sabato 11 agosto 2012

La trama di Written in My Own Heart's Blood

Poco si sa della effettiva data di uscita, se non che sarà nel 2013, ma ciò che dobbiamo aspettarci dall'ottavo libro della serie di Jamie e Claire è stato svelato

Written in My Own Heart's Blood
Nel giugno del 1778, il mondo è sottosopra. L'esercito inglese si ritira da Philadelphia, George Washington si prepara a spostarsi da Valley Forge per dar via all'offensiva, e Jamie Fraser torna dalla morte per scoprire che il suo migliore amico ha sposato sua moglie. Il nono conte di Ellesmere scopre con orrore che in realtà è il figlio del neo-risorto Jamie Fraser (un ribelle nonche un criminale scozzese!) e il nipote di Jamie, Ian Murray, scopre che il suo nuovo cugino ha un devole per la sua fidanzata quaquera. 
Nel frattempo, Claire Fraser affronta il duca asmatico, Benedict Arnold, e nasce in lei il timore che uno dei suoi mariti possa uccidere l'altro.  
E nel 20° secolo, la figlia di Jamie e Claire, Brianna pensa che le cose sarebbero probabilmente più semplici nel 18° secolo: suo figlio è stato rapito, il marito è scomparso nel passato e deve affrontare un criminale senza scrupoli con nient'altro che una cucitrice in mano. Per fortuna, sua figlia ha una mazza da cricket e il pragmatismo in miniatura di sua madre.

direi che non è molto...ma ormai siamo abituati ad avere news con il contagocce!

venerdì 10 agosto 2012

Estratto WimoHB

Il giovane soldato accolse il mio tardivo ritorno con sollievo, e anche se in realtà non afferrò il mio braccio e mi spinse giù dal marciapiede, mi offrì il suo ed iniziò a camminare in modo tale che anche io fui incitata ad un quasi trotto, per tenere il suo passo.  
Non si era molto lontani dal [] palazzo dove Clinton aveva insediato il suo quartier generale, ma il giorno era caldo e umido e arrivai senza fiato, con riccioli di capelli che fuoriuscivano da sotto il cappello di paglia e attaccati a collo e guance, e rivoli di sudore scendevano nell'interno del mio corpetto facendomi il solletico.Il mio accompagnatore mi affidò - con un sospiro di sollievo - ad un altro soldato nella spaziosa hall dai pavimenti in parquet ed ebbi giusto il tempo di scuotere la polvere dalle mie gonne, raddrizzare e risistemare il cappello e asciugarmi la faccia e il collo in modo discreto con un fazzolettino di pizzo. Ero così presa da quello che stavo facendo che impiegai un momento prima di riconoscere l'uomo seduto su una delle piccole sedie dorate sul lato del foyer.
"Lady John", disse alzandosi quando vide che lo avevo notato. "Al vostro servizio, madam." Sorrise leggermente anche se non c'era calore nei suoi occhi."Maggiore Richardson," dissi seccamente. "Che piacere." Non gli offrì la mano e lui non si inchinò. Non c'era motivo di cercare di fingere di non essere altro che nemici - e neanche molto cordiali, comunque. Si era precipitato al mio matrimonio con Lord John curioso di sapere se lui, John, avesse un qualche interesse personale verso di me, mentre lui, Richardson, stava considerando il mio arresto immediato per spionaggio e sedizione. Entrambe le accuse erano del tutto vere, e  John, pur non sapendolo con certezza aveva preso in parola Richardson riguardo le sue intenzioni e gli aveva assicurato  chiaramente che no, non vi era alcun interesse personale - vero anche questo, nonostante come siano andate le cose - e due ore più tardi, mi ero ritrovata nel suo salotto in una nebbia di dolore a dire meccanicamente: "lo voglio" in risposta a domande che non avevo né sentito né compreso. Avevo a malapena sentito il nome di Richardson in quel momento, figuriamoci riconoscerlo di vista. John mi aveva presentata - con fredda formalità - a Richardson quando venne da noi al Mischianza, il grande ballo organizzato dalle ladies Lealiste di Philadelphia per gli ufficiali Inglesi, un mese prima. E solo allora mi aveva raccontato delle minacce di Richardson con un breve monito sull'evitare il soggetto."Siete in attesa di vedere il generale Clinton?" Chiesi educatamente. Se lo era, avevo una mezza idea di sgattaiolare furtivamente per la casa e fuori dalla porta sul retro mentre lui era a colloquio con il generale."Lo sono", rispose aggiungendo graziosamente, "ma senza dubbio dovete andare prima di me, Lady John. I miei affari possono aspettare."La cosa mi suonava abbastanza sinistra, ma mi limitai a inclinare la testa educatamente con un vago "Hm".Stava facendosi strada in me, come un caso incipiente di indigestione, che la mia posizione nell'esercito britannico in generale, e con il maggiore Richardson in particolare, era sull'orlo di una forte rivalutazione. Una volta diventato noto a tutti che Jamie non era morto, non sarei più stata Lady John Grey. Ero Mrs. James Fraser ancora una volta, e mentre era certamente motivo di una gioia enorme,  avrebbe anche eliminato ogni freno alle inclinazioni più meschine del maggiore Richardson.

