mercoledì 23 ottobre 2013

MOBY: per Claire e...

...per tutti coloro che la amano e perchè è ciò che è!

"Non credo ci possano sentire" dissi, anche se abbassai la voce. 
"Basta parlare" sussurrò, e sporgendosi in avanti, chiuse delicatamente i denti sulla mia nuca nuda. 
"Zitta" disse ancora, anche se lievemente. In realtà non avevo detto nulla, e il rumore che avevo fatto era troppo acuto per attirare l'attenzione di qualcosa che non fosse un pipistrello di passaggio. Espirai con forza attraverso il naso e lo sentii ridacchiare nel fondo della gola. 
Il mio corsetto cadde e l'aria fresca si propagò attraverso la mussola umida della mia sottoveste. Si fermò, con una mano cercava di raggiungere i nastri della sottana, con l'altra mi sollevò delicatamente la rotondità di un seno, pesante e libero, mi strofinò il pollice sul capezzolo, duro e tondo come una ciliegia. Feci un altro suono, questa volta più basso di qualche tono. 
Pensai vagamente alla fortuna che lui fosse mancino, visto che la mano era agilmente impegnata nel snodare i nastri delle mie gonne. Queste caddero con un fruscio in un mucchio attorno ai miei piedi ed ebbi un'improvvisa visione - mentre la sua mano lasciava il mio seno e si sollevava fino a sfiorarmi le orecchie - del Sig. [ ] che improvvisamente apriva la porta, e...lo shock probabilmente lo avrebbe ucciso, ma... 
"Potrei anche appenderlo come una pecora o un agnello", disse Jamie, avendo evidentemente intuito il mio pensiero dal fatto che mi ero voltata e mis tavo nascondendo le mie parti più private ​​alla maniera della Venere del Botticelli. "E ti avrò nuda." 
Lui mi sorrise, si tolse la camicia striata di polvere: aveva gettato via il suo mantello quando mi aveva messa giù e si tolse le brache senza fermarsi per allontanare le mosche. Era abbastanza magro per poterlo fare; i calzoni stavano appesi sulle sue ossa iliache, stando su a mala pena da soli, e gli avevo visto l'ombra delle costole sotto la pelle mentre si  era chinato per togliersi le calze. 
Si raddrizzò e gli misi una mano sul petto. Era umido e caldo e i peli rossicci si sollevarono in pelle d'oca al mio tocco. Potevo sentire il caldo odeore del suo desiderio, anche oltre al tanfo del capanno e l'odore persistente di cavolo. 
"Non così in fretta", sussurrai. 
Fece un rumore interrogativo scozzese, raggiungendomi, e incontrai con le mie dita i muscoli del suo petto.
"Voglio un bacio, prima." 
Mise la sua bocca contro il mio orecchio, ed entrambe le mani saldamente ancorate al mio fondoschiena. 
"Pensi di essere nella condizione di fare richieste" Sussurrò, stringendo la presa. Colsi una vena sarcastica in quello
"Sì, lo sono maledizione" dissi , e regolai la presa un po' più in basso. Lui non avrebbe attirato nessun pipistrello, pensai. 
Eravamo faccia a faccia , unendo e inalando ogni singolo respiro, abbastanza vicino per vedere la più piccola sfumatura d'espressione, anche nella penombra. Vidi serietà sotto la risata...e dubbio sotto la spavalderia. "Io sono tua moglie" sussurrai , le mie labbra accarezzarono le sue. 
"Lo so" disse a voce molto bassa, e mi baciò.

da Written in my own Heart's Blood

2 commenti:

stefania.fiorellino ha detto...

Ooohhh quanto li amo! In questi momenti poi...

tsukino ha detto...

brividi *.*