domenica 18 maggio 2025

Libro 10: Buona Festa della Mamma 2025

Quando William entrò nel boschetto di pioppi dove si trovava il capanno dei Murray, vide subito Rachel, seduta su una sedia a dondolo nella veranda in camicia con uno scialle in grembo. Lei sentì i suoi passi e alzò lo sguardo, la faccia illuminata. Poi vide chi era, e mentre la luce non lasciò i suoi occhi, il suo sorriso cambiò completamente e allungò una mano verso le estremità pendenti dello scialle.
«William!» disse, e si alzò a metà, lo scialle stretto al petto. «Da dove diamine arrivi?» Il sorriso era caldo e sincero – ma lui sapeva di non essere l’uomo che lei stava aspettando.
«Mrs. Murray», disse, e si inchinò rispondendo al sorriso. «Servo vostro, ma’am».
Rise
«Nessun uomo è il servo di un altro, William e so che tu ne sei consapevole.»
«Sono al corrente che gli Amici pensano questo, sì. Ma certamente non mi priverete del piacere di offrirvi i miei miseri servizi –come amico?» Si guardò intorno in cerca di qualcosa da fare; il suo cuore aveva fatto un salto quando l’aveva vista, e non era tornato del tutto al suo posto. Un cestino di baccelli di piselli verdi appena raccolti stava vicino alla sua sedia a dondolo con una ciotola di terracotta gialla, piena per metà di piselli sgranati.
«Sedetevi,» disse, facendo un cenno con la testa verso la sedia a dondolo. «Ci penso io.»
Si sedette vicino a lei, le gambe che penzolavano oltre il bordo della veranda, e tirò il cestino verso di sé.
Era consapevole di un mucchio di cose al momento, tutte riguardo a Rachel. I suoi capelli scuri erano sciolti, piuttosto scompigliati, e le sue lunghe gambe erano nude e abbronzate sotto l’orlo della sottoveste. Incrociò le caviglie – molto eleganti – quando vide la sua occhiata e lui distolse lo sguardo non volendola mettere in imbarazzo, anche se voleva ancora guardare.
Era sola; la porta del capanno era aperta e non c’era segno di nessuno all’interno.
Durante la lunga scalata verso il capanno, non aveva ammesso con sé stesso che sperava di trovarla da sola… ma così era. Quando l’aveva incontrata sulla strada per Philadelphia, lei lo aveva schiaffeggiato, gli aveva dato un calcio nello stinco e lanciato la sua cuffia. La volta successive non c’era stato tempo per conversare, data la presenza di un maniaco che brandiva un’ascia, e nel loro incontro più recente lei lo aveva chiamato galletto. Lei aveva dichiarato che si trattava di un complimento, ma non era sicuro.
Inoltre, era stato quasi tre anni prima, e sembrava abbastanza ben disposta verso di lui al momento… e ora era tranquillamente sposata.
«Le mie scuse,» disse, «Avrei dovuto pensare di portarvi qualcosa dal banchetto — c’era un’immensa quantità di cibo; abbastanza da evitare la fame a tutto il Ridge per tre mesi, almeno. Un sacco di pollo fritto, pasticci di tutti i tipi, qualcosa che mi hanno detto era corn fufu — e dal momento che è stata mia sorella a dirmelo, sono incline a crederle — patate dolci con mele e cipolle, e un maiale gigantesco. Hanno detto che è stato arrostito sottoterra per giorni, fino a che la carne non si è staccata dall’osso — l’odore copriva tutto il fianco della collina e il resto della carcassa avrebbe sfamato…»
Rachel si alzò in piedi all’improvviso, afferrò il palo che reggeva il tetto del capanno e vomitò fuori dal bordo della veranda.
«Miss Hunter! Voglio dire…Mrs.…Mrs.…» Nell’agitazione del momento il suo nome da sposata era sparito. «Rachel!» Era scattato quando lei si era alzata, e ora le afferrò il gomito per evitare che cadesse oltre la veranda.
Lei emise un suono inarticolato, facendo un gesto della mano per tenerlo lontano, e poi vomitò di nuovo, in abbondanza. Sembrava malferma anche se stava aggrappata al palo con entrambe le mani ora, e lui le mise un braccio intorno alla vita per stabilizzarla.
«Oh, Gesù!» disse, allo stesso tempo sollevato e sconvolto dal piccolo rigonfiamento rotondo che aveva toccato sotto la sua sottoveste. «Siete incinta!»
 Nonostante la sua evidente infermità, gli lanciò un’occhiata che fortunatamente non venne tradotta in inglese.
«Perdonatemi, madam,» disse togliendo con cautela la mano dalla sua cintola.
Lei agitò la mano e fece un passo indietro, collassando sulla sedia con una forza che la fece oscillare avanti e indietro brevemente. I suoi occhi erano chiusi, la sua faccia lucida per il sudore ed era diventata del colore del latte cagliato.
«C’è…qualcosa…?» disse, anche se la situazione sembrava completamente oltre le sue capacità.
La sua gola lunga e delicata si mosse mentre deglutiva e fece una smorfia.
«Sottaceti», disse. «Sottaceti…Latticello» Fece un gesto con una mano molle verso la porta aperta.
L’allusione ai sottaceti con il latticello lo fece sentire quasi nauseato, ma andò subito dentro e rovistò nella dispensa, dove c’era un piccolo vaso di cetriolini che, dall’odore, erano stati conservati in aceto, aneto, aglio e pepe nero. Sembravano difficilmente adatti a qualcuno con una digestione a soqquadro, ma Amaranthus una volta gli aveva raccontato le cose che aveva trovato commestibili durante la gravidanza, tutte peggiori dei cetrioli che sapevano di aglio. E i sottaceti con l’aneto funzionavano contro il mal di mare…
Il latticello era in una brocca sul tavolo, uno straccio appesantito che lo copriva. Dibatté brevemente se portarla tutta, ma poi scosse la testa e cercò una tazza. Portò il vaso di sottaceti, però, incerto su quanti ne servissero. 
Lei prese uno dei sottaceti forti dal vaso prima che lui potesse sedersi, e se lo ficcò in bocca, succhiando con forza, come un gentiluomo che cerca di aspirare un sigaro.
Non sapendo che altro fare, le piegò le dita della mano libera intorno alla tazza di latticello, e si sedette con cautela affianco a lei.
«Non me ne andrò finché non vi sentirete abbastanza bene da dirmi di andare, o non sarete nel vostro letto con le coperte ben rimboccate,» disse in tono di conversazione. «Avete in effetti intenzione di – oh, mio Dio.» Lei aveva preso un grosso boccone di sottaceto , lo aveva masticato velocemente e aveva ingoiato il latticello per mandarlo giù.
«Sì,», borbottò, e prese un altro boccone croccante e altro latticello.
«Vado a prendere la brocca,» disse portando i piedi sotto di sé, ma lei agitò una mano in rifiuto, poi deglutì.
«No, Ti ringrazio. È… è passato.»
«Siete sicura?»
Deglutì, prese un profondo respiro, e scosse la testa.
«L’unica cosa di cui sono sicura è che sto davvero aspettando un bambino. Se non fossi convinta di questo, penserei di essere mortalmente malata di crampi allo stomaco o hockle-grockle. Questo non succedeva quando… quando ho avuto Hunter.»
«Cosa sono i crampi allo stomaco?» chiese, divertito. «Ho sentito parlare di hockle-grockle, anche se temo di non poterne descrivere i sintomi. Sembra che i sottaceti aiutino, comunque.»
«Hockle-grockle è qualcosa di cui soffrono i marinai, o così mi hanno detto. Crampi allo stomaco è un termine generico per violente convulsioni interne.» Sembrava stare un po' meglio, ma il pensiero di violente convulsioni interne evidentemente ne aveva provocata una, perché chiuse gli occhi e si aggrappò ai braccioli della sedia a dondolo come se fosse una piccola barca in un mare agitato.
William la osservò, ma a meno che lei non volesse un altro sottaceto… «Be’ credo che hockles (nodi) – su una nave – sia qualcosa che ha a che fare con le catene,» disse, sperando di offrire una distrazione «Grockle… non è una sorta di uccello?»
Lei respirò attraverso il naso per un momento, ma poi aprì gli occhi con attenzione, e allungò cautamente una mano per prendere un altro sottaceto.
«Forse. Possiamo parlare di qualcos’altro che non siano le mie viscere?»
«Naturalmente,» disse William con grande entusiasmo. «Avete in mente un argomento di conversazione in particolare?»
«Be’, per cominciare – che ci fai qui?»

