lunedì 16 marzo 2026

Outlander S801: Diana Gabaldon commenta il primo episodio della nuova stagione

La Stagione 8 di Outlander inizia con una scena che ho visto ripetutamente e che continuo a non capire. Claire (Caitriona Balfe), in quanto medico, ha detto numerose volte che non avrebbe mai tolto la vita a nessuno, ma qui, sembra uccidere l’uomo che presumibilmente ha ucciso sua figlia Faith, se Faith fosse effettivamente vissuta.
Quando ho fatto notare la cosa alla creatrice di Outlander e autrice di best seller Diana Gabaldon, mi ha detto che la scena è stata molto condensata rispetto alla sceneggiatura originale, che non ha scritto lei, ma che crede che il suo scopo sia spiegare come Claire e Jamie (Sam Heughan) finiscano per occuparsi di Fanny (Floerrie Wilkinson).
Poiché credo che Fanny sia più probabilmente la pronipote di Claire piuttosto che la nipote, ho deciso di mettere da parte questa teoria finché non ci saranno maggiori informazioni nel corso della stagione per spiegarla. Dopo tutto, non ho niente per supportare la mia convinzione a parte il fatto di aver visto Blood of My Blood, perciò so che Claire ha un fratello che non conosce e che la loro madre potrebbe avergli insegnato la canzone che Fanny conosce, se Fanny se fosse sua figlia.
Il ritorno a casa – e un nuovo vicino

Ma ciò che ha dato gioia guardando l’episodio è stato vedere Jamie e Claire tornare a Fraser’s Ridge, la loro vera casa, e scoprire che il Giovane Ian (John Bell) e gli uomini di Ridge hanno costruito per loro una nova casa basandosi sui disegni che Jamie aveva fatto dopo che un incendio aveva distrutto la precedente.
Eppure, nonostante questo, niente era più come prima. Il Ridge è cresciuto ed è prosperato. C’è una struttura commerciale dove incontriamo il Capitano Charles Cunningham (Kieran Bew), un ex soldato inglese, che ha servito il Re per 30 anni, e potrebbe non essere una persona di cui fidarsi quando si tratta della lotta pe l’indipendenza. E con Jamie che è stato assente per così tanti anni, i fittavoli lo vedono ancora come il Laird? O si lasceranno influenzare da Cunningham?
Diana dice: «I coloni che erano lì dall’inizio vedono Jamie come il legittimo proprietario del Ridge, e quindi come "Lui" (Himself) (non credo che lo chiamino “Laird”, dal momento che i fittavoli non sono un clan, e molti di loro non conoscono il suo passato). Come praticamente tutti all’epoca, i fittavoli sono riluttanti a schierarsi, non volendo essere coinvolti in ulteriore violenza e incertezza. Comunque, le persone hanno delle opinioni, per lo più basate sulle loro esperienze passate.»
«Pertanto, quei fittavoli che sono arrivati da Ardsmuir (la Prigione) sono effettivamente uomini di Jamie. Quelli che sono venuti “da fuori”, per così dire, sono vincolati a lui – ma forse non condividono le sue alleanze. E poi ci sono quelli, come il Capitano Cunningham, che sono apertamente a favore del Re, essendo stati a lungo soldati nell’esercito britannico.»
«Se Jamie fosse stato presente quando Cunningham è comparso la prima volta, sarebbe stato molto più diffidente di Hiram Crombie (Antony Byrne) nell’accettarlo come fittavolo, ma non era lì per prendere quella decisione, perciò si sente obbligato ad accettarlo (l’uomo non ha fatto niente di spiacevole, dopo tutto), ma lo terrà d’occhio.»
Una riunione della famiglia Fraser

Un altro momento felice per gli spettatori di lunga data di Outlander è stato vedere la famiglia riunita quando Brianna (Sophie Skelton), Roger (Richard Rankin), Jem (Matthew Adair) e Mandy (Rosa Morris) ritornano dal futuro. Era stato il problema cardiaco di Mandy, che richiedeva un intervento chirurgico nel XX secolo, ad averli costretti ad andarsene inizialmente, ma una volta guarita, il pericolo rappresentato da Rob Cameron (Chris Fulton), che aveva rapito Jem per costringere il ragazzo a rivelare dov’era nascosto l’oro, era un ostacolo alla loro permanenza nel futuro. Detto questo, Rob è anche un viaggiatore del tempo  potrebbe comparire nel XVIII secolo.
Per quanto riguarda il motivo del loro ritorno, Diana dice, «C’erano minacce piuttosto evidenti alla loro sicurezza, e Brianna, naturalmente, voleva rivedere i suoi genitori e fargli conoscere i loro nipoti.
Questo potrebbe anche significare che resteranno nel passato per il resto della loro vita. Il viaggio nel tempo richiede il suo tributo al corpo umano, e loro non hanno prove sufficienti sulla sua sicurezza, anche quando hanno le gemme, che rendono il passaggio più semplice.
E poi c’è William (Charles Vandervaart), il figlio illegittimo di Jamie, che nonostante si sia rivolto al suo padre biologico alla fine della Stagione 7 per avere aiuto a liberare Jane, è ancora sconvolto dalle conseguenze della scoperta che Jamie è il suo padre biologico e che Lord John (David Barry), il padre che lo ha cresciuto, gli ha mentito. Poi c’è la morte di Jane e, più recentemente, Lord John gli ha detto che Ben, suo cugino che era come un fratello per lui, è morto.
«William sta attraversando un periodo visibilmente difficile nell’adattarsi alla rapidità degli eventi» dice Diana. «Sa (ora) chi è, ma non sa come esserlo (o piuttosto, non essere chi pensava di essere). Non conosce (ancora) le reali circostanze della sua nascita e pensa che potrebbe essere il risultato di uno stupro che ha causato sia la sua nascita sia la morte di sua madre, che non ha mai conosciuto. Penso che abbia tutte le ragioni per essere confuso, turbato e arrabbiato.»
Il destino di Jamie è già scritto?

