venerdì 9 settembre 2016

Past Prologue: racconto breve a quattro mani su Jamie

La nostra amata Diana non si ferma mai. Mentre è alla prese con la stesura del nono libro di Outlander, Go Tell The Bees That I'm Gone, e di diversi racconti brevi su personaggi minori della saga, ha deciso di partecipare anche all'antologia Match-up. Organizzata dall'ITW (International Thriller Writers Organisation), si tratta della terza raccolta di racconti brevi scritti da coppie di autori formate da un uomo e una donna, con la finalità di aiutare, tramite le vendite, gli iscritti all'ITW economicamente in difficoltà, pagando loro le spese mediche.
Diana non fa parte di quest'organizzazione, ma il suo caro amico e scrittore di gialli Steve Berry sì, e lui le ha chiesto il suo aiuto. Da questa collaborazione sta prendendo vita un racconto che ha per protagonisti Cotton Malone, il personaggio principale dei thriller di Berry, e il nostro adorato Jamie Fraser.
Qui di seguito troverete la traduzione dell'estratto del racconto, che si intitolerà Past Prologue, pubblicato oggi da Diana sul suo account Facebook. La storia, almeno in questa parte, è narrata dal punto di vista di Cotton Malone. Buona lettura!

"Le porte del castello si aprirono di colpo.
L'istinto mi disse di scappare dal sudicio sentiero e accovacciarmi dietro a un cespuglio di ginestra spinosa, da dove potevo osservare senza essere visto. Dapprima i cigolii e il rumore di zoccoli erano deboli, poi diventarono più forti nel momento in cui spuntò un carro tirato da cavalli, seguito da un pugno di uomini logori, vestiti di camicie lerce e braghe.
La maggior parte era ammanettata.
Prigionieri.
Poi apparvero tre giubbe rosse, ognuna portando un moschetto con baionetta appoggiato sulla spalla. I soldati erano ridotti in stracci e sudici quasi quanto i prigionieri. Le uniformi scarlatte tutte sporche, sbiadite e rattoppate. La brezza del giorno soffiava e il vento portava la puzza ripugnante di uomini costretti a vivere nei loro abiti, senza lavarsi mai, senza nemmeno uno straccio per pulirsi il culo. Ogni senso del tempo sembrava distorto, e fissavo lo spettacolo in una sorta di fascinazione intorpidita. Mi sfiorò il pensiero che si trattasse di una rievocazione, ma scartai rapidamente l'idea, mentre un'altra stravagante conclusione si materializzava velocemente.
Il carro sferragliò via e il gruppo di prigionieri passò vicino abbastanza affinché io potessi sentire gli stralci di una conversazione fra di loro. Non era inglese o nessun'altra lingua a me conosciuta. Il commentatore obiettivo in fondo al mio cervello, sempre in massima allerta, una voce di cui avevo imparato a fidarmi, mi diceva che poteva trattarsi di gaelico.
Uno dei prigionieri barcollò, inciampò e poi cadde nella sporcizia.
Un uomo alto, dai capelli rossi, messo ai ferri, solido come una quercia, corse verso l'uomo a terra. Tutti gli altri prigionieri cominciarono pure a convergere lì, e i soldati si scambiarono sguardi cauti l'uno con l'altro, poi rinsaldarono la presa sui loro moschetti. Un'altra pattuglia da lavoro, se di questo si trattava, si riversò disordinatamente fuori dalla porta del castello. I suoi membri sembravano messi tanto male, se non peggio, dei primi.
Il grande prigioniero dai capelli rossi si raddrizzò, si fece il segno della croce e gridò ai soldati: "Quest'uomo è morto."
In un inglese con accento scozzese.
I soldati si rilassarono, passando a uno stato di fastidio, come se questa fosse una seccatura occorsa tante volte prima di allora. Uno di loro si avvicinò per dare un'occhiata, colpendo il corpo con lo stivale, dandogli poi un calcio o due per sicurezza, poi tornò indietro.
'Toglilo dalla strada."
Big Red sembrò non apprezzare quell'ordine. Era più alto dell'esile soldato di almeno trenta centimetri e si avvicinò alla giubba rossa, che fece una rapida ritirata, poi si fermò e gli puntò il fucile - no, non era un fucile. Era un moschetto.
'Lo metteremo sul carro', disse Big Red con voce piatta. 'E lo seppelliremo nella brughiera.'
Il soldato guardò involontariamente al di là della sua spalla e il più anziano della fanteria alzò le spalle, aggrottò le sopracciglia e annuì.
Crisi sventata."

1 commenti:

Susy ha detto...

molto bella la storia