sabato 13 dicembre 2025

Libro 10: Te lo dirò

Non parlarono molto durante la modesta colazione; entrambi erano mossi da un crescente senso di urgenza. William pensava che fossero a buon punto, ma era limitato nelle sue stime dal fatto di non sapere esattamente dove fossero. Stavano decisamente scendendo, comunque, e il bosco sembrava meno fitto. Fraser aveva detto che probabilmente sarebbero arrivati ai piedi della montagna in due giorni, dove le strade erano migliori  e avrebbero viaggiato più velocemente. William sperava che fosse così.
Irritato com’era dalla distanza e dalle ripetute difficoltà nell’attraversare ruscelli, alberi caduti e smottamenti, tali difficoltà gli impedivano temporaneamente di pensare. Non spesso, ma qualche volta.
La strada si allargò e Fraser gli si avvicinò.
Fraser sembrava stare riflettendo su qualcosa. Giustamente, pensava William; anche lui. Anche se in realtà, si rese conto che lui stava più che altro provando a non esaminare la questione. Papà, principalmente, e cosa gli stava succedendo – cosa poteva essergli già successo, in tutto il tempo che ci era voluto… e se fossero arrivati tardi? E se fosse stato già ferito – o ucciso? Scacciò tutti quei pensieri con forza – per la centesima volta – stringendo i denti.
E nel momento in cui la sua mascella si rilassò, ecco Amaranthus. Di nuovo. Sbatté gli occhi.
Dannazione, come sei entrata qui? Chiese in silenzio. Perché era lì, palesemente nella sua mente, il suo fichu allentato, che pendeva dalla sua mano e i seni bianchi che si incurvavano nell’ombra del suo abito… i suoi occhi erano diventati grigi, come quando era pensierosa o spaventata.
«Va via,» mormorò. «Vai via e basta!»
«Cosa?» La voce di Fraser lo colse di sorpresa, e Amaranthus sparì, lasciando lo scozzese che lo guardava un po’ perplesso.
«Un tafano,» Disse William bruscamente, e strofinandosi l’orecchio con irritazione.
Fraser emise un suono che indicava accettazione e non si dissero nient’altro fino a che non si fermarono presso un piccolo torrente per abbeverare i cavalli e urinare.
«Non so molto della tua vita di recente,» disse Fraser con naturalezza, mentre stavano per rimontare a cavallo, «e tu non sai niente della mia. Se c’è qualcosa che vuoi sapere, chiedi e te lo dirò. Qualsiasi cosa a patto che la storia riguardi me.»
Senza aspettare una risposta, balzò in sella — con la grazia di un uomo più giovane, pensò William. Doveva avere cinquant’anni, almeno…
«Grazie,» disse William, per mancanza di altro da dire.
[fine della sezione]

[Incontro con cattivi, che rubano i loro cavalli — Jamie ne uccide uno? Che ha uno scalpo biondo alla cintura]

«Cosa—» La bocca di William era secca e dovette mettere in moto la lingua per produrre abbastanza umidità per parlare. Accennò all’ammasso di capelli biondi che giaceva sul terreno, sfilacciato e aggrovigliato.
Fraser fece una smorfia, ma annuì e scuotendo un fazzoletto macchiato di fumo, si accovacciò e gentilmente mise l’orribile reliquia nella stoffa, che annodò in un accurato pacchetto.
«Accenderemo un fuoco quando ci fermeremo per la notte. Diremo una preghiera e lo bruceremo,» disse, ficcando con cautela il pacchetto nella sacca.
«Io— sì, va bene.»

[Lo fanno, e Jamie recita parte della preghiera per la Guida dell’Anima. Restano in silenzio per un poco, guardando i capelli andare in fumo (odore di capelli bruciati).]

[Mosso da un impulso, (un giorno o giorni dopo) William chiede a Jamie se possono recitare una preghiera per sua madre, quando si fermano la sera. Jamie dice di sì e dopo un silenzio condiviso, chiede a William se pensa spesso a sua madre.]

