Visualizzazione post con etichetta diana gabaldon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diana gabaldon. Mostra tutti i post

martedì 2 giugno 2026

Libro 10: Happy World Outlander Day

E buon World Outlander Day anche a voi!
Ricordo il Publication Day di Outlander il 1° giugno 1991. Era previsto che presentassi il libro in un teatro a Phoenix, un evento sponsorizzato dalla biblioteca locale.
Solo che me ne ero dimenticata, non essendo (ancora) abituata a controllare il calendario per vedere cosa cavolo fare in un determinato giorno…
Fortunatamente, erano stati inventati i telefoni cellulari e mio marito ne aveva uno per lavoro. Eravamo usciti per comprare un letto a castello per la nostra governante (o meglio, per i suoi figli) e stavamo tornando a casa quando all'improvviso squillò il telefono: era la segretaria di Doug che diceva che le persone a teatro si chiedevano se ci avrei messo ancora molto…
Così, nel primo World Outlander Day (per così dire), una Non Ancora Famosa Autrice corse a teatro, indossando pantaloncini e maglietta, per presentare il suo primo libro al mondo (Il pubblico, che sia benedetto, mi aspettò).

-----------------------------------------------------------------------------

E in chiusura Grazie e Tanti Auguri a tutti voi(!) e un breve estratto da A BLESSING FOR A WARRIOR GOING OUT:
Attraversò la città, scendendo, risalendo e poi ridiscendendo, per arrivare vicino alla baia. Gli andava bene così. Per quanto non amasse stare sull'acqua, la sua vicinanza era spesso rilassante. Da vero uomo di terraferma qual era riusciva comunque a trovare una quiete interiore nel suono regolare dell'acqua che andava e veniva.
«A patto che non debba salire su una [termine in gaelico per dannata] barca,» borbottò, e si diresse a metà pendio per trovare una macchia d’erba e di erbaccia che non sembrasse edera velenosa in cui potersi sdraiare e fare una chiacchierata con Dio.
Crediti dell'immagine: Vera Adxer

domenica 29 dicembre 2024

Outlander S7: Diana Gabaldon sceneggiatrice

Se è venerdì... deve essere Outlander! Il nuovo episodio è il 714. (Ho scritto questo, quindi spero che vi piaccia.) Fatemi sapere cosa ne pensate!
Modificato qui per aggiungere la seguente nota:
Sono contenta che così tanti di voi abbiano apprezzato l'episodio 714! Nell'interesse di dare a ciascuno il suo merito, però, ho pensato di spiegare come funziona la scrittura di una sceneggiatura, nel senso che è molto più condivisa di quanto si pensi.
Per cominciare, la Writers Room (sia fisica che virtuale) e i produttori esaminano il libro o i libri e scelgono eventi o trame specifiche che vogliono davvero in un particolare episodio (perché non c'è modo di prendere tutto da un libro - specialmente il mio- in uno show).
La Writers Room fisica ha grandi lavagne magnetiche bianche su tutte le pareti, e gli eventi selezionati sono scritti su piastre magnetiche che si attaccano a queste. Mentre discutono su come dovrebbero essere strutturati lo show e gli episodi, spostano questi pezzi di eventi e mettono insieme un flusso che sembra avere senso.
Nel frattempo, c'è una persona seduta tranquillamente nella stanza, che prende nota della discussione e di ciò che viene detto/deciso. Queste Room Notes vanno poi ai produttori esecutivi, che generano un "canovaccio". Questo è il diagramma di flusso di base per l'episodio, che indica l'ordine generale degli eventi. (Intendiamoci, gli eventi possono essere – e spesso lo sono – cambiati durante le iterazioni dello script (uno script passa attraverso diverse iterazioni/riscritture, a volte solo alcune, e a volte MOLTE).)
Come autrice, posso cambiare (o suggerire modifiche) alla sequenza, ma il team di produzione può essere d'accordo o meno con me, ed è una loro decisione.
Al contrario, posso aggiungere note allo script in cui penso che qualcosa non funzioni/sia storicamente scorretto/si colleghi a qualcosa più avanti nel libro che potrebbero voler menzionare qui, ecc. A volte accettano questi suggerimenti e a volte no, ma alla fine è una loro decisione.
E infine, uno scrittore senior "segue" un particolare blocco (ovvero due episodi che vengono girati nello stesso periodo di tempo, in modo da massimizzare l'efficienza nella condivisione di set e location), e apporterà piccole (speriamo…) modifiche alla sceneggiatura secondo necessità, perché a volte qualcuno ha un'idea brillante che vorrebbe includere, a volte una particolare battuta o sequenza che sembra buona sulla carta non funziona in azione, A volte agli attori non piace una battuta in particolare e si rifiutano di dirla, ecc. L'autore di copertura (piuttosto che l'autore originale) modificherà la sceneggiatura secondo necessità.
E sempre, ci sono cose che sembrano funzionare sulla carta che si rivelano impraticabili o difficili sullo schermo.
Ci sono molte parti in movimento, e molte persone oltre a me che sono state in qualche modo responsabili di questa sceneggiatura, e sono sicura che anche loro sono molto gratificati dal fatto che vi piaccia!

domenica 8 settembre 2024

The Historical Novel Society: Intervista a Diana Gabaldon

Rebekah Simmers : Siamo molto contenti del fatto che ti unirai a noi per la conferenza HNS 2024 UK! Cosa ti aspetti dalla conferenza?
Diana Gabaldon: Non ho mai partecipato a questo evento, perciò mi aspetto di incontrare persone nuove di esplorare un Paese dove non sono mai stata prima!

HNS ha lanciato il concorso First Chapters con la conferenza. Ho letto in precedenza che non scrivi in modo lineare: puoi condividere come decidi dove e come dovrebbero iniziare le tue storie?
No, scrivo dove posso vedere che sta succedendo qualcosa. Alla fine, i piccoli pezzi che fluttuano nella mia testa iniziano ad attaccarsi e a formare schemi, e poi la scrittura diventa… be’, né più veloce né più facile, ma posso lavorare di più nello stesso punto alla volta. Riconosco una prima riga o un finale quando ne appare uno, comunque!

La tua serie Outlander ha trovato un immenso successo come romanzo e sullo schermo, e sembra continuare a evolvere dal punto di vista creativo in nuove cose, come la conferenza a Glasgow e ora anche una serie prequel. Outlander è chiaramente un mondo e un fandom a sé stante – in che modo questo ti ha influenzata dal punto di vista creativo? In generale? Ritieni di essere capace di separarti dall’enormità di tutti questo e di tornare alla narrazione di base mentre scrivi?
Be’, sì, quando sto scrivendo, siamo solo io e il libro, non importa cosa succede intorno a me. I fan, la serie, le conferenze, le lauree honoris causa, la posta e le e-mail, ecc. sono una specie di fenomeni separati. La scrittura li causa, ma in sé non toccano affatto la scrittura.

Indipendentemente da dove vengono – dai tuoi romanzi, dalle serie o da entrambi – i tuoi fan spesso ti descrivono come generosa con il tuo tempo e la quantità di coinvolgimento con loro – come gestisci tutto? Puoi condividere le strategie che hai per mantenere lo slancio / evitare il burn out e organizzare i tuoi vari progetti?
Ho un laptop molto grande (una macchina per il gaming con un bellissimo schermo enorme, e una larga tastiera – che si illumina con colori differenti - e tantissima RAM), che si adatta alla mia scrittura iperattiva. Di solito ho fino a una dozzina di documenti aperti in un dato momento: due, tre o quattro (o cinque…) sono cose su cui sto lavorando attivamente all’interno del libro principale del momento; un altro è… mm… qualcosa come un’intervista…; un altro è un documento organizzativo, o il MFILE (per Master File) in cui elenco tutti i file per un dato romanzo (i grandi romanzi di Outlander hanno in media 400 file), con parole chiave e personaggi coinvolti, per avere qualche speranza di trovare quello che voglio quando mi serve, o una specie di documento con considerazioni provvisorie chiamato “Ciò che so”, che mi aiuta a concentrarmi quando torno da un viaggio o non posso fare un lavoro prolungato perché devo fare qualcos’altro, come scrivere o commentare copioni (i copioni utilizzano il loro software di formattazione specializzato, perciò sono gestiti separatamente). Inoltre, stampo ogni file completo o lettera, perché ho lavorato con i computer troppo a lungo per fidarmi di loro. Le cose stampate – talvolta – vanno in un raccoglitore, più spesso in una scatola (noto come “Dump”). Finché sono su carta e nel mio ufficio, alla fine li troverò.

Seguendoti sui SM (social media), nei tuoi post offri spesso (molto apprezzati) preziosi e vari consigli di scrittura. Guardando indietro alla tua carriera di scrittrice, quale diresti che è stato il consiglio di scrittura più influente che hai ricevuto da un altro autore? Come hai fatto a farlo funzionare per te?

Non posso dire di aver mai avuto consigli di scrittura da un altro autore (be’, non consigli utili; cfr “Prologhi” sotto…). Non sto dicendo che non ho mai preso qualcosa dai libri di un altro autore, perché lo faccio sempre.
Vedi, gli scrittori davvero non hanno segreti. Qualsiasi cosa sappiamo fare è proprio lì nella pagina. Tutto quello che devi fare e imparare a vedere gli schemi, e questo fortunatamente non è stato difficile per me – questo è ciò che fanno anche gli scienziati, solo che qui hai bisogno di raccogliere i dati da solo.

Cosa pensi che serva per avere longevità in una carriera di scrittore? Buonsenso? Divertimento? Qual è la gioia inaspettata che è entrata nella tua vita da una carriera di tale successo?
Be’, in pratica, non ci si ferma. Per quanto riguarda la gioia… Be’, i soldi sono stati buoni. Anche se, francamente, la gioia più grande e inaspettata è stata la serie TV. È stato un viaggio fantastico!

