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domenica 5 luglio 2015

Moby per il 4 Luglio

In onore della festività americana dal 4 luglio di ieri, Diana Gabaldon​ ha condiviso questo estratto da 'Written in my own Heart's Blood' contenuto in 'Legami di Sangue'...buona lettura ;)

**attenzione possibile spoiler**

Se non fosse stato per l’album da colorare, forse non me ne sarei accorta subito. In terza o in quarta elementare, Brianna aveva avuto un album da colorare con delle scene della Rivoluzione Americana.
Scene romantiche, epurate dei particolari più crudi: Paul Revere che volava nella notte in sella a un cavallo, Washington che attraversava il Delaware dimostrando (così aveva sottolineato Frank) una deplorevole ignoranza nell’arte della navigazione... e un’immagine a doppia pagina con Molly Pitcher, quella donna valorosa che aveva portato l’acqua ai soldati sfiancati dal caldo (a sinistra), e che poi aveva preso il posto del marito ferito al cannone (a destra) durante la Battaglia di Monmouth.
E mi ero resa conto che forse sarebbe stata chiamata così la battaglia in cui eravamo coinvolti, una volta che qualcuno si fosse preso la briga di darle un nome. Il tribunale di Monmouth era solo a tre o quattro chilometri dalla mia posizione attuale.
Mi asciugai il viso ancora una volta; un gesto che non serviva a eliminare il sudore, che tornava all’istante, ma che, a giudicare dai miei tre fazzoletti fradici, mi aiutava a rimuovere un bel po’ di sporco dalla faccia; quindi guardai verso est, da cui giungevano lontani scoppi di cannone da quasi tutto il giorno. Lei era là?
"Be’, di sicuro c’è George Washington", mormorai, versandomi una scodella d’acqua e rimettendomi a sciacquare gli stracci sporchi di sangue in un secchio d’acqua salata. "Perché non Molly Pitcher?"
Era stato un disegno difficile da colorare e, poiché Bree era appena entrata nella fase in cui i colori dovevano essere «reali», il cannone non poteva essere rosa o arancione, e Frank l’aveva accontentata disegnando diversi schizzi di cannone su un foglio di carta, e aveva provato tutte le tinte, dal grigio (con sfumature nere, blu, blu-viola e persino color fiordaliso) al marrone, con ombreggiature oro e terra di Siena bruciata, prima di optare per il nero con delle ombre verde scuro (con una certa diffidenza, Frank aveva adottato idee abbastanza avanzate riguardo all’effettiva storicità dei cannoni).
Non avendo nessuna credenziale, io ero stata relegata a colorare il prato, anche se poi avevo ottenuto di dare una mano con la drammatica ombreggiatura dei vestiti ondeggianti e ridotti a brandelli di Mrs Pitcher, una volta che Brianna si fu stancata. Alzai lo sguardo, il profumo dei pastelli ancora fresco nella mia memoria, e vidi un gruppetto di persone scendere lungo la strada.
C’erano due regolari continentali, e un uomo con indosso un’uniforme verde chiaro che riconobbi essere quella degli Skinner ’s Greens, un reggimento lealista provinciale. Quest’ultimo barcollava e incespicava, nonostante fosse sostenuto dai due Continentali. Anche il più basso tra questi era ferito; aveva una sciarpa macchiata di sangue avvolta attorno a un braccio. L’altro guardava da una parte all’altra, quasi fosse in guardia, ma non sembrava avere nulla.
All’inizio avevo guardato il provinciale, che doveva essere un prigioniero. Ma poi osservai più attentamente il continentale ferito che lo sosteneva. E con l’immagine di Molly Pitcher ancora fresca in mente, capii con un piccolo shock che si trattava di una donna. La giubba le copriva i fianchi, ma riuscii a vedere chiaramente il modo in cui le sue gambe s’inclinavano verso l’interno in prossimità delle ginocchia; nell’uomo il femore è diritto, mentre il bacino largo della donna è causa di un lieve valgismo.
Inoltre vidi chiaramente, quando mi ebbero raggiunta, che i due soldati feriti erano imparentati: erano entrambi bassi e magri, con il mento squadrato e le spalle incurvate. Il provinciale era decisamente maschio, tuttavia – aveva il viso coperto da una barba corta e ispida – mentre la...sorella? Sembravano così vicini d’età... aveva la pelle liscia come un uovo, ed era quasi altrettanto bianca.
Lui no. Era rosso come una fornace esplosa, e quasi altrettanto rovente al tatto. Gli occhi erano ridotti a due fessure bianche, la testa ciondolava sul collo sottile.
"È ferito?" chiesi, secca, mettendogli una mano sotto la spalla per aiutarlo a sedersi su uno sgabello. Lui si accasciò nel momento in cui vi ebbe posato le natiche, e sarebbe caduto a terra se non avessi stretto la presa. La ragazza emise un rantolo spaventato e gli porse una mano, ma poi barcollò anche lei, e sarebbe caduta se l’altro uomo non l’avesse afferrata per le spalle.
"Un colpo alla testa", spiegò il continentale maschio. "Io... l’ho colpito con l’elsa della mia spada." Fece quell’ammissione con un certo imbarazzo.
"Aiutatemi a farlo distendere." Feci scorrere la mano sulla testa del provinciale, e individuai una brutta ferita contusa sotto i capelli, ma non riscontrai nessuna crepitazione, nessuna frattura del cranio. Concussione, probabilmente, ma nulla di più grave. Ma cominciò a sussultare sotto la mia mano, e dalla bocca fuoriuscì la punta della lingua.
"Oh, cielo", dissi sottovoce, ma non abbastanza, perché la ragazza lanciò un urletto disperato.