E poi c’è la questione del libro di Frank Randall (Tobias Menzies), che Brianna ha portato dal futuro, in cui Frank scrive che Jamie muore nella Battaglia di Kings Mountain. La domanda è se questa sia la verità e Jamie morirà nella Stagione 8 di Outlander, o se Frank aveva un motivo nascosto nello scriverlo? Per esempio, era geloso della relazione di Claire con Jamie e voleva essere sicuro che lei non riattraversasse le pietre per andare a cercarlo a un certo punto della loro vita.
Diana aveva molto da dire su questo argomento:
«Be’, solo Frank può saperlo, ma per la cronaca [Il Libro (il mio, intendo, ma anche quello di Frank)], il suo libro da semplicemente da un buon resoconto e in gran parte imparziale degli eventi che hanno portato alla Battaglia di Kings Mountain (ricordate che è uno storico; questa probabilmente è oggettività professionale). Include brevi biografie dei protagonisti di quella battaglia: Patrick Ferguson, William Campbell, etc., e include il riferimento a “Jamie Fraser” come uno dei capitani delle forze patriote (ci sono sei o sette di loro, e teoricamente con lo stesso grado, con le proprie truppe locali sotto il loro comando).
«Cita anche diversi altri uomini di nome James Fraser nel libro, alcuni dei quali potrebbero essere Jamie, e alcuni che sicuramente non lo sono. Quindi, per quanto riguarda il libro, Frank fa notare che un certo James Fraser, schierato dalla parte dei Patrioti, morì in battaglia, ma non fornisce dettagli sul luogo o sulla descrizione, quindi non abbiamo motivo (a parte l'ovvio) di supporre che si tratti del nostro James Fraser che muore in battaglia.»
«Ma i libri sono libri e lo show è lo show, quindi non abbiamo tempo per le sottigliezze, qui. (Mi è piaciuto molto il dettaglio di Jamie scioccato dalla somiglianza di Frank con Black Jack Randall, e il suo sentirsi in qualche modo tradito dal fatto che Claire non glielo avesse mai detto. Quel pacato "Avresti dovuto dirmelo" è stato molto toccante.)
«Ad ogni modo, non credo che Frank abbia scritto il libro con lo scopo di impedire a Claire di tornare nel passato, perché evidentemente non ha mai provato a far sì che lei lo leggesse ( e lei normalmente non leggeva niente della sua produzione accademica).»
(X)