Da dove inizi di solito le tue ricerche? Hai una risorsa di riferimento? C'è stato qualcosa che hai ricercato per i tuoi scritti nel corso degli anni che ha avuto un enorme impatto su di te o su un romanzo o una serie che stavi scrivendo?
Bene, ho iniziato le mie ricerche nella biblioteca dell'università dove lavoravo (ero uno scienziato nella mia precedente vita professionale); non c'era molta scelta nel 1988, poiché Internet in quanto tale non esisteva ancora, e risorse online come DARPANET, Genie, CompuServe non erano realmente organizzate per la consultazione, anche se CompuServe si è rivelato molto prezioso nel tempo, poiché ho incontrato molte persone interessanti che potevano dirmi cose interessanti.

C’è una scena specifica che hai scritto nel corso degli anni alla quale ti senti particolarmente legata? Se non una scena specifica, una trama secondaria che è stata la tua preferita da scrivere?
Be’, c’è una frase in particolare: “La gente scompare di continuo.” (Che, a proposito, non è stata la prima frase che ho scritto.) Si è presentata due o tre mesi dopo aver iniziato a scrivere. L’ho scritta pensando che potesse essere l’inizio di una scena, ma non sembrava esserlo. Così ho alzato le spalle, e ho detto, “Ok, Prologo, allora?” e l’ho attaccato all’inizio della storia. Nonostante le infinite persone online che si consigliano a vicenda  in modo inflessibile di NON scrivere prologhi, perché “editori e agenti li odiano!” e/o “Nessuno legge i prologhi!”. Ricordo di aver pensato, “Oh, scommetto che leggono il mio,” ogni volta che vedevo qualcosa del genere. Sostenuta non solo dalla fiducia in me stessa <cough>, ma da trent’anni di lettura di libri, molti dei quali con eccellenti Prologhi.

Cosa puoi condividere su ciò che stai scrivendo ora? O una pubblicazione imminente?
Sto lavorando al Libro Dieci (ho un titolo, ma non voglio rivelarlo finché non saremo abbastanza vicino alla pubblicazione; non voglio togliergli tutta la novità!). Occasionalmente, sto lavorando al romanzo del primo prequel (la serie da la sua versione di questa storia – scritta essenzialmente sulla base del mio sunto del libro, ma con aggiunte interessanti da parte delle persone della serie – “Blood of My Blood”, che non è male, ma non so che sarà il titolo effettivo del romanzo o no). E di tanto in tanto, lavoro su cose che saltano fuori.

Qual è l’ultimo grande libro che hai letto?
Solo negli ultimi due mesi, Anxious People, di Fredrik Backman, per la narrativa, e per la saggistica The Lost Tomb di Doug Preston (Intendiamoci, leggo sempre, e quasi tutto, così dopodomani la risposta potrebbe essere diversa…).

(X)

sabato 10 febbraio 2024

Una precisazione di Diana Gabaldon su Blood of my Blood

Bene, sono felice di vedere che le persone sono eccitate per il nuovo Prequel (aka “Blood of my Blood), anche se ho capito che alcuni sono preoccupati per l’inclusione di una storia sui genitori di Claire, non scritta da me. Quindi, io la vedo così: 
Sostanzialmente, il Prequel è una collaborazione piuttosto che un normale adattamento. Sinceramente non ho tempo o interesse a scrivere dei genitori di Claire (questo è uno dei motivi per cui sono morti presto nei libri), ma i fan hanno (…sto cercando un termine migliore di “lamentarsi”, che sembra scortese…), em, cortesemente ma con insistenza, chiesto altri racconti sui genitori di Claire. Quindi, data già la strana mescolanza in questo show, ho pensato: perché no? Matt è un bravo scrittore e chiaramente ama questi personaggi - e qualunque cosa scriva per lo show probabilmente non avrà nessuna influenza sul libro (non sto dicendo che non potrei non prendere in prestito una buona battuta, se ne sento una...<g>. ..con il permesso, ovviamente...), quindi non vedo alcun problema reale nel realizzare quella trama. (Per non dire che potrebbe non diventare più complesso in seguito, ma discuteremo di tutto durante la produzione e fonderemo le idee man mano che procediamo.)

domenica 14 gennaio 2024

I buoni propositi di Diana Gabaldon per l'anno nuovo

Se vi state chiedendo se nel 2024 leggeremo il decimo e ultimo libro di Outlander, la risposta di Diana Gabaldon è “sicuramente no”.
In un post pubblicato a Capodanno su Facebook, la scrittrice ha fatto la sua lista dei buoni propositi per l’anno nuovo: prendersi cura della famiglia, della casa (ebbene sì, anche Diana Gabaldon ha bisogno di tende per la cucina), potare le piante del giardino. 
Bel programma, ma cosa dire di quello che interessa di più i fan di Outlander? Ecco quali sono i suoi programmi:
- Lavorare al Libro 10: non lo finirà quest’anno ma andrà parecchio avanti
- Finire la prima bozza del Prequel [dedicato ai genitori di Jamie, n.d.r]: Diana assicura che non avrà le dimensioni dei libri della saga principale, ma più o meno quelle di uno dei racconti di Lord John, per questo è ottimista assicurando che riuscirà a finirlo in breve tempo
- Fare da consulente alla serie tv dedicata al Prequel (Blood of My Blood, n.d.r.)
- Fare da consulente alla Stagione 8 (ultima della serie Outlander)
In proposito, Diana spiega che il lavoro di consulente consiste nel leggere le diverse versioni degli script e vedere il lavoro giornaliero quando iniziano le riprese.
- Scrivere uno script per il Prequel
- Scrivere uno script per la Stagione 8
Anche qui precisa che per scrivere uno script impiega circa tre settimane, mentre scrivere uno dei libri della serie principale le porta via circa tre anni…fatevi i conti!
- Pochissime apparizioni pubbliche.
Programma fitto, non c'è che dire. Noi di Outlanderworld seguiremo i progressi e vi terremo informati di ogni novità. A presto! 
By Outlanderworld

domenica 19 novembre 2023

Diana Gabaldon: Tecniche di scrittura

Qualcuno in un altro sito ha fatto una domanda su uno dei problemi costanti di un autore: come mostrare/gestire le emozioni. Così com’era, avevo appena scritto questo pezzo (insieme a molto testo collegato), e avevo pensato che potesse essere un buon esempio, breve e chiaro. Perciò qui c’è l’estratto, con la nota dell’autore alla fine che spiega la tecnica, per quanti sono interessati.

Estratto dal LIBRO 10 (senza titolo), Copyright 2023 Diana Gabaldon
William rimase immobile, in ascolto mentre si puliva lentamente la fuliggine dalle dita; le foglie e i frutti degli alberi di mele erano scampati all’incendio, ma non alle nuvole di fumo che dovevano essere uscite dal capanno in fiamme.
Chi aveva vissuto lì? Si chiese. Era stato di notte che il posto aveva preso fuoco a causa di una scintilla sconsiderata del camino? O forse un incidente di cucina, in cui la padrona di casa aveva afferrato il suo grembiule in fiamme e, nell’agitazione, lo aveva gettato su qualcosa di infiammabile?
Vagabondava intorno al guscio vuoto della casa, respirando l'aria densa a piccoli sorsi attraverso la bocca. C'era un giardino sul retro, i teneri germogli verdi calpestati e bruciati, anneriti, come le mele, dalla fuliggine.
Dopo un po’, Fraser emerse dagli alberi, uno straccio sudicio in mano che risultò essere il grembiule che William aveva immaginato, di cotonina cosparso di fiori rosa. Era pieno di chiazze, ma non di fuliggine o bruciature; conosceva le macchie arrugginite di sangue secco e, a quella vista, un fremito gli corse lungo la schiena.
«Se ne sono andati,» disse Fraser, piegando l’indumento.
«Le persone che vivevano qui?»
«Nay, loro sono ancora qui. Nella foresta. Gli uomini che li hanno uccisi se ne sono andati. O almeno lo spero,» aggiunse.
«Io… Sì,» disse William. Le sue labbra diventarono improvvisamente fredde, e il suo stomaco era una palla pesante.
In mancanza di una pala, la cosa migliore che potevano fare era disporre i resti (erano arrivati degli animali) nel modo più decoroso possibile, e coprirli di pietre. Un uomo e due ragazzi. 
«Devono aver preso la donna,» disse Fraser, la sua voce cupa. «E le ragazze, se ce n’era qualcuna.»
Un flusso di saliva colpì il fondo della gola di William. Sputò ripetutamente, temendo di vomitare.
«Questo…» Si fermò, deglutì a fatica. «Possiamo… inseguirli? Forse riportala – riportarle - indietro?»
Fraser scosse la testa.
«Le ossa sono spoglie e secche, i corvi hanno preso gli occhi e le parti molli. E l’aria puzza ancora ma le ceneri della casa sono fredde come la pietra. Sono morti da alcuni giorni – forse una settimana. E se i malviventi hanno preso la donna per usarla, probabilmente adesso è morta anche lei.» Abbassò lo sguardo sul grembiule macchiato di sangue, come se lo avesse notato all’improvviso. Esitò per un momento, poi avvolse i lacci intorno all’indumento piegato e lo infilò nella sua borsa da sella.
«Se incontrassimo qualcuno sulla strada o in un'altra casa, forse potrebbe riconoscerlo,» disse. «Avremmo un nome per la famiglia, almeno.»
William annuì, e salì a cavallo, anche se con sua sorpresa le mani gli tremavano ed ebbe qualche problema con le redini.
Anche Fraser montò, ma si fermò per un attimo, le redini in mano.
«Benedetto Michele, Arcangelo,» disse, «difendici in battaglia.». Non era stato detto con particolare forza, ma nel modo in cui si potrebbe parlare faccia a faccia con un conoscente rispettato, e William sbatté le palpebre.
«Sii la nostra protezione contro la malvagità e le insidie del diavolo; possa Dio ammonirlo, preghiamo umilmente; e tu, o Principe delle Schiere Celesti, con la potenza di Dio, getta nell'inferno Satana e tutti gli spiriti maligni che si aggirano per il mondo cercando la rovina delle anime. Amen».
Lanciò un’occhiata a William che riuscì a dire un rapido “Amen!” come risposta anche se la preghiera stessa gli fece formicolare i peli sulla nuca, e non poté fare a meno di guardare indietro mentre si allontanavano, le rovine della casetta nel frutteto immobili e terribili nel sole tranquillo.
Qualcuno doveva gettare nell’inferno gli uomini che avevano fatto questo, pensò.
[Fine della sezione]

