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domenica 21 giugno 2026

Libro 10: Happy Birthday Lord John

John Grey si tirò su a sedere bruscamente, sentendo grattare la chiave nella serratura. La porta si aprì di scatto e il grande marinaio polacco entrò di traverso reggendo un vassoio.
«Nessuno vi ha mai detto che dovreste bussare prima di entrare nella stanza di qualcuno?» chiese John. «E se fossi stato impegnato in qualcosa che richiedeva riservatezza?»
Non si aspettava una risposta, il che era un bene, visto che non ne ricevette nessuna. Aveva convinto il polacco a farsi dire almeno il nome di battesimo, a forza di incrociare il suo sguardo ogni volta che questi compariva, toccandosi il petto e dicendo "John" in modo molto distinto.
Ci era voluta più di una Settimana, ma un giorno, il polacco aveva messo giù il vassoio, si era toccato delicatamente il petto, e aveva detto in tono burbero, “Mikolaj”. Poi era corso fuori, senza guardare John, lasciandolo con una fugace sensazione di euforia.
Questo non aveva portato a nessun ulteriore scambio di confidenze, comunque, e Mikolaj era tornato alla sua originale faccia di pietra quando portava il vassoio, rimuoveva il vaso da notte e scortava John nelle occasionali passeggiate sul ponte, con il polacco che reggeva la palla di ferro attaccata alla catena alla caviglia di John. Mentre apprezzava la cortesia – se di questo si trattava – questo lo rendeva alquanto nervoso, dato che si era reso conto che qualora Mikolaj, - vuoi per ordine di Richardson, o per semplice irritazione – avesse deciso di lanciare la pesante palla oltre il bordo della nave, lo stesso Grey l’avrebbe inevitabilmente seguita in fondo al mare.
Per il momento, comunque, la loro interazione era limitata alla sistemazione del vassoio sul piccolo tavolo di Grey, e al suo consueto ringraziamento al marinaio. Mentre apriva la bocca per pronunciare queste parole, però, gli venne un’idea e afferrando la manica per impedirgli di andarsene immediatamente, indicò sé stesso dicendo “John”, e subito il polacco, dicendo “Mikolaj”. Poi sé stesso, “Grazie” e ancora una volta indicò Mikolaj, le sopracciglia inarcate in segno di domanda.
La faccia del polacco divenne inespressiva per un momento – o meglio leggermente più inespressiva del solito. Poi le sue labbra si strinsero in modo pensieroso, ma dopo un attimo annuì e disse qualcosa che suonava come “Jenkooyeh”.
Jankooyeh,”disse John e fece un inchino. Il polacco gli fece un breve cenno della testa, si girò e se ne andò.
Be’, suppose di poter imparare a parlare polacco una parola alla volta. Non aveva nient’altro da fare, dannazione…
Diede un’occhiata alla piccola pila di pagine scritte a mano, disposte a croce per separare i documenti:
Una lettera indirizzata a William. Be’, un’altra lettera indirizzata a William. Questa era, la cinquantesima? Sessantesima?
Due fogli di frammenti di poesie, o meglio, di versi burleschi, e si chiedeva perché mai dovessero essere chiamati così. Amava i cani, ma non aveva mai scorto in loro alcun senso dell'umorismo, tantomeno un talento per la rima*.
Una bozza – un’altra – del suo testamento. Nella disposizione delle sue proprietà era leggermente ostacolato dal fatto di non sapere esattamente in cosa consistessero. Possedeva una piccola proprietà a Philadelphia; aveva comprato la casa di Chestnut Street definitivamente – ma visti gli imprevisti della guerra e del governo, non aveva idea se ne fosse ancora il proprietario o se fosse stata requisita dalla Corona come alloggio per i soldati o confiscata dal Congresso Continentale in quanto proprietà di un forestiero nemico.
La sua casa a Savannah probabilmente era ancora in mani britanniche, ma era solo in affitto.
Pensava di avere alcune quote di una miniera di rame in Cornovaglia, ma non aveva idea di dove fosse o in cosa consistesse la sua quota.
Perché non so assolutamente niente dei miei affari? Pensò con rabbia.
Non lo sai perché non ti interessa.
«Be’, non delle case,» disse ad alta voce. «E neanche delle dannate miniere di stagno.» Spinse via il foglio e si appoggiò allo schienale della sedia. Su sua richiesta, Miklolaj aveva fatto aprire l’oblò per luce e aria, e una brezza marina fresca gli scompigliava i capelli e faceva svolazzare i fogli sul tavolo.
Di cosa ti importa?
«Di William,» disse, toccando la piccola catasta di carte. «Di mia madre. Di Hal. Di Minnie e dei ragazzi.»
Il pensiero dei figli di Hal evocò pensieri su Benjamin, e sentì un crampo nelle viscere. Non c’era nulla che potesse fare al riguardo, comunque, e costrinse i suoi pensieri a prendere una direzione diversa.
Di quel dannato scozzese, pensò, e sorrise nonostante tutto. E di Claire, aggiunse per correttezza.
«Oh, e di Brianna, naturalmente.» Il pensiero di quella formidabile giovane donna lo fece sorridere di nuovo, e prese la penna d’oca e un foglio di carta nuovo.
«Mia cara,» scrisse, «non immaginerete mai dove mi trovo — ve lo direi, ma non ne ho idea, essendo l’Oceano Atlantico un Luogo piuttosto vasto. Trovandomi con Tempo a disposizione, penso che divertirò me stesso — e, forse, voi — con il Racconto delle mie recenti Tribolazioni…».
Il suo tentativo di farlo, tuttavia, incontrò delle difficoltà. Essere colpito alla testa e arruolato con la forza aveva il vantaggio dell’azione, ma lo stato di essere rapito, considerato soltanto per il suo effetto drammatico, era piuttosto… be’, non esattamente noioso, ma lontano dall’essere divertente.
Era inoltre limitato dalla consapevolezza che Richardson avrebbe potuto leggere qualunque sua carta in qualunque momento avesse deciso, e quindi forse sarebbe stato meno che prudente dire a Brianna Fraser MacKenzie quali fossero i motivi dichiarati di Richardson, per non parlare della sua opinione personale sull’uomo.
«Folle, e non si lava abbastanza spesso.» Questo lo fece sorridere, anche se la descrizione — se l’avesse scritta — sarebbe continuata con «Maledettamente pericoloso, però.»
Sospirando, mise da parte quella lettera per il momento e tornò a quella per William.
«Mio carissimo figlio…» Al diavolo Jamie Fraser, sei mio figlio tanto quanto — se non più — suo… «Con un po’ di fortuna, non riceverai mai questa…» Idiota. Se non la riceve mai, perché dovrei scusarmi per averla mandata? Ma non è questo il punto — se la riceve, dovrebbe comunicare un senso di scuse, non è vero?
Oh, al diavolo…

*Nota: Nel testo originale per indicare la poesia burlesca viene utilizzata la parola "doggerel",che deriva probabilmente dalla parola dog. Alcuni erimologi suggeriscono che l'associzione avesse una connotazione dispregiativa, nel senso che indica un tipo di poesia triviale, rozza "buona solo per i cani".
Ritratto: Baby's Birthday, di Frederick Daniel Hardy, 1867

martedì 2 giugno 2026

Libro 10: Happy World Outlander Day

E buon World Outlander Day anche a voi!
Ricordo il Publication Day di Outlander il 1° giugno 1991. Era previsto che presentassi il libro in un teatro a Phoenix, un evento sponsorizzato dalla biblioteca locale.
Solo che me ne ero dimenticata, non essendo (ancora) abituata a controllare il calendario per vedere cosa cavolo fare in un determinato giorno…
Fortunatamente, erano stati inventati i telefoni cellulari e mio marito ne aveva uno per lavoro. Eravamo usciti per comprare un letto a castello per la nostra governante (o meglio, per i suoi figli) e stavamo tornando a casa quando all'improvviso squillò il telefono: era la segretaria di Doug che diceva che le persone a teatro si chiedevano se ci avrei messo ancora molto…
Così, nel primo World Outlander Day (per così dire), una Non Ancora Famosa Autrice corse a teatro, indossando pantaloncini e maglietta, per presentare il suo primo libro al mondo (Il pubblico, che sia benedetto, mi aspettò).

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E in chiusura Grazie e Tanti Auguri a tutti voi(!) e un breve estratto da A BLESSING FOR A WARRIOR GOING OUT:
Attraversò la città, scendendo, risalendo e poi ridiscendendo, per arrivare vicino alla baia. Gli andava bene così. Per quanto non amasse stare sull'acqua, la sua vicinanza era spesso rilassante. Da vero uomo di terraferma qual era riusciva comunque a trovare una quiete interiore nel suono regolare dell'acqua che andava e veniva.
«A patto che non debba salire su una [termine in gaelico per dannata] barca,» borbottò, e si diresse a metà pendio per trovare una macchia d’erba e di erbaccia che non sembrasse edera velenosa in cui potersi sdraiare e fare una chiacchierata con Dio.
Crediti dell'immagine: Vera Adxer

domenica 26 aprile 2026

Libro 10: Buon compleanno Mandy

La porta d’ingresso era aperta e Brianna sentì le urla di Mandy – e le grida in gaelico di suo padre – provenire dallo studio prima di raggiungere il portico.
«Che Sam Hill sta succedendo qui?» disse, fermandosi di colpo sulla soglia dello studio. Mandy era rannicchiata a palla sulla scrivania, suo nonno accovacciato in modo protettivo di fronte a lei, armato di una bottiglia di whisky.
« Fuirich air ai!» disse suo padre, alzandosi con urgenza per farle cenno di tornare indietro. «Non metterti sul suo percorso!»
«Il…» Si guardò precipitosamente intorno ma non vide nessuna minaccia. Poi il serpente attorcigliato nell’angolo si mosse come un lampo e scattò tra le sue gambe prima che potesse urlare. Suo padre afferrò Mandy dalla scrivania e la strinse forte, tenendo ancora la bottiglia per difendersi.
«Gaah,» disse Brianna. Il suo cuore stava battendo furiosamente, ma aveva intravisto brevemente la coda del serpente mentre le passava accanto. Deglutì e prese un respiro profondo. Allungò una mano verso suo padre, che riluttante lasciò Mandy nelle sue braccia.
«Se n’è andato, a nighean?»
«Sì. È uscito dalla porta principale. Probabilmente si sta dirigendo verso la Georgia.» Mandy aveva spesso di urlare, ma stava ancora tremando e singhiozzando.
«Va tutto bene, Tesoro,» disse Brianna, dando dei colpetti a sua figlia, e sperando di sembrare rassicurante. «Non è un serpente cattivo.»
«Sì, lo è!» Le braccia e le gambe di Mandy erano avvolte intorno a sua madre.
«Sei sicura?» La voce di suo padre era ferma, ma la sua mano stava tremando e la bottiglia tintinnò quando la rimise sul suo vassoio.
«È un serpente di gopher, Pa’,» disse, nel modo più calmo possibile. «Ti ho detto dei serpenti di gopher.»
«Ha emesso un crepitio contro di noi,» disse guardando l’angolo vuoto con antipatia. «Non lo ha fatto, a leanabh?» chiese a Mandy, che annuì con enfasi. Alzò la mano e la agitò in cerchi violenti sotto il naso di Brianna.
«Chepito, chepito, chepito!»
«È un serpente di gopher,» ripeté Brianna con calma. «Mio pa -» si interruppe con un sussulto. «Un vicino che avevamo una volta mi portava fuori a cercare rane, lucertole e serpenti, e mi ha insegnato come catturarli e - come riconoscerli», aggiunse, inarcando un sopracciglio verso il padre presente, che era impallidito leggermente per la sua gaffe.
«Mmphm,» disse, indicando una riluttante disponibilità a concederle una preparazione superiore. «Ha crepitato, comunque,» aggiunse in tono piuttosto accusatorio.
«Be’, lo fanno,» riconobbe, posando di nuovo Mandy sulla scrivania. «Imitano i serpenti a sonagli, per spaventare chiunque possa fargli del male, Si arrotolano come i serpenti a sonagli -» fece un cenno della testa verso suo padre, «e fregano le squame della coda avanti e indietro, producendo un suono molto simile a quello di un serpente a sonagli; bisogna guardare due volte per essere sicuri che non ci siano davvero dei sonagli. Sibilano anche», disse, e mossa da malizia, sibilò tra i denti incisivi, in modo così convincente che Mandy urlò di nuovo e il padre impallidì e afferrò la bambina.
«Va tutto bene, mo gradh,» disse, e sembrò molto rassicurante. Lui sembrava un po’ meno rassicurato ma lo vide mettere da parte la sua agitazione e prepararsi per la prossima emergenza.
«Dov’è il bambino?» chiese, facendo un cenno della testa in modo pratico alla macchia umida sul suo corpino.
«Con il suo nuovo zio,» disse. «Stanno facendo conoscenza.»
Questo cancellò gli ultimi residui di paura dal viso di suo padre. Appariva ancora diffidente – e non c’era da meravigliarsi, pensò – ma i suoi occhi ardevano, e un senso della sua gioia le toccò pelle.
«Chi è Sam Hill?» chiese Mandy con un’espressione corrucciata.

