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mercoledì 19 marzo 2025

Per il Giorno di San Patrizio

Estratto da THE SCOTTISH PRISONER
Nonostante i segni di razzie passate, il monastero era indiscutibilmente abitato e movimentato. Jamie aveva sentito la campana dall’altra parte del lago e ora vedeva i monaci che uscivano dalla chiesa, sparpagliandosi verso i loro compiti. C’era un pascolo recintato dietro gli edifici, dove stava pascolando un piccolo gregge di pecore, e un arco di pietra mostrava le file ordinate dell’orto, dove due fratelli laici strappavano erbacce nella maniera rassegnata degli uomini che avevano accettato da tempo la loro sorte sisifea.
Uno di questi lo indirizzò verso il più grande degli edifici di pietra, dove un portiere dal naso lungo prese i suoi dati, e poi lo lasciò in un’anticamera. L’atmosfera del posto era calma, ma Jamie non lo era. Oltre al conflitto tra Grey e Quinn – uno più critico dell’altro e lui era seriamente tentato di spaccare le loro teste una contro l’altra– c’era l’incombente confronto con Siverly a cui pensare, e gli avvertimenti criptici della duchessa su Twelvetrees… e, da qualche parte lontano sotto le preoccupazioni più pressanti, una difficile consapevolezza che la coppa del Druido di Quinn era presumibilmente qui, e non aveva ancora deciso che chiedere o no di essa. E se fosse stata qui, che fare allora?
Nonostante queste inquietudini, il suo primo sguardo all’abate lo fece sorridere. Michael FitzGibbons era un leprecauno. Jamie lo riconobbe subito dalla descrizione di Quinn del tipo.
L’uomo arrivava forse al gomito di Jamie, ma stava in piedi dritto come una freccia segata, una severa barba bianca che si drizzava in maniera pugnace dal bordo della sua mascella e un paio di occhi verdi che brillavano per la curiosità.
Questi occhi si erano fissati subito su Jamie, e si accesero di cordialità mentre si presentava e menzionava suo zio come credenziale.
«Il nipote di Alexander!» esclamò l’abate Michael, in un buon inglese. «Aye, io ti tengo d’occhio, ragazzo. Ho sentito molte delle tue avventure, anni fa – tu e la tua moglie inglese.» Sogghignò nella sua barba, mostrando piccoli denti banchi.
«Rivoltò St. Anne da cima a fondo, da quello che ho sentito. È qui con te, per caso? In Irlanda, voglio dire.»
Jamie poteva capire dall’improvviso sguardo di consapevolezza e orrore sulla faccia dell’abate come doveva sembrare la sua. Sentì la mano dell’abate sul suo avambraccio, straordinariamente forte per le sue dimensioni. «No Padre,» sentì la sua voce dire, calma e lontana. «L’ho persa. Nella Sommossa.»
L’abate fece un respiro di udibile dolore, schioccò la lingua tre volte e portò Jamie verso una sedia. «Possa Dio dare riposo alla sua anima, povera cara donna. Vieni, ragazzo, siediti. Bevi un poco di whiskey.»
Non era stato pronunciato come un invito e Jamie non discusse quando un bicchierino ragguardevole fu versato e ficcato nella sua mano. Alzò il bicchiere meccanicamente verso l’abate in un brindisi, ma non parlò; era troppo indaffarato a ripetere all’infinito dentro di sé, Signore, fa che sia in salvo! Lei e il bambino! come temendo che le parole dell’abate l’avessero davvero mandata in paradiso.