Note dell’autrice:
OK, qualcuno in un altro sito stava chiedendo come mostrare (piuttosto che spiegare) le emozioni quando si scrive. Bene, per cominciare, si potrebbe avere più di un'intenzione riguardo all'emozione: a) dimostrare/indicare lo stato emotivo di un personaggio e/o b) far condividere quello stato al lettore.
Io sto facendo alcune cose differenti in questo pezzo:
Primo, abbiamo una scena realmente sconvolgente: qui sta succedendo/è successo qualcosa che dovrebbe suscitare un’emozione forte. Cioè, l’emozione deve avere una base reale; questo è il contesto emotivo della scena, a cui i personaggi stanno reagendo.
Secondo, sto lasciando che il lettore veda e viva la scena attraverso il punto di osservazione e le reazioni di William (lui è il personaggio osservatore; ogni cosa viene raccontata dal suo punto di vista).
Terzo, stiamo confrontando le osservazioni concise e concrete di Jamie (non c'è modo migliore per rendere qualcosa scioccante che mantenerlo breve e schietto) con l'effetto del contesto su William
«Se ne sono andati,» disse Fraser, piegando l’indumento.
«Le persone che vivevano qui?»
«Nay, loro sono ancora qui. Nella foresta. Gli uomini che li hanno uccisi se ne sono andati. O almeno lo spero,» aggiunse.
«Io… Sì,» disse William. Le sue labbra diventarono improvvisamente fredde, e il suo stomaco era una palla pesante.

[NB: quel “Nella foresta” per breve e diretto e scioccante]
Noterete che William non dice molto, ma la sua brevità non è affatto la stessa di Jamie. Lui è davvero sconvolto e traumatizzato, ma fa del suo meglio per controllarsi. Come lo sappiamo? Sta parlando poco, ma stiamo vedendo risposte fisiche, dappertutto: le sue labbra diventarono improvvisamente fredde, e il suo stomaco era una palla pesante.
Cosa che ci porta a…
Linguaggio del corpo. A meno di descrivere effettivamente un'emozione – cosa che si può fare in effetti, di tanto in tanto – comunque di solito è metaforico quando lo si fa ("Era così eccitato che pensava che la parte superiore della sua testa potesse staccarsi", "le parole la stavano soffocando, così tante che cercano di uscire subito, conficcandosi in gola in una piccola massa dura, come una pallina da golf.”) Questo genere di cose.
Possiamo vedere William sentire (e lottare per controllare) le reazioni del suo sistema nervoso autonomo al contesto:
«Devono aver preso la donna,» disse Fraser, la sua voce cupa. «E le ragazze, se ce n’era qualcuna.»
Un flusso di saliva colpì il fondo della gola di William. Sputò ripetutamente, temendo di vomitare.
«Questo…» Si fermò, deglutì a fatica. «Possiamo… inseguirli? Forse riportala – riportarle - indietro?»
E

 “William annuì, e salì a cavallo, anche se con sua sorpresa le mani gli tremavano ed ebbe qualche problema con le redini.”
Ok. Quindi abbiamo bisogno di:
Contesto autentico
Brevità

Linguaggio del corpo (non esagerate)
E il nostro vecchio amico, Dialogo, che qui non solo sta facendo la maggior parte del lavoro di descrizione e costruzione del contesto, ma sta anche mostrando/costruendo la relazione tra i due uomini.
Il penultimo paragrafo fa vedere tutte queste tecniche: reazione fisica e l’immagine (poetica) riassunta: “le rovine della casetta nel frutteto immobili e terribili nel sole tranquillo.” Questa è una di quelle righe in cui ripassi più volte, assicurandoti che a) ti serva ogni singola parola e b) che ciascuna di quelle parole sia la parola giusta. (L'ho fatto e lo sono.)
La cosa interessante è che quella frase finale non è la voce vera di William. Cioè, non è qualcosa che lui sta esplicitamente pensando – ma è sicuramente quello che sta provando, e, con un po’ di fortuna. anche il lettore.

domenica 21 maggio 2023

Diana Gabaldon tra finzione e realtà

Diana Gabaldon, la mente dietro la serie Outlander, parlerà al Santa Fe Literary Festival
Diana Gabaldon, la mente dietro le popolari serie di romanzi Outlander e Lord John Grey, sarà una relatrice di spicco al Santa Fe International Literary Festival, che si svolgerà dal 19 al 21 maggio.
Gabaldon ha parlato con KUNM delle connessioni tra finzione e realtà e delle profonde radici della sua famiglia a Belen, nel New Mexico.
DIANA GABALDON: Mio padre è nato a Betlemme [Belén, NM] ultimo di 13 figli di un importante agricoltore del New Mexico che è morto tre mesi dopo la sua nascita. Quindi, è cresciuto in quella che si potrebbe chiamare una povertà estrema, poiché non avevano abbastanza da mangiare. Finì per essere l'unico membro della sua famiglia ad andare al college e laurearsi e poi in seguito divenne senatore dello stato dell'Arizona.
KUNM: Vorrei che mi parlassi un po' della vita molto diversa che avevi prima di scrivere romanzi.
GABALDON: Ero una biologa e in generale una scienziata. All'età di otto anni, sapevo bene che non dovevo dire ai miei genitori che volevo scrivere romanzi, perché mio padre, a causa della sua educazione e così via, era profondamente conservatore. Avrebbe detto, "Non farlo! Non potresti mai fare soldi in questo modo! Fai qualcos'altro!" Non lo avrei sopportato, quindi non gliel'ho detto. Così, mi sono dedicata alla scienza. Mi piaceva la scienza. Ero brava. Mi è piaciuto. Ma sapevo di dover scrivere romanzi.
All'età di 35 anni, ci pensavo occasionalmente da diversi anni, stavo per iniziare a scrivere un romanzo. Solo per imparare come di faceva. Non perché fosse pubblicato. Non avevo intenzione di mostrarlo a nessuno o di dire a qualcuno cosa stavo facendo, figuriamoci a mio marito perché avrebbe cercato di fermarmi.
KUNM: Beh, per essere onesti con te, la tua serie Outlander ora è un grande successo negli Stati Uniti e persino oltreoceano. Perché pensi che le persone siano così affascinate da storie di romanticismo e fantasia come le tue?
GABALDON: Oh, be’, entrambe sono tipi di storie molto, molto vecchie. Ed è abbastanza ragionevole che entrambe parlino di: cosa siamo? come ci completiamo? cosa cerchiamo nella vita? La maggior parte delle persone è alla ricerca di una relazione stabile, qualunque sia la sua idea, forse vogliono avere una famiglia qualunque forma prenda.
KUNM: Quali connessioni fai personalmente, quando guardi indietro ai tuoi scritti, e cosa sta succedendo attualmente?
GABALDON: Il caos umano è fondamentalmente qualcosa con cui ho a che fare tutto il tempo. E guardate cosa sta succedendo in televisione. Vedi, a parte l'introduzione della tecnologia, le cose non sono cambiate molto. Le persone vogliono ancora lapidarsi a vicenda per aver creduto alla cosa sbagliata. La gente vuole ancora gridare e andare avanti e parlare a vanvera. Voglio dire, guardare la gente in TV che protesta per strada, e così via. Non è così diverso da quello che vedi nella giungla. Il comportamento umano è istintivo, piuttosto che ragionato. È fin troppo facile per le persone abbandonare la ragione e comportarsi istintivamente. E l'istinto è una cosa con una miccia molto corta.
KUNM: Quale pensi che sia il tuo messaggio da portare a casa per chi prende in mano uno dei tuoi romanzi?
GABALDON: Spero che ne traggano il senso dell'innata bontà delle persone. Raggiungo persone che vedono qualcosa nel libro che spesso parla loro a un livello molto profondo e viscerale.
Ho scritto il primo libro, come ho detto, per pratica, non avevo intenzione di pubblicarlo. Quindi, quando venne pubblicato, mi chiedevo come avrebbe reagito la gente. Perché non ho tirato alcun pugno. Ho detto: "Se hai intenzione di scrivere questo libro, devi essere onesta", e così sono stata onesta. E di conseguenza, è un libro molto potente. Ha roba molto scura qua e là. Mi chiedevo cosa avrebbero fatto le persone al riguardo… Avrebbero bruciato il libro? Mi avrebbero messa al bando, ecc.?
Ho ricevuto tantissimi messaggi e lettere da persone che avevano avuto terribili esperienze sessuali… Chi aveva subito stupri, torture o altre cose. Ma quello che tutti hanno detto è stato: "Grazie mille per aver scritto questo". Hanno detto: "È immensamente catartico vederlo affrontato in questo modo così onestamente, e ho potuto vedere me stesso nella storia, e mi ha sollevato dalla mia colpa… Ho capito che non era colpa mia…"
Quindi, è molto commovente quando le persone rispondono in questo modo. Ma non è qualcosa che avrei potuto prevedere che accadesse. Quando scrivi un libro, lo approfondisci nel modo più onesto possibile. E dici la verità.

