lunedì 5 giugno 2017

Bees: Nessuna notizia è una buona notizia

"R oo wrkg n mthth?" Disse la signora Brumby, muovendo le labbra il meno possibile.
"No, potete parlare", la rassicurò Brianna, sopprimendo un sorriso. "Non spostate le mani, però."
"Oh, naturalmente!" La mano che era salita inconsapevolmente a giocherellare con i riccioli, le cadde come una pietra in grembo, ma poi ridacchiò. "Potrebbe essere Heike che mi porta lo spuntino? La sento arrivare."
Heike pesava circa novanta chili e si sentiva arrivare un bel po' di tempo prima che apparisse, i tacchi in legno delle scarpe colpivano le nude assi del pavimento della sala con un ritmo misurato simile al tamburo di un basso.
"Devo fare quel tappeto", disse Bree, non rendendosi conto di aver parlato ad alta voce fino a quando Angelina non si mise a ridere.
"Oh, davvero," disse lei. "Avevo intenzione di dirvelo, il signor Brumby dice che preferisce gli ananassi e sarebbe possibile averlo pronto per mercoledì della settimana prossima? Vuole dare una grande cena per il colonnello Campbell e per il suo gruppo. Per ringraziarlo, sapete, per la sua meravigliosa difesa della città." Esitò, la piccola lingua rosa uscì per inumidirsi le labbra. "Pensate... emm... non voglio essere... cioè..."
Brianna diede un pennellata forte, una striscia di pallido rosa che catturò la luce sulla rotondità del delicato avambraccio di Angelina.
"Va tutto bene" disse, a malapena interessata. "Non spostate le dita".
"No, no!" Disse Angelina, stringendo le dita, tentando di ricordare in che posizione fossero.
"Va bene, non muovetevi!"
Angelina si bloccò e Bree gestì il passaggio di un'ombra tra le dita mentre Heike entrava. Ma con sua sorpresa, non ci furono tintinnii di tazze di tè, né qualche cenno alla torta di cui aveva sentito il profumo della cottura mentre si vestiva quella mattina.
"Cosa c'è, Heike?" La signora Brumby era seduta rigidamente eretta e, anche se era stata autorizzata a parlare, teneva gli occhi fissi sul vaso di fiori che Brianna le aveva dato come punto focale. "Dov'è il nostro tè del mattino?"
"Ist ein Mann", Heike informò la padrona di casa, dicendolo come se non fosse stata sentita.

"C'è qualcuno alla porta, vuoi dire?" Angelina allungò uno sguardo curioso alla porta dello studio prima di rimettere gli occhi in posizione. "Che tipo di uomo?"
Heike mosse le labbra e annuì a Brianna.
"Ein Soldat. Er will sie sehen"
"Un soldato?" Angelina lasciò la sua posa e guardò Brianna con stupore. "E vuole vedere la signora MacKenzie? Ne sei sicura, Heike? Non pensi che stia cercando il signor Brumby? "
Heike amava la sua giovane padrona e invece di roteare gli occhi, tornò a fissare nuovamente Bree.
"Lei", disse in inglese. "Sì, sì," mormorò. Mise le mani sotto il grembiule e aspettò con pazienza ulteriori istruzioni.
"Oh." Angelina era chiaramente dispiaciuta - proprio come aveva chiaramente perso ogni senso della posa da tenere.
"Devo andare a parlare con lui?" Chiese Bree. Mise il pennello nelle gronde e lo avvolse in uno straccio umido.
"Oh, no, portalo qui, vuoi Heike?" Angelina voleva chiaramente sapere cosa significasse quella visita. E, pensò Bree con un sorriso interiore, vide Angelina pizzicarsi i capelli.
Il soldato in questione si dimostrò un uomo molto giovane per indossare l'uniforme dell'esercito continentale. Angelina rimase a bocca aperta alla sua vista e abbandonò il guanto che teneva nella mano sinistra.
"Chi siete, signore?" Chiese lei, sedendosi con più rigidità possibile. "E perchè venite qui, se posso chiederlo?"
"Al vostro servizio, signora", rispose il giovane, "e vostro, signora", rivolgendosi a Brianna. Tirò fuori dal cappotto una lettera sigillata e si chinò verso di lei. "Se posso prendermi la libertà di chiedere: siete la moglie di Roger MacKenzie?"
Si sentì come se fosse stata catapultata improvvisamente in un abisso glaciale, freddo e ceco ghiaccio. Memorie confuse di telegrammi gialli visti nei film di guerra e la minaccia incombente dell'assedio, lui dov'era?

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