«Pensi spesso a tua madre?»
William prese un respiro profondo.
«Ogni tanto. Voi?»
[reazione]

«Non spesso. Di più, comunque, da quando sei arrivato. Hai il suo sguardo, a volte.»
Cavalcarono per un paio di ore in silenzio, William rimuginava sulle cose nella sua mente, Fraser apparentemente perso nei suoi pensieri. La strada era tranquilla, e non avevano incontrato nessun altro, da mezzogiorno del giorno prima. [Perdere temporaneamente la strada e trovarsi in una fitta vegetazione – scendere per la collina- comincia la pianura?]

«Mia madre non seppe nulla di me,» disse William brevemente. «È morta quando sono nato — lo saprete sicuramente.»
Fraser scosse la testa.
«Nay, a bhailach. Lei ti ha conosciuto.»
«Cosa vi fa dire questo?» chiese William bruscamente. Non gli piaceva parlare di sua madre.
«È morta il giorno in cui sei nato, aye,» disse Fraser. Aveva le redini raggruppate in una mano, e con l'altra spingeva via i rami bassi mentre si chinava sotto di essi, mentre le sue parole risuonavano tra le foglie, leggermente attutite, ma abbastanza chiare. «Ma non quando sei nato.»
William si irrigidì sulla sella, e Trajan sbuffò in una mezza domanda. William spinse frettolosamente il cavallo tra le foglie e lo fece uscire dall'altro lato. Fraser lo stava aspettando, la sua faccia attentamente inespressiva.
«Io—pensavo— mia nonna mi disse che ero la causa della sua morte!»
«No, non hai fatto neanche questo,» lo corresse Fraser. «Geneva è stata bene per alcune ore dopo che sei nato, e stava seduta, tenendoti in braccio, accarezzandoti e ridendo. È stato più tardi quel giorno — ore dopo — che il sanguinamento è ricominciato e il dottore non ha potuto arrestarlo.»
Diede un colpetto al suo cavallo per farlo muovere e si chinò per passare sotto un grosso ramo di sicomoro, mentre la sua voce risuonava dietro le spalle.
«Lei ti conosceva.»
William riuscì a malapena ad afferrare il ramo che si ritrasse di scatto, inondandolo di [foglie?]. (profumate? Che odore hanno i sicomori?)
«Non lo sapevo.» William si sentì come se qualcuno gli avesse dato un pugno nello stomaco con una mano avvolta intorno a qualcosa di pesante — anche qualcosa di prezioso, come un pezzo d’oro. «Pensavo… mi hanno detto che è morta quando sono nato, pensavo che era stato allora che è morta, durante il parto.» La sua bocca era diventata secca e si leccò le labbra. «Non sapevo che mi avesse…visto.»
«Lei ti vide,» disse Fraser, la sua voce quieta. «E ti ha amato. Ti è stata portata via — ma non ti avrebbe lasciato. Non se ne sarebbe andata, se avesse potuto rimanere.»
Quella frase trafisse il cuore di William, che per un attimo respirò a bocca aperta, incapace di parlare per paura di scoppiare a piangere.
Più tardi…
«Voi mi avete lasciato.»
«Sì.» Fraser esitò, che fosse per riluttanza, o semplicemente per il peso delle sue parole. La seconda, evidentemente, perché si spostò per guardare William direttamente e incontrare il suo sguardo.
«Come tua madre,» disse con calma, «sarei rimasto se avessi potuto.»
William fece un suono che non era esattamente un “hmpf” ma vicino. «Voi non siete morto. Cosa vi ha fatto partire, dunque?»
La bocca di Fraser si arricciò un poco nell’angolo, un movimento troppo piccolo per essere un sorriso.
«Quando avevi sei anni,» disse con precisione, «il tuo naso ha cominciato a crescere.»
«Il mio cosa?»
Fraser si toccò il naso, lungo e dritto, e di riflesso, William toccò il suo… lungo ed ugualmente dritto.
«E le tue sopracciglia cominciarono a inspessirsi — non rosse, grazie a Dio, ma spesse e della stessa forma delle mie. E i tuoi occhi cominciarono a scurirsi.» Prese un respiro profondo, ma continuò.
«Le tue spalle erano da sempre come le mie, da quando potevi stare in piedi, ma nessuno nota queste cose in un bambino. Ma quando hai cominciato ad allungarti, le tue gambe lunghe e dritte…»
Si fermò, stringendo le labbra per un momento come a decidere se andare avanti o no, ma lo fece.
«Parlai con John Grey —quando decisi che dovevo andarmene. Ero prigioniero della Corona, sai; lui era responsabile della mia libertà vigilata — aveva fatto in modo che lavorassi a Helwater. Non ha mai chiesto perché; quello che disse fu, ‘Tutti gli uomini hanno dei segreti. Il tuo se ne va in giro.’»
William vide la gola di Fraser andare su e giù mentre deglutiva, una volta.
«Così mi sono spezzato il cuore in silenzio,» disse con calma, «e forse il tuo, anche se spero non troppo — e me ne andai. Ti lasciai.»
Prese un profondo respiro, e alla fine, abbassò lo sguardo, schiarendosi la gola con un lieve “hem”
William aprì la bocca, ma non poté fare altro che respirare attraverso di essa. Le sue ginocchia sembravano ormai staccate dal corpo, ma riuscì ad alzarsi, a voltare le spalle al padre e ad allontanarsi. C'era un piccolo alberello di pino a pochi metri di distanza e si fermò lì, aggrappandosi con entrambe le mani al tronco elastico, dalla corteccia ruvida e profumato, come se la sua vita dipendesse dal non lasciarlo andare.
[fine della sezione]