domenica 28 agosto 2022

Outlander: Diana Gabaldon, Outlander e gli uomini in kilt

Diana Gabaldon ritiene che Outlander abbia "permesso agli uomini scozzesi di rimorchiare più del kilt"
La scrittrice americana ha anche confessato impudentemente che non riusciva a togliersi dalla testa l'immagine di un guerriero delle Highlands neanche quando andò in chiesa, un giorno.
Mentre a Edimburgo riflette sul suo successo, l'autrice di Outlander Diana Gabaldon immagina che la sua serie di libri abbia "permesso agli uomini scozzesi di rimorchiare più del kilt".
La scrittrice americana ha anche fatto una confessione impudente su quale sia il fascino di scrivere di uomini in kilt, ammettendo: «Suppongo che sia l'idea che potresti trovarti contro un muro con lui in un minuto».
Parlando al Festival Internazionale del Libro di Edimburgo, la settantenne scrittrice originaria dell'Arizona ha spiegato come l'ispirazione per Highlander Jamie Fraser - interpretato da Sam Heughan nella serie tv – le sia venuta da un episodio di Doctor Who. E ha ammesso che neanche a messa poteva togliersi l'immagine dalla mente.
Ha detto: «In questo episodio lui (Doctor Who) aveva trovato un giovane scozzese del 1745 ed era un giovane che indossava il suo kilt e ho detto ‘be’, è piuttosto affascinante’. Mi sono ritrovata a pensarci ancora il giorno dopo, in chiesa, e ho pensato ‘be’, vuoi scrivere un libro, non importa davvero dove lo hai ambientato, l'importante è iniziare così ho detto 'bene, Scozia, diciottesimo secolo' e quindi è lì che ho iniziato senza avere nessuna trama, nessuna bozza e nessun personaggio, e non sapendo nulla della Scozia o del diciottesimo secolo.»
«Tutto quello che avevo era questa immagine piuttosto vaga di un uomo in kilt, che è, ovviamente, un'immagine molto potente e avvincente».
Ha aggiunto: «Mi è stato detto che i miei libri hanno permesso agli uomini scozzesi si rimorchiare più del kilt».
L'adattamento televisivo di Outlander è noto per le sue scene di sesso bollenti tra Heughan e la co-protagonista Caitriona Balfe. Lo scozzese ha recentemente parlato dell'importanza di avere un allenatore di intimità sul set per le riprese della sesta stagione.
Ha detto: «Ci siamo trovati un po’ impreparati, sai. Abbiamo dovuto in qualche modo risolvere la cosa da soli. Ora abbiamo qualcuno che è lì per consigliarci, per guidarci e non solo noi, ma anche i membri più giovani del cast».

lunedì 31 gennaio 2022

Bees: Il finale di Bees e il Libro 10

Il finale di ‘Go tell the Bees that I am gone’ e cosa significa per il Libro 10 di Outlander, secondo Diana Gabaldon
Spoiler di seguito su Go tell the bees that I am gone. Non leggete se non volete rovinarvi il finale di Outlander Libro 9.
Le pagine finali del nono libro di Outlander raccontano la pacifica sistemazione di Claire e Jamie sul portico della Nuova Casa a Fraser’s Ridge. Sono circondati dalla famiglia, dagli amici, e dai vicini che stanno celebrando il matrimonio tra Bobby Higgins e Silvia Hardman. Dopo aver combattuto i Lealisti che complottavano sulla sua terra ed essere quasi morto (be’ è morto) durante la Battaglia di Kings Mountain, la principale preoccupazione di Jamie alla fine di Go tell the bees that I am gone è assicurarsi che Claire mangi qualcosa. Ma un imbucato al matrimonio — “un cavaliere su un cavallo grigio” — scuote la scena pastorale nell’ultima pagina. La figura che indossa un tricorno non è altri che il figlio di Jamie, William, che chiede l’aiuto di suo padre. Con un finale sospeso come questo, vuol dire che sicuramente i lettori vedranno Jamie e William unire le forze per salvare Lord John Grey nel Libro 10, sì?
«È sicuramente così», dice l’autrice Diana Gabaldon a The Dipp al telefono.
Quando William arriva e dichiara, «Ho bisogno del vostro aiuto» non c’è mai stato nessun dubbio che Jamie avrebbe scelto di cavalcare accanto a suo figlio per salvare il suo migliore amico da cui si è allontanato. Ma in una serie letteraria dove non si può mai dare qualcosa per scontato – anche qualcosa di ovvio come questo tema per il Libro 10 — è un sollievo avere la conferma da parte dell’autrice. Specialmente se Jamie e William non hanno avuto nessuna interazione diretta in Bees e Lord John Grey è nel disperato bisogno di essere salvato da Ezekiel Richardson, ossia il viaggiatore temporale Mike Callahan.
L’ultima volta che William aveva chiesto l’aiuto di Jamie in una situazione di vita o morte è stato quando era andato a salvare Jane Pocock dalla condanna a morte nel Libro 8, Written in My Own Heart's Blood (Legami di Sangue e Prigioniero di nessuno, nella versione italiana). Ma i due erano arrivati troppo tardi e lei si era tolta la vita. Salvare Lord John, se tutto va bene, avrà maggiore successo dell’ultimo tentativo di padre e figlio. Ma sembra sconfortante dato che presumibilmente non conoscono la localizzazione della barca su cui è prigioniero Lord John e Percy Wainwright potrebbe essere morto avvelenato mentre dava a William informazioni sulla Pallus. Così Jamie e William potrebbero beneficiare di qualche supporto nella forma di altri membri della famiglia Fraser allargata.
Gabaldon non ha voluto impegnarsi dicendo quale altro membro della famiglia potrebbe aiutare Jamie e William nella loro ricerca. Ma ammette, «Non sono sicura come si possano tenere fuori, specialmente Claire e Brianna, ma resta da vedere.»
Anche se Jamie non vede William fino alla fine di Bees, in via confidenziale offre a Brianna la possibilità di passare del tempo con suo fratello a Savannah. E gli ex figli unici di Jamie Fraser hanno stretto un rapido legame tra loro, quindi Bree vorrà sicuramente aiutare William in ogni modo possibile. In più, Lord John è la “persona preferita da Bree — al di fuori della famiglia” (lo ha dichiarato prima di sapere che tecnicamente è stato il suo patrigno per un breve periodo), così vorrà agire sapendo che è in pericolo.
Tuttavia, il terzo figlio di Bree, Davy, è ancora un neonato, e lei potrebbe non essere in grado di viaggiare per dare una mano a trovare Lord John. Ma potrebbe incoraggiare sua madre ad andare… non che Claire abbia bisogno di incoraggiamento. Accompagna quasi sempre Jamie nei viaggi pericolosi e oltre a voler bene e preoccuparsi per Lord John, gli deve un favore (o due). Jamie e Claire hanno avuto un altro litigio appassionato in Bees riguardo a quello che è successo nel letto coniugale con Lord John. Ma questo potrebbe mettere Jamie in una predisposizione d’animo migliore per accettate che Claire si unisca a lui. Dopo tutto, con la vita di John a rischio e un paio di libri da questa trasgressione accidentale, Jamie dovrebbe essere disposto a lasciare che il passato sia passato… se non completamente per il bene di John, per quello di William di Brianna e di Claire.
Comunque, questi sono dettagli nella trama di William e Jamie nel Libro 10 che neanche l’autrice conosce completamente. A settembre 2021 Gabaldon ha scritto su Facebook di aver cominciato a scrivere il decimo e (molto probabilmente) ultimo libro nella serie principale di Outlander. Ma da allora le cose sono state un po’ impegnate.
«Ho solo pezzi del libro al momento,» dice. «Dal lancio del Libro 9, non ho avuto tempo per pensarci, per così dire, così ci sto solo provando. Quando saltano fuori piccoli frammenti li scrivo, ma non ci sto lavorando in modo concentrato, per ora.»
Il rapimento di Lord John è aggrovigliato a così tante trame che dovranno essere approfondite nel Libro 10, in particolare con Richardson.  Ma se c'è un lato positivo nel fatto che Lord John è stato lasciato in una posizione così pericolosa alla fine di Bees, è che il suo rapimento è la cosa che finalmente unirà Jamie e suo figlio nel Libro 10.

giovedì 2 dicembre 2021

Outlander: i progetti nel cassetto di Diana gabaldon

Diana Gabaldon rivela maggiori dettagli su Go tell the bees e i piani per il decimo romanzo di Outlander
Il nono libro di Outlander è appena arrivato sugli scaffali, ma l’autrice si sta già muovendo verso il prossimo progetto.
Diana Gabaldon ha rivelato di cosa si sta occupando ora che il nono romanzo ‘Go tell the bees that I am gone’ è finalmente sugli scaffali
Il nuovo libro di Outlander ha già ricevuto un'accoglienza calorosa, ma l'autrice sta andando avanti con alcuni nuovi progetti entusiasmanti.
Anche se sono passati sette anni da quando l'ultimo libro Written in My Own Heart's Blood (Legami di sangue e Prigioniero di nessuno, in italiano), è stato pubblicato nel lontano 2014, i fan sono entusiasti del fatto che Diana sembra puntare tutte le armi sul fronte della scrittura.
L'autrice di Outlander, che in precedenza aveva preso in giro il suo amico George R..R Martin per non aver scritto abbastanza velocemente, ha rivelato cosa ha intenzione di fare dopo.
Dopo aver confermato di essere nel bel mezzo della scrittura del decimo e ultimo libro della serie, ancora senza titolo, Diana ha detto a Parade.com: «Sto anche lavorando a un prequel ufficiale che tratta dei genitori di Jamie Fraser e della precedente Insurrezione giacobita del 1715.»
È una notizia entusiasmante per i fan dei libri, che già sapevano dei piani per il nuovo prequel, ma l'aggiunta di ulteriori informazioni sull'argomento e le notizie che riguarderanno ancora una volta l’attività giacobita saranno sicuramente ben accolte.
Sia Brian che Ellen rimangono personaggi popolari, anche se poco visti, sia nei libri che nello show, con Jamie che chiede persino a Claire di nominare il loro primogenito come suo padre.
Molti stanno già ipotizzando quali altri personaggi popolari potrebbero apparire.
Per quanto riguarda il decimo libro, la scrittrice sessantanovenne ha già in mente la scena finale, ma ha affermato che deve ancora capire completamente come arrivarci.
Appassionata lettrice Diana, che ha anche rivelato che il prossimo libro che intende leggere è "Go Tell The Bees", ha offerto alcuni consigli per i libri che ama come The Starless Crown di James Rollins, il suo più atteso per il 2022.
Quando le è stato chiesto quali fossero i suoi libri preferiti di tutti i tempi, ha aggiunto che la serie di romanzi storici nautici Aubrey-Maturin di Patrick O'Brian ambientati durante le guerre napoleoniche sono quelli che ama.
Parlando in un'intervista alla televisione americana, ha anche parlato della risposta a quell'annosa domanda: quale dei suoi libri è il suo preferito.
Ha detto: «È quello su cui sto attualmente lavorando perché è quello di cui non so ancora tutto».