 Traduzione amatoriale e quindi non ufficiale, fatta senza scopo di lucro

mercoledì 8 agosto 2012

In viaggio...con Jamie e Claire


Agosto si sa...è tempo di vacanze!
I più sono indecisi tra mare e montagna, ma per gli amanti della saga di Diana Gabaldon c'è una terza scelta: trascorrerle "in compagnia" di Jamie & Claire!
Girovagando per il web abbiamo, infatti, scoperto l'esistenza del...

Jamie and Claire tour of Scotland 


Si tratta di un tour che permette di visitare molti dei luoghi in cui è ambientata la saga, partendo da Edimburgo ed attraversando le Highlands in lungo ed in largo per osservare:
- un antico cerchio di pietre simile a quello di Craigh na Dun
- una cappella dello stesso tipo di quella in cui si svolge l'handfasting tra J&C
- una dimora simile a Lallybroch
- il castello di Leoch
- Inverness e Lochness
- il campo di battaglia di Culloden
- il villaggio gemello di Cranesmuir, in cui si trovava Geillis Duncan
- una fortificazione sul modello di Wentworth
- un abitazione del tempo
- Holyrood palace (sede della corte Giacobita)
- un pub come quello in cui si trovava Willoughby

Per chi desiderasse ulteriori informazioni, eccovi il link: http://www.jamieandclairetour.co.uk/index.html
Cosa ve ne pare Outlanders...siete pronti a partire?


lunedì 6 agosto 2012

Estratto WimoHB: Capito?


"Non dirò nulla", mi assicurò Jenny, borbottando leggermente mentre stringeva i lacci del mio corsetto. "Pensi che dovresti dirgli cosa è accaduto a Lord John?"
"No, decisamente no", risposi espirando faticosamente. "E'...abbastanza stretto".
"Mm." Era completamente immersa nel mio armadio e cercava tra i vestiti. "Che ne pensi di questo? Ha una scollatura profonda, ed il tuo décolleté è ancora niente male".
"Non devo mica sedurlo!"
"Oh si", disse praticamente. "O almeno distrarlo. Se non hai intenzione di dirgli la verità..ed io penso di no". Inarcò un sopracciglio scuro. "Se fossi un generale Inglese e mi venisse detto che un mio colonnello è stato rapito da un uomo delle Highland grosso e malvagio, penso che potrei anche prendermela a male".
Non potevo veramente contraddirla e con una lieve alzata di spalle mi feci strada attraverso la seta ambrata, che aveva cordoncini di colore crema nelle cuciture e fiocchi sempre color crema, a delineare le estremità del corpetto.
"Aye, così va bene", disse Jenny, approvando il mio aspetto. "Il fiocco è quasi dello stesso colore della tua pelle, così la scollatura sembra ancora più bassa di quanto realmente non sia".
"Si potrebbe pensare che hai trascorso gli ultimi trenta anni a dirigere la bottega di un sarto o un bordello, piuttosto che una fattoria" le risposi nervosamente.


Traduzione amatoriale e non ufficiale, fatta senza scopo di lucro

venerdì 3 agosto 2012

Estratto WimoHB: Dove Bree dà il buon esempio...

"Mandy", disse mantenendo la voce più calma possibile. "Ho bisogno che un adulto parli con Mister Rob. Dammi la mazza. Poi vai dritta in veranda e aspettami lì, OK?"
"Mamma ..." Mandy stava indiettreggiando contro il lavello, gli occhi enormi fissi sul gemente Cameron.
"Vai, Mandy. Adesso. La mamma sarà da te prima che tu riesca a contare fino a cento. Iniziare a contare ora. Uno ... due ... tre ... " Lei si era posizionata tra Cameron e Mandy, muovendo saldamente la mano libera.
A malincuore, Mandy si mosse mormorando: "Quattro ... cinque ... sei ... sette ..." e scomparve attraverso la porta che dava sul retro della cucina. La cucina era calda per la stufa e nonostante la mancanza di vestiti, Bree stava grondando sudore. Riusciva a sentire il proprio odore, acre e selvaggio, e scoprì che quell'odore la faceva sentire più forte. Non era sicura di aver mai compreso a pieno il termine "sanguinario" prima, ma ora si.
"Dov'è mio figlio?", Chiese a Cameron mantenendo una distanza di sicurezza nel caso in cui avesse voluto avvicinarsi a lei. "Rispondimi, pezzo di merda, o ti faccio sputare le budella e poi chiamo la polizia".
"Davvero?" Si girò lentamente su un fianco gemendo. "E cosa dirai loro esattamente? Che ho preso il vostro ragazzo? Quale prova avete?" Le sue parole erano poco comprensibili; il labbro era gonfio dal lato dove lo aveva preso a calci.
"Bene", sbottò. "Ti farò sputare le budella."

