mercoledì 19 marzo 2014

Lá na nAithreacha sona duit

"Mi chiamo Brianna", rispose. Lo vide corrugare la fronte, incerto, e poi i suoi occhi ebbero un guizzo. Lo sapeva! Aveva già sentito quel nome e significava qualcosa per lui. Deglutì a fatica, sentendosi avvampare le guance come se se le fosse scottate alla fiamma di una candela.
"Sono tua figlia", dichiarò, con una voce che suonò strozzata alle sue stesse orecchie. "Brianna."
Lui rimase immobile, senza cambiare minimamente espressione.
L'aveva sentita, tuttavia; impallidì, dopodiché un intenso, doloroso rossore gli salì su dalla gola e gli inondò il viso, improvviso come un fuoco tra le stoppie e altrettanto vivido di quello di lei.
[..] "Puoi... chiamarmi Pa' ", le suggerì. La sua voce era roca; si fermò per schiarirsela. "Se... se vuoi, cioè", soggiunse schivo.
"Pa' ", ripetè lei, e si sentì spuntare un sorriso spontaneo sulle labbra, non sciupato dalle lacrime. "Pa'. È gaelico?"
Lui ricambiò il suo sorriso, con gli angoli della bocca appena tremolanti. "No. È solo... semplice."
E di colpo tutto fu semplice. Lui allargò le braccia, lei gli andò incontro e scoprì di essersi sbagliata: era davvero grande e grosso come si era immaginata, e il suo abbraccio la strinse con una forza quale non aveva mai osato sperare.


da Passione oltre il Tempo

3 commenti:

Susy ha detto...

che bello il loro incontro era decisamente ora che si vedessero

tsukino ha detto...

Pezzo fantastico! Come riuscire a commuovere senza cadere nel patetico ^^

Anna Maria Ciocci ha detto...

Estremamente semplice...senza enfasi.. sentito e naturale.
La Gabaldon è fantastica sotto questo aspetto, ti riporta al centro dei sentimenti veri, niente fronzoli inutili.