giovedì 15 aprile 2021

Bees: Annunciata la data di uscita in America

La casa editrice statunitense Penguin Random House ha reso nota la data di pubblicazione del nono e penultimo libro della saga di Outlander. Il 23 novembre 2021 l'attesa dei fan finirà... almeno per quelli americani e in Uk! 
Il titolo del romanzo, Go Tell the Bees That I Am Gone (abbreviato: Bees), si ispira a un'antica usanza celtica, secondo cui bisogna sempre dire alle api quando c'è una nascita, una morte o quando qualcuno se ne va, altrimenti voleranno via. 
Nell'ottavo libro 'Written In My Own Heart's Blood' (nella versione italiana Legami di Sangue e Prigioniero di Nessuno n.d.r.) abbiamo lasciato Jamie e Claire intenti a riscostruire la loro casa e la vita a Fraser's Ridge, dopo la parentesi che li ha visti coinvolti nelle principali vicende della Rivoluzione Americana. Secondo le prime anticipazioni della trama, Bees ritrova i nostri amati personaggi da questo punto, nel 1779, riuniti alla figlia Brianna, a suo marito Roger e ai loro bambini, che hanno riattraversato le pietre per sfuggire ai pericoli e alle insidie del XX secolo. Nel frattempo nel North Carolina le tensioni politiche sono molto forti e Jamie sa bene che la lealtà dei suoi coloni è divisa tra la fedeltà al Re e gli ideali di libertà che la Rivoluzione porta con sé. Non passerà molto prima che la guerra arrivi alla sua porta. Dovrà fare ogni sforzo per tenere al sicuro la sua famiglia e coloro che sono sotto la sua responsabilità... stiamo parlando di James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser dopo tutto! Ma come abbiamo imparato in tutto questo tempo, l'amore che lega Jamie e Claire è in grado di superare qualsiasi ostacolo.
In attesa di avere novità anche sulla versione italiana, per chi non vuole perdersi l'uscita americana Go Tell the Bees That I Am Gone è già disponibile per il preordine qui:
.

sabato 12 settembre 2020

Bees: Pig Latin

IMETAY RAVELERSTAY ANUALMAY, ONSERVATIONCAY OFWAY ASSMAY N NRG 
“Un manuale per viaggiatori nel tempo?” chiese Roger, guardandola di sbieco. Brianna aveva il viso arrossato e mostrava una linea profonda tra le sopracciglia, ma nessuno dei due sminuiva il suo fascino. 
Lei annuì, guardando la pagina ancora accigliata.
“Ho avuto un’idea e volevo metterla giù prima di dimenticarla, ma-”
“Non vuoi rischiare che qualcuno la trovi per caso e la legga,”, finì lui per lei.
“Sì. Ma deve essere anche qualcosa che i bambini – Jemmy, almeno – possano leggere, se necessario.”
“Quindi raccontami la tua preziosa idea,” propose, e si sedette, molto lentamente. Era stato in sella dall’alba al tramonto negli ultimi tre giorni, e provava dolore dal collo alle ginocchia.
“Così non sai niente del Pig Latin,” disse, guardandolo scettica. “Cosa ne sai del principio di conservazione della massa?”
Chiuse gli occhi, e minò la scrittura su una lavagna.
“La materia non si crea e non si distrugge,” disse e aprì gli occhi. “È questo?”
“Ben fatto.” Gli diede un colpetto sulla mano; poi notò il suo stato: sudicia e curva in un mezzo pugno, le sue dita rigide per aver stretto le redini. L’attirò sul suo grembo, distese le dita e cominciò a massaggiarle.
“La definizione completa dice, “La legge di conservazione della massa afferma che per ogni sistema chiuso a ogni trasferimento di materia ed energia, la massa del sistema deve rimanere costante nel tempo, dato che la massa del sistema non può cambiare, così la quantità non può essere né aggiunta né sottratta.”
Gli occhi di Roger erano mezzi chiusi in un misto di stanchezza ed estasi.
“Dio, è piacevole.”
“Bene. Perciò quello che stavo pensando è questo: i viaggiatori nel tempo sicuramente hanno una massa, giusto? Perciò che si muovono da un’epoca all’altra, questo non significa che il sistema è temporaneamente sbilanciato in termini di massa? Voglio dire, il 1779 ha 192 chili di massa in più di quanto dovrebbe avere – e di converso il 1983 ha 192 chili in meno?
“Pesiamo tanto tutti insieme?” Roger aprì gli occhi. “Ho sempre pensato che ognuno dei bambini pesasse tanto, da solo.”
“Sono sicura di sì” disse sorridendo, ma non volendo perdere il filo dei suoi pensieri. “E ovviamente sto facendo l’ipotesi che la dimensione del tempo sia parte della definizione di ‘sistema’. Ecco, dammi l’altra.”
“È anche sudicia.” Lo era, ma lei semplicemente prese un fazzoletto dal petto e pulì la mistura di grasso e sporco dalle sue dita. “Perché hai le dita tanto unte?”
“Se stai spedendo qualcosa come un fucile attraverso un oceano, lo imballi nel grasso per evitare che il sale e l’acqua lo corrodano.”
“Beato Michele difendici,” disse, e nonostante il fatto che lo intendesse davvero, lui rise del suo accento gaelico bostoniano.
“Va tutto bene,” la rassicurò, trattenendo uno sbadiglio. Sono al sicuro. Va avanti con la conservazione della massa; sono affascinato.”
“Certo che lo sei.” Le sue dita lunghe e forti esploravano e strofinavano, tirando le sue articolazioni ed evitando – per la maggior parte – le sue vesciche. “Quindi – ricordi il grimorio di Geillis, giusto? E la registrazione che fece dei corpi che furono trovati dentro o vicino ai cerchi di pietre?”
Questo lo svegliò.
“Lo ricordo.”
“Bene. Se sposti un pezzo di massa in un periodo di tempo diverso, forse dovresti bilanciarlo rimuovendo un pezzo differente?”
Lui la fissò, e lei distolse lo sguardo, tenendo ancora la sua mano, ma non massaggiandola più. I suoi occhi erano fissi, in attesa. 
“Stai dicendo che se qualcuno attraversa un – un portale – qualcun altro di questa epoca deve morire, per mantenere l’equilibrio, giusto?”
“Non esattamente.” Fece una sintesi del suo messaggio, più lentamente ora. “Perché anche se muoiono, la loro massa è ancora qui. Sto quasi pensando che forse è questo che impedisce loro di passare, tuttavia; sono diretti in un’epoca che… che non ha spazio per loro, in termini di massa.”
 “E… non possono attraversare e questo li uccide?” Sembrava esserci qualcosa di illogico, ma il suo cervello non era in condizione di dire cosa.
“Neanche quello, esattamente.” Brianna alzò la testa, in ascolto, ma qualsiasi cosa ascoltasse, il suono non si ripeté, e lei andò avanti, piegando la testa per guardare il suo palmo. “Amico, hai – grosse – vesciche. Ma pensaci; la maggior parte dei corpi nei ritagli di notizie di Geillis non erano identificati e per lo più indossavano abiti strani.
Lui la fissò per un momento, poi, sottrasse la mano e la fletté con attenzione
“Quindi tu pensi che loro vengano da qualche altra parte – qualche altra epoca – e hanno superato le pietre ma poi sono morti? 
“O,” disse dolcemente. “Sono arrivati da questa epoca, ma sapevano dove stavano andando. O dove pensavano di andare, perché chiaramente non ce l’hanno fatta. Perciò, capisci…”
“Come hanno scoperto che era possible?” finì per lei. Guardò il suo quaderno. “Forse più gente di quanto pensi legge il Pig Latin.”