domenica 8 febbraio 2026

Libro 10: Minnie & Amaranthus

[Nota dell’autrice – nel XVIII secolo un “canapè” (con l’accento sulla “e”) non era un antipasto, ma un pezzo dell’arredamento del salotto – un piccolo divano.]
«Tè, per favore,» disse Minnie alla donna che si era precipitata mentre si faceva strada nel corridoio, scortando l'alta Viscontessa. Come un rimorchiatore che accompagnava un Indiaman in banchina, pensò. «Caldo e con molto zucchero, se ce n’è. Se no, andrà bene anche il miele. Oh – e come vi chiamate, prego?»
«Moira O’Meara», disse la cuoca – perché chiaramente era la cuoca, Rafe non si era lasciato ingannare dal suo grembiule. La sua faccia era rossa, ma aveva una espressione sospettosa. «Voi…ehm…»
«Minerva, Duchessa di Pardloe,» disse Minnie, facendo un cenno con il cappello con tutte la grazia che le circostanze le permettevano. «Questa giovane donna vomiterà o sverrà tra un minuto o due. C’è un divano per svenimenti in questo posto? O almeno una dannata ottomana?»
Così incoraggiata, Mrs. O’Meara fu all’altezza della situazione e afferrò l’altro braccio della Viscontessa, e condusse il terzetto di donne in un salotto piccolo ma perfettamente arredato, che conteneva – grazie a Dio, la donna pesava come un barile di tabacco, o almeno così sembrava – un elegantissimo canapè, con gambe di ebano splendidamente intagliate e un rivestimento di pesante satin nero con ricami in filo d’oro. 
Minnie si sentì allarmata al posto del rivestimento; la Viscontessa stava avendo dei conati di vomito delicatamente, con una mano sulla bocca, ma era o il divano o il pavimento, così la fece sedere sul divano, le spinse la testa senza tante cerimonie tra le ginocchia e disse: «Non vomitate, almeno non finché non avrò trovato un asciugamano. Portate un asciugamano!» urlò verso la porta aperta, attraverso la quale era scomparsa Mrs. O'Meara, con l'intenzione di preparare il tè.
Minnie si guardò intorno, ma la stanza sembrava non avere nulla di appropriato al suo scopo, e con un sospiro, allungò la mano attraverso il taglio della tasca, slacciò una delle sue sottogonne e, uscendone, la spinse – giusto in tempo – sotto il mento della Viscontessa.
Le cose da quel momento in poi furono un po' caotiche, ma un quarto d'ora dopo, Minnie si ritrovò in possesso di un vero e proprio tavolino da tè su ruote, dotato di una teiera fumante – un vero tè cinese, per giunta! – con latte, zucchero, miele e pane tostato imburrato. Due piccoli piatti da portata coperti annunciavano discretamente la presenza di sardine fritte e funghi imburrati. La viscontessa ne sentì l'odore e diventò verde.
«A me piacerebbe una bella sardina fritta,» disse Minnie in tono accattivante a Mrs. O'Meara. «Ma temo che questa giovane donna…»
«Dio tra noi e il Diavolo,» disse la cuoca, e reggendo il piatto con una mano e facendosi la croce con l’altra, riporto le sardine incriminate in cucina.
«Oh, Signore.» Minnie prese un pezzo di pane tostato con miele e sospirò di felicità. «Non ho mangiato nient’altro che gallette e porridge nell’ultimo mese, giuro. Avete mangiato qualcosa a colazione, mia cara?»
Amaranthus — il nome le era finalmente tornato in mente — scosse la testa, con un aspetto di latte rancido.
«Non ho potuto,» disse debolmente. «Quello-» agitò una mano molle in direzione di quello che rimaneva del piatto di portata. «Potreste—»
«Certamente!» Minnie balzò in piedi e afferrò i funghi, che avevano un odore terroso e succulento, ma purtroppo sembravano molli e viscidi a causa del burro, portandoli fuori nell'ingresso e depositandoli sul tavolo della reception, tra una serie di biglietti da visita, che si prese un momento per esaminare attentamente prima di tornare in salotto.
«Proprio non riesco a mangiare comodamente con un cappello, e voi?» chiese in tono discorsivo, togliendo le lunghe spille dal suo elegante chapeau e appoggiandolo sul tavolino da tè. «Perdonate il mio aspetto; sono appena scesa da una nave.»
La giovane donna fissò le colombe impagliate e deglutì, ma non disse nulla. Minnie sospirò tra sé; evidentemente avrebbe dovuto continuare quella conversazione da sola.
«Di quanto siete?» disse allegramente indicando la parte media del tronco di Amaranthus con i resti della sua fetta di pane tostato. «Circa quattro mesi?»
*Ritratto: Five O'Clock Tea, David Comba Adamson (1856 - 1926)


domenica 25 gennaio 2026

Libro 10: Un medico quacchero

Gli O’Higgins erano abili a non essere dove avrebbero dovuto essere — ma ugualmente abili a essere dove non avrebbero dovuto, cosa che era uno dei loro talenti più utili.
Mick O’Higgins sicuramente non avrebbe dovuto stare seduto ai piedi del letto di Minnie — lei guardò di sbieco l’orologio da viaggio sulla mensola del camino, che segnava, pensò, le tre e mezza. Del dannato mattino.
«Chiedo scusa, vostra Grazia,» disse, vedendo che era sveglia. «Ho un sassolino nello stivale.» Le tende erano aperte e la luce diffusa della luna era sufficiente non solo per leggere l’orologio, ma anche per vedere che aveva effettivamente uno stivale in mano, che girò sottosopra e scosse. Qualcosa cadde, anche se non fece alcun rumore sul tappeto.
«Cos’hai scoperto?» chiese, sedendosi e togliendosi la cuffia da notte.
«Be’, molte cose, incluso cosa sono le dannate polpette di pesce. Non solo quello che pensate.» la rassicurò. «Ci mettono le cipolle, intorno.»
«Oh, quindi è questo l’odore.» Sbadigliò, involontariamente, e scosse la testa, scacciando gli ultimi residui del sonno. «Che altro?»
«Be’, eravamo seduti in una specie di bettola, giù al molo, e Rafe stava raccontando a una signora di come ha perso il dito. Lo scansafatiche con cui era seduta si è offeso, ma Rafe è stato abbastanza svelto da chiedere al ragazzo come lui — il ragazzo intendo — si fosse procurato quella cicatrice sulla faccia, e ha ammirato il lavoro del chirurgo. E io ho comprato un’altra bottiglia, e così dopo un po’ eravamo abbastanza civili.»
«Sì,» disse cortesemente. Rafe avrebbe raccontato le cose senza mezzi termini, ma Mick apprezzava i dettagli.
«Così dopo un po’ di questo e quello, siamo tornati a quello che era successo alla faccia dello scansafatiche. Avete per caso sentito di una rissa avvenuta in un posto chiamato Guilford?» chiese.
«No.»
«Ah. Be’, io stesso non ho idea di dove sia, ma c’è stata una rissa lì, vedete —»
«Sì, ricordo, me lo hai detto,» lo rassicurò.
«E il nostro amico si è imbattuto nell’estremità sbagliata di una baionetta nel mezzo della cosa, ma ha avuto la fortuna di essere portato in una specie di posto dove c'era un dottore, prima di morire dissanguato.»
«Be’, è stato fortunato.» Minnie sbagliò ancora. «Non credo che tu abbia il resto della bottiglia con te, vero?»
«Ah no, quella l’abbiamo finita. Una bottiglia di birra, vostra Grazia?» Prese una bottiglia dalla capiente tasca, tolse con cura il tappo con i denti e gliela porse.
Aveva un odore migliore dell'aroma persistente delle polpette di pesce, e lei ne prese un sorso di prova, poi un sorso abbondante.
«Così il dottore ha suturato la sua mascella, preciso come un sarto, e lui — non il dottore, il tipo con la ferita — con metà dei denti che spuntavano dalla guancia, e poi niente, se capite cosa intendo.»
«Sì.» In effetti era una birra piuttosto buona, e lei cominciava a desiderare di avere qualcosa con cui accompagnarla. «Non hai niente di commestibile in tasca, vero?»
«Ah, mi ferite, vostra Grazia,» disse, ridendo. «Ecco.»
Era un bel pezzo di formaggio, avvolto nel suo fazzoletto. Aveva un profumo divino e il suo stomaco brontolò.
«Dottore,» gli ricordò, attraverso un boccone sbriciolato., 
«Certo. Il vostro uomo ci stava raccontando della battaglia mischiato al racconto del dottore, e ho perso un po’ il filo quando sono uscito per pisciare, ma quando sono tornato, stava dicendo, ‘Intendo, tutti quei Thees e Thous che ti danno sui nervi, ma dopo un giorno o due, non ci fai più caso, e quando sono uscito di lì, accidenti se non chiamavo anche io il Dottore "Thee"!»
Minnie si strozzò con il formaggio e tossì finché Mick non si alzò e le diede una pacca sulla schiena per aiutarla.
«Quaccheri,» disse con voce roca. «Un medico quacchero.»
«Infatti e lo era.» si sedette accanto al lei, e le porse la bottiglia perché bevesse, e aggiunse gentilmente, «Un medico quacchero, di nome Hunter, vostra Grazia.»
[Fine della scena] 

