martedì 25 luglio 2017

Bees: Fratelli

Lei si sedette, discreta nell’ombra, La testa piegata, il silenzio sommesso del suo carboncino da disegno perso tra lo schiarire di gole, il fruscio degli abiti. Ma lei li guardava, a uno a due a tre, mentre si affacciavano sotto il tetto della tenda aperta e si avvicinavano al generale. Ciascuno si fermò a guardare il suo volto, calmo nella luce delle candele, e lei afferrò ciò che poteva delle correnti alla deriva che attraversavano i loro volti: ombre di cordoglio e dolore, occhi qualche volta scuri per il timore, vuoti per lo shock e la stanchezza.
Spesso, piangevano
William e John Cinnamon erano ai suoi fianchi, in piedi appena dietro, a entrambi i lati, silenziosi e rispettosi. L’attendente del Generale [ ] aveva offerto loro degli sgabelli, ma avevano cortesemente rifiutato, e lei trovava il loro forte portamento stranamente confortante
I soldati arrivarono per compagnia, le uniformi (in alcuni casi, solo il badge della milizia) che cambiavano. John Cinnamon spostava il suo perso di tanto in tanto, e a volte prendeva un profondo respiro o si schiariva la gola. William no.
Che stava facendo? Si chiese. Stava contando i soldati? Valutando le condizioni delle truppe americane? Erano trasandati; sporchi e scarmigliati, e nonostante il loro comportamento rispettoso,
Per la prima volta le venne in mente di chiedersi che motivo William avesse avuto per venire. Era stata così felice di incontrarlo che aveva accettato la sua affermazione che non avrebbe lasciato andare sua sorella da sola in un campo militare a prezzo dell’apparenza. Era vero, tuttavia? Da quel poco che aveva detto Lord John, sapeva che William aveva rinunciato al suo incarico nell’esercito – ma questo non significava che avesse cambiato lato. O che non avesse nessun interesse nello stato dell’assedio americano, o che non intendesse passare qualche informazione ottenuta durante la loro visita. Chiaramente conosceva ancora gente nell’esercito britannico.
La pelle delle sue spalle formicolò al pensiero, e voleva girarsi e guardarlo. Un momento di esitazione e fece proprio questo. La sua faccia era seria, ma lui la stava guardando.
“Tutto a posto?” chiese con un sussurro.
“Si.” disse, confortata dalla sua voce. “Mi stavo giusto chiedendo se stavi dormendo in piedi.”
“Non ancora.”
Sorrise, e aprì la bocca per dire qualcosa, scuse per aver tenuto fuori tutta la note lui e il suo amico. Lui la fermò con una piccola contrazione delle dita.
“È tutto a posto,” disse dolcemente. “Fa quello che sei venuta a fare. Staremo con te, e ti porteremo a casa al mattino. Dicevo sul serio; non ti lascerò sola.”

Traduzione di Iolanda

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