domenica 19 novembre 2023

Diana Gabaldon: tecniche di scrittura

Qualcuno in un altro sito ha fatto una domanda su uno dei problemi costanti di un autore: come mostrare/gestire le emozioni. Così com’era, avevo appena scritto questo pezzo (insieme a molto testo collegato), e avevo pensato che potesse essere un buon esempio, breve e chiaro. Perciò qui c’è l’estratto, con la nota dell’autore alla fine che spiega la tecnica, per quanti sono interessati.

Estratto dal LIBRO 10 (senza titolo), Copyright 2023 Diana Gabaldon
William rimase immobile, in ascolto mentre si puliva lentamente la fuliggine dalle dita; le foglie e i frutti degli alberi di mele erano scampati all’incendio, ma non alle nuvole di fumo che dovevano essere uscite dal capanno in fiamme.
Chi aveva vissuto lì? Si chiese. Era stato di notte che il posto aveva preso fuoco a causa di una scintilla sconsiderata del camino? O forse un incidente di cucina, in cui la padrona di casa aveva afferrato il suo grembiule in fiamme e, nell’agitazione, lo aveva gettato su qualcosa di infiammabile?
Vagabondava intorno al guscio vuoto della casa, respirando l'aria densa a piccoli sorsi attraverso la bocca. C'era un giardino sul retro, i teneri germogli verdi calpestati e bruciati, anneriti, come le mele, dalla fuliggine.
Dopo un po’, Fraser emerse dagli alberi, uno straccio sudicio in mano che risultò essere il grembiule che William aveva immaginato, di cotonina cosparso di fiori rosa. Era pieno di chiazze, ma non di fuliggine o bruciature; conosceva le macchie arrugginite di sangue secco e, a quella vista, un fremito gli corse lungo la schiena.
«Se ne sono andati,» disse Fraser, piegando l’indumento.
«Le persone che vivevano qui?»
«Nay, loro sono ancora qui. Nella foresta. Gli uomini che li hanno uccisi se ne sono andati. O almeno lo spero,» aggiunse.
«Io… Sì,» disse William. Le sue labbra diventarono improvvisamente fredde, e il suo stomaco era una palla pesante.
In mancanza di una pala, la cosa migliore che potevano fare era disporre i resti (erano arrivati degli animali) nel modo più decoroso possibile, e coprirli di pietre. Un uomo e due ragazzi. 
«Devono aver preso la donna,» disse Fraser, la sua voce cupa. «E le ragazze, se ce n’era qualcuna.»
Un flusso di saliva colpì il fondo della gola di William. Sputò ripetutamente, temendo di vomitare.
«Questo…» Si fermò, deglutì a fatica. «Possiamo… inseguirli? Forse riportala – riportarle - indietro?»
Fraser scosse la testa.
«Le ossa sono spoglie e secche, i corvi hanno preso gli occhi e le parti molli. E l’aria puzza ancora ma le ceneri della casa sono fredde come la pietra. Sono morti da alcuni giorni – forse una settimana. E se i malviventi hanno preso la donna per usarla, probabilmente adesso è morta anche lei.» Abbassò lo sguardo sul grembiule macchiato di sangue, come se lo avesse notato all’improvviso. Esitò per un momento, poi avvolse i lacci intorno all’indumento piegato e lo infilò nella sua borsa da sella.
«Se incontrassimo qualcuno sulla strada o in un'altra casa, forse potrebbe riconoscerlo,» disse. «Avremmo un nome per la famiglia, almeno.»
William annuì, e salì a cavallo, anche se con sua sorpresa le mani gli tremavano ed ebbe qualche problema con le redini.
Anche Fraser montò, ma si fermò per un attimo, le redini in mano.
«Benedetto Michele, Arcangelo,» disse, «difendici in battaglia.». Non era stato detto con particolare forza, ma nel modo in cui si potrebbe parlare faccia a faccia con un conoscente rispettato, e William sbatté le palpebre.
«Sii la nostra protezione contro la malvagità e le insidie del diavolo; possa Dio ammonirlo, preghiamo umilmente; e tu, o Principe delle Schiere Celesti, con la potenza di Dio, getta nell'inferno Satana e tutti gli spiriti maligni che si aggirano per il mondo cercando la rovina delle anime. Amen».
Lanciò un’occhiata a William che riuscì a dire un rapido “Amen!” come risposta anche se la preghiera stessa gli fece formicolare i peli sulla nuca, e non poté fare a meno di guardare indietro mentre si allontanavano, le rovine della casetta nel frutteto immobili e terribili nel sole tranquillo.
Qualcuno doveva gettare nell’inferno gli uomini che avevano fatto questo, pensò.
[Fine della sezione]