domenica 8 febbraio 2026

Libro 10: Minnie & Amaranthus

[Nota dell’autrice – nel XVIII secolo un “canapè” (con l’accento sulla “e”) non era un antipasto, ma un pezzo dell’arredamento del salotto – un piccolo divano.]
«Tè, per favore,» disse Minnie alla donna che si era precipitata mentre si faceva strada nel corridoio, scortando l'alta Viscontessa. Come un rimorchiatore che accompagnava un Indiaman in banchina, pensò. «Caldo e con molto zucchero, se ce n’è. Se no, andrà bene anche il miele. Oh – e come vi chiamate, prego?»
«Moira O’Meara», disse la cuoca – perché chiaramente era la cuoca, Rafe non si era lasciato ingannare dal suo grembiule. La sua faccia era rossa, ma aveva una espressione sospettosa. «Voi…ehm…»
«Minerva, Duchessa di Pardloe,» disse Minnie, facendo un cenno con il cappello con tutte la grazia che le circostanze le permettevano. «Questa giovane donna vomiterà o sverrà tra un minuto o due. C’è un divano per svenimenti in questo posto? O almeno una dannata ottomana?»
Così incoraggiata, Mrs. O’Meara fu all’altezza della situazione e afferrò l’altro braccio della Viscontessa, e condusse il terzetto di donne in un salotto piccolo ma perfettamente arredato, che conteneva – grazie a Dio, la donna pesava come un barile di tabacco, o almeno così sembrava – un elegantissimo canapè, con gambe di ebano splendidamente intagliate e un rivestimento di pesante satin nero con ricami in filo d’oro. 
Minnie si sentì allarmata al posto del rivestimento; la Viscontessa stava avendo dei conati di vomito delicatamente, con una mano sulla bocca, ma era o il divano o il pavimento, così la fece sedere sul divano, le spinse la testa senza tante cerimonie tra le ginocchia e disse: «Non vomitate, almeno non finché non avrò trovato un asciugamano. Portate un asciugamano!» urlò verso la porta aperta, attraverso la quale era scomparsa Mrs. O'Meara, con l'intenzione di preparare il tè.
Minnie si guardò intorno, ma la stanza sembrava non avere nulla di appropriato al suo scopo, e con un sospiro, allungò la mano attraverso il taglio della tasca, slacciò una delle sue sottogonne e, uscendone, la spinse – giusto in tempo – sotto il mento della Viscontessa.
Le cose da quel momento in poi furono un po' caotiche, ma un quarto d'ora dopo, Minnie si ritrovò in possesso di un vero e proprio tavolino da tè su ruote, dotato di una teiera fumante – un vero tè cinese, per giunta! – con latte, zucchero, miele e pane tostato imburrato. Due piccoli piatti da portata coperti annunciavano discretamente la presenza di sardine fritte e funghi imburrati. La viscontessa ne sentì l'odore e diventò verde.
«A me piacerebbe una bella sardina fritta,» disse Minnie in tono accattivante a Mrs. O'Meara. «Ma temo che questa giovane donna…»
«Dio tra noi e il Diavolo,» disse la cuoca, e reggendo il piatto con una mano e facendosi la croce con l’altra, riporto le sardine incriminate in cucina.
«Oh, Signore.» Minnie prese un pezzo di pane tostato con miele e sospirò di felicità. «Non ho mangiato nient’altro che gallette e porridge nell’ultimo mese, giuro. Avete mangiato qualcosa a colazione, mia cara?»
Amaranthus — il nome le era finalmente tornato in mente — scosse la testa, con un aspetto di latte rancido.
«Non ho potuto,» disse debolmente. «Quello-» agitò una mano molle in direzione di quello che rimaneva del piatto di portata. «Potreste—»
«Certamente!» Minnie balzò in piedi e afferrò i funghi, che avevano un odore terroso e succulento, ma purtroppo sembravano molli e viscidi a causa del burro, portandoli fuori nell'ingresso e depositandoli sul tavolo della reception, tra una serie di biglietti da visita, che si prese un momento per esaminare attentamente prima di tornare in salotto.
«Proprio non riesco a mangiare comodamente con un cappello, e voi?» chiese in tono discorsivo, togliendo le lunghe spille dal suo elegante chapeau e appoggiandolo sul tavolino da tè. «Perdonate il mio aspetto; sono appena scesa da una nave.»
La giovane donna fissò le colombe impagliate e deglutì, ma non disse nulla. Minnie sospirò tra sé; evidentemente avrebbe dovuto continuare quella conversazione da sola.
«Di quanto siete?» disse allegramente indicando la parte media del tronco di Amaranthus con i resti della sua fetta di pane tostato. «Circa quattro mesi?»
*Ritratto: Five O'Clock Tea, David Comba Adamson (1856 - 1926)


domenica 25 gennaio 2026

Libro 10: Un medico quacchero

Gli O’Higgins erano abili a non essere dove avrebbero dovuto essere — ma ugualmente abili a essere dove non avrebbero dovuto, cosa che era uno dei loro talenti più utili.
Mick O’Higgins sicuramente non avrebbe dovuto stare seduto ai piedi del letto di Minnie — lei guardò di sbieco l’orologio da viaggio sulla mensola del camino, che segnava, pensò, le tre e mezza. Del dannato mattino.
«Chiedo scusa, vostra Grazia,» disse, vedendo che era sveglia. «Ho un sassolino nello stivale.» Le tende erano aperte e la luce diffusa della luna era sufficiente non solo per leggere l’orologio, ma anche per vedere che aveva effettivamente uno stivale in mano, che girò sottosopra e scosse. Qualcosa cadde, anche se non fece alcun rumore sul tappeto.
«Cos’hai scoperto?» chiese, sedendosi e togliendosi la cuffia da notte.
«Be’, molte cose, incluso cosa sono le dannate polpette di pesce. Non solo quello che pensate.» la rassicurò. «Ci mettono le cipolle, intorno.»
«Oh, quindi è questo l’odore.» Sbadigliò, involontariamente, e scosse la testa, scacciando gli ultimi residui del sonno. «Che altro?»
«Be’, eravamo seduti in una specie di bettola, giù al molo, e Rafe stava raccontando a una signora di come ha perso il dito. Lo scansafatiche con cui era seduta si è offeso, ma Rafe è stato abbastanza svelto da chiedere al ragazzo come lui — il ragazzo intendo — si fosse procurato quella cicatrice sulla faccia, e ha ammirato il lavoro del chirurgo. E io ho comprato un’altra bottiglia, e così dopo un po’ eravamo abbastanza civili.»
«Sì,» disse cortesemente. Rafe avrebbe raccontato le cose senza mezzi termini, ma Mick apprezzava i dettagli.
«Così dopo un po’ di questo e quello, siamo tornati a quello che era successo alla faccia dello scansafatiche. Avete per caso sentito di una rissa avvenuta in un posto chiamato Guilford?» chiese.
«No.»
«Ah. Be’, io stesso non ho idea di dove sia, ma c’è stata una rissa lì, vedete —»
«Sì, ricordo, me lo hai detto,» lo rassicurò.
«E il nostro amico si è imbattuto nell’estremità sbagliata di una baionetta nel mezzo della cosa, ma ha avuto la fortuna di essere portato in una specie di posto dove c'era un dottore, prima di morire dissanguato.»
«Be’, è stato fortunato.» Minnie sbagliò ancora. «Non credo che tu abbia il resto della bottiglia con te, vero?»
«Ah no, quella l’abbiamo finita. Una bottiglia di birra, vostra Grazia?» Prese una bottiglia dalla capiente tasca, tolse con cura il tappo con i denti e gliela porse.
Aveva un odore migliore dell'aroma persistente delle polpette di pesce, e lei ne prese un sorso di prova, poi un sorso abbondante.
«Così il dottore ha suturato la sua mascella, preciso come un sarto, e lui — non il dottore, il tipo con la ferita — con metà dei denti che spuntavano dalla guancia, e poi niente, se capite cosa intendo.»
«Sì.» In effetti era una birra piuttosto buona, e lei cominciava a desiderare di avere qualcosa con cui accompagnarla. «Non hai niente di commestibile in tasca, vero?»
«Ah, mi ferite, vostra Grazia,» disse, ridendo. «Ecco.»
Era un bel pezzo di formaggio, avvolto nel suo fazzoletto. Aveva un profumo divino e il suo stomaco brontolò.
«Dottore,» gli ricordò, attraverso un boccone sbriciolato., 
«Certo. Il vostro uomo ci stava raccontando della battaglia mischiato al racconto del dottore, e ho perso un po’ il filo quando sono uscito per pisciare, ma quando sono tornato, stava dicendo, ‘Intendo, tutti quei Thees e Thous che ti danno sui nervi, ma dopo un giorno o due, non ci fai più caso, e quando sono uscito di lì, accidenti se non chiamavo anche io il Dottore "Thee"!»
Minnie si strozzò con il formaggio e tossì finché Mick non si alzò e le diede una pacca sulla schiena per aiutarla.
«Quaccheri,» disse con voce roca. «Un medico quacchero.»
«Infatti e lo era.» si sedette accanto al lei, e le porse la bottiglia perché bevesse, e aggiunse gentilmente, «Un medico quacchero, di nome Hunter, vostra Grazia.»
[Fine della scena] 