Immagine: Madonna del parto di Piero della Francesca, 1450 - 1465

sabato 3 maggio 2025

Libro 10: A Blessing for a Warrior Going Out

Nota dell'autrice:
[…]
Il titolo del Libro Dieci della serie OUTLANDER (e sì, questo è il libro finale della serie principale, anche se potrebbero esserci altri libri integrativi e storie secondarie, dipende da questo tempo vivrò…) è:
[…]

A BLESSING FOR A WARRIOR GOING OUT
(NO, questo non significa che Jamie morirà. Non è una benedizione di morte, è la Benedizione  di San Michele, recitata per un guerriero che sta per andare a fare qualcosa di importante e probabilmente pericoloso. Ci sono parecchie altre persone in questo libro che hanno i requisiti per questa benedizione, credetemi…)

[…]

[Estratto da A BLESSING FOR A WARRIOR GOING OUT, Copyright 2025 Diana Gabaldon]

Solo alcune persone avevano notato l’arrivo di William. I festeggiamenti dopo il matrimonio erano ben avviati, e la maggior parte degli ospiti si era radunata in gruppi vicino ai tavoli con il cibo, il volume delle chiacchiere e delle risate si alzava e si abbassava mentre il vento cambiava direzione tra gli alberi.
Una di quelli che l’avevano notato era Fanny, in piedi accanto al mio gomito.
«A Dhia» disse flebilmente. O Dio.
Io stessa non avrei potuto dirlo meglio.
Jamie si alzò lentamente dalla sua sedia – senza usare il bastone, vidi – e si avvicinò, gli occhi fissi su William. 
William stesso era ancora a cavallo entrambi sporchi di fango, scarmigliati e con il respiro pesante. Vidi la sua gola muoversi mentre deglutiva, evidentemente preparandosi a ripetere quello che aveva detto un attimo prima.
Sir – Ho bisogno del vostro aiuto.
Ma Jamie stava avanzando, scendendo gli scalini. Potevo sentire il suo ginocchio sinistro schioccare a ogni passo ma lui non sussultava o zoppicava. Raggiunse William e gli mise una mano sul braccio.
«Ce l’hai,» disse semplicemente. «Entra.»
[Fine della sezione]