"È un attacco di cuore", le dissi subito, sperando così di rassicurarla. Ma la realtà era ben diversa; quando collassavano e avevano una crisi, di solito morivano. La temperatura era molto superiore a quella che i sistemi corporei potevano tollerare, e un attacco del genere era spesso indicativo di un principio di danni al cervello. Pure...
"Dottie!" gridai, chiamandola con dei gesti urgenti, per voi voltarmi verso il soldato continentale sano, ma molto spaventato. "Vedete quella donna vestita di grigio? Portate quest’uomo da lei, all’ombra; quella giovane saprà che cosa fare." Era semplice; doveva versargli addosso dell’acqua, e possibilmente fargliela bere. Questo era quanto poteva essere fatto. Nel frattempo...
Afferrai la ragazza per il braccio sano, e la feci sedere sullo sgabello, mentre in tutta fretta versai in una scodella quel che restava nella mia bottiglia di brandy. A giudicare dal suo aspetto, non doveva esserle rimasto molto sangue.
Infatti. Quando le tolsi la sciarpa, scoprii che aveva perso la mano, e che l’avambraccio era gravemente mutilato. Non era morta dissanguata soltanto perché qualcuno le aveva stretto una cintura attorno al braccio, infilando una stecca in quel laccio emostatico di fortuna. Era passato molto tempo dall’ultima volta che ero svenuta davanti a qualcosa, e non svenni neanche adesso, ma per un breve momento il mondo si spostò sotto i miei piedi.
"Com’è successo, tesoro?" le chiesi, con tutta la calma di cui fui capace. "Tenete, bevete questo."
"Io... una granata", mormorò. Teneva il viso girato, per non vedere il braccio, ma le portai la scodella alle labbra e lei bevve, mandando giù il miscuglio di brandy e acqua.
"Lei... lui l’ha presa in mano", disse una voce sommessa, soffocata, accanto al mio gomito. L’altro continentale era tornato. "È rotolata vicino al mio piede, e lui... lei l’ha raccolta." La ragazza si voltò, sentendolo, e io notai lo sguardo angosciato di lui.
"È entrata nell’esercito per voi, immagino." Il braccio, chiaramente, doveva essere amputato; non c’era niente al di sotto del gomito che potesse essere salvato, e lasciarlo in quello stato significava condannarla a morte per infezione o cancrena.
"No!" esclamò la giovane, ansimando. "Phil..." Annaspò e girò la testa verso gli alberi. "Ha provato a farmi andare con lui. Tra i civili che seguono l’accampamento lealista. Non ho voluto."
Con così poco sangue rimastole in corpo, aveva difficoltà a ricevere ossigeno a sufficienza. Riempii la scodella e la feci bere ancora; tirò su il viso sputacchiando, e vacillando, ma più vigile. "Sono una patriota!"
"Io... io ho provato a farla tornare a casa, madam", disse il giovane, di getto. "Ma non c’era più nessuno che potesse occuparsi di lei." La sua mano rimase sospesa a un paio di centimetri dalla schiena di lei, come se volesse toccarla, come se volesse prenderla nel caso fosse caduta.
"Capisco. Lui..." indicai con un cenno la postazione di Dottie sotto gli alberi, dove l’uomo che aveva avuto l’attacco di cuore era disteso all’ombra. "È vostro fratello?"
La ragazza non ebbe la forza di annuire, ma chiuse gli occhi per un attimo, per dirmi di sì.
"Suo padre è morto subito dopo Saratoga". Il giovane aveva un aspetto miserabile. Cristo, non poteva avere più di diciassette anni, e lei ne dimostrava quattordici, anche se doveva averne di più.
