martedì 3 gennaio 2012

Punizioni

«Dov’è Fergus?» domandai non appena il cancello si fu richiuso dietro di noi. 
Jamie sbuffò. «In cucina, in attesa del castigo, suppongo.»
«Castigo? Che vuoi dire?» gli chiesi. Scoppiò inaspettatamente a ridere. 
«Be’», rispose, «ero seduto nello studio a chiedermi dove diavolo fossi finita, e stavo quasi per venire io stesso giù all’Hôpital, quando la porta si è spalancata di colpo e il giovane Fergus è entrato correndo e si è gettato ai miei piedi, pregandomi di ucciderlo lì dove si trovava.»
«Ucciderlo? E perché mai?»
«Be’, è quello che gli ho chiesto anch’io, Sassenach. Credevo che magari foste caduti in un’imboscata di briganti, lungo il tragitto: ci sono bande di pericolose canaglie, sai, in giro per le strade, e io pensavo che potesse comportarsi così solo per un motivo del genere. Invece mi ha detto che eri al cancello, perciò mi sono precipitato a vedere se stavi bene, con Fergus alle calcagna che blaterava a proposito di aver tradito la mia fiducia e di essere indegno di chiamarmi padrone, pregandomi addirittura di picchiarlo a morte. Siccome faticavo un po’ a pensare, in tutto quel marasma, gli ho detto che mi sarei occupato di lui più tardi, e l’ho spedito in cucina.»
«Oh, cazzo!» sbottai. «È davvero convinto di aver tradito la tua fiducia solo perché sono tornata a casa un po’ in ritardo?»
Jamie mi lanciò un’occhiata in tralice. «Aye, già. E se è per questo anche per averti lasciato viaggiare in compagnia di uno sconosciuto. Giura che sarebbe stato pronto a gettarsi davanti ai cavalli, pur di non lasciarti salire in carrozza, se non fosse stato che tu», soggiunse tagliente, «sembravi in buoni rapporti con quell’uomo.»
«Non vorrai mica picchiarlo sul serio, vero?» domandai un po’ allarmata. «Non è stata minimamente colpa sua: sono stata io a insistere per accettare l’offerta di Monsieur Forez. Voglio dire, se c’è qualcuno che merita le botte, quella sono io.»
Girandosi in direzione della cucina, Jamie mi scoccò un’occhiata sardonica. «Aye, già», concordò. «Siccome ho giurato di astenermi da simili azioni, tuttavia, dovrò accontentarmi di Fergus.»
«Jamie! Non puoi!» Mi arrestai di colpo, strattonandogli il braccio. «Jamie! Ti prego!» Poi scorsi il sorriso nascosto nell’angolo della sua bocca e sospirai di sollievo.
Si fermò qualche istante dietro la porta che conduceva verso la cucina per allacciarsi i polsini e raddrizzarsi il colletto rigido.
«Sono presentabile?» mi chiese, ravviandosi i capelli folti e ribelli. «Forse dovrei andare a prendere la giacca... non so come ci si debba esattamente vestire, per le ramanzine.»
«Stai benissimo», replicai, reprimendo un sorriso. «Hai un’aria molto severa.» 
«Oh, meno male», sospirò, poi raddrizzò le spalle, a labbra strette. «Spero che non mi venga da ridere, rovinerebbe tutto», mormorò, aprendo la porta che dava sulla scala della cucina.

da l'Amuleto d'Ambra

1 commenti:

Artemisia ha detto...

Ahahaah! Che storia!!