*Ritratto: Uomini a cavallo sulla spiaggia, Max Lieberman (1847 - 1935)

martedì 2 dicembre 2025

Libro 10: Estratto dell'Avvento

A Minnie era sempre piaciuta l’incertezza. Non sapere se i libri che aveva raccattato in una soffitta a Parigi fossero spazzatura o splenditi tesori, non sapere se il prossimo cliente ad attraversare la porta della libreria sarebbe stato un cliente o una spia giacobita. Non sapere come sarebbero stati tra le sue braccia i bambini che aveva portato in grembo per mesi, per non parlare di come sarebbero stati da grandi.
E non sapere cosa avrebbe fatto suo marito dopo. La felicità domestica era, ovviamente, deliziosa, ma vivere ogni tanto sul filo del rasoio le andava bene. La parte più importante ovviamente era ogni tanto.
«Nessuno vuole sedersi su una dannata lama di coltello,» disse, senza rendersi conto di aver parlato ad alta voce finché non sentì una bassa risata irlandese dietro di lei.
«Perché è affilata, o perché è noioso?»
«Be’, ti impedisce di ballare.» Lanciò un’occhiata a Rafe O’Higgins, che si era avvicinato alla ringhiera accanto a lei. Indossava un cappotto a forma di cappa di fine lana blu, e teneva una mano suo cappello nuovo per evitare che volasse via. A prima vista, sembrava un gentiluomo, cosa che di certo non era. «Riesci a sentire l’odore della terra?»
Annusò l’aria e scosse la testa.
«Non ancora mia cara. Il Capitano dice che ci vorranno ancora tre giorni, forse quattro.»
Batté il piede con impazienza. Solo un colpetto, ma lui rise di lei e sollevò la faccia, inspirando profondamente.
«Pesce,» disse. «Sento odore di pesce. E di una balena.»
«E di cosa odora una balena, dimmi?», chiese, divertita suo malgrado. «E non dire ‘di pesce’.»
«Oh, le balene hanno un odore strano,» disse stringendo gli occhi contro il vento. «Non ti avvicini spesso abbastanza da sentirne l’odore, bada, ma ogni tanto, una emerge affianco alla tua barchetta mentre stai pescando nel Mare d’Irlanda e lascia andare il suo respiro in un potente soffio. Puzza di caldo e freddo, marciume e vita, di alghe e migliaia e milioni di piccole cose rancide con piccoli gusci come l’unghia del vostro mignolo. Si conficcano nei denti della balena — o in quelli che si possono definire denti in una balena. E» aggiunse in modo pratico, «un sacco di alghe e occasionali pesci. La balena comune non è schizzinosa.»
«Davvero.» Aveva coinvolto i fratelli O’Higgins tanto per la loro conversazione che per la protezione durante e il viaggio e la loro capacità di fare domande in quei posti dove una donna di mezza età non poteva andare, per non parlare di una duchessa. «Hai detto la balena comune. Ce ne sono di non comuni?» Non si preoccupò di chiedere come facesse a saperlo; i fratelli O’Higgins si muovevano.
«Oh, be’.» considerò. «c’è il capodoglio, sicuramente. Una bestia enorme e mangia calamari enormi, o almeno così mi hanno detto. E visto il fetore anche di un calamaro piccolo lasciato fuori troppo a lungo, penso che la puzza del respiro del grosso tizio debba essere tale da farti cadere a terra.»
«Spero di vivere per sentirne uno, anche solo per esperienza.»
«Siete sempre stata una grande esperta, vostra grazia,» disse ridendo.
