Estratto da A BLESSING FROM A WARRIOR GOING OUT, Copyright 2026 Diana Gabaldon
Roger era seduto nello studio di Jamie guardando assetato il Vassoio degli ospiti sistemato nell’angolo della scrivania che brillava delicatamente nel sole pomeridiano che entrava dalla finestra. Per essere esatti, era il whisky nella bottiglia a risplendere, anche se proiettava anche un’incantevole ombra danzante sul vassoio di peltro.
«Questo genere di ombra… “viva”… ha un nome?» chiese alla moglie, appena entrata con una ciotola di profumati biscotti dolci appena sfornati, presumibilmente destinati a sostenerlo nelle sue fatiche. Lei la posò sulla scrivania e osservò di buon grado l’ombra in questione, nella quale si distingueva la sagoma scura della bottiglia, ma anche una chiazza di tremula luce ambrata, ben visibile all’interno della bottiglia d’ombra.
«Certo», disse lei. «È una caustica di rifrazione.»
«Oh, naturalmente», disse lui, inarcando le sopracciglia. «Avrei dovuto saperlo.»
«No, non avresti dovuto», disse lei, regalandogli un sorriso e un biscotto che profumava di cannella. «Vuoi sapere perché si chiama così?»
«No», disse lui, e addentò il biscottino, che era meraviglioso, ancora caldo di forno a mattoni, morbido, zuccherino e al tempo stesso piacevolmente consistente sotto i denti. «Preferisco pensare che sia magia.»
«Tutto è magia, se lo guardi abbastanza a lungo», disse lei, come se fosse una cosa al tempo stesso logica e risaputa. «Se però ti suona meglio, puoi anche chiamare quel tipo di ombra…» accennò con il capo all’ombra del whisky, che danzava e tremolava nel riflesso della bottiglia come se fosse viva, «…un’Ombra Colorata Traslucida. Ti verso una tazza di whisky per accompagnare il biscotto?»
«Be’, sì, già che ne parli. Mi dispiacerebbe però uccidere quella bella ombra…»
«Ucciderla?» Lei sollevò un sopracciglio, ma sorrise. «Possiamo riempire di nuovo la bottiglia, sai… oppure posso semplicemente darti un po’ della Pozione d’Amore n. 9 di Papà per accompagnare il biscotto, e lasciare in pace la tua bella ombra. Finché il sole non si sposta», aggiunse con senso pratico.
«Oooh.» Si leccò una briciola dal labbro inferiore, riflettendo. L’esperimento di Jamie per ottenere un whisky torbato senza torba, usando una combinazione di foglie di tabacco, funghi secchi e miele affumicato, era sorprendente da bere, ma dopo il primo bicchiere era quasi impossibile smettere. E lasciava davvero una sensazione di… allegria.
Scosse la testa, dispiaciuto.
«No, meglio di no. Questo pomeriggio devo andare da Coinneach McLeod a esorcizzare il suo maiale, e probabilmente insisterà perché beva del gin con lui come ricompensa. Non voglio finire sotto un cespuglio tornando a casa.»
Bree emise uno sbuffo e si strinse la radice del naso, come faceva quando cercava di non scoppiare a ridere.
«È un maiale particolarmente pigro? Dev’essere bello grosso, se gli serve aiuto per fargli fare esercizio. Ma a proposito», aggiunse, inarcando un sopracciglio rosso, «perché vuole che faccia esercizio? I maiali non dovrebbero essere grassi?»
«Ho detto “esorcizzare”, non “esercitare”. Credo che sia uno dei tanti discendenti della Scrofa Bianca.»
«Oh. Be’, questo spiega senz’altro la necessità del gin. Ovviamente è più efficace dell’Acqua Santa. Ha bevuto gin insieme al suo maiale? È per questo che bisogna esorcizzarlo?»
«Possibilissimo», rispose Roger, cercando distrattamente sulla scrivania la penna d’oca che stava usando. Aveva l’abitudine di sgattaiolare sotto le carte… «Anche se, trattandosi di un discendente della Scrofa Bianca, dubito che abbia bisogno dell’aiuto dell’alcol…»
«Ehilà…?» giunse un cortese richiamo dalla porta d’ingresso aperta.
«Tesatawiyat!» rispose a gran voce Roger, riconoscendo il saluto formale del Sachem, e aggiunse, rivolto a Bree: «Va’ a prendere il Numero 9, per favore», mentre si scostava dalla scrivania.