Lo shock diminuì velocemente, comunque, e abbastanza presto la palla di ghiaccio nella sua pancia cominciò a sciogliersi sotto la debole vampa del whiskey. C’erano cose immediate di cui occuparsi; il dolore doveva essere messo da parte. L’abate Michael stava parlando di cose neutre: il tempo (insolitamente buono e una benedizione per gli agnelli), lo stato del tetto della cappella (buchi così grandi che sembrava che un maiale avesse camminato sul tetto, e un grosso maiale, per giunta), il giorno (così fortunato che fosse giovedì e non venerdì, dato che si sarebbe stata carne per pranzo, e certamente Jamie si sarebbe unito a loro; gli sarebbe piaciuta la versione di una salsa di Fratello Bertram; non aveva un nome particolare ed era di un indistinto colore… viola, avrebbe detto l’abate, ma era risaputo che lui non aveva il senso del colore e aveva dovuto chiedere al sacrestano con cui gestiva l’abbigliamento nel tempo ordinario, poiché non poteva distinguere il rosso dal verde e prendeva solo per fede il fatto che al mondo ci fossero simili colori, ma Fratello Daniel – aveva incontrato Fratello Daniel, il portiere all’esterno? – gli aveva assicurato che era così, e sicuramente un uomo con la faccia come quella non avrebbe mai mentito, bastava solo vedere la grandezza del suo naso per capirlo) e altre cose a cui Jamie poteva annuire, sorridere o fare un rumore. Per tutto il tempo, gli occhi verdi cercarono la sua faccia – gentili ma penetranti.
L’abate comprese il momento in cui Jamie si sentì di nuovo padrone di sé stesso e si rilassò un poco, invitandolo con la sua postura più che con le parole a illustrare le sue questioni.
«Se posso chiedere un momento del vostro tempo, Padre…» Prese il foglio di carta piegato dal petto e glielo porse. «So che avete la reputazione di uno studioso e uno storico, e sapevo che mio zio diceva che avete una collezione di racconti rari sugli Auld Ones. Apprezzerei la vostra opinione su questi pochi versi.»
Le sopracciglia dell’abate Michael erano spesse e bianche, con lunghi peli che si incurvavano all’impazzata alla maniera dei vecchi. Queste si animarono, vibrando di interesse, e lui portò la sua attenzione al foglio, gli occhi che si spostavano da un verso all’altro come un colibrì in una macchia di fiori.
Gli occhi di Jamie avevano girato per la stanza mentre l’abate Michael parlava. Era un posto interessante – ogni posto in cui veniva fatto del lavoro lo interessava – e si alzò con un mormorio di scuse e andò alla libreria, lasciando l’abate alla sua minuziosa ispezione della poesia.
La stanza era grande quanto la biblioteca del Duca di Pardloe e aveva almeno altrettanti libri, eppure la sensazione era più simile a quella del piccolo buco disordinato in cui Pardloe chiaramente faceva le sue riflessioni.
Si poteva capire dai libri se una biblioteca era fatta solo per mostra o no. I libri che venivano usati avevano un aspetto aperto e interessante, anche se chiusi e ordinatamente allineati su uno scaffale in un rigoroso ordine con i loro simili. Si aveva la sensazione che il libro avesse lo stesso interesse in te quanto tu n lui e fosse disposto ad aiutarti una volta raggiunto.
I libri dell’abate erano ancora più aperti. Una dozzina di volumi – almeno – giaceva aperta sul grande tavolo vicino alla finestra, metà dei quali stesi l’uno sull’altro, tutti aperti, e pagine di appunti che fuoriuscivano dalla pila, ondeggianti – invitanti – nella corrente proveniente dalla finestra.
Jamie sentì un forte desiderio di andare a vedere cosa fossero i libri aperti, di andare verso gli scaffali e far scorrere lentamente le sue nocche sulla pelle e sul legno e sul rovescio delle rilegature finché un libro non gli avesse parlato e non fosse andato di buon grado nella sua mano.
Era passato tanto tempo da quando aveva posseduto un libro.