* Nel ritratto John Fothergill (1712 - 1780)

martedì 20 gennaio 2026

Libro 10: Nodi

Come preparare i bagagli per un'operazione di salvataggio in cui non si ha idea di dove ci si troverà, per quanto tempo o in quali circostanze?
Vestiti… certo, la possibilità di dover socializzare con il tipo di persone che poteva essere scontenta del mio normale guardaroba era remota, ma non poteva neanche essere esclusa del tutto. Avremmo potuto avere bisogno della buona volontà di qualcuno influente.
Avevo due abiti da sera che potevano essere definiti decenti, uno dei quali aveva bisogno di essere rammendato… ma il pensiero di qualcuno influente ineluttabilmente deviò il mio ingranaggio mentale a pensare ad Hal.
Dov’era quel dannato uomo? William pensava che suo zio fosse diretto a New York con l’intento di trovare il suo errante figlio maggiore, vivo o morto e … per fare cosa?
Avevo abbastanza familiarità con sua Grazia, il Duca di Pardloe, da pensare che mentre era testardo quasi quanto Jamie, i suoi sentimenti verso la sua famiglia erano quasi altrettanto esigenti. Dovendo scegliere tra essere fucilato per diserzione e lasciare il suo figlio maggiore in una posizione pericolosa, molto probabilmente, Hal avrebbe scritto a Sir Henry Clinton una lettera in cui dichiarava il suo intento immediato di lasciare l’esercito per un impegno personale, e proseguito con una nota concisa indirizzata a “A chi di dovere” dichiarando che sarebbe stato felice di presenziare alla corte marziale quando era più comodo all’esercito, al suo ritorno.
Che avrebbe fatto quel dannato avesse avuto un altro attacco di asma, per strada? Be’ gli avevo insegnato come respirare durante un attacco, così sarebbe potuto sopravvivere…
Sospirai, recitai una breve preghiera per Harold, Duca di Pardloe, stupido e padre, e allungai la mano per prendere un pacchetto di rametti di Ephedra dal secondo scaffale. Sentii lo swiff della vecchia trapunta appesa sopra la mia porta d’ingresso. Accedenti. E proprio mentre Jamie stava diventando abbastanza forte da farmi una vera porta. Oh, beh, in ogni caso sto partendo... - e mi girai per vedere Germain e Jemmy, fianco a fianco, che strascicavano i piedi e avevano un'aria profondamente criminale.
«Che state facendo?» chiesi dando loro una stretta occhiata
«Niente. Nonnina!» disse Jem, tentando di assumere un’espressione di innocenza ferita.
«C’est vrai, grandmere» mi rassicurò Germain. «Siamo puri come— em…come…»
«Nascituri?» Suggerii, mettendo una bottiglia di laudano nel mio kit. «O come la neve spinta dal vento, forse?»
«Non so come sono i bambini prima di nascere,» disse Germain dubbioso. «Maman impreca molto quando le danno i calci nel fegato.»
«Non la biasimo neanche un po’.»
«Mrs. Cunningham ha detto che Germain è nato colpevole,» si offrì Jem.
«Colpevole di cosa?»
«Non lo a detto.»
Sospirai e mi raddrizzai, guardandoli dall'alto in basso.
«Be’, se non avete fatto niente… che cosa state progettando di fare?»
Sembrarono in qualche modo contenti a quel punto.
«Verremo con te, il Nonno e Zio William,» disse Jem sicuro. «Per aiutarvi a trovare Lord John.»
«Abbiamo pensato di dirlo prima a te», disse Germain, alzando lo sguardo con aria furba da sotto le lunghe ciglia nere. Non così in alto, notai. Ora che li guardavo direttamente, vidi che entrambi erano ben al di sopra della mia spalla. Anzi, erano quasi in grado di guardarmi dritto negli occhi.
«E vi aspettate che io convinca vostro Nonno — e senza dubbio i vostri genitori — che questa sarebbe una buona idea?»
Entrambi annuirono vigorosamente.
«Grandmere Jenny ha detto al Sachem che Grandpere si farebbe legare se tu glielo chiedessi.
Davvero,» dissi divertita. «Che ha detto il Sachem a questo proposito?»
«Ha detto che non era sicuro del perché una donna volesse un uomo legato, poiché ciò gli avrebbe impedito di esserle di grande utilità a letto, ma se Grandmere desiderava questo da lui, avrebbe provato.»
Decisi di lasciar perdere, e tornai all’argomento in discussione.
«Non credo…» cominciai, ma fui interrotta da entrambi.
«Ma noi possiamo andare in posti dove voi non potete!»
«Possiamo rubare del cibo!»
«Io ho un coltello!»
«Anche io!»
«Noi—»
Un profondo suono scozzese proveniente dall’ingresso li bloccò come pietrificati.
«Su cosa state assillando la vostra Nonnina, piccoli furfanti?»
[fine dell’estratto]