William salì gli scalini dopo Jamie, il cappello ficcato sotto il braccio. Il suo volto era ancora segnato da rughe di ansiosa determinazione, ma si distese per un attimo quando mi vide. Si fermò e una sfumatura di calore gli sfiorò gli occhi.
«Madre Claire», disse. «Non mi aspettavo – anche se avrei dovuto – te.» Il suo sguardo mi sfiorò, osservando la porta aperta dietro di me, la porta bella e pesante e il lungo e ampio corridoio al di là, fiancheggiato dagli schizzi e dai dipinti di Brianna.
«Lo so,» dissi sorridendo. «È un po’ uno shock vedere qualcuno fuori posto, per così dire.»
L’angolo della sua bocca si contrasse brevemente.
«Per così dire,» disse, riconoscendo e liquidando subito le circostanze in cui era abituato a vedermi: come moglie di Lord John. E con la stessa rapidità con cui era arrivato, il calore svanì e la sua mascella si irrigidì di nuovo. Jamie lo stava aspettando sulla porta del suo studio.
William aveva appena messo il piede sulla soglia, quando Fanny parlò alle sue spalle.
«Will-yum?» disse, la sua voce chiara ma incerta.
Lui si girò per guardare in dietro, sorpreso, e poi sorrise e arretrò sulla veranda, allungando un braccio per prendere le sue mani.
«Frances,» disse dolcemente, abbassando lo sguardo verso di lei. «Eccoti qui.»
«Eccomi qui,» disse, sorridendo. Era arrossita quando lui si era girato verso di lei ma i suoi occhi castani brillavano. «Devo prendermi cura del tuo cavallo al posto tuo?»
«Oh.» Guardo giù per i gradini; il cavallo, un grosso baio nero e robusto, stava masticando rumorosamente l’erba accanto al sentiero, le redini avvolte senza riguardi sul recinto. William mi guardò e io feci un piccolo cenno in direzione di Fanny.
«È molto gentile da parte tua, Frances,» disse e strinse brevemente le sue mani prima di lasciarla andare. «Il suo nome è Trajan e sono sicuro che sarà grato per il tuo benvenuto come lo sono io.»
Lei si voltò subito e saltò giù per i gradini, raggiante. William la seguì con lo sguardo, il sorriso ancora sul volto.
«Stavo per dire, ‘Come sei cresciuta, Frances!’» commentò, sottovoce, verso di me. «Ma non sarebbe andato bene, vero? Lo odiavo sempre quando gli amici di Papà lo dicevano a me.»
«Sarebbe stato un fiasco totale,» lo rassicurai. «Comunque, sì. E la sua pronuncia è quasi perfetta adesso.» Guardai oltre la mia spalla, Jamie era andato nel suo studio. «E —em— come sta Lord John I questo periodo?»
«Vorrei saperlo,» disse, la faccia e la voce entrambe cupe. Prese un respiro profondo e mi superò lungo il corridoio.
Non sapevo se dovessi essere presente alla conversazione che stava per avere con Jamie, ma nessuno dei due aveva chiuso la porta, così entrai silenziosamente e andai subito alla credenza dove si trovava il vassoio per i visitatori, un semplice oggetto di peltro, ma dotato di diversi bicchierini, una bottiglia di whisky abbastanza buono e una brocca d'acqua
Jamie incontrò i mei occhi, ma non disse niente mentre appoggiavo il vassoio. Mise un bicchiere davanti a William, versò un goccio e disse con naturalezza, «Aye, quindi?»
«Riguarda mio p—è per Lord John, sir.»
«A Dhia,» disse Jamie, con un po' più di forza di quella usata da Fanny. Inspirò profondamente dal naso. «Dov’è? E sedetevi, my lord,» aggiunse, facendo un cenno della testa verso la sedia.
«Non lo so,» William si sedette, aggiungendo, «Non chiamatemi così,» poi aggiunse un veloce, «per favore, sir,» in un secondo momento.
Jamie alzò un sopracciglio.
«Sapete dove potrebbe essere, Mr. Ransom?» chiese in maniera garbata.
«No! Dannazione, se avessi saputo dove si trova, lo avrei già riportato indietro!»
L’esplosione sorprese tutti, compreso William, che strinse le labbra.
«Vi chiedo scusa, sir,» disse rigidamente. «Ho cercato… sua signoria… per un po’ tempo— per mesi. Sono alquanto…» fece un breve gesto che indicava il disordine emotivo, la mancanza di sonno e/o la profonda paura, e Jamie annuì.
« Dèrangè», disse, in buon francese. «Mi aspetto di sì. Suppongo che non sarebbe utile chiedere dove lo avete visto l’ultima volta?»
«No,» disse William seccamente. Aveva orai quasi ripreso il controllo, comunque, ed aiutò il processo con un sorso di whisky. «Comunque, per quello che vale, l’ultima volta l’ho visto nel salotto di casa sua a Savannah, il [data]. Più tardi, quel giorno, dopo che me n’ero andato, ha ricevuto un messaggio scritto, e qualunque cosa dicesse, a quanto pare lo ha spinto ad andare immediatamente al molo. Me lo ha detto la cuoca. Era presente quando ha ricevuto il messaggio», aggiunse, «ma non ha visto cosa dicesse né da chi provenisse».
«Ha detto alla cuoca che stava andando al molo?» chiesi, e lui scosse la testa.
«No. Ma è andato lì. Una venditrice di molluschi su una delle banchine ha detto di aver visto un uomo biondo, che indossava un cappotto buono, con una fila di soldati, che le ha chiesto se c’era una nave chiamata “Palace” nel porto.»
«Ma se non sai che era andato al molo, perché lo hai cercato lì?» Presi la bottiglia e versai un altro po’ di whisky a tutti; era chiaro che ci sarebbe voluto del tempo.
Willie mi lanciò un'occhiata un po' strana, come se volesse chiedermi di uscire dalla stanza, ma invece prese un altro boccone e lo ingoiò.
«Qualcuno di voi conosce un uomo di nome Percival Wainwright? O, se è per questo, il Chevalier St. Honorè?»
Jamie restò inespressivo, ma io sentii un leggero tocco freddo sulla nuca, come la carezza di un fantasma.
«Sì,» dissi. «Lord John lo ha nominato un paio di volte. Era il … fratellastro di John, credo avesse detto. Il suo nome non è Percival, comunque; è Perseverance. E —»
«Perseverance?» Jamie si piegò in avanti, interessato. «Un Quacchero?»
William si schiarì la gola e abbassò lo sguardo.
«Decisamente no,» disse.
«È morto, comunque,» dissi a Jamie e William alzò lo sguardo su di me.
«Lo è adesso,» disse.
[Fine della sezione]

sabato 26 aprile 2025

Libro 10: Per la Giornata Mondiale del Libro

[Forse dovrei aggiungere qualche parola di spiegazione/introduzione a questa scena: Jamie Fraser e suo figlio William (ossia il Conte di Ellesmere, e figlio di Lord John Grey…) sono in viaggio per tentare di salvare Lord John che è stato rapito da un certo Ezekiel Richardson, per essere utilizzato come pedina politica.]

Avevano discusso ancora una volta di modi e mezzi, mentre si avvicinavano a Savannah. Anche se, in verità, le possibilità immediate erano limitate come lo erano state quando avevano lasciato il Ridge.
«Abbiamo la nave… e Ezekiel Richardson… e Denys Randall» disse ora Fraser. Erano seduti nel Silver Scrod, in Bay Street, e l'odore del porto entrava dalle porte aperte con la brezza mattutina, densa di catrame e pesce fresco.
Rinvigorito dal sonno della notte precedente in un letto, William si grattò un morso di pulce sulla coscia e prese una tanto attesa tazza di caffè. Savannah era una roccaforte britannica e, sebbene ancora costosa, si potevano avere sia il tè che il caffè, e Mr. Fraser aveva insistito che dovevano avere queste sontuose bevande per la colazione con pasticcio di merluzzo, accompagnato da porridge di mais imburrato.
«Per celebrare la nostra sopravvivenza,» disse Fraser, alzando la sua tazza. «Finora.»
«Alla nostra salute.» replicò William, alzando il suo caffè, e fu gratificato nel vedere suo padre sorridere.
«Parli Italiano, allora a charaid
«Un poco. Voi?»
«Abbastanza per ordinare da bere o iniziare una rissa. Cos’hai detto, prima?»
«Significa, ‘Alla nostra salute!’»
Il sorriso di Fraser si allargò.
«C’è un brindisi scozzese che ha praticamente lo stesso significato, a bhailach.» alzò la sua coppa, e il mento.
«Alla nostra salute!  Chi è come noi?»
«Chi è come noi?» chiese William dubbioso.
«Veramente pochi,» disse suo padre, rafforzando il suo accento, «e sono tutti morti, Slàinte mhath!»
[fine della scena]