domenica 15 ottobre 2017

The Scottish Prisoner: Incontri

[In cui Jamie dopo essere stato portato via in maniera sommaria da Helwater (dove si trova come prigioniero di guerra sulla parola) e portato a Londra, è tenuto in una grande casa senza che gli venga detto perché. Qui viene portato davanti al Duca di Pardloe, che gli sembra familiare…per buone ragioni, anche se sono passati molti anni da quando Lord Melton gli ha risparmiato la vita a Culloden]

Pardloe si alzò dalla scrivania e, con un movimento della spalla, lo invitò verso un paio di sedie ad ala vicino al camino, muovendosi in direzione di una. Jamie si abbassò con cautela sul damasco di righe rosa, ma la sedia era robusta e reggeva il suo peso senza scricchiolare.
Il duca si giro in direzione della porta aperta verso la libreria e urlò, “Pilcock! Dove diavolo sei?”
Tuttavia non furono un domestico o il maggiordomo che apparvero. La donna il cui volto lui aveva intravisto nel corridoio al piano di sotto entrò, con le gonne che frusciavano. Guardò meglio il viso di lei e pensò che il suo cuore potesse fermarsi.
“Pilcock è occupato,”, disse al duca. “Cosa vuoi?” Era visibilmente più vecchia ma ancora carina, con un leggero rossore sulle guance.
 “Occupato? A fare cosa?”
“L’ho mandato all’attico,” replicò la donna in maniera composta. “Se stai per spedire il povero John in Irlanda, avrà bisogno di un baule almeno.” Diede a Jamie la più breve delle occhiate prima che il suo sguardo si posasse sul duca, e Jamie vide un bel sopracciglio inarcarsi in maniera interrogativa.
Gesù. Sono sposati, allora, pensò vedendo la comunicazione istantanea nel gesto e la smorfia di assenso del duca. È sua moglie. La carta da parati stampata di verde dietro il duca improvvisamente cominciò sfarfallare, e i bordi delle sue mascelle divennero freddi Con un remoto senso di shock, si rese conto che stava per svenire.
Il duca pronunciò un’esclamazione e la donna si girò verso di lui. Macchie brillavano e crescevano spesse davanti ai suoi occhi, ma non abbastanza spesse da non riuscire a vedere l’espressione suo viso. Spavento – e allarme.
“State bene, Mr. Fraser’?” La voce calma del duca penetrò attraverso il ronzio nelle sue orecchie, e sentì una mano sul retro del collo, che spingeva la sua testa in basso. “Mettete la testa tra le ginocchia. Minnie, mia cara -”
 “Ce l’ho. Qui.” La voce della donna era senza fiato, e lui sentì il tintinnio del vetro, e il caldo profumo del brandy.
“Non questo, non ancora. La mia tabacchiera – è sul caminetto.” Il duca lo stava tenendo per le spalle, realizzò, sostenendolo per non farlo cadere. Il sangue gli stava lentamente tornando alla testa, ma la sua vista era ancora scura e la faccia e le dita fredde.
Gli arrivò il suono di passi leggeri – l’udito era sempre l’ultimo senso ad andarsene, pensò in maniera confusa – che producevano un suono secco sul parquet, attutito dal tappeto, una pausa, poi tornavano rapidamente indietro. Un mormorio insistente del duca, un altro colpo, un piccolo, leggero pop! e un’ondata pungente di ammoniaca salire nel suo naso.
Rimase senza fiato e sobbalzò, tentando di allontanarsi, ma una mano ferma teneva la sua testa, obbligandolo a respirare, poi finalmente lo lasciò andare permettendogli di mettersi a sedere dritto, tossendo e farfugliando, gli occhi che lacrimavano così tanto che a malapena riusciva a distinguere la figura della donna che si muoveva sopra di lui, la fiala dei sali profumati in mano.
“Pover’uomo,” disse. “Dovete essere mezzo morto per il viaggio e affamato, oltretutto – l’ora del tea è passata e scommetto che non mangiate un boccone da ore. Davvero, Hal -”
“Ho mandato a prendere del cibo. Lo stavo appunto chiedendo di nuovo quando è diventato bianco ed è crollato,” protestò il duca, indignato.
“Be’, vai e chiama Cook, allora,” ordinò sua moglie. “Io darò a Mr…” Si girò verso Jamie, in attesa.
“Fraser,” riuscì a dire Jamie, asciugandosi il viso grondante con la manica. “James Fraser.” Il nome gli parve strano sulle labbra; non lo aveva pronunciato per anni.
“Si, certamente. Darò a Mr. Fraser del brandy. Dì a Cook che vogliamo panini e torta e una teiera di tea caldo forte, e che lo vogliamo velocemente.”
Il duca disse qualcosa di volgare in francese, ma andò. La donna aveva un coppa di brandy pronta e gliela portò alle labbra. Lui la prese, tuttavia, e la guardò sopra il bordo.
Il leggero rossore se n’era andato dalle sue guance. Era pallida, e le labbra gentili erano strette in una linea torva.
“Per il bene della causa che una volta abbiamo condiviso,” disse molto silenziosamente, “Vi prego, non dite niente. Non ancora.”