«Puoi dirlo», disse per niente offesa. «Dimmi ancora come hai perso il dito?»
«Quale?» Alzò entrambe le mani, come in segno di resa, per mostrare un mignolo mancante sulla mano sinistra, e un’articolazione superiore mancante sull’anulare della destra.
«Quello», disse, indicando la mano destra.
«Ah, questo. Avevo un anellino, vedete, d’oro, con una pietra blu incastonata, e una sgualdrina me lo stava succhiando dal dito, io l’ho beccata. Appena in tempo.»
«Oh, non ci credo neanche per un attimo,» disse seriamente. «Che ti stesse succhiando il dito, intendo.»
«Be’, stava succhiando diverse cose,» disse, con un’alzata di spalle. «Direi che avevo perso il conto.» 
Minnie stessa aveva perso da molto tempo il conto delle storie che aveva raccontato sulla perdita delle dita, ma lui riusciva sempre a pensarne una nuova. E, come al solito, era riuscito a distrarre la sua mente, anche se solo per pochi preziosi momenti, dai pensieri che la opprimevano. Anche ora, la sua mano si stava insinuando sotto il mantello e nel taglio della sottogonna per trovare la tasca e toccare la lettera all’interno.
Adam raramente scriveva una vera lettera. Il suo secondo figlio aveva ereditato — o forse consciamente imitato, anche se non voleva sospettarlo di questo — l’abitudine di suo padre di indirizzare o firmare raramente le lettere, e di usare il numero minimo di parole per comunicare quello che aveva in mente.
Ma aveva indirizzato questa — “Cara Madre” — e l’aveva anche firmata, aggiungendo “il tuo molto Obbediente, Umile e Amorevole Figlio”, cosa che l’aveva spaventata, come aveva fatto il corpo della lettera, tanto per ciò che ometteva, quanto per quello che diceva. Sapeva già che la bambina di Dottie era morta — Minerva Joy, chiamata come lei, e ingoiò il nodo in gola per la millesima volta.
Hal le aveva mandato la triste notizia mesi prima, e lei avrebbe voluto andare subito da sua figlia, ma era novembre quando aveva ricevuto la lettera, e nessuna nave sarebbe partita fino a marzo. La lettera di Adam era arrivata a febbraio, presumibilmente avendo subito ritardi durante il viaggio — era malconcia e macchiata di pioggia e lui non l’aveva datata, maledizione… e aggiunto la notizia che l’aveva spinta a chiamare subito Rafe e Mick O’Higgins.
«Eccolo.» Rafe parlò all’improvviso, strappandola dai suoi pensieri.
«Chi?»
«Il tipo grosso,» disse, con rispetto nella voce.
Minnie aveva visto di tanto in tanto una balena nel Canale della Manica, ma raramente più di una, e sempre a una tale distanza da sembrare più di una massa grigia intermittente, che spruzzava vapore prima di sparire, come un piccolo vulcano molto mobile.
Il Ragazzone si sollevò lentamente dalle profondità accanto alla nave, un enorme — veramente enorme — fantasma blu e grigio, pinne più larghe della nave, che salivano e scendevano sotto le onde, tenendo il tempo silenzioso di una canzone che percepiva ma non poteva sentire. E lentamente — e sembrò un’eternità, ma poteva essere stato non più di tre respiri — si immerse, liscio come l’acqua stessa, e sparì nelle profondità.
«Oh,» disse, molto piano, e Rafe annuì.
«È una vera fortuna vederlo, vostra grazia. Avremo buona fortuna, vedremo se non sarà così.»