mercoledì 22 luglio 2020

Outlander: Diana Gabaldon e il fantasma di Jamie

8 cose che abbiamo imparato sul fantasma di Jamie, direttamente dall’autrice di ‘Outlander’ Diana Gabaldon
Diana Gabaldon risponde alle varie domande dei suoi lettori sulla popolarissima serie Outlander da decenni, ma l’unica cosa di cui i fan parlano continuamente è il fantasma di Jamie Fraser
Penserete che l’autrice che ha riposto alla mia richiesta di una chiacchierata mentre era fuori città in visita alla figlia, sia nauseata dall’argomento, ma grandi notizie: ciò non potrebbe essere più lontano dalla realtà. Gabaldon è più che felice di parlare del misterioso, mitico fantasma che ha creato. Anche se ne parla da oltre 25 anni.
Abbiamo deciso di sentirci quando sarebbe tornata a casa a Scottsdale, in Arizona, e quando le ho detto che l’avrei chiamata dalla East Coast, lei ha cortesemente spiegato le regole dell’ora legale del suo Stato. “L’Arizona non ha l’Ora Legale, così il resto del paese si muove avanti e indietro intorno a noi due volte all’anno,” ha scritto in un’email.
Ha anche messo a disposizione la sua linea fissa nel caso in cui il suo cellulare non avesse funzionato. “Ho appena preso un nuovo telefono e non ho ancora fatto nessuna chiamata,” ha detto.
La sua attenzione ai dettagli e una pianificazione ponderata e provvisoria non sorprenderanno i fan di Outlander. E anche la sua disponibilità a parlare del libro e dei personaggi che ha creato non sarà un trauma.
Gabaldon è un libro aperto quando si arriva al suo libro; è molto impegnata con i suoi fan. Usa Twitter e Facebook e mette anche il suo indirizzo email sul secondo; partecipa a eventi con i fan; mantiene aggiornato il suo sito internet; e passa il tempo su TheLitForum.com, di cui, fa notare, è membro anche da prima che scrivesse Outlander.
Il buon senso vi direbbe che non c’era modo che Gabaldon divulgasse qualcosa che avrebbe anticipato il suo finale di Outlander dopo quasi 30 anni di lavorazione, ma è stata capace di approfondire i pochi indizi che ha già dato ai fan, e intanto, ha dato anche dei nuovi spunti di riflessione. 
Qui c’è tutto quello che ho imparato sul fantasma di Jamie, dalla creatrice del fantasma di Jamie in persona.
1. Lei non conosceva l’identità del fantasma… all’inizio
In precedenza, Gabaldon ha raccontato ai un fan che non sapeva che Jamie fosse il fantasma quando ha scritto dell’apparizione la prima volta. “Come tutti gli altri, pensavo “Chi è questo fantasma? Che sta facendo qui?” mi dice ridendo.
(Inoltre, giusto per promemoria: Gabaldon ha rivelato in precedenza che il fantasma che Frank Randall ha incontrato nella Inverness del 1946, in Scozia è, sicuramente, Jamie Fraser, e ha confermato che spiegherà come il fantasma di Jamie si inserisce nella storia principale nel decimo e ultimo libro di Outlander. Oh, e ha confermato che Jamie non può viaggiare nel tempo.)
L’intento iniziale del fantasma, dice, era di aggiungere un po’ di mistero alle pagine iniziali di Outlander prima del viaggio nel tempo.
Immaginando, come ha fatto lei, che “i fantasmi siano ovunque” nelle Highlands (è un paesaggio davvero infestato sotto moltissimi aspetti,” dice) Gabaldon ne ha aggiunto uno alla sua storia, per creare un po’ di conflitto.
Dopo aver visto il fantasma guardare Claire attraverso la finestra, Frank è spinto a chiedere a Claire di una potenziale infedeltà che potrebbe esserci stata nei loro anni di separazione durante la Seconda Guerra Mondiale. È ironico, ovviamente, perché Claire non ha tradito Frank con uno scozzese nel 20° secolo, ma sposa uno scozzese – mentre è ancora sposata con Frank – nel 18° secolo. “Se hai un triangolo, la prima cosa che ti chiedi è come finirà,” dice Gabaldon a proposito di Claire, Frank e Jamie.
Comunque, Gabaldon non aveva nessuna identità per questo scozzese “nel momento in cui ho scritto la scena” mentre il primo romanzo continuava a prendere forma, dice “divenne assolutamente ovvio in breve tempo chi era” – James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser.
2. Claire non ha mai fatto il collegamento tra il Fantasma & Jamie
Gabaldon pazientemente si prede il tempo per rispondere alle domande dei fan – anche quando è impegnata a scrivere i suoi romanzi – ma c’è una domanda di cui è un po’ stanca. “Perché Claire non riconosce Jamie quando va indietro nel 18° secolo?”
Lei ha chiarito ripetutamente che solo Frank ha visto quel “gran tipo” del fantasma.
“Abbiamo sentito solo la descrizione di Frank come di un highlander in kilt,” dice. “Ma dopo questo, entrambi lasciano cadere la conversazione.”
Non avrebbe senso che Claire affrontasse con Jamie la questione del fantasma, visto che... be’: “Lei non ha mai visto il fantasma!” Gabaldon continua: “Perché [Claire] dovrebbe dire, ‘Oh, sai una cosa? Sei mesi fa, il mio ex marito Frank ha avuto un inquietante sfioramento con un fantasma in tenuta delle Highland, eri tu?’”
Perciò considerate chiusa la cosa: Claire non riconosce Jamie nel 18° secolo perché non lo ha mai visto prima. Fine!
3. I sogni di Jamie potrebbero avere a che fare con il fantasma
Quando chiedo a Gabaldon di qualche potenziale legame tra quello che lei descrive come “sogni semi-chiaroveggenti” di Jamie e il suo fantasma, lei parla liberamente. “Per Jamie, forse la morte è solo una continuazione del suo sogno,” mi dice l’autrice. 
Ma velocemente aggiunge, “Forse. Non sto dicendo che sia vero… [ma] i suoi sogni probabilmente sono parte della parte di lui che potrebbe essere un fantasma alla fine.” Questo perché insinua che l’anima fantasma di Jamie contiene la sua personalità, che comprende la sua capacità di vedere nel futuro.
“L’anima sopravvive alla morte,” dice. Cosa che ci porta a…
4. Jamie potrebbe avere “faccende in sospeso”
Un avvenimento comune nelle storie di fantasmi che lo spirito ha alcune questioni finali di cui occuparsi sulla terra prima di trovare la pace nell’aldilà. Gabaldon suggerisce che il Fantasma Jamie potrebbe avere alcune “faccende incompiute” ma mantiene questo indizio quanto più criptico è possibile
Così è come Gabaldon descrive una possibile ragione per cui Jamie sta sulla terra come fantasma: “Probabilmente, è stato sollevato dalle cose peggiori mentre stava morendo” – le “cose peggiori” significa, in sostanza, che i suoi peccati mortali sono stati perdonati durante il passaggio per diventare immortale.
Quando muore, continua, è sollevato anche da “qualsiasi faccenda in sospeso abbia,” poi aggiunge: “Supponendo che non abbia cose in sospeso a questo punto, che potrebbe essere, capisci.”
Quindi, ha faccende in sospeso o no?! E quali sono? E se sì, sicuramente avranno a che fare con Claire. Giusto??
5. Ci sono alcuni indizi sul Fantasma nei libri – ma non aspettatevi che lei ve li spieghi
In Dragonfly in Amber,* Jamie dice dovesse “sopportare duecento anni di purgatorio” per ritrovare Claire. Quando chiedo a Gabaldon se questo è un indizio di come chiuderà la storia di Outlander, risponde “Questo non posso dirtelo.”
Lo stesso riguardo alla sua età. Ha rivelato a The Outlander Podcast che il fantasma di Jamie ha 25 anni e molti fan hanno teorizzato che la sua età potrebbe avere qualcosa a che fare con la Battaglia di Culloden dal momento che Jamie aveva circa 25 anni durante quel combattimento.
Gabaldon mi dice che non spiegherà cosa può significare quell’età, ma non scoraggia i fan dal fare supposizioni su questo fatto. “Voglio dire, questa è l’età che ha, ma mi sta bene se a loro fa piacere riflettere sul perché,” dice
Per quanto riguarda indizi futuri, Gabaldon ha detto in un tweet che il fantasma non farà nessun’altra apparizione fino alla fine della serie di libri. E non ha non ha voluto rivelare a The Dipp se ci sarà qualche altro indizio sul fantasma nei libri in arrivo – Go Tell The Bees That I Am Gone e il decimo libro senza titolo.
Ma, lei sa che se metterà qualsiasi riferimento, i suoi fedeli fan probabilmente non si perderanno nulla.” Potete scommetterci.
6. Non ha visto nessuna teoria dei fan che ci abbia azzeccato.
Parlando di queste teorie dei fan, Gabaldon non è timorosa di mettere in moto il suo account Twitter per confutarli, come quando la detto che Jamie non si è reincarnato. Un’altra volta dopo che il britannico Express aveva raccolto la teoria di Asmortica che il fantasma aveva qualcosa a che fare col fatto che Claire era nata nel 18° secolo, Gabaldon scrisse su Twitter che “neanche una parola” era vera.
Le chiedo se ha visto qualche teoria sul fantasma di Jamie che era vicina a quello che lei ha immaginato per la fine. La sua risposta? Un semplice “No davvero.”
Dice di aver letto la sua parte parte di WAG (wild ass guesses "congetture del cavolo") su TheLitForum e ogni volta che esce nuovo materiale, dice che i fedeli"inizieranno a provare a intrecciarlo in una ragnatela che non esiste ancora".
Ma non lasciate che la sua risposta vi scoraggi; Gabaldon ammette di essere del tutto consapevole dell’effetto che i suoi scritti, e l’andamento della storia, hanno sui fan. “È come far cadere un masso molto grande in uno stagno. Hai un sacco di increspature luccicanti e onde da fermo e cose del genere. Una volta che la pietra è stata lasciata cadere, non cessa di avere effetti,” dice.
Lei lascia cader massi letterari figurativi nei suoi libri di per sé, ma, “Sicuramente capisco quale effetto potrebbero avere sui lettori. Inoltre, è abbastanza saggia da sapere che qualsiasi pietra o masso che cade al di fuori dei suoi libri farà sì che i fan raddoppino gli sforzi sulle teorie, su cui dice: "Più potere a loro!"
7. La storia del fantasma sarà risolta in un epilogo
Gabaldon non ha detto specificamente che il decimo libro avrà un epilogo, come A Breath of Snow and Ashes** (che ne ha due), ma ha chiarito che la spiegazione del fantasma sarà una riflessione finale dopo che la storia principale si sarà conclusa.
Riprendendo un suo tweet del 2018, mi dice, “Non posso dire che [la scena finale del fantasma] non sia una parte della trama del libro, ma non è una parte lineare di quello che succede prima.” Chiarisce ulteriormente, “Non sto dicendo che non è importante, ma non sembra avere effetti sulla trama mentre va avanti.”
Per quanto riguarda il finale principale? Gabaldon ha dichiarato, “L’ultimo libro avrà un lieto fine, anche se mi aspetto sicuramente che lascerà i lettori in un fiume di lacrime, comunque.” Il fantasma sarà appunto la ciliegina strappalacrime sulla torta.
8. Sam Heughan sa del fantasma “Per una specifica ragione”
Oltre a Gabaldon ci son due persone che sanno effettivamente perché il fantasma di Jamie si trova nel 20° secolo: la star di Outlander Sam Heughan (lui interpreta Jamie, ma non devo dirvelo io) e l’originario responsabile dello show Ronald D. Moore. Lei gli ha mostrato la scena finale del fantasma “per una specifica ragione,” mi dice, “che non ti dirò”. Dannazione.
Ma neanche Heughan e Moore sanno cosa succede prima del momento finale del fantasma. Per quanto riguarda il vero finale, Gabaldon dichiara, “Lo so solo io.”
(*) L’amuleto d’Ambra e Il Ritorno nella versione italiana
(**) Nevi Infuocate e Cannoni per la Libertà nella versione italiana