giovedì 12 ottobre 2017

Pensieri notturni

[The Scottish prisoner è ambientato nel periodo di Jamie a Helwater, e tratta gli eventi successi dopo la nascita di William, quando il fratello di Lord John Hal fa condurre temporaneamente Jamie a Londra per tradurre un misterioso documento scritto in Gaelico. Ma ovviamente, questo è solo l’inizio...Questa scena si svolge ad Argus House, la casa londinese di Hal, e Lord John è in piedi molto tardi, essendo stato occupato con le sue ricerche.]
Con pensieri di orde di selvaggi mondi fatati, boschi neri, e il vagito di corni da caccia che risuonavano al sopraggiungere della notte, John prese la sua candela e andò a letto, fermandosi a spegnere i candelieri da parete accesi che erano stati lasciati bruciare per lui nel corridoio. Uno dei bambini si era svegliato prima per un mal di stomaco o un incubo, ma la nursery ora era tranquilla. Non c’erano luci nel corridoio del secondo piano, ma si fermò, sentendo un suono. Un debole rumore di passi attraverso la parte lontana del corridoio, e una porta che si apriva, diffondendo la luce di una candela. Vide di sfuggita Minnie, pallida in una larga mussolina bianca, che attraversava la porta in direzione delle braccia di Hal, e sentì il sussurro della voce di Hal.
Non volendo che lo vedessero, corse velocemente per le scale verso il piano successivo, per nascondere la sua candela, e rimase lì nel buio per un momento, per dare loro il tempo di ritirarsi.
Uno dei bambini doveva essere malato di nuovo. Non riusciva a pensare a cos’altro Minnie stesse facendo a una tale ora. Non era in grado di capire cose stesse dicendo Hal, ma pensò di aver colto le parole, “Lui ha...?”
Ascoltò con attenzione; la nursery notturna era un piano più in alto, ma non sentì nessun grido, nessun movimento nella pacifica oscurità. Né c’era alcun rumore dal piano di sotto. Evidentemente, tutta la casa era avvolta nel sonno – tranne lui.
Gli piaceva abbastanza la sensazione di solitudine, come questa, lui da solo che non riusciva a prendere sonno, signore del mondo addormentato.
Non proprio il signore del mondo addormentato. Un breve, chiaro grido fendette il buio, e lui sobbalzò come se avesse avuto una puntina da disegno infilzata nella gamba.
Il grido non si era ripetuto ma non era venuto dalla nursery di sopra. Era venuto sicuramente dal fondo del corridoio alla sua sinistra, dove si trovavano le stanze degli ospiti. E, per quanto ne sapeva, nessun altro dormiva alla fine del corridoio, tranne Jamie Fraser. Camminando molto silenziosamente, si avviò verso la porta di Fraser.
Poteva sentire il respiro pesante, come di un uomo che si risvegliava da un incubo. Doveva entrare? No, non devi, pensò immediatamente. Se è sveglio, è già libero dal sogno.
Si stava girando per tornare lentamente verso le scale, quando sentì la voce di Fraser.
“Se solo potessi mettere la mia testa sul tuo grembo, ragazza,” la voce di Fraser arrivava bassa attraverso la porta. “Sentire la tua mano su di me, e dormire con il tuo odore su di me.”
La bocca di Grey era secca, i suoi arti gelidi. Non avrebbe dovuto sentire ciò, era pervaso dalla vergogna di ascoltare, ma non osava muoversi per paura di fare rumore.
Vi fu un fruscio, come di un grande corpo che si girava violentemente nel letto, e poi un rumore attutito – un rantolo, un singhiozzo? – e silenzio. Restò ancora fermo, ascoltando il suo cuore, al ticchettio dell’orologio comtoise nella sala di sotto, al suono distante della casa, sistemata per la notte. Un minuto, contando i secondi. Due. Tre, e alzò un piede, facendo silenziosamente un passo indietro. Un altro passo, e poi sentì un mormorio finale, un sussurro così soffocato che solo l’acutezza della sua attenzione gli portò le parole.
“Cristo, Sassenach, ho bisogno di te.”
In quel momento avrebbe venduto la sua anima per essere capace di offrirgli conforto. Ma non c’era conforto che lui potesse dare, e scese silenziosamente le scale, mancando l’ultimo scalino nel buio e cadendo pesantemente.
(x)