* Nel ritratto John Fothergill (1712 - 1780)

martedì 20 gennaio 2026

Libro 10: Nodi

Come preparare i bagagli per un'operazione di salvataggio in cui non si ha idea di dove ci si troverà, per quanto tempo o in quali circostanze?
Vestiti… certo, la possibilità di dover socializzare con il tipo di persone che poteva essere scontenta del mio normale guardaroba era remota, ma non poteva neanche essere esclusa del tutto. Avremmo potuto avere bisogno della buona volontà di qualcuno influente.
Avevo due abiti da sera che potevano essere definiti decenti, uno dei quali aveva bisogno di essere rammendato… ma il pensiero di qualcuno influente ineluttabilmente deviò il mio ingranaggio mentale a pensare ad Hal.
Dov’era quel dannato uomo? William pensava che suo zio fosse diretto a New York con l’intento di trovare il suo errante figlio maggiore, vivo o morto e … per fare cosa?
Avevo abbastanza familiarità con sua Grazia, il Duca di Pardloe, da pensare che mentre era testardo quasi quanto Jamie, i suoi sentimenti verso la sua famiglia erano quasi altrettanto esigenti. Dovendo scegliere tra essere fucilato per diserzione e lasciare il suo figlio maggiore in una posizione pericolosa, molto probabilmente, Hal avrebbe scritto a Sir Henry Clinton una lettera in cui dichiarava il suo intento immediato di lasciare l’esercito per un impegno personale, e proseguito con una nota concisa indirizzata a “A chi di dovere” dichiarando che sarebbe stato felice di presenziare alla corte marziale quando era più comodo all’esercito, al suo ritorno.
Che avrebbe fatto quel dannato avesse avuto un altro attacco di asma, per strada? Be’ gli avevo insegnato come respirare durante un attacco, così sarebbe potuto sopravvivere…
Sospirai, recitai una breve preghiera per Harold, Duca di Pardloe, stupido e padre, e allungai la mano per prendere un pacchetto di rametti di Ephedra dal secondo scaffale. Sentii lo swiff della vecchia trapunta appesa sopra la mia porta d’ingresso. Accedenti. E proprio mentre Jamie stava diventando abbastanza forte da farmi una vera porta. Oh, beh, in ogni caso sto partendo... - e mi girai per vedere Germain e Jemmy, fianco a fianco, che strascicavano i piedi e avevano un'aria profondamente criminale.
«Che state facendo?» chiesi dando loro una stretta occhiata
«Niente. Nonnina!» disse Jem, tentando di assumere un’espressione di innocenza ferita.
«C’est vrai, grandmere» mi rassicurò Germain. «Siamo puri come— em…come…»
«Nascituri?» Suggerii, mettendo una bottiglia di laudano nel mio kit. «O come la neve spinta dal vento, forse?»
«Non so come sono i bambini prima di nascere,» disse Germain dubbioso. «Maman impreca molto quando le danno i calci nel fegato.»
«Non la biasimo neanche un po’.»
«Mrs. Cunningham ha detto che Germain è nato colpevole,» si offrì Jem.
«Colpevole di cosa?»
«Non lo a detto.»
Sospirai e mi raddrizzai, guardandoli dall'alto in basso.
«Be’, se non avete fatto niente… che cosa state progettando di fare?»
Sembrarono in qualche modo contenti a quel punto.
«Verremo con te, il Nonno e Zio William,» disse Jem sicuro. «Per aiutarvi a trovare Lord John.»
«Abbiamo pensato di dirlo prima a te», disse Germain, alzando lo sguardo con aria furba da sotto le lunghe ciglia nere. Non così in alto, notai. Ora che li guardavo direttamente, vidi che entrambi erano ben al di sopra della mia spalla. Anzi, erano quasi in grado di guardarmi dritto negli occhi.
«E vi aspettate che io convinca vostro Nonno — e senza dubbio i vostri genitori — che questa sarebbe una buona idea?»
Entrambi annuirono vigorosamente.
«Grandmere Jenny ha detto al Sachem che Grandpere si farebbe legare se tu glielo chiedessi.
Davvero,» dissi divertita. «Che ha detto il Sachem a questo proposito?»
«Ha detto che non era sicuro del perché una donna volesse un uomo legato, poiché ciò gli avrebbe impedito di esserle di grande utilità a letto, ma se Grandmere desiderava questo da lui, avrebbe provato.»
Decisi di lasciar perdere, e tornai all’argomento in discussione.
«Non credo…» cominciai, ma fui interrotta da entrambi.
«Ma noi possiamo andare in posti dove voi non potete!»
«Possiamo rubare del cibo!»
«Io ho un coltello!»
«Anche io!»
«Noi—»
Un profondo suono scozzese proveniente dall’ingresso li bloccò come pietrificati.
«Su cosa state assillando la vostra Nonnina, piccoli furfanti?»
[fine dell’estratto]

By Dana Gabaldon

sabato 13 dicembre 2025

Libro 10: Te lo dirò

Non parlarono molto durante la modesta colazione; entrambi erano mossi da un crescente senso di urgenza. William pensava che fossero a buon punto, ma era limitato nelle sue stime dal fatto di non sapere esattamente dove fossero. Stavano decisamente scendendo, comunque, e il bosco sembrava meno fitto. Fraser aveva detto che probabilmente sarebbero arrivati ai piedi della montagna in due giorni, dove le strade erano migliori  e avrebbero viaggiato più velocemente. William sperava che fosse così.
Irritato com’era dalla distanza e dalle ripetute difficoltà nell’attraversare ruscelli, alberi caduti e smottamenti, tali difficoltà gli impedivano temporaneamente di pensare. Non spesso, ma qualche volta.
La strada si allargò e Fraser gli si avvicinò.
Fraser sembrava stare riflettendo su qualcosa. Giustamente, pensava William; anche lui. Anche se in realtà, si rese conto che lui stava più che altro provando a non esaminare la questione. Papà, principalmente, e cosa gli stava succedendo – cosa poteva essergli già successo, in tutto il tempo che ci era voluto… e se fossero arrivati tardi? E se fosse stato già ferito – o ucciso? Scacciò tutti quei pensieri con forza – per la centesima volta – stringendo i denti.
E nel momento in cui la sua mascella si rilassò, ecco Amaranthus. Di nuovo. Sbatté gli occhi.
Dannazione, come sei entrata qui? Chiese in silenzio. Perché era lì, palesemente nella sua mente, il suo fichu allentato, che pendeva dalla sua mano e i seni bianchi che si incurvavano nell’ombra del suo abito… i suoi occhi erano diventati grigi, come quando era pensierosa o spaventata.
«Va via,» mormorò. «Vai via e basta!»
«Cosa?» La voce di Fraser lo colse di sorpresa, e Amaranthus sparì, lasciando lo scozzese che lo guardava un po’ perplesso.
«Un tafano,» Disse William bruscamente, e strofinandosi l’orecchio con irritazione.
Fraser emise un suono che indicava accettazione e non si dissero nient’altro fino a che non si fermarono presso un piccolo torrente per abbeverare i cavalli e urinare.
«Non so molto della tua vita di recente,» disse Fraser con naturalezza, mentre stavano per rimontare a cavallo, «e tu non sai niente della mia. Se c’è qualcosa che vuoi sapere, chiedi e te lo dirò. Qualsiasi cosa a patto che la storia riguardi me.»
Senza aspettare una risposta, balzò in sella — con la grazia di un uomo più giovane, pensò William. Doveva avere cinquant’anni, almeno…
«Grazie,» disse William, per mancanza di altro da dire.
[fine della sezione]

[Incontro con cattivi, che rubano i loro cavalli — Jamie ne uccide uno? Che ha uno scalpo biondo alla cintura]

«Cosa—» La bocca di William era secca e dovette mettere in moto la lingua per produrre abbastanza umidità per parlare. Accennò all’ammasso di capelli biondi che giaceva sul terreno, sfilacciato e aggrovigliato.
Fraser fece una smorfia, ma annuì e scuotendo un fazzoletto macchiato di fumo, si accovacciò e gentilmente mise l’orribile reliquia nella stoffa, che annodò in un accurato pacchetto.
«Accenderemo un fuoco quando ci fermeremo per la notte. Diremo una preghiera e lo bruceremo,» disse, ficcando con cautela il pacchetto nella sacca.
«Io— sì, va bene.»

[Lo fanno, e Jamie recita parte della preghiera per la Guida dell’Anima. Restano in silenzio per un poco, guardando i capelli andare in fumo (odore di capelli bruciati).]

[Mosso da un impulso, (un giorno o giorni dopo) William chiede a Jamie se possono recitare una preghiera per sua madre, quando si fermano la sera. Jamie dice di sì e dopo un silenzio condiviso, chiede a William se pensa spesso a sua madre.]

«Pensi spesso a tua madre?»
William prese un respiro profondo.
«Ogni tanto. Voi?»
[reazione]

«Non spesso. Di più, comunque, da quando sei arrivato. Hai il suo sguardo, a volte.»
Cavalcarono per un paio di ore in silenzio, William rimuginava sulle cose nella sua mente, Fraser apparentemente perso nei suoi pensieri. La strada era tranquilla, e non avevano incontrato nessun altro, da mezzogiorno del giorno prima. [Perdere temporaneamente la strada e trovarsi in una fitta vegetazione – scendere per la collina- comincia la pianura?]

«Mia madre non seppe nulla di me,» disse William brevemente. «È morta quando sono nato — lo saprete sicuramente.»
Fraser scosse la testa.
«Nay, a bhailach. Lei ti ha conosciuto.»
«Cosa vi fa dire questo?» chiese William bruscamente. Non gli piaceva parlare di sua madre.
«È morta il giorno in cui sei nato, aye,» disse Fraser. Aveva le redini raggruppate in una mano, e con l'altra spingeva via i rami bassi mentre si chinava sotto di essi, mentre le sue parole risuonavano tra le foglie, leggermente attutite, ma abbastanza chiare. «Ma non quando sei nato.»
William si irrigidì sulla sella, e Trajan sbuffò in una mezza domanda. William spinse frettolosamente il cavallo tra le foglie e lo fece uscire dall'altro lato. Fraser lo stava aspettando, la sua faccia attentamente inespressiva.
«Io—pensavo— mia nonna mi disse che ero la causa della sua morte!»
«No, non hai fatto neanche questo,» lo corresse Fraser. «Geneva è stata bene per alcune ore dopo che sei nato, e stava seduta, tenendoti in braccio, accarezzandoti e ridendo. È stato più tardi quel giorno — ore dopo — che il sanguinamento è ricominciato e il dottore non ha potuto arrestarlo.»
Diede un colpetto al suo cavallo per farlo muovere e si chinò per passare sotto un grosso ramo di sicomoro, mentre la sua voce risuonava dietro le spalle.
«Lei ti conosceva.»
William riuscì a malapena ad afferrare il ramo che si ritrasse di scatto, inondandolo di [foglie?]. (profumate? Che odore hanno i sicomori?)
«Non lo sapevo.» William si sentì come se qualcuno gli avesse dato un pugno nello stomaco con una mano avvolta intorno a qualcosa di pesante — anche qualcosa di prezioso, come un pezzo d’oro. «Pensavo… mi hanno detto che è morta quando sono nato, pensavo che era stato allora che è morta, durante il parto.» La sua bocca era diventata secca e si leccò le labbra. «Non sapevo che mi avesse…visto.»
«Lei ti vide,» disse Fraser, la sua voce quieta. «E ti ha amato. Ti è stata portata via — ma non ti avrebbe lasciato. Non se ne sarebbe andata, se avesse potuto rimanere.»
Quella frase trafisse il cuore di William, che per un attimo respirò a bocca aperta, incapace di parlare per paura di scoppiare a piangere.
Più tardi…
«Voi mi avete lasciato.»
«Sì.» Fraser esitò, che fosse per riluttanza, o semplicemente per il peso delle sue parole. La seconda, evidentemente, perché si spostò per guardare William direttamente e incontrare il suo sguardo.
«Come tua madre,» disse con calma, «sarei rimasto se avessi potuto.»
William fece un suono che non era esattamente un “hmpf” ma vicino. «Voi non siete morto. Cosa vi ha fatto partire, dunque?»
La bocca di Fraser si arricciò un poco nell’angolo, un movimento troppo piccolo per essere un sorriso.
«Quando avevi sei anni,» disse con precisione, «il tuo naso ha cominciato a crescere.»
«Il mio cosa?»
Fraser si toccò il naso, lungo e dritto, e di riflesso, William toccò il suo… lungo ed ugualmente dritto.
«E le tue sopracciglia cominciarono a inspessirsi — non rosse, grazie a Dio, ma spesse e della stessa forma delle mie. E i tuoi occhi cominciarono a scurirsi.» Prese un respiro profondo, ma continuò.
«Le tue spalle erano da sempre come le mie, da quando potevi stare in piedi, ma nessuno nota queste cose in un bambino. Ma quando hai cominciato ad allungarti, le tue gambe lunghe e dritte…»
Si fermò, stringendo le labbra per un momento come a decidere se andare avanti o no, ma lo fece.
«Parlai con John Grey —quando decisi che dovevo andarmene. Ero prigioniero della Corona, sai; lui era responsabile della mia libertà vigilata — aveva fatto in modo che lavorassi a Helwater. Non ha mai chiesto perché; quello che disse fu, ‘Tutti gli uomini hanno dei segreti. Il tuo se ne va in giro.’»
William vide la gola di Fraser andare su e giù mentre deglutiva, una volta.
«Così mi sono spezzato il cuore in silenzio,» disse con calma, «e forse il tuo, anche se spero non troppo — e me ne andai. Ti lasciai.»
Prese un profondo respiro, e alla fine, abbassò lo sguardo, schiarendosi la gola con un lieve “hem”
William aprì la bocca, ma non poté fare altro che respirare attraverso di essa. Le sue ginocchia sembravano ormai staccate dal corpo, ma riuscì ad alzarsi, a voltare le spalle al padre e ad allontanarsi. C'era un piccolo alberello di pino a pochi metri di distanza e si fermò lì, aggrappandosi con entrambe le mani al tronco elastico, dalla corteccia ruvida e profumato, come se la sua vita dipendesse dal non lasciarlo andare.
[fine della sezione]