«Divide et impera, secondo voi?» William ruttò leggermente, versò l'ultimo caffè nella ciotola e aggiunse altra panna e zucchero. «O un attacco in massa su uno dei nostri bersagli?»
Fraser aveva scelto il tè, e il suo profumo dall’altra parte del tavolo fece pensare a William all’Inghilterra per la prima volta a mesi. Lo scozzese bevve l’ultimo sorso, chiuse gli occhi in un momentaneo assaggio, poi deglutì e sospirò piacevolmente prima di prendere altri due piccoli merluzzi, fritti in burro e farina di mais, dal piatto quasi vuoto tra di loro.
«Dal momento che siamo solo in due», disse, «e non ho ancora incontrato Denys Randall, penso che dobbiamo dividere. Eri in buoni rapporti con lui l’ultima vota che lo hai visto?»
«No, ma non penso che gli importerà.» William prese l’ultimo merluzzo e alcuni gamberi fritti e una fetta di pane tostato. «Mi ha abbandonato in Canada.» Le guance di William erano già calde per il cibo e il caffè, ma divennero ancora più calde, al ricordo di un freddo inverno rifugiato in un convento di suore cattoliche francofone.
Fraser sembrò indisturbato dalla rivelazione dell’indifferenza di Randall, ma interessato alla sua sparizione.
«Quando è successo, esattamente?» chiese.
«Non mi ricordo – oh, aspettate, sì,» rispose William sorpreso. «Era la Vigilia di Natale, quattro anni fa; mi ricordo che le suore andare in chiesa a mezzanotte, e a vedere le luci tremolanti– la chiamano l’aurora – nel cielo sulla chiesa.» Chiuse gli occhi e bevve l'ultimo sorso di caffè, ricordando le suore che correvano, due a due come una colonna in marcia, con le loro tonache e i loro mantelli scuri che le facevano sembrare piccoli frammenti di notte, alla deriva tra le stelle delle loro torce.
«Perché è importante?» chiese aprendo gli occhi.
«Era importante per Randall,» fece notare Fraser. «Probabilmente era stato preso alla sprovvista da qualcosa, perché se fosse partito a causa di qualcosa che già sapeva sarebbe successo, avrebbe trovato uno scopo migliore per te che lasciarti a recitare preghiere per la sua anima con le Sorelle.»
Colto di sorpresa, William rise, inalando inavvertitamente una briciola di pane tostato e poi starnutendo.
Fraser spostò il suo piatto fuori dalla portata degli schizzi.
«Perciò mi chiedo cosa possa essere successo. Aveva ricevuto un messaggio di qualche genere che tu sappia? O ti è capitato di sentire, qualche volta nel mese successivo alla sua partenza, che fosse successo qualcosa... magari di natura militare?»
Non c'erano né tovaglie né tovaglioli, e l'ultimo grandi fogli segnati di orme che normalmente servivano a questo scopo stava lentamente correndo lungo la strada. William si asciugò il viso sulla manica e scosse la testa. 
« «In realtà non parlava di nulla di specifico... con me, intendo. Eravamo in Québec, comunque. E di tanto in tanto riceveva notizie: dispacci, intendo, e lettere. A volte li condivideva con me, ma non spesso»
Chiuse gli occhi tentando di concentrarsi e di non pensare allo stesso tempo; a volte sia i ricordi che le idee arrivavano più facilmente quando non inseguiti…
«Québec,» disse Fraser pensieroso. «Sapevi che Lord John ha combattuto nella battaglia per la Cittadella? Al comando di James Wolfe?»
«No,» disse William, aprendo gli occhi. «Non lo sapevo. Non me lo ha mai detto.»
«Be’, non avevi ancora due anni all’epoca,» disse Fraser, senza preoccuparsi di sopprimere un sorriso, cosa che irritò William. Prese un profondo respiro, però, e parlò civilmente.
«Non fatelo,» disse, puntando un dito verso di lui. «Per favore.»
Un folto sopracciglio rosso si sollevò in un’espressione interrogativa, e William prese un altro respiro.
«Sapete abbastanza bene cosa intendo,» disse piatto. «Mi trovo in costante svantaggio, a causa della nostra differenza d’età e… altre cose.» Si schiarì la voce. «Sicuramente un uomo d’onore  - come credo che voi siate,» aggiunse un po’ riluttante, «non userebbe inevitabili circostanze personali per ottenere un’ascendenza morale.»
A suo credito, Fraser non rise o sorrise a questo, ma si rilassò un poco e diede a William un lungo e indagatore.
«Aye, lo farebbe», disse alla fine. «A seconda delle circostanze e del motivo. Ma hai ragione,» aggiunse, allungando il braccio per prendere la teiera, «e io non lo farò.»
William fu sorpreso, ma annuì con quella che sperava fosse una graziosa accettazione, poi prese la ciotola e scolò l'ultimo caffè, leccando gli ultimi granelli di zucchero dal bordo.
«Hai rinunciato all’incarico,» disse Fraser pensieroso, «ma non hai venduto la tua giubba rossa, vero?»
«La mia cosa?»
La bocca di Fraser si contrasse.
«La tua uniforme. Non hai lasciato l’esercito perché lo disprezzavi, e per quanto ricco tu sia cresciuto, non penso che tu sia uno scialacquatore di natura. Quindi probabilmente non l’hai bruciata o gettata nel fiume. E non l’hai data a un amico, perché avrebbero fatto domande a cui tu non volevi rispondere a quel tempo. Inoltre, non l’hai portata con te al Ridge. Dov’è adesso?»
William represse l’istintivo moto di fastidio e rispose nel modo più civile possibile.
«L’ho lasciata a casa di mio zio. È dove mi trovavo quando ho deciso di lasciare il mio incarico. A meno che Amaranthus non l’abbia venduta o tagliata per fare una trapunta, probabilmente è ancora lì. Perché vi interessa?»
«Non mi interessa,» disse Fraser pacatamente. «Ma se stiamo cercando Denys Randall, non ha senso cominciare dall’esercito? A meno che non abbia cambiato idea come hai fatto tu, sta ancora con l’esercito— e da quello che so dell’esercito britannico—» William notò con interesse che la menzione dell'esercito britannico aveva fatto storcere un angolo della bocca di Fraser, come l'ombra di un ringhio. Be’, quelle cicatrici…
«Di solito sanno dove sono i loro soldati — o almeno dove dovrebbero essere. Se trovi l’addetto della sua compagnia e chiedi dove si trova, con l’uniforme da ufficiale, te lo dirà, senza fare domande, non è così?»
Questo era indubbiamente vero. Ciò che era pure vero, comunque, era che non tutta l’uniforme di William stava a casa.
«Sì», disse lui, lentamente. «Sì, è una buona idea.» Stava cercando, invano, di pensare a qualche tattica dilatoria, o a qualche scusa che avrebbe impedito a Fraser di andare con lui.
«Io scenderò tra le taverne e i magazzini al molo, allora,» disse Fraser con noncuranza. «Conoscevo un buon numero di uomini tra i marinai e i magazzinieri quando lavoravo lì.»
La prima frase di Fraser aveva momentaneamente sollevato William, con la promessa di evitare – o almeno ritardare - la scoperta. La parte “quando lavoravo lì”, però, lo colpì duramente al petto, e lo privò della parola.
Era stato in quel magazzino due [tre?] anni prima; era andato a cercare Fraser al lavoro, e a chiedergli una spiegazione sugli eventi che avevamo portato alla sua nascita. Una richiesta che Fraser aveva respinto senza mezzi termini.
Ti dirò tutto quello che vuoi sapere finché si tratta della  mia storia.
E non lo era. L’altra metà della storia apparteneva a Geneva. Che, dopo tutto, non se n’era andata volontariamente.
William mise giù il piattino, con cura.
«Va bene,» disse. «Andrò a prendere la mia uniforme e a vedere cosa può dirmi l’ufficio del reggimento. Ci vedremo…»
«Diciamo domani mattina a colazione, qui,» disse Fraser con naturalezza. «Probabilmente dovrò bere qualcosa con alcune persone stasera. Prenderò una stanza al McPherson – gli impiegati di magazzini di solito andavano a bere lì e probabilmente lo fanno ancora. Suppongo che tu abbia ancora un letto in casa di tuo zio?»
«Io — sì. Sì, va bene.» Si allontanò dal tavolo e si alzò, con la sensazione di aver bevuto più birra d quanto avesse fatto effettivamente. Bollicine nel sangue. Così Papà aveva descritto la sensazione, quando avevano bevuto champagne insieme per festeggiare il conferimento del diploma universitario a William.
Si era voltato verso la porta, raddrizzando la schiena, quando Fraser parlò alle sue spalle.
«Chi è Amaranthus?» chiese curioso.
[fine della scena]