sabato 25 gennaio 2014

The Scottish Prisoner

se il terzo capitolo di Lord John non arriva a noi...andremo noi da lui! E da perfetto Lord inglese, ci offrirà anche un bel tea! ;)

PROLOGO
Se avete a che fare con la morte tutti i giorni, ci sono due strade. O diventa una routine, nel qual caso c'è il rischio che uccidiate qualcuno per niente e, quindi, perdiate la vostra anima... perchè se la vita che prendete non vale nulla, neppure la vostra ha valore.
Oppure si diventa molto più consapevoli del valore di una vita e molto più riluttanti nel prenderne una senza averne una necessità disperata. In questo modo rischiate di perdere la vostra vita - ci sono quelli svegli e ci sono quelli morti, e non mi riferisco all'idea che ha San Pietro dei morti - ma non la vostra anima.
I soldati gestiscono la cosa dividendo se stessi. Sono un tipo di uomo mentre uccidono, un altro nella vita normale, e l'uomo che fa saltellare i suoi figli sul ginocchio non ha nulla a che fare con l'uomo che ha schiacciato la gola del suo nemico con uno stivale. Così dice a se stesso, a volte con successo.
Ma segna, uccidere. Non importa il motivo per cui lo si fa.
E' un marchio sul tuo cuore, e benche possa guarire, la cicatrice non può essere rimossa, se non con una lama. Per tutti quello che ci sperano, è la cicatrice più pulita.


Helwater, Distretto dei Laghi
1 aprile 1760

 
Fuori faceva molto freddo e pensò che il suo uccello avrebbe potuto romperglisi in mano...se fosse riuscito a trovarlo. Il pensiero gli attraversò la mente mezza addormentata come uno di quei piccoli cristalli di ghiaccio che sfrecciavano attraverso la stanza, facendogli aprire gli occhi.
Poteva vederlo ora, si era svegliato con il pugno che lo stringeva, fremente di desiderio e con degli spasmi sulla pelle come una nube di moscerini. Il sogno era avvinghiato altrettanto strettamente nella sua mente, ma sapeva che sarebbe svanito in pochi secondi, scacciato dal russare e scoreggiare degli altri stallieri. Aveva bisogno di lei, aveva bisogno di riversare se stesso con la sensazione del suo tocco ancora su di lui.
Hanks si agitò nel sonno, ridacchiò ad alta voce, disse qualcosa di incoerente e cadde di nuovo addormentato, mormorando: "Bastardo, bastardo, bastardo ..."
Jamie disse qualcosa di simile sottovoce in gaelico e si avvolse nella coperta. Maledetto freddo.
Si fece largo giù per la scaletta, nella stalla un po' più calda che odorava di cavalli, quasi cadendo per la fretta, ignorando una scheggia nel piede nudo. Esitò nel buio, ancora desideroso. Ai cavalli non sarebbe importato, ma se lo avessero notato, avrebbero fatto abbastanza rumore, forse, da svegliare gli altri.
Il vento colpì il granaio e si propagò per tutto il tetto. Un forte spiffero freddo con un profumo di neve agitò il sonno e due o tre dei cavalli si mossero grugnendo e sbuffando. Di sopra, qualcuno mormorò un 'stardo rivolto verso il basso, accompagnato dal suono di qualcun altro che si girava e si tirava la coperta sulle orecchie.
Claire era ancora con lui, vivida nella sua mente, solida nelle sue mani. Poteva immaginare di annusarle i capelli nel profumo del fieno fresco. Il ricordo della sua bocca, quei bianchi denti dritti... si strofinò il capezzolo, duro e impaziente sotto la camicia, e deglutì.
I suoi occhi si erano abituati al buio; trovò il box libero della fila e si appoggiò alle tavole, l'uccello già in mano, il corpo e la mente anelanti la moglie perduta.

