domenica 27 aprile 2014

MOBY: Effettivamente molto ubriaco

William a quel punto si ricordò perché avrebbe dovuto fermarla, ma lei aveva infilato la testa nella parte aperta della sua camicia e gli leccò il capezzolo prima che potesse fermarla con la mano e quando fece il movimento, gliela posizionò delicatamente sulla testa, che era sorprendentemente calda. Così come lo era il suo respiro. Così come lo era la sua mano, che si era stretta intorno al suo uccello in una sorta di atteggiamento possessivo.
"No," disse dopo quello che sembrò un tempo molto lungo, ma che sarebbe potuto essere non più di qualche secondo. La sua mano scese e le chiuse - con rammarico - sulla sua nel punto in cui lo stava toccando. "Io... io intendevo. Non vi darò fastidio."

Lei non lo lasciò andare, ma riprese fiato, sollevandosi e guardandolo con un'aria di perplessa insofferenza, appena visibile alla luce della lanterna che filtrava dalle persiane.
"Se mi darai fastidio, ti dirò di smettere, così è meglio?" Offrì.
"No", ripetè. Si stava concentrando ferocemente; sembrava estremamente importante che lei capisse. "Onore. E' il mio onore".
Lei fece un piccolo suono che sarebbe potuto essere di impazienza o di divertimento.
"Forse avresti dovuto considerare il tuo onore prima di venire in un bordello. O forse qualcuno ti ci ha trascinato contro la tua volontà?"
"Sono venuto con un amico," disse con dignità. Non l'aveva ancora lasciato andare, ma non riusciva a muovere la mano, non con sopra la forte stretta della sua. "Questo è... non è quello che voglio dire. Voglio dire... " le parole gli erano venute con facilità un momento prima che scivolassero via di nuovo, lasciandolo senza sapere cosa dire.
"Me lo potrai dire più tardi, una volta che avrai potuto pensarci bene", suggerì e fu sorpreso di scoprire che aveva due mani e che sapeva anche cosa farci con l'altra.
"Lasciate andare il mio..." Dannazione, qual era quella maledetta parola? "Lasciate andare i miei testicoli per favore, signora."
"Come vuoi," rispose lei seccamente, e così facendo, mise la testa dentro la sua camicia umida e sporca, gli afferrò un capezzolo tra i denti e lo succhiò così forte che gli fece dimenticare tutte le parole nella testa.
La feccenda non era proprio sistemata, ma in gran parte gradevole, anche se ad un certo punto si trovò sopra di lei, il sudore colava dalla sua faccia sul suo seno, borbottando: "Sono un bastardo, sono un bastardo, io sono un bastardo, non capisci?"


da Written in my Own Heart's Blood

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