By Dana Gabaldon

sabato 13 dicembre 2025

Libro 10: Te lo dirò

Non parlarono molto durante la modesta colazione; entrambi erano mossi da un crescente senso di urgenza. William pensava che fossero a buon punto, ma era limitato nelle sue stime dal fatto di non sapere esattamente dove fossero. Stavano decisamente scendendo, comunque, e il bosco sembrava meno fitto. Fraser aveva detto che probabilmente sarebbero arrivati ai piedi della montagna in due giorni, dove le strade erano migliori  e avrebbero viaggiato più velocemente. William sperava che fosse così.
Irritato com’era dalla distanza e dalle ripetute difficoltà nell’attraversare ruscelli, alberi caduti e smottamenti, tali difficoltà gli impedivano temporaneamente di pensare. Non spesso, ma qualche volta.
La strada si allargò e Fraser gli si avvicinò.
Fraser sembrava stare riflettendo su qualcosa. Giustamente, pensava William; anche lui. Anche se in realtà, si rese conto che lui stava più che altro provando a non esaminare la questione. Papà, principalmente, e cosa gli stava succedendo – cosa poteva essergli già successo, in tutto il tempo che ci era voluto… e se fossero arrivati tardi? E se fosse stato già ferito – o ucciso? Scacciò tutti quei pensieri con forza – per la centesima volta – stringendo i denti.
E nel momento in cui la sua mascella si rilassò, ecco Amaranthus. Di nuovo. Sbatté gli occhi.
Dannazione, come sei entrata qui? Chiese in silenzio. Perché era lì, palesemente nella sua mente, il suo fichu allentato, che pendeva dalla sua mano e i seni bianchi che si incurvavano nell’ombra del suo abito… i suoi occhi erano diventati grigi, come quando era pensierosa o spaventata.
«Va via,» mormorò. «Vai via e basta!»
«Cosa?» La voce di Fraser lo colse di sorpresa, e Amaranthus sparì, lasciando lo scozzese che lo guardava un po’ perplesso.
«Un tafano,» Disse William bruscamente, e strofinandosi l’orecchio con irritazione.
Fraser emise un suono che indicava accettazione e non si dissero nient’altro fino a che non si fermarono presso un piccolo torrente per abbeverare i cavalli e urinare.
«Non so molto della tua vita di recente,» disse Fraser con naturalezza, mentre stavano per rimontare a cavallo, «e tu non sai niente della mia. Se c’è qualcosa che vuoi sapere, chiedi e te lo dirò. Qualsiasi cosa a patto che la storia riguardi me.»
Senza aspettare una risposta, balzò in sella — con la grazia di un uomo più giovane, pensò William. Doveva avere cinquant’anni, almeno…
«Grazie,» disse William, per mancanza di altro da dire.
[fine della sezione]

[Incontro con cattivi, che rubano i loro cavalli — Jamie ne uccide uno? Che ha uno scalpo biondo alla cintura]

«Cosa—» La bocca di William era secca e dovette mettere in moto la lingua per produrre abbastanza umidità per parlare. Accennò all’ammasso di capelli biondi che giaceva sul terreno, sfilacciato e aggrovigliato.
Fraser fece una smorfia, ma annuì e scuotendo un fazzoletto macchiato di fumo, si accovacciò e gentilmente mise l’orribile reliquia nella stoffa, che annodò in un accurato pacchetto.
«Accenderemo un fuoco quando ci fermeremo per la notte. Diremo una preghiera e lo bruceremo,» disse, ficcando con cautela il pacchetto nella sacca.
«Io— sì, va bene.»

[Lo fanno, e Jamie recita parte della preghiera per la Guida dell’Anima. Restano in silenzio per un poco, guardando i capelli andare in fumo (odore di capelli bruciati).]