Roger era seduto nello studio di Jamie guardando assetato il Vassoio degli ospiti sistemato nell’angolo della scrivania che brillava delicatamente nel sole pomeridiano che entrava dalla finestra. Per essere esatti, era il whisky nella bottiglia a risplendere, anche se proiettava anche un’incantevole ombra danzante sul vassoio di peltro.
«Questo genere di ombra… “viva”… ha un nome?» chiese alla moglie, appena entrata con una ciotola di profumati biscotti dolci appena sfornati, presumibilmente destinati a sostenerlo nelle sue fatiche. Lei la posò sulla scrivania e osservò di buon grado l’ombra in questione, nella quale si distingueva la sagoma scura della bottiglia, ma anche una chiazza di tremula luce ambrata, ben visibile all’interno della bottiglia d’ombra.
«Certo», disse lei. «È una caustica di rifrazione.»
«Oh, naturalmente», disse lui, inarcando le sopracciglia. «Avrei dovuto saperlo.»
«No, non avresti dovuto», disse lei, regalandogli un sorriso e un biscotto che profumava di cannella. «Vuoi sapere perché si chiama così?»
«No», disse lui, e addentò il biscottino, che era meraviglioso, ancora caldo di forno a mattoni, morbido, zuccherino e al tempo stesso piacevolmente consistente sotto i denti. «Preferisco pensare che sia magia.»
«Tutto è magia, se lo guardi abbastanza a lungo», disse lei, come se fosse una cosa al tempo stesso logica e risaputa. «Se però ti suona meglio, puoi anche chiamare quel tipo di ombra…» accennò con il capo all’ombra del whisky, che danzava e tremolava nel riflesso della bottiglia come se fosse viva, «…un’Ombra Colorata Traslucida. Ti verso una tazza di whisky per accompagnare il biscotto?»
«Be’, sì, già che ne parli. Mi dispiacerebbe però uccidere quella bella ombra…»
«Ucciderla?» Lei sollevò un sopracciglio, ma sorrise. «Possiamo riempire di nuovo la bottiglia, sai… oppure posso semplicemente darti un po’ della Pozione d’Amore n. 9 di Papà per accompagnare il biscotto, e lasciare in pace la tua bella ombra. Finché il sole non si sposta», aggiunse con senso pratico.
«Oooh.» Si leccò una briciola dal labbro inferiore, riflettendo. L’esperimento di Jamie per ottenere un whisky torbato senza torba, usando una combinazione di foglie di tabacco, funghi secchi e miele affumicato, era sorprendente da bere, ma dopo il primo bicchiere era quasi impossibile smettere. E lasciava davvero una sensazione di… allegria.
Scosse la testa, dispiaciuto.
«No, meglio di no. Questo pomeriggio devo andare da Coinneach McLeod a esorcizzare il suo maiale, e probabilmente insisterà perché beva del gin con lui come ricompensa. Non voglio finire sotto un cespuglio tornando a casa.»
Bree emise uno sbuffo e si strinse la radice del naso, come faceva quando cercava di non scoppiare a ridere.
«È un maiale particolarmente pigro? Dev’essere bello grosso, se gli serve aiuto per fargli fare esercizio. Ma a proposito», aggiunse, inarcando un sopracciglio rosso, «perché vuole che faccia esercizio? I maiali non dovrebbero essere grassi?»
«Ho detto “esorcizzare”, non “esercitare”. Credo che sia uno dei tanti discendenti della Scrofa Bianca.»
«Oh. Be’, questo spiega senz’altro la necessità del gin. Ovviamente è più efficace dell’Acqua Santa. Ha bevuto gin insieme al suo maiale? È per questo che bisogna esorcizzarlo?»
«Possibilissimo», rispose Roger, cercando distrattamente sulla scrivania la penna d’oca che stava usando. Aveva l’abitudine di sgattaiolare sotto le carte… «Anche se, trattandosi di un discendente della Scrofa Bianca, dubito che abbia bisogno dell’aiuto dell’alcol…»
«Ehilà…?» giunse un cortese richiamo dalla porta d’ingresso aperta.
«Tesatawiyat!» rispose a gran voce Roger, riconoscendo il saluto formale del Sachem, e aggiunse, rivolto a Bree: «Va’ a prendere il Numero 9, per favore», mentre si scostava dalla scrivania.


















