venerdì 31 ottobre 2014

Mastro Raymond: Estratto

Comunque, c'è un posto nella valle – bè, non nella valle, ma più in alto, su un lato della cresta- dove trovare selce soffice come burro, liscia come crema sotto le dita, che spaccandola sul bordo ti raderebbe lo scalpo o sgozzerebbe un bisonte. Quindi le donne e i bambini si accampano vicino al fiume, e gli uomini e i ragazzi che sono grandi abbastanza da tenere il passo nella scalata attraverso rocce sdrucciolevoli e la fitta crescita primaverile di alberelli e viti, sudando e grugnendo in modo virile andarono come noi.

Un serpente attraversò il mio sentiero quando mi distrassi per bere da un ruscelletto d'acqua che scendeva già dalla collina. Non era un serpente cattivo, ma era un serpente, ed era a me che stava mirando.
“No, non l'ha fatto per niente!” disse Gorman. “Stava guardando me!” Lui era più grande di me di mezzo anno e un po' più alto. Il suo pene era lungo solo quanto il suo quarto dito e le sue mani erano più piccole delle mie. Il suo aveva dei peli intorno. Alcuni.
Allungò una mano per afferrare il serpente, e quello lo morse così veloce che vidi solo il guizzo della sua testa attraverso una piccola chiazza di sole. Gorman strillò e Pullo scese balzando giù dal fianco della collina e lo colpì sopra l'orecchio così forte che si girò all'indietro, cadde sopra una roccia atterrando, con un duro colpo, sulla schiena. Continuò a tenere chiusa quella sua grande bocca però, e si mise a succhiare imbronciato il semicerchio di segni di puntura sulla mano, mentre Pullo e Tiran scrutavano attraverso lo schermo di alberi, osservando, per accertarsi che quel grido di Gorman non avesse attirato nessuno, o niente. Il tempo era mite e c'era un sacco di cibo che doveva essere trovato; non eravamo gli unici in marcia.
Mi stavo sfregando le mani, forte e veloce. Il serpente non se n'era andato via; era acquattato all'ombra di una grande roccia, arrotolato per metà a spirale e diffidente. Una mossa troppo brusca, e si sarebbero scagliato sotto la roccia e sarebbe sparito.
Mi accovacciai, più lentamente che potei, anche più lentamente, la mano tesa, verso il basso. I miei palmi palpitanti di calore. Il sangue dei serpenti scorre freddo, loro amano il calore. E' questo il motivo per cui li trovi a stesi al sole sulle rocce e in spazi aperti.
La sottile lingua del serpente vibrò dentro e fuori, veloce, e poi lenta. Non ne era sicuro – ma poteva sentire il calore della mia mano. Senza alcuna esitazione, improvvisamente strisciò verso di me e io sentii il suo peso gentile sul mio palmo. Sapevo fare di meglio che afferrarlo, guardai Gorman e sogghignai. Lui mi guardò torvo, ma Pullo e Tiran si avvicinarono muovendosi lentamente così da non allarmare il serpente.
Era un piccolo serpente, non più lungo del mio avambraccio, e bellissimo. Grigio come una tortora, con delle piccole strisce verdi. Sollevai un poco le dita, e lui ci si inserì, avvolgendo la sua coda attorno al mio polso per essere più saldo. Ora potevo alzarmi e lo feci. Il serpente sollevò il capo, la lingua saggiava l'aria tra noi, e a quel punto lui guardò sicuramente me.
“Cosa chiederai?” disse Tiran dietro di me, a bassa voce. Potevo sentire la risata nel suo respiro, caldo sulla mia spalla nuda. “Peli sulle palle?”
Stava ridendo, ma non era uno scherzo. Quando il sole resta in cielo tutta la notte, altri sarebbero andati a Summer Place. Altre famiglie, e il commercio sarebbe fatto. La nostra famiglia era capeggiata dai figli maschi, e questo andava bene, ovviamente. Ma ciò significava che avevamo bisogno di almeno quattro donne, ed erano molte e anche allora gli uomini più vecchi avrebbero avuto la prima scelta. Io non avrei avuto la possibilità di averne una se non avessi avuto la peluria per provare di potermela portare a letto, e ci sarebbero voluti tre anni o di più prima che ci fosse un'altra Adunanza abbastanza grande da fornirmi una donna. E ci sarebbero stati più uomini ad averne bisogno per quel momento, specialmente se tutti lo nostre donne fossero morte partorendo.
Ancora...non capitava tutti giorni che un serpente ti guardasse in faccia, per non parlare del fatto che venisse da te.
Forse, dovrei chiedere di parlare con mio padre. Quell'idea mi scaldò il petto. Non lo incontravo nel mondo-dei-sogni da più di un anno, non dalla Festa del maiale quando ci ubriacammo tutti con vino di fiori di sambuco e Ubert cadde nel fiume. E c'erano cose che mi sarebbe piaciuto sapere, non solo le cose da maschi – Pullo mi avrebbe parlato di quelle, se glielo avessi chiesto; era figlio di mio padre, quattro anni più grande di me. Aveva bisogno di una donna, anche lui; non ne aveva avuta una alla passata Adunanza. Quel pensiero mi fece decidere.
Mi portai, attentamente, il serpente vicino al volto, sperando che non mordesse il naso, e sussurrai, “Portami una donna,” troppo piano perché gli altri potessero udirlo. “Una bella, per favore,” aggiunsi ripensandoci.

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