martedì 1 aprile 2025

Libro 10: Buon Primo Aprile!

Buon Pesce d’Aprile!
Francamente, faccio schifo con gli scherzi del Primo di Aprile. O mi dimentico completamente di che giorno è, o non riesco a pensare a qualcosa di solo vagamente divertente, per non parlare di intelligente o furbo.
Qualcuno di voi si è imbattuto o ha ideato qualcosa di intelligente per il Pesce d'Aprile - sia vostro che di qualcun altro?
Comunque, qui un breve estratto dal Libro Dieci, per celebrare la giornata, per così dire. Buon Primo Aprile!
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[Dal Libro 10 (senza titolo), Copyright 2025 Diana Gabaldon]

Io, Claire… Esitai. Chi ero esattamente? In termini di nome legale, almeno; qualsiasi cosa di più metafisico avrebbe dovuto aspettare. Sospirai, immersi di nuovo la penna e scrissi,  “Beauchamp Fraser
Pensai che fosse meglio includere Beauchamp, come aveva detto Jamie in più di un’occasione, c’erano molti uomini di nome James Fraser, e ancora di più solo Fraser. Non volevo essere confusa con nessuno di loro
«Fortunatamente possiamo saltare tutti i Randall e Grey,» mormorai tra me. «Claire Elizabeth – dannazione, ho dimenticato Elizabeth!» Allungai il braccio per prendere un foglio pulito, borbottando «Claire Elizabeth Beauchamp Randall Fraser Randall Fraser Grey Fraser… cavolo, sono un sacco di mariti…»
Cinque minuti per portare a termine il compito di scrivere il mio nome. Pensai che questo potesse essere un segno che forse non ero ancora pronta a scrivere il mio testamento
«Be’ chi lo è?» mormorai, e guardai l’orologio, poi di nuovo al foglio davanti a me. «Giusto,» dissi rivolgendomi a lui. «Avrai dieci minuti della mia vita e poi ci fermiamo per oggi. Questo è tutto quello che posso affrontare.»
Io, Claire Elizabeth Beauchamp Fraser, essendo sana di mente, dichiaro che queste sono le mie Ultime Volontà e Testamento.
«Il tuo testamento è la parte in cui dici chi sei e cosa possiedi,» mi aveva detto Jamie, quando mi ero chiesta ad alta voce a cosa si riferisse la frase. “La parte delle Volontà è cosa intendi fare con ciò che possiedi.»
Cosa possedevo? Cosa avevo da lasciare?

*Ritratto: Ragazza che scrive di Pietro Rotari (1707 - 1762)