*Ritratto: Uomini a cavallo sulla spiaggia, Max Lieberman (1847 - 1935)

martedì 2 dicembre 2025

Libro 10: Estratto dell'Avvento

A Minnie era sempre piaciuta l’incertezza. Non sapere se i libri che aveva raccattato in una soffitta a Parigi fossero spazzatura o splenditi tesori, non sapere se il prossimo cliente ad attraversare la porta della libreria sarebbe stato un cliente o una spia giacobita. Non sapere come sarebbero stati tra le sue braccia i bambini che aveva portato in grembo per mesi, per non parlare di come sarebbero stati da grandi.
E non sapere cosa avrebbe fatto suo marito dopo. La felicità domestica era, ovviamente, deliziosa, ma vivere ogni tanto sul filo del rasoio le andava bene. La parte più importante ovviamente era ogni tanto.
«Nessuno vuole sedersi su una dannata lama di coltello,» disse, senza rendersi conto di aver parlato ad alta voce finché non sentì una bassa risata irlandese dietro di lei.
«Perché è affilata, o perché è noioso?»
«Be’, ti impedisce di ballare.» Lanciò un’occhiata a Rafe O’Higgins, che si era avvicinato alla ringhiera accanto a lei. Indossava un cappotto a forma di cappa di fine lana blu, e teneva una mano suo cappello nuovo per evitare che volasse via. A prima vista, sembrava un gentiluomo, cosa che di certo non era. «Riesci a sentire l’odore della terra?»
Annusò l’aria e scosse la testa.
«Non ancora mia cara. Il Capitano dice che ci vorranno ancora tre giorni, forse quattro.»
Batté il piede con impazienza. Solo un colpetto, ma lui rise di lei e sollevò la faccia, inspirando profondamente.
«Pesce,» disse. «Sento odore di pesce. E di una balena.»
«E di cosa odora una balena, dimmi?», chiese, divertita suo malgrado. «E non dire ‘di pesce’.»
«Oh, le balene hanno un odore strano,» disse stringendo gli occhi contro il vento. «Non ti avvicini spesso abbastanza da sentirne l’odore, bada, ma ogni tanto, una emerge affianco alla tua barchetta mentre stai pescando nel Mare d’Irlanda e lascia andare il suo respiro in un potente soffio. Puzza di caldo e freddo, marciume e vita, di alghe e migliaia e milioni di piccole cose rancide con piccoli gusci come l’unghia del vostro mignolo. Si conficcano nei denti della balena — o in quelli che si possono definire denti in una balena. E» aggiunse in modo pratico, «un sacco di alghe e occasionali pesci. La balena comune non è schizzinosa.»
«Davvero.» Aveva coinvolto i fratelli O’Higgins tanto per la loro conversazione che per la protezione durante e il viaggio e la loro capacità di fare domande in quei posti dove una donna di mezza età non poteva andare, per non parlare di una duchessa. «Hai detto la balena comune. Ce ne sono di non comuni?» Non si preoccupò di chiedere come facesse a saperlo; i fratelli O’Higgins si muovevano.
«Oh, be’.» considerò. «c’è il capodoglio, sicuramente. Una bestia enorme e mangia calamari enormi, o almeno così mi hanno detto. E visto il fetore anche di un calamaro piccolo lasciato fuori troppo a lungo, penso che la puzza del respiro del grosso tizio debba essere tale da farti cadere a terra.»
«Spero di vivere per sentirne uno, anche solo per esperienza.»
«Siete sempre stata una grande esperta, vostra grazia,» disse ridendo.
«Puoi dirlo», disse per niente offesa. «Dimmi ancora come hai perso il dito?»
«Quale?» Alzò entrambe le mani, come in segno di resa, per mostrare un mignolo mancante sulla mano sinistra, e un’articolazione superiore mancante sull’anulare della destra.
«Quello», disse, indicando la mano destra.
«Ah, questo. Avevo un anellino, vedete, d’oro, con una pietra blu incastonata, e una sgualdrina me lo stava succhiando dal dito, io l’ho beccata. Appena in tempo.»
«Oh, non ci credo neanche per un attimo,» disse seriamente. «Che ti stesse succhiando il dito, intendo.»
«Be’, stava succhiando diverse cose,» disse, con un’alzata di spalle. «Direi che avevo perso il conto.» 
Minnie stessa aveva perso da molto tempo il conto delle storie che aveva raccontato sulla perdita delle dita, ma lui riusciva sempre a pensarne una nuova. E, come al solito, era riuscito a distrarre la sua mente, anche se solo per pochi preziosi momenti, dai pensieri che la opprimevano. Anche ora, la sua mano si stava insinuando sotto il mantello e nel taglio della sottogonna per trovare la tasca e toccare la lettera all’interno.
Adam raramente scriveva una vera lettera. Il suo secondo figlio aveva ereditato — o forse consciamente imitato, anche se non voleva sospettarlo di questo — l’abitudine di suo padre di indirizzare o firmare raramente le lettere, e di usare il numero minimo di parole per comunicare quello che aveva in mente.
Ma aveva indirizzato questa — “Cara Madre” — e l’aveva anche firmata, aggiungendo “il tuo molto Obbediente, Umile e Amorevole Figlio”, cosa che l’aveva spaventata, come aveva fatto il corpo della lettera, tanto per ciò che ometteva, quanto per quello che diceva. Sapeva già che la bambina di Dottie era morta — Minerva Joy, chiamata come lei, e ingoiò il nodo in gola per la millesima volta.
Hal le aveva mandato la triste notizia mesi prima, e lei avrebbe voluto andare subito da sua figlia, ma era novembre quando aveva ricevuto la lettera, e nessuna nave sarebbe partita fino a marzo. La lettera di Adam era arrivata a febbraio, presumibilmente avendo subito ritardi durante il viaggio — era malconcia e macchiata di pioggia e lui non l’aveva datata, maledizione… e aggiunto la notizia che l’aveva spinta a chiamare subito Rafe e Mick O’Higgins.
«Eccolo.» Rafe parlò all’improvviso, strappandola dai suoi pensieri.
«Chi?»
«Il tipo grosso,» disse, con rispetto nella voce.
Minnie aveva visto di tanto in tanto una balena nel Canale della Manica, ma raramente più di una, e sempre a una tale distanza da sembrare più di una massa grigia intermittente, che spruzzava vapore prima di sparire, come un piccolo vulcano molto mobile.
Il Ragazzone si sollevò lentamente dalle profondità accanto alla nave, un enorme — veramente enorme — fantasma blu e grigio, pinne più larghe della nave, che salivano e scendevano sotto le onde, tenendo il tempo silenzioso di una canzone che percepiva ma non poteva sentire. E lentamente — e sembrò un’eternità, ma poteva essere stato non più di tre respiri — si immerse, liscio come l’acqua stessa, e sparì nelle profondità.
«Oh,» disse, molto piano, e Rafe annuì.
«È una vera fortuna vederlo, vostra grazia. Avremo buona fortuna, vedremo se non sarà così.»

domenica 16 novembre 2025

Libro 10: Non mangiare i girini

Roger non poté fare a meno di guardarsi alle spalle. La casa dietro di lui profumava di pane alle noci e di dolce, e pensò di poter ancora sentire gli aromi che facevano venire l’acquolina diffondersi dalle finestre aperte.
La possibilità che Claire non solo fosse uscita di casa il Giorno della Cottura… «il Giorno del Bucato, sì», borbottò, «ma non per la Cottura»… e poi avesse deciso di percorrere a piedi la distanza di oltre un miglio fino al capanno dei Murray nel caldo pomeridiano e fosse riuscita a farlo senza fare alcun rumore o annunciare le sue intenzioni era inverosimile, ma il senso di colpa non conosceva ragione, e si guardò di nuovo alle spalle mentre svoltava sul sentiero.
Il suo stomaco brontolò al pensiero persistente di biscotti allo zucchero e cannella, ma il sentiero dietro di lui era in fermento solo per i lontani gracidii dei corvi che vivevano sugli alberi vicino al belvedere con la spettacolare vista sul Roan Mountain. Automaticamente, ringraziò Dio che Ian Murray non avesse scelto di cadere da lì.
«D'altra parte, se fossi caduto da lì, non staremmo avendo questa particolare conversazione…» Ma il sentiero si faceva più ripido e lui risparmiò il fiato per la salita.
Jenny Murray era seduta sulla veranda, i piedi che dondolavano, e stava istruendo Totìs nell’arte di avvolgere la lana, tenendo d’occhio il piccolo Hunter — conosciuto in famiglia anche come Weejit — che aveva una vaschetta piena di girini e stava inseguendo le sfortunate ranocchiette con entrambe le mani.
«Non metterlo in bocca, stupidino!»  urlò sua nonna, alzano lo sguardo dalla sua lana. 
«Rana,» disse Hunter in tono ragionevole, e tentò di nuovo di mettersi la preda in bocca. Il girino preso dal panico gli saltò di sua mano e atterrò di nuovo nella vaschetta con un piccolo splash, facendo dire ad Hunter, «Oh, cavolo!»
«Non si dice!» dissero sua madre e sua nonna in coro. Rachel uscì sulla veranda, asciugandosi le mani nel grembiule.
«Roger!» La sua faccia si illuminò vedendolo, cosa che gli riscaldò il cuore e sorrise in risposta.
«Come stai, bella ragazza?» chiese. Stava sbocciando, dal dolce gonfiore della gravidanza alle rose sulle guance.
«Bene oggi, ti ringrazio,» disse. «Il desiderio di vomitare alla vista del cibo mi ha lasciata. Anche se il pensiero di ingoiare un girino… Hunter, se non riesci a lasciare in pace quelle creature, dovranno tornare a casa nel loro torrente. È una visita agli infermi, a mhinister, o possiamo fare qualcosa per te?»