L'avrebbe fatto durare di più se avesse potuto, ma aveva timore che il sogno se ne sarebbe andato del tutto, e vi ritornò con la memoria, gemendo. Le ginocchia cedettero di conseguenza e scivolò lentamente contro le tavole del box sul fieno accatastato, la camicia arrotolata attorno le cosce e il cuore in gola come un tamburo.
Signore, fa che lei sia al sicuro fu il suo ultimo pensiero coerente. Lei e il bambino.


sabato 18 gennaio 2014

The Scottish Prisoner

"Non avete familiarità con il termine? Ah. Lo vedo. Siete scozzese eppure sapevate di dovermi chiamare 'Sorella' da cui deduco che siete un papista. Forse i papisti non hanno un fridstool* nelle loro chiese?"
"Forse non in quelle scozzesi, Sorella", disse Jamie con cautela. In un primo momento aveva pensato di trattasse di una sorta di gabinetto o di latrina privata, ma probabilmente non se ne trovavano nelle chiese.
"Beh, tutte dovrebbero avere uno," disse Sorella Eudoxia con fermezza, "sia essa papista o meno. Un fridstool è un luogo in cui rifugiarsi, un santuario. Le Chiese - le Chiese inglesi - spesso ne hanno uno, per uso delle persone che cercano la pace, anche se devo dire che non vengono usati molto spesso di questi tempi come nei secoli passati".

*I fridstool sono dei luoghi posti nelle chiese, spesso vicino all'altare, in cui è possibile raccogliersi in conteplazione senza venir disturbati.

...che Diana ne abbia parlato perchè Jamie, nel periodo di lontananza da Lallybroch quando era in Inghilterra, lo usava per temperare la nostalgia di casa?