mercoledì 19 marzo 2025

Per il Giorno di San Patrizio

Estratto da THE SCOTTISH PRISONER
Nonostante i segni di razzie passate, il monastero era indiscutibilmente abitato e movimentato. Jamie aveva sentito la campana dall’altra parte del lago e ora vedeva i monaci che uscivano dalla chiesa, sparpagliandosi verso i loro compiti. C’era un pascolo recintato dietro gli edifici, dove stava pascolando un piccolo gregge di pecore, e un arco di pietra mostrava le file ordinate dell’orto, dove due fratelli laici strappavano erbacce nella maniera rassegnata degli uomini che avevano accettato da tempo la loro sorte sisifea.
Uno di questi lo indirizzò verso il più grande degli edifici di pietra, dove un portiere dal naso lungo prese i suoi dati, e poi lo lasciò in un’anticamera. L’atmosfera del posto era calma, ma Jamie non lo era. Oltre al conflitto tra Grey e Quinn – uno più critico dell’altro e lui era seriamente tentato di spaccare le loro teste una contro l’altra– c’era l’incombente confronto con Siverly a cui pensare, e gli avvertimenti criptici della duchessa su Twelvetrees… e, da qualche parte lontano sotto le preoccupazioni più pressanti, una difficile consapevolezza che la coppa del Druido di Quinn era presumibilmente qui, e non aveva ancora deciso che chiedere o no di essa. E se fosse stata qui, che fare allora?
Nonostante queste inquietudini, il suo primo sguardo all’abate lo fece sorridere. Michael FitzGibbons era un leprecauno. Jamie lo riconobbe subito dalla descrizione di Quinn del tipo.
L’uomo arrivava forse al gomito di Jamie, ma stava in piedi dritto come una freccia segata, una severa barba bianca che si drizzava in maniera pugnace dal bordo della sua mascella e un paio di occhi verdi che brillavano per la curiosità.
Questi occhi si erano fissati subito su Jamie, e si accesero di cordialità mentre si presentava e menzionava suo zio come credenziale.
«Il nipote di Alexander!» esclamò l’abate Michael, in un buon inglese. «Aye, io ti tengo d’occhio, ragazzo. Ho sentito molte delle tue avventure, anni fa – tu e la tua moglie inglese.» Sogghignò nella sua barba, mostrando piccoli denti banchi.
«Rivoltò St. Anne da cima a fondo, da quello che ho sentito. È qui con te, per caso? In Irlanda, voglio dire.»
Jamie poteva capire dall’improvviso sguardo di consapevolezza e orrore sulla faccia dell’abate come doveva sembrare la sua. Sentì la mano dell’abate sul suo avambraccio, straordinariamente forte per le sue dimensioni. «No Padre,» sentì la sua voce dire, calma e lontana. «L’ho persa. Nella Sommossa.»
L’abate fece un respiro di udibile dolore, schioccò la lingua tre volte e portò Jamie verso una sedia. «Possa Dio dare riposo alla sua anima, povera cara donna. Vieni, ragazzo, siediti. Bevi un poco di whiskey.»
Non era stato pronunciato come un invito e Jamie non discusse quando un bicchierino ragguardevole fu versato e ficcato nella sua mano. Alzò il bicchiere meccanicamente verso l’abate in un brindisi, ma non parlò; era troppo indaffarato a ripetere all’infinito dentro di sé, Signore, fa che sia in salvo! Lei e il bambino! come temendo che le parole dell’abate l’avessero davvero mandata in paradiso.
Lo shock diminuì velocemente, comunque, e abbastanza presto la palla di ghiaccio nella sua pancia cominciò a sciogliersi sotto la debole vampa del whiskey. C’erano cose immediate di cui occuparsi; il dolore doveva essere messo da parte. L’abate Michael stava parlando di cose neutre: il tempo (insolitamente buono e una benedizione per gli agnelli), lo stato del tetto della cappella (buchi così grandi che sembrava che un maiale avesse camminato sul tetto, e un grosso maiale, per giunta), il giorno (così fortunato che fosse giovedì e non venerdì, dato che si sarebbe stata carne per pranzo, e certamente Jamie si sarebbe unito a loro; gli sarebbe piaciuta la versione di una salsa di Fratello Bertram; non aveva un nome particolare ed era di un indistinto colore… viola, avrebbe detto l’abate, ma era risaputo che lui non aveva il senso del colore e aveva dovuto chiedere al sacrestano con cui gestiva l’abbigliamento nel tempo ordinario, poiché non poteva distinguere il rosso dal verde e prendeva solo per fede il fatto che al mondo ci fossero simili colori, ma Fratello Daniel – aveva incontrato Fratello Daniel, il portiere all’esterno? – gli aveva assicurato che era così, e sicuramente un uomo con la faccia come quella non avrebbe mai mentito, bastava solo vedere la grandezza del suo naso per capirlo) e altre cose a cui Jamie poteva annuire, sorridere o fare un rumore. Per tutto il tempo, gli occhi verdi cercarono la sua faccia – gentili ma penetranti.
L’abate comprese il momento in cui Jamie si sentì di nuovo padrone di sé stesso e si rilassò un poco, invitandolo con la sua postura più che con le parole a illustrare le sue questioni.
«Se posso chiedere un momento del vostro tempo, Padre…» Prese il foglio di carta piegato dal petto e glielo porse. «So che avete la reputazione di uno studioso e uno storico, e sapevo che mio zio diceva che avete una collezione di racconti rari sugli Auld Ones. Apprezzerei la vostra opinione su questi pochi versi.»
Le sopracciglia dell’abate Michael erano spesse e bianche, con lunghi peli che si incurvavano all’impazzata alla maniera dei vecchi. Queste si animarono, vibrando di interesse, e lui portò la sua attenzione al foglio, gli occhi che si spostavano da un verso all’altro come un colibrì in una macchia di fiori.
Gli occhi di Jamie avevano girato per la stanza mentre l’abate Michael parlava. Era un posto interessante – ogni posto in cui veniva fatto del lavoro lo interessava – e si alzò con un mormorio di scuse e andò alla libreria, lasciando l’abate alla sua minuziosa ispezione della poesia.
La stanza era grande quanto la biblioteca del Duca di Pardloe e aveva almeno altrettanti libri, eppure la sensazione era più simile a quella del piccolo buco disordinato in cui Pardloe chiaramente faceva le sue riflessioni.
Si poteva capire dai libri se una biblioteca era fatta solo per mostra o no. I libri che venivano usati avevano un aspetto aperto e interessante, anche se chiusi e ordinatamente allineati su uno scaffale in un rigoroso ordine con i loro simili. Si aveva la sensazione che il libro avesse lo stesso interesse in te quanto tu n lui e fosse disposto ad aiutarti una volta raggiunto.
I libri dell’abate erano ancora più aperti. Una dozzina di volumi – almeno – giaceva aperta sul grande tavolo vicino alla finestra, metà dei quali stesi l’uno sull’altro, tutti aperti, e pagine di appunti che fuoriuscivano dalla pila, ondeggianti – invitanti – nella corrente proveniente dalla finestra.
Jamie sentì un forte desiderio di andare a vedere cosa fossero i libri aperti, di andare verso gli scaffali e far scorrere lentamente le sue nocche sulla pelle e sul legno e sul rovescio delle rilegature finché un libro non gli avesse parlato e non fosse andato di buon grado nella sua mano.
Era passato tanto tempo da quando aveva posseduto un libro.