*Ritratto di John Everett Millais, Bolle, 1886

domenica 2 novembre 2025

Libro 10: Emergenza

Stavo pulendo l’obiettivo del mio microscopio, cuocendo a fuoco lento la cena, e facendo liste, più o meno simultaneamente, quando sentii qualcuno entrare dalla porta davanti aperta e passi leggeri scalpicciare lungo il corridoio. Mi ero appena alzata quando Totìs irruppe nel mio ambulatorio.
«Nonnina Claire!» Era rosso in viso e ansimava come una macchina a vapore, provando a far uscire parole tra un rantolo e l’altro. «Papa…N-o-n…no…».
«Siediti». Lo presi per un braccio e lo costrinsi a sedersi sulla mia sedia a dondolo, sperando che il movimento lo distraesse abbastanza a lungo da permettergli di riprendere fiato. Diedi una spinta e feci un passo indietro. I suoi occhi si allargarono quando la sedia oscillò, e fortunatamente, la sua bocca fece lo stesso; potevo sentire il sibilo dell’aria e sorrisi.
«Va bene,» dissi. «Continua a respirare. Non parlare. Altri tre buoni respiri e potrai raccontarmi che razza di marachella hanno combinato tuo Padre e tuo Nonno. Oh—» Il pensiero mi venne in mente all’improvviso. «C’è un giovane uomo di nome William coinvolto in qualsiasi cosa sia successo?»
Annuì vigorosamente, e prese il terzo respiro.
«Papa-è-caduto-e-la-sua-gamba-si-è-rotta!»
«Cosa? Voglio dire— dove si trova? Tuo Nonno o William sono con lui?»
«Sì. Noi…eravamo…». Ansimò per qualche secondo, deglutì e mi raccontò tutta la storia, breve e scioccante. Quando ebbe finito, avevo infilato diversi rotoli di bende e bottiglie di acqua con miele nel mio kit di emergenza e avevo la borsa sulla spalla. Afferrai la bottiglia di whisky di emergenza dallo scaffale e uscii nel corridoio, dove Totìs si agitava avanti e indietro.
«Mostrami dove sono,» dissi, e lui sparì attraverso la porta come un colibrì con me all’inseguimento goffo.
[fine della scena]

Jamie e William erano riusciti a tirare il Giovane Ian fuori dal burrone quando li raggiunsi. Era steso sul sentiero, molle e bianco come un morto, e Jamie stava tenendo la testa di suo nipote in grembo, asciugando il sudore dalla faccia del Giovane Ian e sussurrandogli in gaelico. Alzò lo sguardo quando mi vide, ansimante per la corsa, e il suo viso si illuminò.
«Sassenach,» disse. Gli strinsi una spalla e mi appoggiai a lui per mantenere l’equilibrio mentre mi accovacciavo, respirando. Anche Ian stava respirando, ma in sorsi brevi e superficiali. Costole rotte, pensai, ma questo poteva aspettare — lui stava respirando ed era chiaro che la preoccupazione principale fosse la sua gamba sinistra, che quasi sicuramente aveva una frattura composta. Un’affilata estremità di osso macchiato di sangue sporgeva attraverso la pelle di daino strappata sopra lo stinco, e altro sangue si stava accumulando lentamente sotto una gamba piegata in una posizione che mi fece accapponare la pelle.
Il fazzoletto nero di Jamie era avvolto strettamente intorno alla coscia di Ian, e lui aveva messo una stecca sotto il panno e lo aveva attorcigliato, stringendo il laccio emostatico improvvisato. Il sangue stava uscendo lentamente, almeno, e non pulsando, e feci un respiro profondo e misi una mano sul braccio di Ian stringendolo in quella che speravo fosse una rassicurazione.
«Andrà tutto bene, Ian,» dissi, inginocchiandomi per rovistare nel mio zaino, «Presto andrà meglio.»
«Ti prendo in… parola » riuscì a dire, sussultando per lo sforzo.
Non mi preoccupai di prendergli il polso; potevo vederlo battere nell’incavo della gola — rapido ma forte.
«Gli abbiamo dato un po’ di acqua con whisky,» disse William, guardandomi ansioso sopra il corpo del cugino. «Abbiamo fatto bene?»
«Aye, hanno fatto bene» disse Ian con voce rauca. «Datemene un altro po’. E non preoccupatevi dell’acqua.»
Feci sì con un cenno della testa e Jamie tirò fuori una piccola borraccia dalla sua cintura e alzò la testa di Ian. Ian si strozzò e fece qualche spruzzo, il whisky gli colava lungo il collo, ma lo ignorai, procedendo con attenzione a tentoni lungo la gamba ferita. Ian fece un rumore, si strozzò, tossì e fece un altro rumore, più forte.
«Penso di essermela fatta addosso,» disse ansimando.
«Sì,» lo assicurò Jamie. «Non importa, i tuoi pantaloni sono rovinati comunque.»
William scoppiò in una risata colto alla sprovvista, poi si portò la mano alla bocca. Jamie non rise, ma una vibrazione di divertimento passò tra lui e Ian, la cui bocca si contrasse brevemente prima di ansimare e di mordersi il labbro mentre tagliavo i pantaloni di pelle di daino e mi muovevo con cautela lungo la gamba ancora una volta, avvolgendo bende e garza mentre procedevo per aiutare ad arrestare l’emorragia. Nessuna arteria tagliata… ancora …
«Cercami delle stecche piuttosto lunghe, per favore, William. Spesse come il tuo pollice. Dobbiamo raddrizzare — be’ più o meno — e stabilizzare la gamba prima di provare a spostarlo.»
«Provare, dice,» mormorò Ian a bassa voce. «I bambini stanno bene?»
«Stiamo bene, Papa.» La voce di Totìs giunse direttamente dietro di me, cogliendomi di sorpresa. «Ho detto ad Hunter che deve restare a difendere Mammaidh e Colui che sta arrivando, così non avrebbe provato a tornare indietro con me. Ti ho portato una coperta.»
Ce l’aveva e la presi con gratitudine. Era una bella giornata di primavera ma Ian aveva i brividi, piccoli tremori si muovevano sul suo corpo come le onde di terra di un terremoto in arrivo.
«Colui che sta arrivando?» chiese Jamie a Totìs, anche se i suoi occhi erano fissi sulla faccia di Ian. «Come sai che non è Colei che sta arrivando?»
«Lo dice O’karakarahkwa.» rispose Totìs con sicurezza. «Nonnina Jenny dice che è una ragazza perché Mammaidh ha la pancia alta, ma Papa dice che sta facendo la bastian contraria solo per indispettire il Sachem.»
«Non dire queste cose quando la tua Nonnina può sentirti,» disse Jamie istintivamente. I suoi occhi si mossero dalla faccia di Ian alla gamba e di nuovo sulla faccia, e afferrò la spalla di Ian. «Respira un po’ più profondamente se puoi, a bhalaich, e più lentamente. Sembri Bluebell in una giornata calda.»
Non risi, la descrizione dell’ansimare superficiale di Ian era anche troppo appropriata. La faccia e il collo erano cosparsi di sudore freddo. Era un miracolo che non si fosse tagliato l’arteria femorale; c’era quasi sicuramente una frattura chiusa a metà coscia, appena sotto il laccio emostatico di Jamie. 
Ian era chiaramente atterrato in fondo al burrone con tutto il suo peso su una gamba sola — e a giudicare dal fatto che aveva perso il mocassino e che il piede e la caviglia erano incrostati di fango secco — il piede doveva essersi incastrato nel letto del torrente cosparso di rocce quando aveva colpito il suolo, e il suo corpo che precipitava veloce aveva spezzato la gamba intrappolata. In almeno tre punti.
«Non avrai altro whisky fino a che non avrai bevuto altra acqua al miele,» gli dissi, tenendo la voce ferma e salda. Sentii un brivido profondo nelle ossa anche se non lo stavo toccando, e sapevo che stava scivolando in uno stato di shock.
«Arriva fino a casa, a bhalaich,» disse Jamie con calma a Totìs, che stava osservando suo padre con visibile ansia. «Dì alla tua Mammaidh che ho bisogno della sua porta per fare una barella per tuo Padre. Verremo a prenderla, una volta che sarà tolta dai cardini. Reggerai gli attrezzi per lei, aye?»
Diedi a Jamie il resto dell’acqua al miele dal mio zaino perché lo somministrasse, in sorsi, e mi inginocchiai di nuovo vicino a Ian. Odiavo fagli ancora male, ma avevo bisogno di sapere cos’altro poteva essere danneggiato, prima di muoverlo. E dargli qualcosa — per quanto spiacevole — per distrarlo dalla pace illusoria di uno shock per avrebbe potuto ucciderlo.
«Costole rotte?» chiesi. Non aspettai una risposta, ma gli tastai con attenzione entrambi fianchi. Il suo rantolo di dolore in corrispondenza di un tocco a destra, dove c’era una sgradevole sensazione di cedimento, in contrasto con il solido arco delle costole a sinistra. Uno stimolo maggiore mi convinse che solo una costola era effettivamente rotta, anche se il fianco era chiazzato di ombre blu pallido di lividi in via di sviluppo.
Maledizione. Il tuo sangue è dovunque non dovrebbe essere, dannazione…
I suoi occhi erano chiusi, stava respirando superficialmente, ma il suo corpo sembrava essersi leggermente stabilizzato, adattandosi con cautela al suo nuovo stato frammentato. L’abisso dello shock era ancora rannicchiato vicino, ma una bestia vigile, non ancora pronta a scattare.
«Come ti senti, Ian?» Chiedi, più per continuare a farlo parlare che per il bisogno di saperlo; come si sentiva era chiaramente ovvio.
«Potrebbe… andare… peggio, Zietta,» rispose, tra i respiri superficiali. «Sono sicuro di non essermi… spezzato il collo o –o la schiena. Almeno… il serpente non ha… morso nessuno di noi.»
«Serpente?» disse Jamie, guardandosi frettolosamente alle spalle. Ian rise, ma la risata fu interrotta da un gemito ansimante mentre si stringeva il fianco ferito. 
«Non ridere,» gli dissi, inutilmente.
«Whisky,» riuscì a dire, ansimando.
«E non parlare,» gli consigliai, mettendo la borraccia di Jamie tra le sue labbra. Non ne era rimasto molto, ma non aveva senso conservarlo per dopo…
Jamie aveva tirato fuori il suo rosario — che fosse per protezione contro i serpenti o per principio generale — stava facendo rotolare gentilmente i grani tra il pollice e l’indice. Pensai che non stesse recitando il rosario, come diceva lui, ma certamente stava pregando. Anche io, in quel modo torrenziale e terrorizzato che si utilizza nelle emergenze.
Non c’era nient’altro che potessi fare adesso, fisicamente. La conoscenza e il sapore di metallo si depositarono nel mio stomaco come se avessi ingoiato acqua fredda e sporca. Anche le mani di Ian erano fredde ora e i polpastrelli notevolmente pallidi. Gli sfregai le mani, una alla volta, e pensai di sentire piccolo battito in risposta. L’odore di ferro caldo del sangue quasi eclissava il miasma fecale che ci circondava — ma non del tutto.
[continua…]

