sabato 25 gennaio 2014

The Scottish Prisoner

se il terzo capitolo di Lord John non arriva a noi...andremo noi da lui! E da perfetto Lord inglese, ci offrirà anche un bel tea! ;)

PROLOGO
Se avete a che fare con la morte tutti i giorni, ci sono due strade. O diventa una routine, nel qual caso c'è il rischio che uccidiate qualcuno per niente e, quindi, perdiate la vostra anima... perchè se la vita che prendete non vale nulla, neppure la vostra ha valore.
Oppure si diventa molto più consapevoli del valore di una vita e molto più riluttanti nel prenderne una senza averne una necessità disperata. In questo modo rischiate di perdere la vostra vita - ci sono quelli svegli e ci sono quelli morti, e non mi riferisco all'idea che ha San Pietro dei morti - ma non la vostra anima.
I soldati gestiscono la cosa dividendo se stessi. Sono un tipo di uomo mentre uccidono, un altro nella vita normale, e l'uomo che fa saltellare i suoi figli sul ginocchio non ha nulla a che fare con l'uomo che ha schiacciato la gola del suo nemico con uno stivale. Così dice a se stesso, a volte con successo.
Ma segna, uccidere. Non importa il motivo per cui lo si fa.
E' un marchio sul tuo cuore, e benche possa guarire, la cicatrice non può essere rimossa, se non con una lama. Per tutti quello che ci sperano, è la cicatrice più pulita.


Helwater, Distretto dei Laghi
1 aprile 1760

 
Fuori faceva molto freddo e pensò che il suo uccello avrebbe potuto romperglisi in mano...se fosse riuscito a trovarlo. Il pensiero gli attraversò la mente mezza addormentata come uno di quei piccoli cristalli di ghiaccio che sfrecciavano attraverso la stanza, facendogli aprire gli occhi.
Poteva vederlo ora, si era svegliato con il pugno che lo stringeva, fremente di desiderio e con degli spasmi sulla pelle come una nube di moscerini. Il sogno era avvinghiato altrettanto strettamente nella sua mente, ma sapeva che sarebbe svanito in pochi secondi, scacciato dal russare e scoreggiare degli altri stallieri. Aveva bisogno di lei, aveva bisogno di riversare se stesso con la sensazione del suo tocco ancora su di lui.
Hanks si agitò nel sonno, ridacchiò ad alta voce, disse qualcosa di incoerente e cadde di nuovo addormentato, mormorando: "Bastardo, bastardo, bastardo ..."
Jamie disse qualcosa di simile sottovoce in gaelico e si avvolse nella coperta. Maledetto freddo.
Si fece largo giù per la scaletta, nella stalla un po' più calda che odorava di cavalli, quasi cadendo per la fretta, ignorando una scheggia nel piede nudo. Esitò nel buio, ancora desideroso. Ai cavalli non sarebbe importato, ma se lo avessero notato, avrebbero fatto abbastanza rumore, forse, da svegliare gli altri.
Il vento colpì il granaio e si propagò per tutto il tetto. Un forte spiffero freddo con un profumo di neve agitò il sonno e due o tre dei cavalli si mossero grugnendo e sbuffando. Di sopra, qualcuno mormorò un 'stardo rivolto verso il basso, accompagnato dal suono di qualcun altro che si girava e si tirava la coperta sulle orecchie.
Claire era ancora con lui, vivida nella sua mente, solida nelle sue mani. Poteva immaginare di annusarle i capelli nel profumo del fieno fresco. Il ricordo della sua bocca, quei bianchi denti dritti... si strofinò il capezzolo, duro e impaziente sotto la camicia, e deglutì.
I suoi occhi si erano abituati al buio; trovò il box libero della fila e si appoggiò alle tavole, l'uccello già in mano, il corpo e la mente anelanti la moglie perduta.

L'avrebbe fatto durare di più se avesse potuto, ma aveva timore che il sogno se ne sarebbe andato del tutto, e vi ritornò con la memoria, gemendo. Le ginocchia cedettero di conseguenza e scivolò lentamente contro le tavole del box sul fieno accatastato, la camicia arrotolata attorno le cosce e il cuore in gola come un tamburo.
Signore, fa che lei sia al sicuro fu il suo ultimo pensiero coerente. Lei e il bambino.


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