Note dell’autrice:
OK, qualcuno in un altro sito stava chiedendo come mostrare (piuttosto che spiegare) le emozioni quando si scrive. Bene, per cominciare, si potrebbe avere più di un'intenzione riguardo all'emozione: a) dimostrare/indicare lo stato emotivo di un personaggio e/o b) far condividere quello stato al lettore.
Io sto facendo alcune cose differenti in questo pezzo:
Primo, abbiamo una scena realmente sconvolgente: qui sta succedendo/è successo qualcosa che dovrebbe suscitare un’emozione forte. Cioè, l’emozione deve avere una base reale; questo è il contesto emotivo della scena, a cui i personaggi stanno reagendo.
Secondo, sto lasciando che il lettore veda e viva la scena attraverso il punto di osservazione e le reazioni di William (lui è il personaggio osservatore; ogni cosa viene raccontata dal suo punto di vista).
Terzo, stiamo confrontando le osservazioni concise e concrete di Jamie (non c'è modo migliore per rendere qualcosa scioccante che mantenerlo breve e schietto) con l'effetto del contesto su William
«Se ne sono andati,» disse Fraser, piegando l’indumento.
«Le persone che vivevano qui?»
«Nay, loro sono ancora qui. Nella foresta. Gli uomini che li hanno uccisi se ne sono andati. O almeno lo spero,» aggiunse.
«Io… Sì,» disse William. Le sue labbra diventarono improvvisamente fredde, e il suo stomaco era una palla pesante.
[NB: quel “Nella foresta” per breve e diretto e scioccante]
Noterete che William non dice molto, ma la sua brevità non è affatto la stessa di Jamie. Lui è davvero sconvolto e traumatizzato, ma fa del suo meglio per controllarsi. Come lo sappiamo? Sta parlando poco, ma stiamo vedendo risposte fisiche, dappertutto: “le sue labbra diventarono improvvisamente fredde, e il suo stomaco era una palla pesante.”
Cosa che ci porta a…
Linguaggio del corpo. A meno di descrivere effettivamente un'emozione – cosa che si può fare in effetti, di tanto in tanto – comunque di solito è metaforico quando lo si fa ("Era così eccitato che pensava che la parte superiore della sua testa potesse staccarsi", "le parole la stavano soffocando, così tante che cercano di uscire subito, conficcandosi in gola in una piccola massa dura, come una pallina da golf.”) Questo genere di cose.
Possiamo vedere William sentire (e lottare per controllare) le reazioni del suo sistema nervoso autonomo al contesto:
«Devono aver preso la donna,» disse Fraser, la sua voce cupa. «E le ragazze, se ce n’era qualcuna.»
Un flusso di saliva colpì il fondo della gola di William. Sputò ripetutamente, temendo di vomitare.
«Questo…» Si fermò, deglutì a fatica. «Possiamo… inseguirli? Forse riportala – riportarle - indietro?»
E
 “William annuì, e salì a cavallo, anche se con sua sorpresa le mani gli tremavano ed ebbe qualche problema con le redini.”
Ok. Quindi abbiamo bisogno di:
Contesto autentico
Brevità
Linguaggio del corpo (non esagerate)
E il nostro vecchio amico, Dialogo, che qui non solo sta facendo la maggior parte del lavoro di descrizione e costruzione del contesto, ma sta anche mostrando/costruendo la relazione tra i due uomini.
Il penultimo paragrafo fa vedere tutte queste tecniche: reazione fisica e l’immagine (poetica) riassunta: “le rovine della casetta nel frutteto immobili e terribili nel sole tranquillo.” Questa è una di quelle righe in cui ripassi più volte, assicurandoti che a) ti serva ogni singola parola e b) che ciascuna di quelle parole sia la parola giusta. (L'ho fatto e lo sono.)
La cosa interessante è che quella frase finale non è la voce vera di William. Cioè, non è qualcosa che lui sta esplicitamente pensando – ma è sicuramente quello che sta provando, e, con un po’ di fortuna. anche il lettore.

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