venerdì 27 dicembre 2013

Estratto da The Scottish Prisoner

Terza domenica di Avvento

Faceva freddo nella soffitta, e la sua mente mezza addormentata tentava di uscire dalla morsa del freddo quando le parole risuonarono nella sua mente.
"Bravo ragazzo."
Il vento colpì la stalla e rimbombò forte su tutto il tetto. Una consistente folata di vento carica del profumo di neve si mescolò alla sonnolenza, e due o tre cavalli di sotto cominciarono a muoversi, a grugnire e a fare rumore. Helwater. La consapevolezza del luogo si impresse in lui e i frammenti di Scozia e Lallybroch si incrinarono e volarono via lontani, fragili come un velo di fango secco.
Helwater. La paglia screpitò sotto di lui, i suoi arti si stiracchiarono attraverso la superfice ruvida, punzecchiandolo attraverso la camicia. Aria scura, viva intorno a lui.
Il ragazzino ...
Avevano portato nella Casa il ceppo natalizio quel pomeriggio, tutta la casa aveva assistito, le donne inarcando le sopracciglia, gli uomini con il volto arrossato per il lavoro, barcollando, cantando, trascinando l'enorme tronco con delle corde, la sua corteccia solcava la neve in profondità dove passava accumulandola alta su entrambi i lati.
Willie era a cavalcioni sopra il ceppo, urlando per l'eccitazione, aggrappato alla corda. Una volta tornati a casa, Isobel aveva cercato di insegnargli a cantare "Good King Wenceslaus", ma andava al di là delle sue possibilità, e dondolava avanti e indietro tutto il tempo fino a quando sua nonna aveva dichiarato che l'avrebbe fatta diventare matta e ordinò a Peggy di portarlo nella stalla, per aiutare Jamie e Crusoe a portare i rami di pino e abete freschi di taglio. Eccitato, Willie cavalcò sulla sella di Jamie fino al boschetto, e si fermò obbediente su un ceppo su cui Jamie lo aveva fatto sedere, fuori dalla portata degli alberi, mentre i rami venivano tagliati. Poi aiutò a caricarli, stringendo al petto due o tre i rami profumati e tagliuzzati, mettendoli accuratamente in un grande cesto, quindi lo fece di nuovo, più volte, incurante di dove il suo fardello era effettivamente atterrato.
Jamie si girò, accoccolandosi più in profondità nella massa di coperte, con sonnolenza, ricordando. Aveva continuato, con quel ritmo, avanti e indietro, avanti e indietro anche se era rosso in faccia e ansimava, fino a quando lasciò cadere l'ultimo ramo sul mucchio. Jamie aveva guardato in basso per trovare un Willie raggiante che lo guardava con orgoglio, rise e disse d'impulso, "Sì, che bravo ragazzino. Andiamo. Andiamo a casa ".
William si era addormentato sulla strada del ritorno a casa, con la testa pesante come una palla di cannone nel suo berretto di lana contro il petto di Jamie. Jamie era smontato con cura, tenendo il bambino in braccio, ma Willie si era svegliato, guardando intontito Jamie disse: "WEN-sess-loss", chiaro come una campana, poi cadde di nuovo addormentato. Si era svegliato esattamente nel momento in cui lo stava consegnando alla governante Elspeth e Jamie lo aveva sentito, mentre se ne andava, dire alla tata "Sono un bravo ragazzino!"
Ma quelle parole nascevano dai suoi sogni, da qualche altra parte, e da molto tempo prima. Suo padre lo aveva detto anche a lui, una volta?
Pensava di sì, e per un istante, solo un istante, era con suo padre e suo fratello Willie, mentre teneva il primo pesce che avesse mai preso da solo, viscido e agitato, ed entrambi ridevano di lui, con lui in allegria.
"Bravo ragazzo!"
Willie. Dio, Willie. Sono così contento che gli abbiano dato il tuo nome. Raramente si ricordava di suo fratello; Willie era morto di vaiolo quando aveva undici anni, Jamie, otto. Ma ogni tanto, poteva sentire Willie vicino a lui, a volte sua madre o suo padre. Più frequentemente, Claire.
Vorrei che potessi vederlo, Sassenach, pensò. È un bravo ragazzo. Forte e irritante, aggiunse con onestà, ma bravo.
Cosa avrebbero pensato i suoi genitori di William? Nessuno di loro aveva vissuto abbastanza per vedere uno solo dei figli dei loro figli.
Giacque per qualche tempo, la sua gola dolorante, in ascolto nel buio, sentendo le voci della sua morte passare nel vento. I suoi pensieri crebbero indistinti e il suo dolore si alleviò, confortato dalla conoscenza dell'amore, ancora vivo nel mondo. Il sonno lo cullò di nuovo.
Toccò il ruvido crocifisso che si trovava contro il suo petto e sussurrò all'aria che si agitava, "Signore, fa che lei possa essere al sicuro, lei e i miei bambini".
Poi girò la guancia verso di lei per raggiungerla e toccarla attraverso i veli del tempo.