"Phillip se n’era già andato; aveva rotto i rapporti con il padre quando si era unito ai Provinciali. Io..." Gli si ruppe la voce, e chiuse la bocca con forza, toccandole i capelli.
"Come vi chiamate, cara?" chiesi a lei. Avevo allentato il laccio emostatico per verificare che il sangue arrivasse ancora al gomito; sì. Forse si sarebbe potuta salvare l’articolazione.
"Sally", sussurrò. Aveva le labbra bianche, ma gli occhi erano aperti. "Sarah." Tutte le mie seghe da amputazione erano nella chiesa, con Denzell. Non potevo mandarla là dentro. Avevo provato a infilare la testa, ed ero stata quasi schiacciata dal forte odore di sangue e di escrementi, e ancora di più dall’atmosfera di sofferenza e di terrore e dai rumori da macello.
Altri feriti stavano arrivando lungo la strada; qualcuno se ne sarebbe dovuto occupare. Non esitai più di un minuto.
Rachel e Dottie avevano la fermezza necessaria per occuparsi di certe cose, e la presenza fisica per comandare persone sconvolte. Il comportamento di Rachel derivava da mesi di esperienza a Valley Forge, quello di Dottie dall’aspettativa autocratica che la gente avrebbe fatto quello che lei voleva che facesse. Entrambe ispiravano fiducia, e io ero molto orgogliosa di loro. Insieme, se la cavavano più che bene e – secondo me – meglio dei medici che operavano con i loro assistenti in chiesa, anche se questi ultimi erano lodevolmente veloci nello sbrigare le loro sanguinose faccende.
"Dottie!" chiamai ancora, rivolgendole un cenno. Lei si alzò e venne di corsa, asciugandosi il viso nel grembiule. La vidi guardare la ragazza, Sarah, e poi dare un’occhiata veloce ai corpi sull’erba; quando si girò di nuovo, sul suo viso si mescolavano curiosità, orrore e una compassione disperata.
Dunque il fratello era già morto, o stava morendo.
"Andate a chiamare Denzell", le dissi, spostandomi appena affinché potesse vedere il braccio mutilato. Lei sbiancò e deglutì. "Ditegli di portarmi la sega ad arco e un piccolo uncino."
Sarah e il giovane sussultarono terrorizzati, al sentire la parola «sega», e lui si mosse in fretta, decidendosi finalmente a toccarla e ad afferrarla per la spalla sana.
"Andrà tutto bene, Sally", le disse, ardente. "Ti sposerò! Per me non farà nessuna differenza. Il... il braccio, intendo." Deglutì a fatica, e mi resi conto che anche lui aveva bisogno di bere. Gli porsi la borraccia.
"Neanche... morta", fece Sally. Aveva gli occhi scuri e luminosi, come carboni spenti in mezzo al viso bianchissimo. "Io... non ti permetterò di sposarmi per pietà. Dannazione. Né per il senso di colpa. Non... non ho bisogno di te!"
Il ragazzo impallidì. Era stupito e, pensai, offeso.
"D’accordo, e di che cosa vivrai?" le chiese, sdegnato. "Non hai niente, a parte quella maledetta uniforme! Tu... tu..." Si batté con il pugno sulla gamba, per la frustrazione. "Non ti puoi nemmeno prostituire, con un braccio solo!"
Lei gli lanciò un’occhiata torva, il respiro lento e faticoso. Dopo un momento, un pensiero le attraversò il viso, annuì appena e si voltò verso di me.
"Credete che l’esercito mi... mi pagherebbe... una pensione?" chiese.
Vidi Denzell, sporco di sangue ma calmo, che correva sulla ghiaia con la cassa degli strumenti chirurgici. Avrei venduto l’anima in cambio di un po’ di etere o di laudano, ma non avevo né l’uno né l’altro. Presi io stessa un respiro profondo.
"Immagino di sì. La daranno a Molly Pitcher; perché non a voi?"