Ritratto di Gustav Klimt, Igea, 1897

martedì 29 luglio 2025

Libro 10: Ardo per te, Sassenach

[Jamie, William e Claire nell'atrio vicino alla porta d'ingresso aperta, gli uomini in procinto di partire.]
«Vai avanti e saluta Frances, aye?» disse Jamie. «Sta aspettando vicino ai cavalli». William sembrò momentaneamente sorpreso, ma i suoi occhi si spostarono verso Claire e di nuovo verso Jamie. Il ragazzo fece un passo avanti, prese la mano di Claire e si inchinò su di essa.
«Grazie per la tua gentilezza, Madre Claire», disse, e le baciò leggermente le nocche. «Non preoccuparti; lo riporterò indietro sano e salvo». Senza guardare Jamie, si voltò e scese i gradini, due alla volta.
Claire stava sorridendo della sua impudenza, un vero sorriso, e Jamie benedisse il ragazzo per questo. Prima che lo sguardo di terrore potesse tornare in lei, la strinse a sé, le tolse la cuffia e la baciò. Il suo corpo gli venne subito incontro, e le cose furono come dovevano essere, anche se solo per un momento.
«Tha mi a ' losgadh dhut, a Sassunaich», disse. La sua mano era sulla nuca di lei e i suoi capelli, liberati dalla cuffia, gli cadevano sulle nocche, caldi e pesanti. «Agus bidh mi an-còmhnaidh.»
«Hai appena detto che i miei capelli hanno un odore strano?» chiese, tirandosi indietro per guardarlo. Si toccò i capelli, aggrottando un po' le sopracciglia.
«Davvero?» La strinse di nuovo a sé e inspirò ostentatamente. I suoi capelli sapevano del fumo della colazione e dell’odore muschiato delle lenzuola. Fece scorrere delicatamente la mano su di essi, lisciandoli - per quanto era possibile - e infilandoli dietro le orecchie.. Le sue orecchie non sporgevano, ma lui le notò: erano delicate ed eleganti e improvvisamente avrebbe voluto mordicchiarne una e farla squittire, ma non lo fece, dato che sentì la porta del suo ambulatorio aprirsi, a pochi metri di distanza.
Era Frances, che non era fuori con i cavalli. Lei lo guardò, e la cuffia di Claire che aveva in mano, ma poi si guardò oltre la sua spalla e si illuminò al suono dei passi di William sotto il portico.
«Mr. Fraser?» L'ombra di William cadde attraverso la luce del mattino, allungata sulle assi del pavimento, e Jamie chinò la testa e baciò di nuovo sua moglie, prima che potesse pensare che era un addio.
[fine sezione]

Frances ed io stavamo insieme sotto il portico, salutando mentre Jamie e Willie se ne andavano, con il cappello, gli stivali e gli speroni, alti sulle loro selle, armati fino ai denti e con l'aria di essere capaci  di quasi tutto.
Frances sospirò. Anch'io, ma non del tutto, per la stessa ragione. Da tempo avevo perso il conto delle occasioni in cui era partito per fare qualcosa di pericoloso, e allo stesso modo di quante volte ero stata presa dal terrore quando lo aveva fatto. Un terrore che di tanto in tanto era stato giustificato, ma scacciai quel pensiero.
«Be', c'è del sapone da fare», dissi, sperando di sembrare vivace e allegro.
«Che schifo» disse Frances, ma distrattamente, continuando a fissare il sentiero vuoto. Sospirò di nuovo. «Spero che mio marito mi dica cose del genere. Quando ne avrò uno, intendo», aggiunse.
«Cose come cosa?»
Mi guardò, sorpresa.
«Quello che vi ha appena detto Mr. Fraser nell'atrio. In gaelico».
«Cosa…? Che i miei capelli puzzavano di salsiccia bruciata?»
Rise e le sue guance divennero rosa.
«Non è quello che ha detto».
La guardai pensierosa. Ovviamente, Cyrus le aveva insegnato più di quanto pensassi.
«Che cosa ha detto, allora?»
Le sue guance divennero notevolmente più rosa, ma rispose prontamente.
«Ha detto: 'Ardo per te, donna inglese'». Emise un piccolo suono in gola e si guardò i piedi, aggiungendo dolcemente: «E lo farò sempre».
[fine sezione]

Fu solo quando uscii all'aperto per accendere il grande bollitore per fare il sapone che il vento mi soffiò i capelli negli occhi e sentii la mancanza della mia cuffia.
«Frances!» Chiamai. «Andresti a dare un'occhiata all'ingresso? Devo aver lasciato cadere la cuffia sul pavimento».
«No, non lo avete fatto» disse, sbuffando mentre posava un carico di piccoli tronchi. «Mr. Fraser se l'è messa in tasca».
[fine sezione]
*Ritratto di Jean-Baptiste-Simeon Chardin, ca. 1733.

lunedì 14 luglio 2025

Libro 10: Claire & Minnie

[No, non vi dirò dove - o precisamente – quando ha luogo questo estratto. Fuirich agus chi thu che significa “Aspettate e vedrete”, in Gaelico]

«Ho conosciuto vostro marito, tempo fa,» disse la duchessa, con naturalezza, porgendomi un bicchiere di cristallo con del vino rosso frizzante. «Era bello e affascinante, ed ero pazzamente innamorata di lui. O così pensavo.»
Non mi ero mai imbattuta nello champagne rosso prima, se si trattava di questo, ma il bicchiere era pesante nella mia mano, e il contenuto aveva un profumo divino.
«Ho conosciuto vostro marito poco tempo fa,» risposi tranquillamente. «Era un completo idiota, ma non senza un certo fascino.»
Si diede un colpetto della mano sulla bocca, e uno spruzzo di bollicine rosse le uscì dal naso.
Risi anch’io, ma trovai un fazzoletto in tempo per raccogliere il vino che mi scorreva lungo il mento. «Ecco,» dissi, porgendoglielo. Fece un cenno della testa in ringraziamento, tossendo un poco, si tamponò la faccia e me lo restituì.
«Grazie,» disse, «Sì, lo è, cosa che è un vantaggio a metà. Fastidiosamente testardo, ma smuoverebbe cielo e terra per fare ciò che pensa sia giusto, a prescindere da quanto gli costi personalmente. O a chiunque altro.»
«So perfettamente cosa intendete,» dissi mestamente. «Uomini del genere sono pericolosi.»
«Vero,» disse. «Ma mai noiosi. » Ebbi la chiara impressione, dal suo tono di voce, che non vedesse di buon occhio gli uomini noiosi.
«Devo ammettere che un uomo noioso non è molto bravo in un salotto,» dissi, lanciando un’occhiata a un grande vaso di rose rosse su un tavolino con il ripiano di marmo vicino alla porta. 
«E neanche in camera da letto,» concordò
«Fortunatamente non ne ho mai incontrato uno in simili circostanze,» dissi educatamente, «ma quello che voglio dire è che l’essere noioso non è di per sé senza valore. Un uomo noioso mi ha salvato la vita una volta.»
«In virtù dell’essere noioso?» Si sporse in avanti interessata, e versò altro vino nel suo bicchiere, poi sollevò un sopracciglio, e al mio cenno di assenso, riempì anche il mio.
«Esattamente. Rischiavo di essere bruciata come strega – in Scozia,» aggiunsi, e lei annuì come se questo spiegasse tutto, e così fu. «Era un avvocato. Respinse le accuse degli inquisitori della Chiesa, parola per parola, frase per frase, letteralmente per ore. Io stessa, sono quasi morta per la noia,» aggiunsi sinceramente. «ma li trattenne abbastanza  a lungo perché mio marito arrivasse e, ehm, si rendesse conto della cosa.»
«Oh, avrei volute vederlo! Sia la performance del vostro galante avvocato che l’arrivo giusto in tempo di vostro marito.» Sembrava sinceramente dispiaciuta. Sorrisi, ma per un istante sentii il vento freddo del lago e trasalii, aspettandomi un altro colpo sulla schiena nuda.
«Quando è successo?» chiese. «Non siete veramente una strega, suppongo?» Sembrava speranzosa e io risi.
«Alcuni anni fa,» dissi, «e quanto all’essere una strega, sembra essere discutibile, ma no.» Bevvi un sorso piuttosto abbondante. Andò giù liscio, ma con un tocco di insolita acidità. Mi schiarii la gola. «Ehm. Avete visto mio marito di recente?»
«L’ho visto proprio là, ieri pomeriggio,» disse, indicando il tappeto con il motivo a margherite. «Gli ho offerto un letto, naturalmente.»
«Ovviamente,» con un’attenta mancanza di enfasi. «Molto ospitale da parte vostra.»
Mi rivolse un largo sorriso, e mio malgrado, sorrisi a mia volta. La Duchessa di Pardloe era piccola, bionda, elegante – e senza dubbio, una peste. Inoltre, era evidente – non lo stava nascondendo – che amava suo marito ed era preoccupata per lui.
«E dal momento che immagino che attualmente mio marito non sia in nessuno dei vostri letti, vi ha per caso detto dove stava andando?»
[fine dell’estratto]

*Ritratto: Pierre-Auguste Renoir: Confidenze, 1878 


domenica 22 giugno 2025

Libro 10: Pensieri su Hal

[Claire, nel suo ambulatorio, sta cominciando a fare I bagagli. NOTA PER EVITARE CONFUSIONE – NON STA PARTENDO PER CERCARE HAL; I SUOI PREPARATIVI (PER ANDARE A TROVARE QUALCUNALTRO – O ALCUNI ) SEMPLICEMENTE LE FANNO PENSARE A LUI]
Come preparare i bagagli per un'operazione di salvataggio in cui non si ha idea di dove ci si troverà, per quanto tempo o in quali circostanze?
Vestiti… certo, la possibilità di dover socializzare con il tipo di persone che poteva essere scontenta del mio normale guardaroba era remota, ma non potevo neanche non essere presa in considerazione del tutto. Avremmo potuto avere bisogno della buona volontà di qualcuno influente.
Avevo due abiti da sera che potevano essere definiti decenti, uno dei quali aveva bisogno di essere rammendato… ma il pensiero di qualcuno influente ineluttabilmente deviò il mio ingranaggio mentale verso pensieri su Hal.
Dov’era quel dannato uomo? William pensava che suo zio fosse diretto a New York con l’intento di trovare il suo figlio maggiore errante, vivo o morto e … per fare cosa?
Avevo abbastanza familiarità con  sua Grazia, il Duca di Pardloe, da pensare che mentre era testardo quasi quanto Jamie, i suoi sentimenti verso la sua famiglia erano quasi altrettanto esigenti. Dovendo scegliere tra essere fucilato per diserzione e lasciare il suo figlio maggiore in una posizione pericolosa, molto probabilmente, Hal avrebbe scritto a Sir Henry Clinton una lettera in cui dichiarava il suo intento immediato di lasciare l’esercito per un impegno personale, e proseguito con una nota concisa indirizzata a “A chi di dovere” dichiarando che sarebbe stato felice di presenziare alla corte marziale quando era più comodo all’esercito, al suo ritorno.
Che avrebbe fatto quel maledetto uomo se avesse avuto un altro attacco di asma, per strada? Be’ gli avevo insegnato come respirare durante un attacco, così sarebbe potuto sopravvivere…
Sospirai, recitai una breve preghiera per Harold, Duca di Pardloe, stupido e padre, e allungai la mano per prendere un pacchetto di rametti di Ephedra dal secondo scaffale. Per ogni eventualità.