[Mosso da un impulso, (un giorno o giorni dopo) William chiede a Jamie se possono recitare una preghiera per sua madre, quando si fermano la sera. Jamie dice di sì e dopo un silenzio condiviso, chiede a William se pensa spesso a sua madre.]

«Pensi spesso a tua madre?»
William prese un respiro profondo.
«Ogni tanto. Voi?»
[reazione]

«Non spesso. Di più, comunque, da quando sei arrivato. Hai il suo sguardo, a volte.»
Cavalcarono per un paio di ore in silenzio, William rimuginava sulle cose nella sua mente, Fraser apparentemente perso nei suoi pensieri. La strada era tranquilla, e non avevano incontrato nessun altro, da mezzogiorno del giorno prima. [Perdere temporaneamente la strada e trovarsi in una fitta vegetazione – scendere per la collina- comincia la pianura?]

«Mia madre non seppe nulla di me,» disse William brevemente. «È morta quando sono nato — lo saprete sicuramente.»
Fraser scosse la testa.
«Nay, a bhailach. Lei ti ha conosciuto.»
«Cosa vi fa dire questo?» chiese William bruscamente. Non gli piaceva parlare di sua madre.
«È morta il giorno in cui sei nato, aye,» disse Fraser. Aveva le redini raggruppate in una mano, e con l'altra spingeva via i rami bassi mentre si chinava sotto di essi, mentre le sue parole risuonavano tra le foglie, leggermente attutite, ma abbastanza chiare. «Ma non quando sei nato.»
William si irrigidì sulla sella, e Trajan sbuffò in una mezza domanda. William spinse frettolosamente il cavallo tra le foglie e lo fece uscire dall'altro lato. Fraser lo stava aspettando, la sua faccia attentamente inespressiva.
«Io—pensavo— mia nonna mi disse che ero la causa della sua morte!»
«No, non hai fatto neanche questo,» lo corresse Fraser. «Geneva è stata bene per alcune ore dopo che sei nato, e stava seduta, tenendoti in braccio, accarezzandoti e ridendo. È stato più tardi quel giorno — ore dopo — che il sanguinamento è ricominciato e il dottore non ha potuto arrestarlo.»
Diede un colpetto al suo cavallo per farlo muovere e si chinò per passare sotto un grosso ramo di sicomoro, mentre la sua voce risuonava dietro le spalle.
«Lei ti conosceva.»
William riuscì a malapena ad afferrare il ramo che si ritrasse di scatto, inondandolo di [foglie?]. (profumate? Che odore hanno i sicomori?)
«Non lo sapevo.» William si sentì come se qualcuno gli avesse dato un pugno nello stomaco con una mano avvolta intorno a qualcosa di pesante — anche qualcosa di prezioso, come un pezzo d’oro. «Pensavo… mi hanno detto che è morta quando sono nato, pensavo che era stato allora che è morta, durante il parto.» La sua bocca era diventata secca e si leccò le labbra. «Non sapevo che mi avesse…visto.»
«Lei ti vide,» disse Fraser, la sua voce quieta. «E ti ha amato. Ti è stata portata via — ma non ti avrebbe lasciato. Non se ne sarebbe andata, se avesse potuto rimanere.»
Quella frase trafisse il cuore di William, che per un attimo respirò a bocca aperta, incapace di parlare per paura di scoppiare a piangere.
Più tardi…
«Voi mi avete lasciato.»
«Sì.» Fraser esitò, che fosse per riluttanza, o semplicemente per il peso delle sue parole. La seconda, evidentemente, perché si spostò per guardare William direttamente e incontrare il suo sguardo.
«Come tua madre,» disse con calma, «sarei rimasto se avessi potuto.»
William fece un suono che non era esattamente un “hmpf” ma vicino. «Voi non siete morto. Cosa vi ha fatto partire, dunque?»
La bocca di Fraser si arricciò un poco nell’angolo, un movimento troppo piccolo per essere un sorriso.
«Quando avevi sei anni,» disse con precisione, «il tuo naso ha cominciato a crescere.»
«Il mio cosa?»
Fraser si toccò il naso, lungo e dritto, e di riflesso, William toccò il suo… lungo ed ugualmente dritto.
«E le tue sopracciglia cominciarono a inspessirsi — non rosse, grazie a Dio, ma spesse e della stessa forma delle mie. E i tuoi occhi cominciarono a scurirsi.» Prese un respiro profondo, ma continuò.
«Le tue spalle erano da sempre come le mie, da quando potevi stare in piedi, ma nessuno nota queste cose in un bambino. Ma quando hai cominciato ad allungarti, le tue gambe lunghe e dritte…»
Si fermò, stringendo le labbra per un momento come a decidere se andare avanti o no, ma lo fece.
«Parlai con John Grey —quando decisi che dovevo andarmene. Ero prigioniero della Corona, sai; lui era responsabile della mia libertà vigilata — aveva fatto in modo che lavorassi a Helwater. Non ha mai chiesto perché; quello che disse fu, ‘Tutti gli uomini hanno dei segreti. Il tuo se ne va in giro.’»
William vide la gola di Fraser andare su e giù mentre deglutiva, una volta.
«Così mi sono spezzato il cuore in silenzio,» disse con calma, «e forse il tuo, anche se spero non troppo — e me ne andai. Ti lasciai.»
Prese un profondo respiro, e alla fine, abbassò lo sguardo, schiarendosi la gola con un lieve “hem”
William aprì la bocca, ma non poté fare altro che respirare attraverso di essa. Le sue ginocchia sembravano ormai staccate dal corpo, ma riuscì ad alzarsi, a voltare le spalle al padre e ad allontanarsi. C'era un piccolo alberello di pino a pochi metri di distanza e si fermò lì, aggrappandosi con entrambe le mani al tronco elastico, dalla corteccia ruvida e profumato, come se la sua vita dipendesse dal non lasciarlo andare.
[fine della sezione]