mercoledì 12 marzo 2025

Libro 10: William andrà bene

[Siamo all’inizio del libro, con William che sta parlando con Jamie durante i preparativi per mettersi in viaggio, ed esprime una certa sorpresa che Jamie abbia scelto Roger per la gestione e la difesa del Ridge in tempi tanto controverso (ha saputo dell’incidente della Notte della Loggia da Ian)]
«Ma - Non posso dire di conoscere bene il reverendo MacKenzie, ma è chiaramente un – un uomo di Dio. Siete sicuro che sia capace di gestire…» William agitò una mano verso la stretta finestra sopra le librerie, indicando il Ridge e tutti i suoi fittavoli, raccolti, servi, animali…
Fraser gli diede un’occhiata leggermente divertita.
«Aye, be’. Quantomeno la maggior parte dei fittavoli non penserà che sia probabile che metta insieme degli uomini e presentarsi di notte per dare alle fiamme la loro casa o impiccarli nel proprio cortile.»
«E pensano che voi lo fareste?» Disse William senza riflettere.
«Non sono sicuri che non lo farei,» disse Jamie senza tanti giri di parole. «Sai che questa è una casa di nuova costruzione?» Alzò il mento, indicando le enormi travi in alto, il legno grezzo e giallo, con piccole perle fragranti di linfa grondante e mezza secca lungo i bordi. William lo fissò.
«Bada, non furono i fittavoli che diedero fuoco all’ultima. Furono i vicini – da Brownsville — che trascinarono me e mia moglie fuori dalla nostra casa e tentarono di impiccare lei e deportare me in Scozia. Ma furono alcuni dei miei fittavoli che tentarono di uccidermi in seguito — alla Loggia non meno di —» Si fermò all’improvviso, guardò William, poi tamburellò con le dita sulla scrivania, casualmente, ma con uno schema evidente.
«No,» disse William in risposta. Papà gli aveva spiegato la Massoneria, ma non aveva mai suggerito che si unisse a una Loggia, e lui non aveva desiderato farlo.
Fraser annuì e proseguì
«Sai, questo è successo non più di tre anni fa. Ho sistemato la cosa e non ci sono stati più fastidi da allora. Ho permesso che alcuni di loro tornassero, per il bene delle loro mogli e dei loro figli — e perché Harriett McIlhenny mi ha ricattato, la vecchia scopa — ma quelli che hanno lasciato il Ridge probabilmente sono ancora vivi, e se lo sono mi serbano molto rancore.»
«Perché diavolo volevano uccidervi?» chiese William, perché era l’unica domanda semplice a cui potesse pensare. La sua testa non stava esattamente girando, ma poteva sentire il sangue che gli batteva nelle orecchie.
Fraser lo guardò pensieroso, e le sue dita tamburellarono leggermente sul tavolo – anche se ovviamente come un aiuto ai pensieri, piuttosto che un riconoscimento massonico.
«Ragazzo,» disse alla fine, «sono un Highlander e un papista. E un ribelle, due volte. So che lo sai, ma forse non sai che ci sono persone – e non tutte sono inglesi – per le quali la mia esistenza è un’offesa mortale.» 
«Gesù. E… anche Madre Claire potrebbe essere in pericolo… a causa vostra?»
Questo, abbastanza stranamente, fece ridere Fraser.
«No ragazzo,» disse scuotendo la testa. «Può cavarsela da sola. È conosciuta in tutta questa zona – e anche abbastanza oltre – come una fattucchiera. E per alcune persone, una guaritrice che può gettare le persone in un sonno profondo, o arrivare al loro interno per curarne i malanni, è chiaramente una strega, e sai cosa dice la Bibbia a proposito di questo.»
«Cosa… volete dire ‘Non lasciar vivere la fattucchiera’?»
«Aye, quello» Fraser alzò di nuovo il sopracciglio. «Dove ti è stata insegnata la Bibbia? So che né Lord John né suo fratello sono quello che si potrebbe definire uomini devoti.»
 «Sono soldati,» disse William in modo concise.
«Anche io, ragazzo,» disse Fraser gentilmente. «E anche tu.» Si fermò, comunque, e si appoggiò un po’ all’indietro, osservando William pensieroso.
«Non ti piace quando ti chiamo ‘ragazzo’, è così? Devo chiamarti William? O Mr. Ransom?» Le sue labbra si contrassero, ma il nodo tra le scapole di William si allentò leggermente.
«William andrà bene.» Era – era stato, per settimane – fin troppo consapevole dell’ultima volta che era stato costretto a chiedere aiuto a James Fraser. Furioso per la propria impotenza quando Fraser aveva tradito – pensava – incertezza davanti alla sua richiesta, aveva reagito bruscamente, «Non preoccupatevi, lo farò da solo!»
A questo scatto Fraser aveva replicato in modo piatto «Se pensassi di poterlo fare, ragazzo, non saresti mai venuto da me.»
Questa valutazione oggettiva aveva bruciato all’epoca – bruciava anche ora. Ma Fraser aveva avuto ragione, e aveva ragione adesso, anche se abbastanza cortese da non menzionare la cosa.
William poteva solo sperare che sarebbe finite meglio, questa volta