sabato 12 ottobre 2019

Outlander: Diana Gabaldon autrice di un episodio della nuova stagione

L’autrice di Outlander Diana Gabaldon sta scrivendo un episodio della stagione 5 della serie Starz.
Alcune volte è meglio andare direttamente alla fonte.
L’autrice Diana Gabaldon ha rivelato ai fan di Outlander che sta scrivendo un episodio della stagione 5 del dramma di Starz, che ritorna a febbraio. Dopo che il produttore esecutivo Matthew B. Roberts aveva inviato un tweet impudente a Gabaldon in merito a trovare il tempo “per fare qualcos’altro” oltre a scrivere “Go Tell the Bees That I Am Gone” – il nono libro della sua saga best seller – l’autrice ha risposto con l’ammissione che sì, era riuscita a trovare il tempo per scrivere un episodio.
Questa, naturalmente, è giunta come una buona notizia per i fan, che si sono rallegrati alla possibilità che Gabaldon scriva di nuovo per la serie. (L’ultimo copione che ha scritto per Outlander era l’episodio 11 della stagione 2, intitolato “La vendetta è mia”). Comunque, Gabaldon è veloce a ricordare alla gente che a lei piace non avere nessun trattamento speciale. Quando uno dei suoi follower ha commentato su Twitter, “Probabilmente sarà il migliore e più coerente episodio della stagione,” Gabaldon ha replicato, “TUTTI gli episodi passano attraverso più riscritture, durante le quali altre persone oltre all’autore originale possono aggiungere o cambiare cose.”
Inoltre, Gabaldon ha già guadagnato il suo primo bravo dalla star Caitriona Balfe. “Ed è (nessuna sorpresa) un episodio brillante… non vedo l’ora di condividere le riprese questa settimana…” ha twittato. Gabaldon ha risposto, “Mi fa piacere che ti sia piaciuto finora!”
Ha anche condiviso una battuta dal suo episodio 5 su Twitter – solo perché è stata tagliata. “Voltaire non ha mai scavato una latrina in vita sua,” era la battuta – probabilmente riferita a qualcuno che non sembra essere contento del lavoro manuale (o qualcosa di disgustoso) che deriva dalla vita nelle lande selvagge.
(X)

mercoledì 17 aprile 2019

Outlander Stagione 5: Le prime immagini

La Droughtlander non è ancora finita, ma qui c’è qualcosa per aiutarvi a sopravvivere. Martedì, Starz ha rilasciato una nuova foto di Jamie (Sam Heughan) e Claire (Caitriona Balfe) dalla quinta stagione di “Outlander”, la cui produzione è appena cominciata in Scozia.
Nello scatto, i due sono affascinanti in verde mentre si fissano negli occhi vicino a un carro a Fraser’s Ridge, la loro nuova casa nell’America coloniale. Delirio.
“Nella Stagione 4, la decisione di Jamie e Claire di rimanere nel Nuovo Mondo cambia il corso della loro vita insieme”, dice in una dichiarazione il produttore esecutivo Matthew B. Roberts. “Dopo essere stati colpiti dalla bellezza delle lande desolate del Nord Carolina – selvagge e incolte – scelgono di chiamarla casa: Fraser’s Ridge. Tuttavia, quello che è un ‘sogno’ per qualcuno è un ‘incubo’ per altri. Essendo al centro della nascita dell’America è una faccenda spesso sanguinosa, violenta e straziante. Ora, nella Stagione 5 il dovere di Jamie e Claire non è solo verso quelli che amano, ma verso la comunità di coloni che forma parte del sempre crescente Clan Fraser.”
La Stagione 5 consisterà in 12 episodi ed è basato si “The Fiery Cross,” (n.d.r. La Croce di Fuoco e Vessilli di Guerra nell’edizione italiana), il quinto libro della serie best seller di otto libri di Diana Gabaldon. Starz ha anche rinnovato “Outlander” per la Stagione 6, perciò c’è decisamente di più in arrivo.
Qui c’è il sunto ufficiale della Stagione 5 da parte di Starz:
I Fraser del Ridge sono qui! La quinta stagione di “Outlander” vede la continuazione delle avventure della famiglia Fraser, mentre attraversano le prove e le tribolazioni della vita nell’America coloniale. Stabilire una casa nel Nuovo Mondo non è per niente un compito facile – e proteggerla si dimostra anche più difficile – in particolare nelle zone isolate del Nord Carolina, in un periodo di drammatici disordini sociali e politici. Come Claire sa fin troppo bene, amici, vicini e compatrioti stanno inconsapevolmente marciando verso la Rivoluzione, con i membri delle classi elitarie dominati che lottano per soffocare l’allarmante corrente sotterranea di malcontento innescata dal Movimento dei Regolatori. Contro questo scenario, che presto annuncia la nascita della nuova nazione americana, Claire e Jamie sono costretti a chiedere a sé stessi quanto lontano vogliono arrivare per proteggere la loro casa, e pregare che non ci sia alcun motivo per accendere la “croce di fuoco” un’antica chiamata alle armi scozzese.
(X)