By Diana Gabaldon

mercoledì 8 maggio 2013

The Scottish Prisoner: Lord John e Jamie...e anche Tom Byrd

Jamie si svegliò in uno stato d'animo piuttosto piacevole; non riusciva a ricordare chi fosse, per non parlare del dove si trovasse, ma non sembrava avere importanza. Era disteso su un letto che non si muoveva. Nella stanza la luce guizzava come la luce del sole si riflette sulle onde del mare, ma in realtà era opera di un grande albero che poteva vedere fuori dalla finestra con le foglie che si muovevano in modo annoiato. Sapeva che non c'erano alberi in mare, ma non se la sentiva di giurarlo, date le strane immagini che ancora gli galleggiavano languidamente avanti e indietro nella testa.Chiuse gli occhi per esaminarne meglio una, che sembrava essere una sirena con tre seni che lo stava indicando in modo seducente. 
"Vuole un pò di caffè, signore?" Disse. Il suo seno cominciò a sprizzare caffè nero mentre l'altra mano teneva al di sotto una tazza per raccoglierlo.
"L'altro seno sprizza whisky?" Chiese. Ci fu un improvviso sussulto nel suo orecchio e riuscì ad aprire un occhio a fessura, tenendo l'altro chiuso così da tenere sotto controllo la sirena, per paura che se ne nuotassee fuori con il suo caffè.
Stava guardando una esile ragazza con cuffietta e grembiule, che lo fissava a bocca aperta. Aveva un naso lungo e ossuto, rosso sulla punta. Aveva anche una tazza di caffè in mano, cosa abbastanza strana. Nessun seno, però.
"Nessuna possibilità per la crema, allora, suppongo," mormorò e chiuse gli occhi. 
"Fareste meglio a lasciarci, signorina" disse una voce inglese dal tono piuttosto presuntuoso.
"
Sì", disse un'altra voce, anch'essa inglese, ma irritata. "Lascia anche il caffè, per l'amor di Dio". 

C'era una piccola luce verde sulla sirena, e un piccolo pesce a strisce nuotò fuori dai suoi capelli per andare a curiosare tra i suoi seni. Pesce fortunato. 
"Cosa ne pensa, mio Signore?" disse la prima voce, ora dubbiosa. "Acqua fredda sul collo, forse?" 
"Splendida idea," disse la seconda voce, ora allegra. "Fallo." 
"Oh, dovrei rifiutarmi, mio Signore".
"Sono sicuro che non sia violento, Tom." 
"Come vuole, mio Signore. Ma potrebbe arrabbiarsi, vero? I signori lo fanno, a volte, dopo una nottataccia."
"Stai parlando per esperienza personale, Tom?"
"
Certo che no, mio Signore!" 

"L'oppio non ti concia così, comunque" disse la seconda voce, avvicinandosi. Sembrava distratta. "Dà dei sogni più particolari, però." 
"E' ancora addormentato, pensa?" Anche la prima voce si avvicinava. Poteva sentire il respiro di qualcuno sul suo volto. La sirena offesa per questa familiarità, scomparve. Lui aprì gli occhi e Tom Byrd, che era proteso sopra di lui con una spugna bagnata, si lasciò sfuggire un piccolo grido e gliela lasciò cadere sul petto. 
Con un senso di distaccato interesse, vide la sua mano alzarsi in aria e prendere la spugna e toglierla dalla camicia, dove si stava formando una macchia bagnata. Non aveva nessuna idea particolare sul cosa farci dopo, però, e la lasciò cadere sul pavimento. 
"Buongiorno." Il volto di John Grey gli entrò nel campo visivo dietro Tom, che sfoggiava un'espressione di cauto divertimento. "Ti senti un po' più umano questa mattina?" 
Non ne era sicuro, ma annuì comunque e si mise a sedere, dondolando le gambe oltre il bordo del letto. Non si sentiva male, solo molto strano. Aveva un cattivo sapore in bocca, però, e tese la mano a Tom Byrd che lentamente stava avanzando verso di lui tenendo il caffè davanti come una bandiera bianca di tregua. 
La coppa che Tom gli mise in mano era calda, e lui restò seduto per un momento a recuperare i suoi sensi. L'aria sapeva di fumo di torba, di carne cotta e di qualcosa di vagamente sgradevole di natura vegetale...cavolo bruciato. Lentamente la sua mente trovò le parole.
Prese un sorso di caffè e mise insieme una frase. 
"Siamo in Irlanda, quindi, vero?"