mercoledì 4 giugno 2025

Libro 10: Minnie arriva a New York

Porto di New York, 1781
A bordo della HMS Achilles
Niente del caos a terra preoccupava Minnie. Ciò che la preoccupava erano i suoi figli e Hal.
Ben è vivo. Prima che arrivasse la lettera di Adam, non aveva avuto alcun motivo per presumere che non lo fosse, e quell'affermazione l'aveva colpita alla bocca dello stomaco. Indicava fortemente che Adam – e quindi, molto probabilmente, suo padre – aveva avuto motivo di pensare che qualcosa di drastico fosse accaduto a Benjamin… e nessuno dei due glielo aveva detto.
Oltre ad allarmarla e farla arrabbiare, la lettera la rendeva anche cauta. "Quello che sta succedendo è davvero terribile". "Terribile" era una di quelle parole che potevano significare qualsiasi cosa, da una cena bruciata a… be’, ad alcune cose che aveva visto nella sua vita, in particolare in Francia. Ma non avrebbe saputo di più finché non avesse messo le mani su almeno uno di quei furfanti dei suoi uomini.
La scelta era stata chiara fin dall'inizio: trovare Hal, trovare Adam o trovare Ben. E dei tre, almeno sapeva dov'era Adam. A meno che il dannato esercito non lo avesse mandato da qualche altra parte… Inoltre, a partire dall'ultima lettera di Ben, inviata più di un anno fa, anche lui si trovava a New York o nelle vicinanze, mentre Hal era (almeno in teoria…) a Savannah, e la spedizione verso le colonie meridionali era stata nel migliore dei casi confusa negli ultimi due anni.
«Sarebbe meglio mangiare per prima cosa, vostra grazia.» Mick era al suo fianco, e osservava con interesse il molo. «Non si dovrebbe affrontare qualcuno a stomaco vuoto. Questo è quello che mi ha sempre detto la mia Mamma».
«E sei ancora vivo, quindi deve aver avuto ragione.»
I muscoli dello stomaco erano doloranti; li aveva stretti per tutto il viaggio. Ma il pensiero del cibo le faceva brontolare le viscere per l'attesa, nonostante l'odore di catrame, sudore, legna e pesce che arrivava dal molo.
«C'è una piccola taverna chiamata Fraunce's» proseguì Mick. «Fa un buon burgoo, e le ostriche erano eccellenti, l'ultima volta che sono stato qui.» Lei poteva vedere il suo naso contrarsi sopra gli ispidi baffi che gli erano cresciuti durante il viaggio, come se stesse aspettando il burgoo, qualunque cosa fosse.
«E quando è stata l'ultima volta che hai assaggiato le delizie di Fraunce's, se posso chiederlo?» Rafe mentiva per il gusto di farlo, ma Mick di solito lo faceva solo quando dire la verità era scomodo.
«Oh, devono essere passati tre o quattro anni» disse, e fece un cenno verso la diga che le impediva di vedere la città. «Era in mani americane, allora, se ricordo; probabilmente lo è ancora. Ma non importa, le ostriche non hanno nulla a che fare con la politica».
«Sono sollevata a sentirlo», rispose Minnie, reprimendo un piccolo gorgoglio di divertimento al pensiero delle ostriche politiche, che si spingevano e si urlavano a vicenda in una ciotola di stufato. «Proveremo Fraunce's, allora. Immagino che il proprietario possa indirizzarmi al quartier generale di Sir Henry. Minnie e l'esercito britannico vivevano, per la maggior parte, in uno stato di diffidente distensione, ma una cosa buona dell'esercito era che di solito sapevano dove si trovava la loro gente. Qualcuno avrebbe trovato Adam per lei.
Quel pensiero purtroppo la portò a considerare dove le persone non si trovavano. Ben, per esempio.
Il vento freddo al largo del porto le aveva gelato, il viso e le mani. Avvolse le mani nel mantello e lo strinse a sé, ma il gelo si era spostato bruscamente verso l'interno al suo pensiero Ben. Benjamin. Normalmente, riusciva a non pensare a dove fossero i suoi figli o il marito e a cosa stessero facendo. La moglie di un soldato imparava presto a non pensarci; solo per essere grata per la loro presenza e, in loro assenza, prega. Chiuse gli occhi.
«Madre», sussurrò, non ascoltata dal vento e dalle grida delle attività sulla banchina. «Aiutami. Aiutami a trovare Ben e a non uccidere Hal.» Non sapeva se fosse cattolica – suo padre non glielo aveva mai detto – ma si faceva il segno della croce al pensiero di Suor Emmanuelle, che era, ne era certa, una santa di qualche tipo adesso. Sicuramente la povera donna meritava la santità, dopo quello che le avevano fatto il padre di Minnie e il convento.
La nave colpì il bordo del molo con un tonfo e uno stridio lacerante del legno e rimbalzò, l'impatto le fece spalancare gli occhi e barcollare. Mick e Rafe la afferrarono immediatamente per le braccia, ondeggiando avanti e indietro con facilità mentre la nave si assestava.
«Eccoci qui, vostra grazia», annunciò Rafe allegramente. «Andiamo?»
«Sì», disse, staccandosi dagli O'Higgins e sistemandosi i vestiti. «Che diavolo è il burgoo?»
[fine sezione]

domenica 18 maggio 2025

Libro 10: Buona Festa della Mamma 2025

Quando William entrò nel boschetto di pioppi dove si trovava il capanno dei Murray, vide subito Rachel, seduta su una sedia a dondolo nella veranda in camicia con uno scialle in grembo. Lei sentì i suoi passi e alzò lo sguardo, la faccia illuminata. Poi vide chi era, e mentre la luce non lasciò i suoi occhi, il suo sorriso cambiò completamente e allungò una mano verso le estremità pendenti dello scialle.
«William!» disse, e si alzò a metà, lo scialle stretto al petto. «Da dove diamine arrivi?» Il sorriso era caldo e sincero – ma lui sapeva di non essere l’uomo che lei stava aspettando.
«Mrs. Murray», disse, e si inchinò rispondendo al sorriso. «Servo vostro, ma’am».
Rise
«Nessun uomo è il servo di un altro, William e so che tu ne sei consapevole.»
«Sono al corrente che gli Amici pensano questo, sì. Ma certamente non mi priverete del piacere di offrirvi i miei miseri servizi –come amico?» Si guardò intorno in cerca di qualcosa da fare; il suo cuore aveva fatto un salto quando l’aveva vista, e non era tornato del tutto al suo posto. Un cestino di baccelli di piselli verdi appena raccolti stava vicino alla sua sedia a dondolo con una ciotola di terracotta gialla, piena per metà di piselli sgranati.
«Sedetevi,» disse, facendo un cenno con la testa verso la sedia a dondolo. «Ci penso io.»
Si sedette vicino a lei, le gambe che penzolavano oltre il bordo della veranda, e tirò il cestino verso di sé.
Era consapevole di un mucchio di cose al momento, tutte riguardo a Rachel. I suoi capelli scuri erano sciolti, piuttosto scompigliati, e le sue lunghe gambe erano nude e abbronzate sotto l’orlo della sottoveste. Incrociò le caviglie – molto eleganti – quando vide la sua occhiata e lui distolse lo sguardo non volendola mettere in imbarazzo, anche se voleva ancora guardare.
Era sola; la porta del capanno era aperta e non c’era segno di nessuno all’interno.
Durante la lunga scalata verso il capanno, non aveva ammesso con sé stesso che sperava di trovarla da sola… ma così era. Quando l’aveva incontrata sulla strada per Philadelphia, lei lo aveva schiaffeggiato, gli aveva dato un calcio nello stinco e lanciato la sua cuffia. La volta successive non c’era stato tempo per conversare, data la presenza di un maniaco che brandiva un’ascia, e nel loro incontro più recente lei lo aveva chiamato galletto. Lei aveva dichiarato che si trattava di un complimento, ma non era sicuro.
Inoltre, era stato quasi tre anni prima, e sembrava abbastanza ben disposta verso di lui al momento… e ora era tranquillamente sposata.
«Le mie scuse,» disse, «Avrei dovuto pensare di portarvi qualcosa dal banchetto — c’era un’immensa quantità di cibo; abbastanza da evitare la fame a tutto il Ridge per tre mesi, almeno. Un sacco di pollo fritto, pasticci di tutti i tipi, qualcosa che mi hanno detto era corn fufu — e dal momento che è stata mia sorella a dirmelo, sono incline a crederle — patate dolci con mele e cipolle, e un maiale gigantesco. Hanno detto che è stato arrostito sottoterra per giorni, fino a che la carne non si è staccata dall’osso — l’odore copriva tutto il fianco della collina e il resto della carcassa avrebbe sfamato…»
Rachel si alzò in piedi all’improvviso, afferrò il palo che reggeva il tetto del capanno e vomitò fuori dal bordo della veranda.
«Miss Hunter! Voglio dire…Mrs.…Mrs.…» Nell’agitazione del momento il suo nome da sposata era sparito. «Rachel!» Era scattato quando lei si era alzata, e ora le afferrò il gomito per evitare che cadesse oltre la veranda.
Lei emise un suono inarticolato, facendo un gesto della mano per tenerlo lontano, e poi vomitò di nuovo, in abbondanza. Sembrava malferma anche se stava aggrappata al palo con entrambe le mani ora, e lui le mise un braccio intorno alla vita per stabilizzarla.
«Oh, Gesù!» disse, allo stesso tempo sollevato e sconvolto dal piccolo rigonfiamento rotondo che aveva toccato sotto la sua sottoveste. «Siete incinta!»
 Nonostante la sua evidente infermità, gli lanciò un’occhiata che fortunatamente non venne tradotta in inglese.
«Perdonatemi, madam,» disse togliendo con cautela la mano dalla sua cintola.
Lei agitò la mano e fece un passo indietro, collassando sulla sedia con una forza che la fece oscillare avanti e indietro brevemente. I suoi occhi erano chiusi, la sua faccia lucida per il sudore ed era diventata del colore del latte cagliato.
«C’è…qualcosa…?» disse, anche se la situazione sembrava completamente oltre le sue capacità.
La sua gola lunga e delicata si mosse mentre deglutiva e fece una smorfia.
«Sottaceti», disse. «Sottaceti…Latticello» Fece un gesto con una mano molle verso la porta aperta.
L’allusione ai sottaceti con il latticello lo fece sentire quasi nauseato, ma andò subito dentro e rovistò nella dispensa, dove c’era un piccolo vaso di cetriolini che, dall’odore, erano stati conservati in aceto, aneto, aglio e pepe nero. Sembravano difficilmente adatti a qualcuno con una digestione a soqquadro, ma Amaranthus una volta gli aveva raccontato le cose che aveva trovato commestibili durante la gravidanza, tutte peggiori dei cetrioli che sapevano di aglio. E i sottaceti con l’aneto funzionavano contro il mal di mare…
Il latticello era in una brocca sul tavolo, uno straccio appesantito che lo copriva. Dibatté brevemente se portarla tutta, ma poi scosse la testa e cercò una tazza. Portò il vaso di sottaceti, però, incerto su quanti ne servissero. 
Lei prese uno dei sottaceti forti dal vaso prima che lui potesse sedersi, e se lo ficcò in bocca, succhiando con forza, come un gentiluomo che cerca di aspirare un sigaro.
Non sapendo che altro fare, le piegò le dita della mano libera intorno alla tazza di latticello, e si sedette con cautela affianco a lei.
«Non me ne andrò finché non vi sentirete abbastanza bene da dirmi di andare, o non sarete nel vostro letto con le coperte ben rimboccate,» disse in tono di conversazione. «Avete in effetti intenzione di – oh, mio Dio.» Lei aveva preso un grosso boccone di sottaceto , lo aveva masticato velocemente e aveva ingoiato il latticello per mandarlo giù.
«Sì,», borbottò, e prese un altro boccone croccante e altro latticello.
«Vado a prendere la brocca,» disse portando i piedi sotto di sé, ma lei agitò una mano in rifiuto, poi deglutì.
«No, Ti ringrazio. È… è passato.»
«Siete sicura?»
Deglutì, prese un profondo respiro, e scosse la testa.
«L’unica cosa di cui sono sicura è che sto davvero aspettando un bambino. Se non fossi convinta di questo, penserei di essere mortalmente malata di crampi allo stomaco o hockle-grockle. Questo non succedeva quando… quando ho avuto Hunter.»
«Cosa sono i crampi allo stomaco?» chiese, divertito. «Ho sentito parlare di hockle-grockle, anche se temo di non poterne descrivere i sintomi. Sembra che i sottaceti aiutino, comunque.»
«Hockle-grockle è qualcosa di cui soffrono i marinai, o così mi hanno detto. Crampi allo stomaco è un termine generico per violente convulsioni interne.» Sembrava stare un po' meglio, ma il pensiero di violente convulsioni interne evidentemente ne aveva provocata una, perché chiuse gli occhi e si aggrappò ai braccioli della sedia a dondolo come se fosse una piccola barca in un mare agitato.
William la osservò, ma a meno che lei non volesse un altro sottaceto… «Be’ credo che hockles (nodi) – su una nave – sia qualcosa che ha a che fare con le catene,» disse, sperando di offrire una distrazione «Grockle… non è una sorta di uccello?»
Lei respirò attraverso il naso per un momento, ma poi aprì gli occhi con attenzione, e allungò cautamente una mano per prendere un altro sottaceto.
«Forse. Possiamo parlare di qualcos’altro che non siano le mie viscere?»
«Naturalmente,» disse William con grande entusiasmo. «Avete in mente un argomento di conversazione in particolare?»
«Be’, per cominciare – che ci fai qui?»