lunedì 27 aprile 2015

MOBY: Brian e Jenny

"Me l'ha mandato mio fratello," gli disse Jenny con orgoglio, aprendo il libro su una doppia pagina del continente indiano, dove il cerchio che indicava Bombay era circondato da piccoli disegni di palme, elefanti e qualcosa che da vicino si era rivelato essere una pianta del tè. "E' all'Universitè."
"Davvero?" Roger sorrise, assicurandosi di sembrare impressionato. Lo era, tanto per lo sforzo che per la fatica legata dal passaggio da quella remota e deserta montagna a Parigi. "Da quanto tempo è là?"

"Oh, sono quasi due anni ormai," rispose Brian. Allungò una mano e toccò la pagina con delicatezza. "Il ragazzo ci manca terribilmente, ma scrive spesso. E ci manda i libri."
"Tornerà presto", disse Jenny, ma con un'aria di convinzione che sembrava un pò forzata. "Ha detto che sarebbe tornato."
Brian sorrise, ma anche questo era un pò forzato.
"Sì. Ne sono sicuro, a nighean. Ma sai che potrebbe aver trovato delle opportunità che lo terranno all'estero per qualche tempo."

"Opportunità? Intendi la De Marillac?" Chiese Jenny, una sfumatura tagliente nella sua voce. "Non mi piace il modo in cui scrive di lei. Neanche un pò."
"Avrebbe potuto scegliere di peggio per una moglie, ragazza." Brian sollevò una spalla. "Viene da una buona famiglia."
Jenny emise un suono indecifrato in gola, indicando sufficiente rispetto per suo padre da evitare di esprimere un giudizio più completo su "quella donna". Suo padre si mise a ridere.
"Tuo fratello non è un completo sciocco," la rassicurò. "Dubito che sposerebbe una sempliciotta o una..." Aveva ovviamente pensato di dire "puttana"...le sue labbra avevano cominciato a formulare la parola, ma non riuscì a pensare in tempo ad un sinonimo.

"Lo sarebbe," sbottò Jenny. "Finirebbe dritto nella tela di un ragno con gli occhi spalancati, se il ragno avesse un bel viso e un culo rotondo." 