 Traduzione amatoriale e quindi non ufficiale, fatta senza scopo di lucro

lunedì 30 luglio 2012

Estratto WimoHB: Dove il Duca di Pardloe trova pane per i suoi denti...

"Io...non...lo farei.." La sua voce si affievolì, I'uomo vacillò ed io avvicinai il mio viso alla finestra ormai priva di movimento. 
Il Duca era nel bel mezzo della strada, i pugni premuti sullo stomaco mentre si sforzava di respirare. Le sue labbra erano blu.
"Mettimi giù ed apri questa dannata porta, adesso!" urlai attraverso il vetro ad uno degli uomini, che stava guardando oltre la sua spalla con sguardo preoccupato.
Lo fecero, emersi dal seggio in un'esplosione di gonne, e ne approfittai per infilare uno spillo tra le stoffe. Avrei potuto averne bisogno.
"Dannazione, sedetevi!" dissi, raggiungendo Pardloe.
Scosse la testa ma mi permise di condurlo nel seggio, dove lo obbligai a sedersi, con un senso di soddisfazione mitigato solo dalla possibilità che stesse per morire.
Il mio primo pensiero, che avesse avuto un infarto, era scomparso appena l'avevo sentito respirare, o almeno tentare di farlo.
Il rantolo tipico di qualcuno nel bel mezzo di un attacco d'asma era inconfondibile, ma gli presi il polso e controllai comunque il battito cardiaco. Martellante ma stabile e, sebbene stesse sudando, si trattava della normale traspirazione causata dal caldo piuttosto che di quella improvvisa e appiccicosa che spesso accompagnava un infarto del miocardio. Toccai le sue mani, ancora raccolte sullo stomaco. "Avete dolore qui?"
Scosse la testa, tossì forte ed allontanò i pugni. "ho bisogno di una pillola..." tentò di dire e io notai la piccola tasca nel panciotto che tentava di raggiungere. Con due dita estrassi una piccola scatola smaltata che conteneva una piccola fiala chiusa.
"Cosa… - non vi preoccupate". Rimossi il tappo, annusai e scattai indietro appena i fumi dell'ammoniaca raggiunsero le mie narici.

"No", dissi definitivamente, rimettendo il tappo e riponendo la fiala nella mia tasca. "Questo non aiuterà, stringete le labbra ed espirate."
I suoi occhi sporsero leggermente, ma lo fece; potevo sentire il leggero movimento d'aria sulla mia faccia, anch'essa sudata. "Bene, adesso rilassatevi, non respirate affannosamente, lasciate che l'aria entri. Espirate quando arriviamo a quattro. Uno...due...tre...quattro. Inspirate quando siamo a due, stesso ritmo...si. 
Espirate contando fino a quattro...lasciatela entrare contando fino a due...si, bene. Adesso non preoccupatevi; non state per soffocare, potreste farlo tutto il giorno".
Sorrisi incoraggiante e lui riuscì ad annuire. Mi misi in piedi e guardai attorno; eravamo nella via [] e [] era ad un solo quartiere di distanza. "Tu" dissi ad uno degli uomini, "corri a prendere del caffé forte per il Duca. Pagherà lui." aggiunsi con un cenno della mano nella sua direzione.


Traduzione amatoriale e non ufficiale, fatta senza scopo di lucro


venerdì 27 luglio 2012

VI° Estratto da Written In My Own Heart's Blood

"Tu non stupri la gente molto spesso, vero?", disse lei bruscamente, uscendo dai jeans sporchi di fango. "Che fretta hai?" Si chinò e raccolse i pesanti pantaloni in denim, scosse le gambe e si voltò come se volesse appoggiarle sulla scrivania. Poi tornò indietro di scatto, stringendo i jeans per le caviglie e li sbattè con tutta la forza che aveva sulla testa di lui.
Il  pesante
panno con la cerniera e i bottoni in ottone lo colpì in pieno viso e barcollò all'indietro con un grugnito sorpreso, stringendo i jeans. Lei li lasciò andare immediatamente, saltò sulla scrivania e si lanciò su di lui, sulla spalla.
Caddero insieme con uno schianto tale da scuotere il pavimento in legno, ma cadde sopra di lui e si arrampicò verso l'alto, dandogli una ginocchiata nella pancia, poi lo afferrò per le orecchie e gli batté la testa sul pavimento più forte che poteva. Lui emise un grido di dolore cercando i suoi polsi così lei lasciò subito andare le orecchie, si sporse all'indietro e lo afferrò per il cavallo.
Se fosse stata capace di avere una presa decente sui coglioni attraverso il leggero tessuto, glieli avrebbe fatti fuori.
In quel momento riuscì unicamente a dargli una strizzata, abbastanza forte però da farlo gemere ed agitare, al punto che lei stessa quasi perse l'equilibrio.

 Traduzione amatoriale e quindi non ufficiale, fatta senza scopo di lucro