Immagine: Madonna del parto di Piero della Francesca, 1450 - 1465

sabato 3 maggio 2025

Libro 10: A Blessing for a Warrior Going Out

Nota dell'autrice:
[…]
Il titolo del Libro Dieci della serie OUTLANDER (e sì, questo è il libro finale della serie principale, anche se potrebbero esserci altri libri integrativi e storie secondarie, dipende da questo tempo vivrò…) è:
[…]

A BLESSING FOR A WARRIOR GOING OUT
(NO, questo non significa che Jamie morirà. Non è una benedizione di morte, è la Benedizione  di San Michele, recitata per un guerriero che sta per andare a fare qualcosa di importante e probabilmente pericoloso. Ci sono parecchie altre persone in questo libro che hanno i requisiti per questa benedizione, credetemi…)

[…]

[Estratto da A BLESSING FOR A WARRIOR GOING OUT, Copyright 2025 Diana Gabaldon]

Solo alcune persone avevano notato l’arrivo di William. I festeggiamenti dopo il matrimonio erano ben avviati, e la maggior parte degli ospiti si era radunata in gruppi vicino ai tavoli con il cibo, il volume delle chiacchiere e delle risate si alzava e si abbassava mentre il vento cambiava direzione tra gli alberi.
Una di quelli che l’avevano notato era Fanny, in piedi accanto al mio gomito.
«A Dhia» disse flebilmente. O Dio.
Io stessa non avrei potuto dirlo meglio.
Jamie si alzò lentamente dalla sua sedia – senza usare il bastone, vidi – e si avvicinò, gli occhi fissi su William. 
William stesso era ancora a cavallo entrambi sporchi di fango, scarmigliati e con il respiro pesante. Vidi la sua gola muoversi mentre deglutiva, evidentemente preparandosi a ripetere quello che aveva detto un attimo prima.
Sir – Ho bisogno del vostro aiuto.
Ma Jamie stava avanzando, scendendo gli scalini. Potevo sentire il suo ginocchio sinistro schioccare a ogni passo ma lui non sussultava o zoppicava. Raggiunse William e gli mise una mano sul braccio.
«Ce l’hai,» disse semplicemente. «Entra.»
[Fine della sezione]

William salì gli scalini dopo Jamie, il cappello ficcato sotto il braccio. Il suo volto era ancora segnato da rughe di ansiosa determinazione, ma si distese per un attimo quando mi vide. Si fermò e una sfumatura di calore gli sfiorò gli occhi.
«Madre Claire», disse. «Non mi aspettavo – anche se avrei dovuto – te.» Il suo sguardo mi sfiorò, osservando la porta aperta dietro di me, la porta bella e pesante e il lungo e ampio corridoio al di là, fiancheggiato dagli schizzi e dai dipinti di Brianna.
«Lo so,» dissi sorridendo. «È un po’ uno shock vedere qualcuno fuori posto, per così dire.»
L’angolo della sua bocca si contrasse brevemente.
«Per così dire,» disse, riconoscendo e liquidando subito le circostanze in cui era abituato a vedermi: come moglie di Lord John. E con la stessa rapidità con cui era arrivato, il calore svanì e la sua mascella si irrigidì di nuovo. Jamie lo stava aspettando sulla porta del suo studio.
William aveva appena messo il piede sulla soglia, quando Fanny parlò alle sue spalle.
«Will-yum?» disse, la sua voce chiara ma incerta.
Lui si girò per guardare in dietro, sorpreso, e poi sorrise e arretrò sulla veranda, allungando un braccio per prendere le sue mani.
«Frances,» disse dolcemente, abbassando lo sguardo verso di lei. «Eccoti qui.»
«Eccomi qui,» disse, sorridendo. Era arrossita quando lui si era girato verso di lei ma i suoi occhi castani brillavano. «Devo prendermi cura del tuo cavallo al posto tuo?»
«Oh.» Guardo giù per i gradini; il cavallo, un grosso baio nero e robusto, stava masticando rumorosamente l’erba accanto al sentiero, le redini avvolte senza riguardi sul recinto. William mi guardò e io feci un piccolo cenno in direzione di Fanny.
«È molto gentile da parte tua, Frances,» disse e strinse brevemente le sue mani prima di lasciarla andare. «Il suo nome è Trajan e sono sicuro che sarà grato per il tuo benvenuto come lo sono io.»
Lei si voltò subito e saltò giù per i gradini, raggiante. William la seguì con lo sguardo, il sorriso ancora sul volto.
«Stavo per dire, ‘Come sei cresciuta, Frances!’» commentò, sottovoce, verso di me. «Ma non sarebbe andato bene, vero? Lo odiavo sempre quando gli amici di Papà lo dicevano a me.»
«Sarebbe stato un fiasco totale,» lo rassicurai. «Comunque, sì. E la sua pronuncia è quasi perfetta adesso.» Guardai oltre la mia spalla, Jamie era andato nel suo studio. «E —em— come sta Lord John I questo periodo?»
«Vorrei saperlo,» disse, la faccia e la voce entrambe cupe. Prese un respiro profondo e mi superò lungo il corridoio.
Non sapevo se dovessi essere presente alla conversazione che stava per avere con Jamie, ma nessuno dei due aveva chiuso la porta, così entrai silenziosamente e andai subito alla credenza dove si trovava il vassoio per i visitatori, un semplice oggetto di peltro, ma dotato di diversi bicchierini, una bottiglia di whisky abbastanza buono e una brocca d'acqua
Jamie incontrò i mei occhi, ma non disse niente mentre appoggiavo il vassoio. Mise un bicchiere davanti a William, versò un goccio e disse con naturalezza, «Aye, quindi?»
«Riguarda mio p—è per Lord John, sir.»
«A Dhia,» disse Jamie, con un po' più di forza di quella usata da Fanny. Inspirò profondamente dal naso. «Dov’è? E sedetevi, my lord,» aggiunse, facendo un cenno della testa verso la sedia.
«Non lo so,» William si sedette, aggiungendo, «Non chiamatemi così,» poi aggiunse un veloce, «per favore, sir,» in un secondo momento.
Jamie alzò un sopracciglio.
«Sapete dove potrebbe essere, Mr. Ransom?» chiese in maniera garbata.
«No! Dannazione, se avessi saputo dove si trova, lo avrei già riportato indietro!»
L’esplosione sorprese tutti, compreso William, che strinse le labbra.
«Vi chiedo scusa, sir,» disse rigidamente. «Ho cercato… sua signoria… per un po’ tempo— per mesi. Sono alquanto…» fece un breve gesto che indicava il disordine emotivo, la mancanza di sonno e/o la profonda paura, e Jamie annuì.
« Dèrangè», disse, in buon francese. «Mi aspetto di sì. Suppongo che non sarebbe utile chiedere dove lo avete visto l’ultima volta?»
«No,» disse William seccamente. Aveva orai quasi ripreso il controllo, comunque, ed aiutò il processo con un sorso di whisky. «Comunque, per quello che vale, l’ultima volta l’ho visto nel salotto di casa sua a Savannah, il [data]. Più tardi, quel giorno, dopo che me n’ero andato, ha ricevuto un messaggio scritto, e qualunque cosa dicesse, a quanto pare lo ha spinto ad andare immediatamente al molo. Me lo ha detto la cuoca. Era presente quando ha ricevuto il messaggio», aggiunse, «ma non ha visto cosa dicesse né da chi provenisse».
«Ha detto alla cuoca che stava andando al molo?» chiesi, e lui scosse la testa.
«No. Ma è andato lì. Una venditrice di molluschi su una delle banchine ha detto di aver visto un uomo biondo, che indossava un cappotto buono, con una fila di soldati, che le ha chiesto se c’era una nave chiamata “Palace” nel porto.»
«Ma se non sai che era andato al molo, perché lo hai cercato lì?» Presi la bottiglia e versai un altro po’ di whisky a tutti; era chiaro che ci sarebbe voluto del tempo.
Willie mi lanciò un'occhiata un po' strana, come se volesse chiedermi di uscire dalla stanza, ma invece prese un altro boccone e lo ingoiò.
«Qualcuno di voi conosce un uomo di nome Percival Wainwright? O, se è per questo, il Chevalier St. Honorè?»
Jamie restò inespressivo, ma io sentii un leggero tocco freddo sulla nuca, come la carezza di un fantasma.
«Sì,» dissi. «Lord John lo ha nominato un paio di volte. Era il … fratellastro di John, credo avesse detto. Il suo nome non è Percival, comunque; è Perseverance. E —»
«Perseverance?» Jamie si piegò in avanti, interessato. «Un Quacchero?»
William si schiarì la gola e abbassò lo sguardo.
«Decisamente no,» disse.
«È morto, comunque,» dissi a Jamie e William alzò lo sguardo su di me.
«Lo è adesso,» disse.
[Fine della sezione]