venerdì 7 novembre 2014

MOBY: Confessioni tra padre e figlio


"E' stata imprudente." Era un'affermazione, non una domanda, e vide Fraser bloccarsi. Non vi era alcun cenno del capo, ma pensò che fosse un'ammissione e continuò, più sicuro.
"Lo dicono tutti, tutti coloro che la conoscevano. Era imprudente, bella, superficiale...ha colto l'occasione..."
"Ha avuto coraggio." Lo disse a bassa voce, le parole cadevano come sassi nell'acqua e le onde si diffondevano nella piccola stanza. Fraser stava ancora guardando dritto verso di lui. "Te l'hanno, quindi? La sua famiglia, la gente che ls conosceva?"
"No," disse William e sentì quella parola tagliente come una pietra in gola. Per un istante, l'aveva vista in quelle parole. Aveva visto lei e la consapevolezza dell'immensità della sua perdita lo colpì con rabbia come un fulmine. Battè il pugno sul tavolo, colpendolo una volta, due volte, martellandolo fino a che il legno si scosse e le gambe sobbalzarono sul pavimento, facendo volare le carte e cadere il calamaio.
Finì improvvisamente come era iniziato, e il rumore cessò.
"Ti dispiace?", disse e non fece alcuno sforzo per impedire alla sua voce di tremare. "Sei dispiaciuto per questo, accidenti a te?"
Fraser si era allontanato; a quel punto si voltò bruscamente per affrontare William, ma non parlò subito. Quando lo fece, la sua voce era bassa e ferma.
"È morta per questo motivo, e sarò addolorato per la sua morte e farò penitenza per la mia parte di colpa fino a che sarò in vita. Ma..." Strinse le labbra per un istante, e poi, troppo veloce perchè William potesse indietreggiare, girò attorno al tavolo e alzò la mano a coppa sulla guancia di William, il tocco leggero e forte.
"No," sussurrò. "No! Non mi dispiace." Poi si girò sui tacchi, spalancò la porta, e se ne andò con il kilt ondeggiante.

lunedì 3 novembre 2014

MOBY: Il mio cuore nelle tue mani


"Io non sono in guerra e tu non sei il mio esercito!"
Iniziò a parlare, poi si fermò cercando il mio viso, i suoi occhi determinati.
"Non lo sono?" Disse piano.
Aprii la bocca per rispondere ma scoprì che non potevo. Gli uccelli erano tornati, e uno stormo di fringuelli cinguettavano vicino ad un grande abete che cresceva a lato della radura.
"Lo sei," dissi a malincuore, e in piedi, avvolsi le braccia intorno a lui. Era accaldato per il lavoro e le cicatrici sulla schiena erano delineate come solchi sotto le mie dita. "Vorrei che non ci fosse bisogno che tu lo sia." 

"Aye, beh," disse, e mi tenne stretta. Dopo un po', camminammo mano nella mano fino alla più grande pila di legname e ci sedemmo. Lo sentivo pensare, ma ero felice di aspettare fino a che non avesse deciso quello che voleva dire. Non ci volle molto. Si voltò verso di me e mi prese le mani, in modo formale come un uomo che sta per dire i voti nuziali.
"Hai perso i tuoi genitori da piccola, mo nighean donn, e vagavi nel mondo senza radici. Hai amato Frank"...la sua bocca si strinse per un istante, ma pensai che non ne fosse cosciente..."e, naturalmente, hai amato Brianna e Roger Mac e i bambini...ma, Sassenach, io sono la vera casa del tuo cuore, e so che lo sai".
Si portò le mie mani alla bocca e mi baciò i palmi rivolti verso l'alto, prima uno e poi l'altro, il suo respiro caldo e la sua morbida barba sulle mie dita.
"Ho amato altri, e ne amo molti, Sassenach...ma tu sola tieni il mio cuore, tutto nelle tue mani", disse a bassa voce. "E lo sai."


giovedì 30 ottobre 2014

Roger, Ian Jr e Germain...

Estratti da Written in my Own Heart's Blood sui tre maschi della saga...

Ian Jr
"Rachel?" Disse con cautela dopo un attimo di silenzio. Lui sembrava razionale e la morsa delle braccia di lei si allentò un po'.
"Ecco," disse, esitante. "Tu come...va tutto bene, Ian?"
"Oh, aye," disse dolcemente. "Chi ti ha insegnato a fare questa cosa ad un uomo?"
"Denny", disse lei cominciando a respirare meglio. "Ha detto che scoraggiare un uomo dal commettere il peccato di stupro non era violenza."
Ci fu un momento di silenzio dalla prossimità del letto.
"Oh," disse Ian. "Potrei fare una piccola chiacchierata con Denny, uno di questi giorni. Una discussione filosofica sul significato delle parole, tipo."
[x]