giovedì 11 aprile 2019

Diana Gabaldon: la storia della First Lady di Lallybroch

Dalla finestra della suite dell’hotel di Diana Gabaldon a Edimburgo c’è una vista panoramica di Arthur’s Seat, ma lei non ha bisogno di fissare lo sguardo su di esso e memorizzare. Il panorama scozzese già fornisce lo scenario al suo universo multidimensionale Outlander, il fenomeno letterario che è cominciato con niente più di un racconto per esercizio.
Seduta su un divano di schintz, la sua camicia stravagante è più Arizona che Ardnamurchan, e la sua scelta di qualcosa per bagnarsi le labbra non è whisky, Irn Bru o anche acqua che scorre da un limpido ruscello delle Highlands.
Gabaldon potrebbe essere qui per ricevere un premio per il Contributo Internazionale al Turismo Scozzese da parte di VisitScotland, ma c’è una rinfrescante assenza di una trasognata sdolcinatezza quando parla della Scozia.
Lei non ha bisogno di convincerci – i numeri parlano da soli.
Il documento di VisitScotland 'Outlander Effect and Tourism' (n.d.r Effetto Outlander e Turismo) ha mostrato che le attrazioni usate nell’adattamento televisivo dei romanzi (otto e continuano a crescere) hanno visto i numeri crescere del 67% tra il 2013 e il 2017, da 887.000 a 1,5 milioni. Perciò qualsiasi cosa la Scozia le abbia dato in termini di ispirazione letteraria, lei ha ripagato con notti in hotel e biglietti venduti.
Come molti colossi culturali, Outlander ha cominciato in maniera modesta. La dottoressa Gabaldon, una professoressa universitaria con una laurea in Zoologia e Biologia Marina e un PhD in Quantitative Behavioural Ecology, stava pensando di scrivere un racconto.
Non avendo problemi a mettere insieme diverse migliaia di parole, decise di fare un po’ di pratica prima di imbarcarsi sulla cosa vera. Era orientata verso un racconto storico, ma quando e dove avrebbe dovuto ambientarlo?
Far entrare Frazer Hines in un kilt. PBS America stava trasmettendo gli episodi di Doctor Who, addirittura gli episodi con Patrick Troughton degli anni 60, quando il compagno viaggiatore del tempo era Jamie McCrimmon, un suonatore di cornamusa interpretato da Hines che incontra il Signore del Tempo all’indomani di Culloden.
Con il suo interesse risvegliato e alcune ricerche successive, sembrava che la Scozia del diciottesimo secolo potesse offrire i tempi turbolenti richiesti per il conflitto di cui ogni racconto ha bisogno.
L’unico contatto della Gabaldon con la cultura scozzese era scrivere fumetti per Walt Disney e affrontare il personaggio di Paperon de Paperoni.
“Mentre crescevo a Flagstaff, Arizona, la Scozia non era nel mio radar – per niente,” dice. “Non c’era niente di lontanamente scozzese e la mia famiglia non ha un retaggio scozzese. Non avevo visto neanche Brigadoon!”
Perciò il primo racconto di Outlander è stato creato tra i cactus, nel caldo ustionante del deserto.
La storia comincia subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando un’infermiera dell’esercito, chiamata Claire Randall, è in luna di miele nelle Highlands, ma dopo aver toccato delle pietre finisce indietro nel tempo e nel 1743. Senza vie di fuga, sposa un guerriero chiamato Jamie Fraser. Questa è la versione corta. Con il nono libro, la cui pubblicazione è in programma nel 2019, e una serie di racconti derivati e antologie, è una storia in espansione che, nell’uso contemporaneo, potrebbe essere descritta come una saga scozzese e va ben oltre la descrizione di Gabaldon come “un romanzo storico grande e grosso”.
Lei aggiunge che ha creato il personaggio di Claire una donna inglese come modo per arricchire quel conflitto, perciò forse sa più di quanto da a vedere…. Il primo libro di Outlander è stato scritto alla fine degli anni ’80, da ricerche in biblioteca e attingendo dal computer di amico oltremare, grazie all’embrionale strumento di comunicazione on line come CompuServe.
“Il mio amico David Stanley a Edimburgo mi indirizzò verso autori scozzesi che avrei potuto leggere. Che ci crediate o no il primo che lessi fu Irvine Welsh, che probabilmente è distante dalla mia scrittura, come puoi vedere."
“Avevo letto romanzi gialli e polizieschi per anni, così ero particolarmente attratta dalle procedure di polizia e questo mi portò a Rebus e Ian Rankin. C’è un negozio di libri chiamato The Poison Pen a Scottsdale, dove vivo ora. Io andavo e chievo se avevano qualcosa di Ian Rankin, e loro dicevano, “No, non abbiamo mai sentito di lui.” E io dicevo: “Be’, dovreste!” Abbiamo ordinato questi e molti altri libri. Penso che il proprietario si sia incuriosito sul perché stavo leggendo autori scozzesi di quasi ogni genere.”
Studiava personaggi scozzesi in televisione e continuava ad ascoltare musica tradizionale scozzese. “Scelsi registrazioni dal vivo di band, per sentire le parole tra le canzoni. Cercavo anche fonti di musica tradizionale più antica, particolarmente le ballate, mentre avevo a che fare con la Scozia nel diciottesimo secolo.”
“Quando decisi di ‘lavorare’ in Scozia, se si può dire così, andai a Phoenix perchè c’erano i Giochi delle Highlands. Questo mi ha dato un’idea di quella parte della cultura e sono andata in giro, solo per ascoltare. Se sentivo qualcuno che era davvero scozzese, andavo dritto da loro e chiedevo se potevamo chiacchierare”
Il “libro di prova” divenne realtà – e una cosa di successo, pure. Fu solo quando il secondo libro era in scrittura che Diana e suo marito Douglas pensarono che avrebbero dovuto visitare questa terra lontana che era diventata una parte così grande della loro vita.
“Avevamo preso un volo per Londra e guidato verso nord. Passammo il confine con la Scozia a Carter Bar e io rimasi in piedi davanti al monolite che dice Inghilterra da un lato e Scozia dall’altro. Quando sono arrivata nel lato scozzese e ho visto il panorama, era verde e avvolgente e familiare e sembrava davvero casa.”
Il secondo libro doveva rappresentare Edimburgo piuttosto pesantemente, ma arrivare ad agosto significava che non ci sarebbero state stanze in nessuna pensione. “Finimmo per stare a Dundee,” dice, “e a guidare avanti e indietro tutti i giorni. Immagino che le distanze che copriamo negli US possano essere così grandi che non sono tanto uno sacrifico. Sai come si dice, ‘Per un inglese 100 miglia sono una lunga strada ma per un americano 100 anni sono un lungo periodo’”.
Non dice se la lingua di Dundee fosse incomprensibile, forse per essere garbata dato che mi ha chiesto da dove venivo, ma ricorda di aver provato a trovare una cena a tarda notte in città – non la cosa più semplice da fare nei primi anni ’90.
“La cameriera ci disse che tecnicamente erano chiusi ma pensava di poter trovare qualcosa per noi. Noi dicemmo e dicemmo in segno di scusa, ‘Potete dire che siamo american,’ e lei disse, ‘Aye. Be’ immagino che dovrò lasciarvi fuori allora’.”
Il primo viaggio fu più di una vacanza per un giro turistico e un’occasione per cercare delle location. La gente era la chiave dei libri – i personaggi naturalmente ma anche gli schemi del linguaggio, qualcosa che Gabaldon era determinata a fare nel modo giusto.
“Ho avuto la possibilità di avere padronanza con la moderna struttura delle frasi, che è molto differente nello scozzese rispetto all’inglese.”
“Qualunque sia la disputa accademica se lo scozzese sia una lingua a sé, vedo che è irrilevante per i libri. Provo, per quanto posso, a rappresentare la parlata scozzese il più correttamente possibile, per renderla comprensibile da parte di tutti i lettori. C’è il giusto per renderlo autentico ma autentico per la storia.”
Le storie di amore, le battaglie, gli intrighi e i viaggi nel tempo significavano che Outlander era vincitore certo per lo schermo. Era certo che i libri avevano superato la scala del singolo film e la televisione era il mezzo migliore, con Gabaldon a portata di mano come consulente.
“Per cominciare, ho scritto un episodio, che è stato girato a Drumlanrig Castle. Questa è stata un’apertura di occhi. Ci fu una lunga, prolissa discussione su quale porta dovesse essere usata per un’entrata finché il regista disse, ‘Non mi importa, solo datemi un fuoco in questo caminetto!’
“Improvvisamente apparvero due persone con un metro e delle torce per esaminare il caminetto per essere sicuri di posizionare i fuochi portatili a gas che usano – è più semplice per controllare la fiamma all’esatto livello richiesto. Ero sorpresa nel vedere come ogni dettaglio era stato curato.”
La conoscenza di Gabaldon di ogni aspetto della storia è stato cruciale per tirare fuori la troupe dai buchi che le restrizioni alle riprese in luoghi storici possono portare. Quando Claire era tenuta prigioniera nel castello, prova ad aprire una massiccia porta di mogano con un uncino. Prima dovevano controllare che lo strumento che stava usando fosse storicamente accurato, ma poi c’era la piccola questione che anche la quarta macchina da presa non poteva entrare nello spazio e fare le riprese in primo piano delle mani di Claire che aprivano la porta.
“Mentre tutto questo stava succedendo, qualcuno mi disse che questa era la vera stanza in cui era stato Bonnie Prince Charles mentre era nel castello – e che aveva una porta segreta. Così dissi: ‘Be’, perché non facciamo in modo che Mary arrivi attraverso la porta segreta e la salvi?’ Risolvere questo piccolo dettaglio richiese circa 45 minuti.”
La crescita del numero di attrazioni usate in Outlander è chiaramente un enorme beneficio economico, ma bisogna fare attenzione quando pesanti attrezzature e grandi troupe arrivano in alcune fragili location storiche. “Sì, certamente c’è bisogno di precisi accordi con Historic Scotland si cosa si può o non si può fare.”
Il nono romanzo della serie principale di Outlander, Go Tell The Bees That I Am Gone, apparirà sugli scaffali durante quest’anno. Gabaldon ha detto in precedenza che la serie principale finirà con il Libro 10 – e le sa come finirà.
“Lo so da 15 anni,” dice. “Quando dico che so qual è la scena finale, ma non so esattamente come sarà il decimo libro.”
I fan, con cui Gabaldon comunica regolarmente sui social media, non devono piangere su loro cuscino di Jamie. La fine della serie principale dei libri potrebbe essere in vista, ma l’universo è molto esteso.
“Mentre la storia principale arriverà a una conclusione soddisfacente, non devo lasciare indietro quei personaggi. Ho scritto racconti collegati e racconti concentrati sul personaggio di Lord John – ci sarà almeno un altro romanzo. Ci sarà uno o forse tre libri su Master Raymond. Inoltre, mentre scriverò il libro 10, ci sarà un prequel sui genitori di Jamie Fraser.”
Gabaldon è ancora affascinata da questo periodo. “La Scozia sta certamente attraversando un diverso tipo di turbolenza al momento, ma penso che i grandi romanzi su questo siano lontani.”
Come JK Rowling, la gente prova sempre ad afferrare il suo segreto. Come si crea qualcosa che ha quasi una vita propria?
“Rick Rankin [Roger Wakefield di Outlander] ed io andammo a pranzo e lui mi disse che voleva scrivere, ma non aveva tempo. Gli dissi che nessuno ce l’ha, ma se scrivi per 10 minuti ogni giorno, alla fine dell’anno avrai un breve romanzo. Se non lo fai, non lo avrai. Se vuoi scrivere devi scrivere.”
Quando Outlander è stato sceneggiato per il piccolo schermo, Gabaldon dice che era determinata a far sì che la Scozia fosse la stessa cosa di Claire o Jamie o Murtagh.
Quando le chiesero cosa intendesse con questo, come avrebbe descritto la Scozia se fosse stata una persona, lei si fermo per un bel po’ di tempo. “Be’… qualcuno mi ha chiesto se posso vedere la Scozia riflessa nei miei libri, e io ho risposto che potevo vedere la sua personalità drammatica.”
“Alla sua radice, vedo la Scozia come estremamente onesta, non c’è nulla di infido. Gli scozzesi possono anche di sicuro farsi valere.”
“Tuttavia, ci sono alte montagne, che sono onore e gloria e nobiltà, e poi scendiamo nelle valli glaciali dove ci sono laghi profondi, bui, impenetrabili. La Scozia è una storia completa in sé”
A parte poche fiorettature linguistiche d’autore, Gabaldon va anche dritta al punto ed è incredibilmente realistica. Forse c’è qualcosa di scozzese in lei dopo tutto.
Le Signore di Lallybroch
Le Signore di Lallybroch è un gruppo di fan di Outlander che prende il suo nome dall’immaginaria proprietà dei Fraser nella serie. Contribuisce al restauro del Culloden Memorial Cairn, eretto nel 1881 sul luogo della famosa battaglia. La battaglia è rappresentata nei primi due libri di Gabaldon. Il sito è diventato enormemente popolare con i fan di Outlander che visitano la Scozia.