domenica 15 settembre 2013

MOBY: Casa è dove si trova il cuore...

Si era avvicinato al solaio e tirò la scala dietro di lui, per evitare che i bambini entrassero. Mi stavo vestendo in fretta - o ci stavo provando - mentre mi stava raccontando di Dan Morgan, di Washington e degli altri generali continentali. A proposito della battaglia che stava per accadere.
"Sassenach, io ho dovuto", disse ancora, dolcemente. "Mi dispiace."
"Lo so," dissi. "So che hai dovuto." Le mie labbra erano rigide. "Io...tu...anche a me dispiace."
Stavo cercando di allacciare le piccole dozzine di bottoni che chiudevano il corpetto del mio abito, ma le mie mani tremavano così tanto da non riuscire nemmeno a prenderli. Smisi di provarci e tirai fuori la spazzola per capelli dalla borsa che mi ero portata dalla casa di Chestnut Street.

Lui fece un piccolo suono con la gola e me la prese di mano. La gettò sul divano improvvisato e mi circondò con le braccia, tenendomi stretta con il mio viso sepolto contro il suo petto. La stoffa della sua nuova uniforme profumava di fresca tintura blu, gusci di noce e terra; era strano e rigido contro la mia faccia. Non riuscivo a smettere di tremare.
"Parla con me, a nighean," mi sussurrò tra i capelli arruffati. "Ho paura, e non voglio mai più sentirmi così tanto solo come ora. Parla con me ".
"Perché devi essere sempre tu?" Sbottai contro il suo petto.
Questo lo fece ridere, in modo un pò tremolante, e mi resi conto che tutto il tremore non veniva da me.
"Non sono solo io", disse e mi accarezzò i capelli. "Ci sono mille altri uomini -o più- che si stanno preparando per oggi e che non vorrebbero farlo."
"Lo so," dissi di nuovo. Il mio respiro era un pò più tranquillo. "Lo so." Girai la faccia di lato per respirare, e tutto ad un tratto cominciai a piangere, senza preavviso.
"Mi dispiace," senza fiato. "Non volevo...non voglio rendertelo più difficile. Io, io, oh, Jamie, quando ho saputo che eri vivo...volevo così tanto tornare a casa. Tornare a casa con te."
Le sue braccia si strinsero intorno a me forti. Non parlava, e io sapevo che era perché non riusciva.
"Anch'io", sussurrò infine. "E lo faremo, a nighean. Te lo prometto."

I suoni da basso fluttuavano intorno a noi: i suoni dei bambini che correvano avanti e indietro tra il negozio e la cucina, Marsali che canticchiava tra sè in gaelico mentre preparava l'inchiostro per la stampa. La porta si aprì, e l'aria fredda e carica di pioggia entrò con Fergus e Germain, aggiungendo le loro voci all'allegra confusione.
Rimanemmo stretti l'una nelle braccia dell'altro, prendendo conforto dalla nostra famiglia al piano inferiore, provando nostalgia per coloro che non avremmo mai più potuto rivedere, sia con una casa sia senza, in equilibrio tra il pericolo e l'incertezza. Ma insieme. 
"Tu non andrai in guerra senza di me", dissi con fermezza, raddrizzandomi e tirando su con il  naso. "Non devi neanche pensarci."
 da Written in my own Heart's Blood

3 commenti:

tsukino ha detto...

OMG!!! *.*
Un'altra battaglia a cui deve partecipare?
Voglio il libroooooo!!!!

Leonie ha detto...

anchi'io!!!

emy ha detto...

si ma cosa ha dovuto fare???mamma santa che tortura!!!