Germain
Germain stava tenendo forte la mano di sua madre, muto e con la mascella serrata, senza lacrime. Senza cercare sostegno, ma dandolo, anche se l'agonia si palesava chiaramente nei suoi occhi mentre si posavano sulla bara del fratello.
Ian toccò il braccio di Marsali delicatamente.
"Questo posto è consacrato dal mio sudore e dalle mie lacrime, cugino," disse piano. "Consacriamolo anche con il nostro sangue e lasciamo che il nostro caro ragazzo riposi qui al sicuro con la sua famiglia. Se non può venire con noi, noi saremo con lui."
Prese il sgian dubh dal suo fodero e lo passò sul polso, con leggerezza, poi mise il braccio sopra la bara di Henri-Cristian, lasciando che alcune gocce cadessero sul legno. Riuscii a sentire il suono, come sta per iniziare a piovere.
Marsali trasse un respiro singhiozzando, si raddrizzò, egli prese il coltello dalla mano.

[x]

Roger
Roger non ricordava di aver lasciato il suo cavallo o aver corso lungo la strada. O di qualsiasi altra cosa. Era seduto in mezzo al fango e alla nebbia in una macchia di felci bagnate con il figlio abbracciato stretto al petto, e nient'altro importava al mondo. 
"Papà," continuava a dire Jem, ansimando con singhiozzi, "Papà, papà. . . " 
"Sono qui," sussurrò tra i capelli di Jem, le lacrime gli rigavano il volto. "Sono qui, sono qui. Non avere paura." 
Jem fece un respiro tremante, riuscì a dire: "Io non ho paura", e pianse ancora un po '.
[x]

venerdì 18 luglio 2014

MOBY in Italia

La pubblicazione italiana di Written in my Own Heart's Blood dopo essere slittata da fine 2014 a data da destinarsi, 
non aveva una collocazione temporale; 
la Corbaccio si è però sbilanciata e ha annunciato che 
l'uscita della prima parte di MOBY 
(come per tutti gli altri libri della saga, anche moby verrà diviso in due) 
avverrà nella prima parte del 2015.

Nulla di definitivo o preciso, ma nei primi mesi dell'anno prossimo avremo la prima parte...meglio di nulla Sassenachs :)

venerdì 13 giugno 2014

L'uscita di Moby...

Slitta .___.
Ebbene si, brutte notizie Outlanders!
La prima parte di Moby che doveva uscire in Italia alla fine di quest'anno...slitta al 2015

Fraser&MacKenzie

Nel libro Written in my Own Heart's Blood appena uscito in America è presente sulla copertina una 'chicca' per tutti gli appassionati di Outlander: 
l'albero genealogico della famiglia Fraser e MacKenzie!
Una piccola curiosità...avete notato il secondo nome della madre di Jamie? ;)
Cliccate sull'immagine per vedere l'immagine grande ;)
Fonte: RandomHouse
 

mercoledì 11 giugno 2014

Prologo di MOBY

by Covadonga Vega ( @CovaBroch )
Cosa ho visto? Tu sei la visione della mia giovinezza, il sogno costante di tutte le mie fasi della vita.
Mi trovo sull'orlo della guerra ancora una volta, una cittadina di nessun luogo, nessun tempo, nessuna nazione se non la mia... e quella non è una terra lambita dal mare, ma dal sangue, limitato solo dai contorni di un volto molto amato.

da Written in my Own Heart's Blood

mercoledì 28 maggio 2014

Written in My Own Herat's Blood: -13

Mancano 13 giorni all'uscita (in America) di MOBY...e nell'attesa ecco cosa ci aspetta:
Written on my Own Heart's Blood è composto da 825 pagine suddivide in 145 capitoli a loro volta raggruppati in 9 parti ...

