domenica 25 gennaio 2026

Libro 10: Un medico quacchero

Gli O’Higgins erano abili a non essere dove avrebbero dovuto essere — ma ugualmente abili a essere dove non avrebbero dovuto, cosa che era uno dei loro talenti più utili.
Mick O’Higgins sicuramente non avrebbe dovuto stare seduto ai piedi del letto di Minnie — lei guardò di sbieco l’orologio da viaggio sulla mensola del camino, che segnava, pensò, le tre e mezza. Del dannato mattino.
«Chiedo scusa, vostra Grazia,» disse, vedendo che era sveglia. «Ho un sassolino nello stivale.» Le tende erano aperte e la luce diffusa della luna era sufficiente non solo per leggere l’orologio, ma anche per vedere che aveva effettivamente uno stivale in mano, che girò sottosopra e scosse. Qualcosa cadde, anche se non fece alcun rumore sul tappeto.
«Cos’hai scoperto?» chiese, sedendosi e togliendosi la cuffia da notte.
«Be’, molte cose, incluso cosa sono le dannate polpette di pesce. Non solo quello che pensate.» la rassicurò. «Ci mettono le cipolle, intorno.»
«Oh, quindi è questo l’odore.» Sbadigliò, involontariamente, e scosse la testa, scacciando gli ultimi residui del sonno. «Che altro?»
«Be’, eravamo seduti in una specie di bettola, giù al molo, e Rafe stava raccontando a una signora di come ha perso il dito. Lo scansafatiche con cui era seduta si è offeso, ma Rafe è stato abbastanza svelto da chiedere al ragazzo come lui — il ragazzo intendo — si fosse procurato quella cicatrice sulla faccia, e ha ammirato il lavoro del chirurgo. E io ho comprato un’altra bottiglia, e così dopo un po’ eravamo abbastanza civili.»
«Sì,» disse cortesemente. Rafe avrebbe raccontato le cose senza mezzi termini, ma Mick apprezzava i dettagli.
«Così dopo un po’ di questo e quello, siamo tornati a quello che era successo alla faccia dello scansafatiche. Avete per caso sentito di una rissa avvenuta in un posto chiamato Guilford?» chiese.
«No.»
«Ah. Be’, io stesso non ho idea di dove sia, ma c’è stata una rissa lì, vedete —»
«Sì, ricordo, me lo hai detto,» lo rassicurò.
«E il nostro amico si è imbattuto nell’estremità sbagliata di una baionetta nel mezzo della cosa, ma ha avuto la fortuna di essere portato in una specie di posto dove c'era un dottore, prima di morire dissanguato.»
«Be’, è stato fortunato.» Minnie sbagliò ancora. «Non credo che tu abbia il resto della bottiglia con te, vero?»
«Ah no, quella l’abbiamo finita. Una bottiglia di birra, vostra Grazia?» Prese una bottiglia dalla capiente tasca, tolse con cura il tappo con i denti e gliela porse.
Aveva un odore migliore dell'aroma persistente delle polpette di pesce, e lei ne prese un sorso di prova, poi un sorso abbondante.
«Così il dottore ha suturato la sua mascella, preciso come un sarto, e lui — non il dottore, il tipo con la ferita — con metà dei denti che spuntavano dalla guancia, e poi niente, se capite cosa intendo.»
«Sì.» In effetti era una birra piuttosto buona, e lei cominciava a desiderare di avere qualcosa con cui accompagnarla. «Non hai niente di commestibile in tasca, vero?»
«Ah, mi ferite, vostra Grazia,» disse, ridendo. «Ecco.»
Era un bel pezzo di formaggio, avvolto nel suo fazzoletto. Aveva un profumo divino e il suo stomaco brontolò.
«Dottore,» gli ricordò, attraverso un boccone sbriciolato., 
«Certo. Il vostro uomo ci stava raccontando della battaglia mischiato al racconto del dottore, e ho perso un po’ il filo quando sono uscito per pisciare, ma quando sono tornato, stava dicendo, ‘Intendo, tutti quei Thees e Thous che ti danno sui nervi, ma dopo un giorno o due, non ci fai più caso, e quando sono uscito di lì, accidenti se non chiamavo anche io il Dottore "Thee"!»
Minnie si strozzò con il formaggio e tossì finché Mick non si alzò e le diede una pacca sulla schiena per aiutarla.
«Quaccheri,» disse con voce roca. «Un medico quacchero.»
«Infatti e lo era.» si sedette accanto al lei, e le porse la bottiglia perché bevesse, e aggiunse gentilmente, «Un medico quacchero, di nome Hunter, vostra Grazia.»
[Fine della scena] 

* Nel ritratto John Fothergill (1712 - 1780)

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