verdi. Sollevai un poco le dita, e lui ci si inserì, avvolgendo la sua coda attorno al mio polso per essere più saldo. Ora potevo alzarmi e lo feci. Il serpente sollevò il capo, la lingua saggiava l'aria tra noi, e a quel punto lui guardò sicuramente me.
“Cosa chiederai?” disse Tiran dietro di me, a bassa voce. Potevo sentire la risata nel suo respiro, caldo sulla mia spalla nuda. “Peli sulle palle?”
Stava ridendo, ma non era uno scherzo. Quando il sole resta in cielo tutta la notte, altri sarebbero andati a Summer Place. Altre famiglie, e il commercio sarebbe fatto. La nostra famiglia era capeggiata dai figli maschi, e questo andava bene, ovviamente. Ma ciò significava che avevamo bisogno di almeno quattro donne, ed erano molte e anche allora gli uomini più vecchi avrebbero avuto la prima scelta. Io non avrei avuto la possibilità di averne una se non avessi avuto la peluria per provare di potermela portare a letto, e ci sarebbero voluti tre anni o di più prima che ci fosse un'altra Adunanza abbastanza grande da fornirmi una donna. E ci sarebbero stati più uomini ad averne bisogno per quel momento, specialmente se tutti lo nostre donne fossero morte partorendo.
Ancora...non capitava tutti giorni che un serpente ti guardasse in faccia, per non parlare del fatto che venisse da te.
Forse, dovrei chiedere di parlare con mio padre. Quell'idea mi scaldò il petto. Non lo incontravo nel mondo-dei-sogni da più di un anno, non dalla Festa del maiale quando ci ubriacammo tutti con vino di fiori di sambuco e Ubert cadde nel fiume. E c'erano cose che mi sarebbe piaciuto sapere, non solo le cose da maschi – Pullo mi avrebbe parlato di quelle, se glielo avessi chiesto; era figlio di mio padre, quattro anni più grande di me. Aveva bisogno di una donna, anche lui; non ne aveva avuta una alla passata Adunanza. Quel pensiero mi fece decidere.
Mi portai, attentamente, il serpente vicino al volto, sperando che non mordesse il naso, e sussurrai, “Portami una donna,” troppo piano perché gli altri potessero udirlo. “Una bella, per favore,” aggiunsi ripensandoci.
Il serpente si sollevò improvvisamente, sorprendendomi, e strisciò sulla mia guancia e tra i miei capelli. Potevo sentire il movimento delle sue squame del ventre, avvolgenti e viscide, e sorrisi enormemente per la bella sensazione sul cuoio capelluto, così delicata, così sicura, come se mi stesse parlando attraverso la mia pelle. Poi scese sul mio collo e lo feci salire sul dorso della mano prima che potesse scivolare e cadere, e lo misi sulla parte superiore della roccia. Si arrotolò per un istante, come per orientarsi, e poi scomparve oltre il limitare in un movimento grazioso come acqua che cade.
Ubert e gli altri uomini erano scesi per vedere cosa ci tratteneva, ma si erano fermati prima del momento in cui hanno visto il serpente 'parlarmi'. Mika mi face un cenno, sorridendo. Era il fratello di mio padre, e mi piaceva. Anche gli altri sorridevano, però. Erano contenti che fossi stato fortunato; questo rendeva anche la mia famiglia fortunata.

"Eh," disse Gorman, sospirando. "Possiamo andare ora?" 

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