Titoli delle parti
Parte1: Nexus
Parte 2: Nel frattempo, nel ranch
Parte 3: Una lama fresca di forgiatura di Forge
Parte 4: Il giorno della battaglia
Parte 5: Conteggio delle persone
Parte 6: Fili che lagano
Parte 7: Prima di andarmene da qui
Parte 8: Ricerca e soccorso
Parte 9: aria Crioch Thig un ach mairidh Ceol agus carcere t-saoghal (il mondo può finire, ma l'amore e la musica durerà)*

*proverbio in gaelico

Qui potete leggere i titoli dei capitoli ;)
[1-46]
[47-81]
[82-94]
[95-110]
[111-121]


lunedì 19 maggio 2014

MOBY: Ricordi coniugali

"Quello che ho fatto a te la nostra prima notte di nozze?" Dissi indignata. "Cosa diavolo ti ho fatto?"
"Mi hai morso", disse subito.

"Oh, non l'ho fatto! Dove?"
"Oh, qua e là," disse evasivo e gli diedi una gomitata. "Oh, va bene...mi hai morso sul labbro quando ti ho baciata."
"Non ricordo per nulla di farlo," dissi guardandolo. I suoi lineamenti erano invisibili, ma la luna riflessa sull'acqua illuminava il profilo tagliente ed audace del suo naso. "Mi ricordo che mi hai baciata per un tempo abbastanza lungo, mentre stavi tentando di slacciarmi l'abito, ma sono sicura di non averti morso."
"No," disse pensieroso e fece scorrere leggermente una mano lungo la mia schiena. "E' stato dopo. Quando sono andato a prenderti da mangariare e Rupert e Murtagh e gli altri mi hanno preso in giro. Lo so perché è stato quando ho bevuto un po' di vino che ero andato a prendere, che ho notato che mi bruciava il taglio sul labbro. E ti ho portata a letto di nuovo prima di andare a prendere il vino quindi doveva essere stato in quel momento."
"Ah," dissi. "In quel momento, non avresti notato neanche se ti avessi morso la testa come una mantide religiosa. Avresti tirato su la testa e creduto di sapere tutto".

Mi mise un braccio intorno alle spalle, mi tirò vicino e mi sussurrò all'orecchio: "Mi piacerebbe tirare su te, a nighean. E tu stessa non facevi caso più di tanto a tutto ciò che non stava succedendo tra le tue gambe."
"Piuttosto difficile ignorare quel movimento" dissi con sussiego. Lasciò andare il respiro di una risata e si fermò sotto un albero, mi abbracciò e mi baciò. Aveva una bella bocca morbida .
"Beh, non ti negherò che mi hai insegnato come si fa, Sassenach," mormorò. "E hai fatto un buon lavoro."
"Hai imparato in tempi ragionevolmente rapidi" dissi. "Talento naturale, suppongo."
"Se fosse una questione di una speciale preparazione, Sassenach, la razza umana si sarebbe estinta da tempo."

sabato 17 maggio 2014

MOBY: Misteri del passato

"Tafano," dissi come spiegazione. Il mio cuore batteva notevolmente contro i bottoni delle mie sottovesti, ma presi alcuni respiri profondi per calmarlo. Non avevo intenzione di direa Jamie il mio pensiero improvviso, ma non se n'era andato.
Pensavo di sapere che Jack Randall era il cinque volte bisnonno di Frank. Il suo nome era proprio lì, sull'albero genealogico che Frank mi aveva mostrato molte volte. E, infatti, era in effetti l'antenato di Frank...sulla carta. Era stato il fratello minore di Jack, però, ad avere dato origine alla stirpe di Frank, ma poi era morto prima di poter sposare la sua amata incinta. Jack aveva sposato Mary Hawkins, su richiesta di suo fratello e quindi aveva dato il suo nome e la legittimità a suo figlio.


