sabato 8 marzo 2014

MOBY: Ian e William

Onestà di Marito

Rimasero per un po' in silenzio, e Ian sentì il suo cuore, stretto per il dolore al pensiero di sua madre, alleggerirsi con la compagnia comprensiva di Rachel. Non l'aveva detto, ma ciò che più lo rammaricava non era stata l'impossibilità di mostrare a sua madre le bellezze dell'America, ma il fatto di non poterle presentare la sua Rachel.
"Ti sarebbe piaciuta", disse. "Mia madre".

"Spero di si", disse Rachel, anche se con una punta di dubbio. "Le hai detto di me, in Scozia? Che sono un'Amica, voglio dire. Alcuni cattolici ci trovano scandalosi".
Ian cercò di ricordare se ne aveva fatto menzione alla madre, ma non ci riuscì. Non faceva differenza, comunque, e si strinse nelle spalle allontanando il pensiero.
"Le ho detto che ti amavo. Mi sembrava abbastanza. Ora che ci penso...mio papà mi ha fatto diverse domande su di te; voleva sapere tutto ciò che poteva. Sapeva che eri una quacchera, quindi significa che anche lei lo sapeva." Le prese il gomito per aiutarla a scendere dalla roccia.

Lei annuì, pensierosa, ma mentre lo seguiva fuori dalla radura, la sentì chiedergli alle spalle, "non pensi che una coppia sposata dovrebbe avere completa fiducia uno nell'altra - condividere non solo le loro storie, voglio dire, ma anche ogni pensiero?"
Quelle parole gli facero correre un brivido lungo la spina dorsale con la sensazione di un topo con le zampette fredde, e fece un respiro profondo. Amava Rachel con ogni fibra del suo essere, ma trovava la sua apparente capacità di leggergli dentro come un libro - se non addirittura di sentire i suoi pensieri e qualche volta era certo lo avesse fatto - sconvolgente.
Infatti aveva suggerito di camminare insieme fino a Marston’s Ford e incontrare lì Denzell con il carro, piuttosto che andare con lui da Valley Forge, così da poter avere il tempo e la discrezione sufficiente per dirle alcune cose importanti. Avrebbe preferito essere torturato da Abenakis piuttosto che dirle qualcuna di queste cose, ma era giusto che lei le sapesse, non importava quale sarebbe stato il risultato.

Memorie di Sangue

E cinque minuti dopo, afferrate le tozze corna del giovane maschio con una mano, con l'altra tagliò la gola del cervo, l'eco del suo sparo ancora riecheggiava nella scarpata rocciosa sopra di lui.
Era successo così in fretta che sembrava a malapena reale nonostante la sensazione di caldo e freddo del sangue che gli inzuppava le calze e il suo odore denso. C'era una zecca attaccata appena sotto il rotondo occhio vitreo del cervo come un acino d'uva. Si sarebbe staccata, si chiese? O era rimasto abbastanza sangue per poter continuare a nutristi ancora per qualche tempo?
Il cervo tremò violentemente, spingendo il palco forte contro il suo petto, richiudendo convulsamente le zampe come se stesse per fare un grande salto e poi morì.
Lo tenne per qualche istante, il velluto tagliuzzato ancora sui palchi come ruvida pelle scamosciata sotto il palmo sudato, il peso della groppa dell'animale improvvisamente pesanta sul suo ginocchio.
"Grazie," sussurrò e si lasciò andare. Ricordava che era stato Mac lo stalliere a dirgli di ringraziare sempre una creatura che ti aveva dato la sua vita...ed era stato James Fraser, alcuni anni più tardi, che aveva ucciso un enorme alce di fronte a lui e detto quella che disse essere una "preghiera della caccia" in gaelico prima di macellare la bestia. Ma con il sangue del cervo sulla sua pelle e la brezza che si muoveva nel bosco intorno a lui, per una volta non riuscì ad allontanare quei ricordi.


3 commenti:

Susy ha detto...

trovo molto carini Ian e Rachel

FreeScots Methos ha detto...

sarà che amo alla follia Ian, ma questa coppia mi piace tantissimo ^w^ soprattutto dopo Emily *la-odio-tantissimo* che l'ha fatto troppo soffrise ç_ç

tsukino ha detto...

Methos hai ragione!