*Ritratto: Uomini a cavallo sulla spiaggia, Max Lieberman (1847 - 1935)

martedì 2 dicembre 2025

Libro 10: Estratto dell'Avvento

A Minnie era sempre piaciuta l’incertezza. Non sapere se i libri che aveva raccattato in una soffitta a Parigi fossero spazzatura o splenditi tesori, non sapere se il prossimo cliente ad attraversare la porta della libreria sarebbe stato un cliente o una spia giacobita. Non sapere come sarebbero stati tra le sue braccia i bambini che aveva portato in grembo per mesi, per non parlare di come sarebbero stati da grandi.
E non sapere cosa avrebbe fatto suo marito dopo. La felicità domestica era, ovviamente, deliziosa, ma vivere ogni tanto sul filo del rasoio le andava bene. La parte più importante ovviamente era ogni tanto.
«Nessuno vuole sedersi su una dannata lama di coltello,» disse, senza rendersi conto di aver parlato ad alta voce finché non sentì una bassa risata irlandese dietro di lei.
«Perché è affilata, o perché è noioso?»
«Be’, ti impedisce di ballare.» Lanciò un’occhiata a Rafe O’Higgins, che si era avvicinato alla ringhiera accanto a lei. Indossava un cappotto a forma di cappa di fine lana blu, e teneva una mano suo cappello nuovo per evitare che volasse via. A prima vista, sembrava un gentiluomo, cosa che di certo non era. «Riesci a sentire l’odore della terra?»
Annusò l’aria e scosse la testa.
«Non ancora mia cara. Il Capitano dice che ci vorranno ancora tre giorni, forse quattro.»
Batté il piede con impazienza. Solo un colpetto, ma lui rise di lei e sollevò la faccia, inspirando profondamente.
«Pesce,» disse. «Sento odore di pesce. E di una balena.»
«E di cosa odora una balena, dimmi?», chiese, divertita suo malgrado. «E non dire ‘di pesce’.»
«Oh, le balene hanno un odore strano,» disse stringendo gli occhi contro il vento. «Non ti avvicini spesso abbastanza da sentirne l’odore, bada, ma ogni tanto, una emerge affianco alla tua barchetta mentre stai pescando nel Mare d’Irlanda e lascia andare il suo respiro in un potente soffio. Puzza di caldo e freddo, marciume e vita, di alghe e migliaia e milioni di piccole cose rancide con piccoli gusci come l’unghia del vostro mignolo. Si conficcano nei denti della balena — o in quelli che si possono definire denti in una balena. E» aggiunse in modo pratico, «un sacco di alghe e occasionali pesci. La balena comune non è schizzinosa.»
«Davvero.» Aveva coinvolto i fratelli O’Higgins tanto per la loro conversazione che per la protezione durante e il viaggio e la loro capacità di fare domande in quei posti dove una donna di mezza età non poteva andare, per non parlare di una duchessa. «Hai detto la balena comune. Ce ne sono di non comuni?» Non si preoccupò di chiedere come facesse a saperlo; i fratelli O’Higgins si muovevano.
«Oh, be’.» considerò. «c’è il capodoglio, sicuramente. Una bestia enorme e mangia calamari enormi, o almeno così mi hanno detto. E visto il fetore anche di un calamaro piccolo lasciato fuori troppo a lungo, penso che la puzza del respiro del grosso tizio debba essere tale da farti cadere a terra.»
«Spero di vivere per sentirne uno, anche solo per esperienza.»
«Siete sempre stata una grande esperta, vostra grazia,» disse ridendo.
«Puoi dirlo», disse per niente offesa. «Dimmi ancora come hai perso il dito?»
«Quale?» Alzò entrambe le mani, come in segno di resa, per mostrare un mignolo mancante sulla mano sinistra, e un’articolazione superiore mancante sull’anulare della destra.
«Quello», disse, indicando la mano destra.
«Ah, questo. Avevo un anellino, vedete, d’oro, con una pietra blu incastonata, e una sgualdrina me lo stava succhiando dal dito, io l’ho beccata. Appena in tempo.»
«Oh, non ci credo neanche per un attimo,» disse seriamente. «Che ti stesse succhiando il dito, intendo.»
«Be’, stava succhiando diverse cose,» disse, con un’alzata di spalle. «Direi che avevo perso il conto.» 
Minnie stessa aveva perso da molto tempo il conto delle storie che aveva raccontato sulla perdita delle dita, ma lui riusciva sempre a pensarne una nuova. E, come al solito, era riuscito a distrarre la sua mente, anche se solo per pochi preziosi momenti, dai pensieri che la opprimevano. Anche ora, la sua mano si stava insinuando sotto il mantello e nel taglio della sottogonna per trovare la tasca e toccare la lettera all’interno.
Adam raramente scriveva una vera lettera. Il suo secondo figlio aveva ereditato — o forse consciamente imitato, anche se non voleva sospettarlo di questo — l’abitudine di suo padre di indirizzare o firmare raramente le lettere, e di usare il numero minimo di parole per comunicare quello che aveva in mente.
Ma aveva indirizzato questa — “Cara Madre” — e l’aveva anche firmata, aggiungendo “il tuo molto Obbediente, Umile e Amorevole Figlio”, cosa che l’aveva spaventata, come aveva fatto il corpo della lettera, tanto per ciò che ometteva, quanto per quello che diceva. Sapeva già che la bambina di Dottie era morta — Minerva Joy, chiamata come lei, e ingoiò il nodo in gola per la millesima volta.
Hal le aveva mandato la triste notizia mesi prima, e lei avrebbe voluto andare subito da sua figlia, ma era novembre quando aveva ricevuto la lettera, e nessuna nave sarebbe partita fino a marzo. La lettera di Adam era arrivata a febbraio, presumibilmente avendo subito ritardi durante il viaggio — era malconcia e macchiata di pioggia e lui non l’aveva datata, maledizione… e aggiunto la notizia che l’aveva spinta a chiamare subito Rafe e Mick O’Higgins.
«Eccolo.» Rafe parlò all’improvviso, strappandola dai suoi pensieri.
«Chi?»
«Il tipo grosso,» disse, con rispetto nella voce.
Minnie aveva visto di tanto in tanto una balena nel Canale della Manica, ma raramente più di una, e sempre a una tale distanza da sembrare più di una massa grigia intermittente, che spruzzava vapore prima di sparire, come un piccolo vulcano molto mobile.
Il Ragazzone si sollevò lentamente dalle profondità accanto alla nave, un enorme — veramente enorme — fantasma blu e grigio, pinne più larghe della nave, che salivano e scendevano sotto le onde, tenendo il tempo silenzioso di una canzone che percepiva ma non poteva sentire. E lentamente — e sembrò un’eternità, ma poteva essere stato non più di tre respiri — si immerse, liscio come l’acqua stessa, e sparì nelle profondità.
«Oh,» disse, molto piano, e Rafe annuì.
«È una vera fortuna vederlo, vostra grazia. Avremo buona fortuna, vedremo se non sarà così.»