giovedì 20 febbraio 2025

Libro 10: Tornerò

Valutai i tre barattoli sul bancone: radice di zenzero, foglie di mora e camomilla (fiori e foglie). Tutti e tre erano antidiarroici ragionevolmente efficaci e il tè allo zenzero, in teoria, era buono anche per la nausea. L'unico problema con il tè allo zenzero era che Jamie non lo beveva, essendo sempre associato nella sua mente a un debilitante mal di mare, al punto che il tè stesso lo faceva star male. O almeno era convinto che lo facesse, che era sostanzialmente la stessa cosa.
«Buon Dio», mormorai, alzando (be’, ruotando) gli occhi al cielo, «per favore tienilo lontano dalle barche!» Era una preghiera sincera, ma dubitavo che avrebbe avuto molto effetto, se John Grey fosse stato ancora tenuto prigioniero su una nave.
Eppure, la mia preghiera ebbe in qualche modo una risposta, quando il mio sguardo colse il grande barattolo di miele sullo scaffale. Avrei avuto tempo per fare lo zenzero candito? Sì, non sarebbero partiti fino a dopodomani, perché Jamie doveva portare Roger e Jemmy alla grotta dello spagnolo l'indomani.
Strofinai le foglie di mora e di camomilla tra le mani, sbriciolando le erbe essiccate in una dozzina di quadratini di mussola, che legai in minuscoli sacchetti che sembravano un’assurda fila di minuscoli conigli con le orecchie flosce. Questo mi fece sorridere, nonostante il piccolo peso di piombo che si era depositato in fondo al mio stomaco quando William aveva detto a Jamie perché era venuto, in cerca di aiuto.
Bene, la diarrea era curata; E la costipazione? Avrebbero portato un piccolo sacchetto di farina d'avena, così come un altro di noci, ma credevo che nessuno dei due avrebbe rinunciato al cibo da taverna, nel momento in cui avessero raggiunto la civiltà. Be’, avrebbero mangiato dell’uvetta, e io ne avevo ancora un po' dall'inverno… Ah. Presi la bottiglia di semi di cumino e la scossi; sì, in abbondanza! Un po' di rabarbaro e dente di leone con cumino, ed era fatto.
Un'ultima cosa per il kit di pronto soccorso - avevo già fatto un pacchetto di bende arrotolate, ma quelle sarebbero state separate - miele. Ne versai un po' di once in una bottiglia nera, la tappai bene e attaccai un'etichetta che diceva "Per le ferite suppurate", nella speranza che questo impedisse loro di mangiarlo semplicemente sul pane.
Presi una delle borse di tela che usavo per trasportare le forniture mediche e fui sorpresa di vedere che le mie dita tremavano. Davvero leggermente, ma in modo evidente.
Strinsi i pugni, tanto per negarlo quanto per fermarlo. Un po' di respiro profondo, forse… forse avevo trattenuto il respiro mentre facevo i preparativi.
«Poca dannata meraviglia», mormorai, e strofinai energicamente i palmi delle mani per riscaldarli. Di solito facevo un lavoro molto migliore nel non preoccuparmi eccessivamente di quello che Jamie stava facendo quando usciva di casa… No, non lo fai, idiota disse la parte oggettiva del mio cervello, anche se con tolleranza. Semplicemente ti tieni così occupata che non hai tempo per pensarci. Pensa a qualcos'altro, per amor di Dio.
In mancanza di un'idea migliore, mi sedetti, chiusi gli occhi e cercai di pensare a qualcos'altro.
La prima cosa che mi  venne in mente fu il congedo da Jamie – se si può descrivere qualcosa di così insopportabile come "congedarsi" – alle pietre, la notte prima di Culloden.
Potevo sentire l'odore della pietra fredda e della sporcizia del cottage in rovina dove eravamo stati insieme per quella che sapevamo essere l'ultima volta. Seminudi, tremanti, brancolando disperatamente alla ricerca del calore della carne dell'altro, e trovandolo. Toccando, freneticamente, poi lentamente, cercando di memorizzare tutto, il tocco del suo corpo, la fredda ruvidità dei suoi capelli, il muscolo solido della sua schiena, le sue gambe, il breve senso di freddo mentre allargavo le gambe e lui entrava in me, poi il calore di lui, dentro di me, sopra di me, che mi circondava… sapendo che questo era tutto, tutto quello che ci sarebbe mai stato…
Be’, non lo era, vero, stupida? Smettila di piangere, per carità!
Deglutii, tirai su col naso e mi fermai, respirando e tirando su col naso alternativamente mentre mi asciugavo gli occhi con il grembiule. Lanciai un'occhiata di nascosto alla porta; per fortuna, l'avevo chiusa quando ero entrata. Speravo che nessuno mi avesse sentita; io potevo sentire loro: voci e pentole che tintinnavano in cucina, una fuga precipitosa di passi in successione e un sacco di risatine in alto, voci lontane che entravano dalla finestra aperta dall'esterno, troppo lontane per distinguere le parole.
Avevo smesso di piangere, ma il treno della memoria era ancora in movimento, lento e pesante, carico del dolore ricordato.
Kings Mountain. Aveva pensato che sarebbe morto lì (Dio ti maledica, Frank!) e aveva vissuto con quella paura per mesi. E la notte prima della battaglia, tutti e due tremanti per il freddo e fradici di pioggia, mi aveva chiesto tre cose: di trovare un prete e di far dire una messa per la sua anima, di tornare indietro attraverso le pietre con Brianna e la sua famiglia. E l'ultima: “Ricordati di me”.
Mi infilai una manciata del grembiule in bocca per attutire il suono che stavo facendo, ricordando il nostro tentativo di fare l'amore su un banco di foglie bagnate, gelide e fradicie, e non riuscendoci, stretti insieme per il resto di quella notte.
«Maledizione», dissi. «Era solo sei dannati mesi fa! Non avresti potuto aspettare?!»
Non ero sicura a chi mi stavo rivolgendo: Lord John, William, Jamie o Dio.
Immaginavo che fosse iniziato circa cinque minuti dopo che William era sceso da cavallo e aveva detto a Jamie: «Sir, ho bisogno del vostro aiuto».
Be’, naturalmente era stata la prima cosa che avevo pensato, e Oh, è meraviglioso! era la seconda, seguita da un'ondata di gioia senza parole nel vedere i due percepire l'eco di sé stesso nell'altro.
La terza cosa che avevo pensato era: «Oh, mio Dio… Sta partendo. Per fare qualcosa di pericoloso. Di nuovo».
E in fondo alla mia mente, mentre mi abbandonavo ai saluti e alle spiegazioni e all'eccitazione generale, c'era una voce sommessa, un'affermazione piatta e fredda che non ammetteva discussioni.
Questa volta non tornerà.
In effetti, fu Jamie ad entrare, vestito con camicia e kilt, con la sua borsa degli attrezzi di pelle sulla spalla e un'enorme massa di quella che sembrava una trapunta molto semplice tra le braccia.
«Che cos'è?» Mi alzai e andai a vedere mentre posava la Cosa sul mio tavolo operatorio e cominciava ad aprirla.
«Brianna dice che è un deflettore fonoassorbente, ma sicuramente c'è un nome migliore», disse, rigirando l'ultima piega. Era una piccola trapunta, lunga e stretta, ma molto spessa, fatta di tela tinta d'indaco, con nodi molto grandi che tenevano insieme gli strati. «È imbottito di piume di tacchino, stracci e pezzi di pelle di cervo e di pelle d'orso avanzati dalla macellazione. Essiccati», aggiunse in tono rassicurante, vedendo la mia espressione. «Non puzza molto, e tu non dovrai dormirci sotto, comunque».
«Oh.»
«Aye. Ecco, reggimela, per favore, Sassenach?» Mi porse la pesante borsa degli attrezzi, che sferragliò, e raccogliendo il deflettore (in mancanza di una parola migliore), chiuse la porta dell'ambulatorio e vi appoggiò l'oggetto.
«È una buona soluzione», disse con soddisfazione. «Dammi un chiodo, aye? C'è un pacchetto di quelli da dieci centimetri in cima, lì. Sì, grazie, ora vieni e metti le mani qui, per tenerlo fermo».
Estrasse un martello dalla cintura e si accinse a inchiodare saldamente il deflettore alla porta. Completato il lavoro, aprì e chiuse la porta più volte.
«Ecco», disse con soddisfazione, richiudendolo. «Non si va da nessuna parte».
«Sono sicuro che tu abbia ragione», dissi. «Molto premuroso da parte tua.»
Ci fu un fruscio e un rumore strisciante e poi il leggero tonfo di qualcosa che colpiva le assi del pavimento. Mi voltai e vidi Jamie in piedi, con indosso nient'altro che la sua camicia e un ampio sorriso.
«Che…?» iniziai ma non andai oltre. Fece un passo evitando il suo kilt che formava una pozza, mi attirò a sé con un braccio e mi baciò con notevole entusiasmo.
«Ti voglio, Sassenach», mi sussurrò contro la bocca. «Ti voglio terribilmente.»
A giudicare dallo stato delle cose tra noi, era così. La sua mano libera stava raccogliendo le mie gonne e prima che potessi dare una qualsiasi conferma alla sua dichiarazione, mi fece girare per mettermi di fronte al tavolo operatorio.
«Chinati, a nighean»
«Tu...»
Una grossa mano in mezzo alla mia schiena non mi diede scelta e mi ritrovai con la faccia semisepolta in una pila di asciugamani di lino e una fredda corrente d'aria che puntava sul mio sedere nudo. Poi ci fu il calore delle grandi mani sulla mia schiena, che mi slacciavano le gonne, il calore più grande di lui contro di me e un calore più forte, più duro, morbido tra le mie gambe, che esplorava.
«Tornerò» disse dolcemente. «E questa volta non voglio lasciarti in lacrime".
[Fine scena]