domenica 16 novembre 2025

Libro 10: Non mangiare i girini

Roger non poté fare a meno di guardarsi alle spalle. La casa dietro di lui profumava di pane alle noci e di dolce, e pensò di poter ancora sentire gli aromi che facevano venire l’acquolina diffondersi dalle finestre aperte.
La possibilità che Claire non solo fosse uscita di casa il Giorno della Cottura… «il Giorno del Bucato, sì», borbottò, «ma non per la Cottura»… e poi avesse deciso di percorrere a piedi la distanza di oltre un miglio fino al capanno dei Murray nel caldo pomeridiano e fosse riuscita a farlo senza fare alcun rumore o annunciare le sue intenzioni era inverosimile, ma il senso di colpa non conosceva ragione, e si guardò di nuovo alle spalle mentre svoltava sul sentiero.
Il suo stomaco brontolò al pensiero persistente di biscotti allo zucchero e cannella, ma il sentiero dietro di lui era in fermento solo per i lontani gracidii dei corvi che vivevano sugli alberi vicino al belvedere con la spettacolare vista sul Roan Mountain. Automaticamente, ringraziò Dio che Ian Murray non avesse scelto di cadere da lì.
«D'altra parte, se fossi caduto da lì, non staremmo avendo questa particolare conversazione…» Ma il sentiero si faceva più ripido e lui risparmiò il fiato per la salita.
Jenny Murray era seduta sulla veranda, i piedi che dondolavano, e stava istruendo Totìs nell’arte di avvolgere la lana, tenendo d’occhio il piccolo Hunter — conosciuto in famiglia anche come Weejit — che aveva una vaschetta piena di girini e stava inseguendo le sfortunate ranocchiette con entrambe le mani.
«Non metterlo in bocca, stupidino!»  urlò sua nonna, alzano lo sguardo dalla sua lana. 
«Rana,» disse Hunter in tono ragionevole, e tentò di nuovo di mettersi la preda in bocca. Il girino preso dal panico gli saltò di sua mano e atterrò di nuovo nella vaschetta con un piccolo splash, facendo dire ad Hunter, «Oh, cavolo!»
«Non si dice!» dissero sua madre e sua nonna in coro. Rachel uscì sulla veranda, asciugandosi le mani nel grembiule.
«Roger!» La sua faccia si illuminò vedendolo, cosa che gli riscaldò il cuore e sorrise in risposta.
«Come stai, bella ragazza?» chiese. Stava sbocciando, dal dolce gonfiore della gravidanza alle rose sulle guance.
«Bene oggi, ti ringrazio,» disse. «Il desiderio di vomitare alla vista del cibo mi ha lasciata. Anche se il pensiero di ingoiare un girino… Hunter, se non riesci a lasciare in pace quelle creature, dovranno tornare a casa nel loro torrente. È una visita agli infermi, a mhinister, o possiamo fare qualcosa per te?»

*Ritratto di John Everett Millais, Bolle, 1886