Molti dettagli scabrosi non erano presenti in quei tratti genealogici ordinati, pensai. Brianna era figlia di Frank, sulla carta e per amore. Ma il lungo naso affilato e l' incandescenza dei capelli dell'uomo accanto a me mostrava di chi era il sangue che le scorreva nelle vene.
Ma pensavo di sapere. E a causa di quella conoscenza errata, avevo impedito a Jamie di uccidere Jack Randall a Parigi, temendo che se lo avesse fatto, Frank non sarebbe mai nato. E se avesse ucciso Randall? Mi chiedevo, guardando Jamie di sbieco. Sedeva alto, dritto in sella, assorto nei suoi pensieri, ma con un'aria d'attesa; la paura che quella mattina ci aveva attanagliato, se n'era andata.
Sarebbe potuto accadere di tutto; una serie di cose poteva non accadere. Randall non avrebbe abusato di Fergus; Jamie non avrebbe combattuto in duello con lui nel Bois de Boulogne...forse non avrei perso il nostro primo figlio, nostra figlia Faith. Probabilmente sarebbe successo - l'aborto spontaneo era di solito una questione fisiologica, non emotiva, nonostante il come i romanzi d'amore li dipingano. Ma il ricordo della perdita era sempre legato a quello del duello nel Bois de Boulogne.
Spinsi i ricordi da parte con fermezza, allontanando la mia mente dal passato noto a metà al completo mistero del futuro che ci attendeva. Ma prima che le immagini si spegnessero, colsi l'ombra di un pensiero che se ne andava.
Che ne era del bambino? Il bambino nato da Mary Hawkins e Alexander Randall, il vero antenato di Frank. Era, con ogni probabilità, vivo adesso. Proprio ora.

Lo scorrere dei pensieri che avevo sperimentato prima, tornò, questa volta dal mio coccige lungo tutta la schiena. Denys. Il nome galleggiava sulla pergamena dell'albero genealogico, lettere scritte che pretendevano di affermare un dato di fatto, nascondendo quasi tutto.

martedì 13 maggio 2014

MOBY: Campagno di vita

Nel tardo pomeriggio, fatti i suoi affari, Ian tornò al campo principale e trovò Rachel in piedi in fila con un certo numero di altre donne al pozzo nel cortile de L'oca e l'uva, due secchi appoggiati ai suoi piedi.
"Potrei portarli giù al fiume per te", si offrì. Era arrossara per il caldo del giorno, ma era bellissima, le braccia abbronzate nude e i muscoli curvavno in modo così fine e delicato che il cuore gli saltò nel guardarli.

"Ti ringrazio, Ian, ma no." Gli sorrise e si allungò per sistemargli una delle due piume d'aquila che aveva annodate tra i capelli. "Tua zia dice che le barche gettano i loro rifiuti nel fiume, e metà dell'esercito ci urina dentro e ha ragione. Bisognerebbe camminare un chilometro a monte per trovare un posto pulito da cui attingere l'acqua. E il tuo lavoro, allora?"
Parlava con interesse, ma senza alcuna preoccupazione o disapprovazione, cosa che lui apprezzò.
"Non ucciderò nessuno se non devo, Rachel" disse piano e le toccò la guancia. "Sono arruolato come scout. Non dovrebbe essercene bisogno."
"Ma le cose capitano" disse e distolse lo sguardo per evitare che lui vedesse l'ombra improvvisa nei suoi occhi. "Lo so."
Con uno impeto inaspettato di impazienza voleva chiederle: preferiva che lui uccidesse o che venisse ucciso per la grazia della sua anima? Ma soffocò l'impulso e la sfumatura di rabbia in esso. Lei lo amava, non ne dubitava. Sarebbe stata una domanda giusta da porre ad un quacchero, ma non alla sua fidanzata.
I suoi occhi andarono al volto di lui, interessati e riflessivi, e si sentì aumentare il rossore sulle guance, chiedendosi quanto mostrasse i suoi pensieri.
"Il viaggio della tua vita ha un suo lungo percorso, Ian", disse "e non posso condividere il tuo cammino, ma posso camminare accanto a te. E lo farò."
La donna in piedi dietro di loro nella fila trasse un profondo sospiro di soddisfazione.
"Ora, questa è una cosa molto bella e giusta da dire, tesoro" disse lei a Rachel, in tono di approvazione. E, spostando il suo sguardo su Ian, lo squadrò scetticamente. Vestito con pelle di daino, una pesante camicia di cotone e con piume nei capelli e tatuaggi, Sperò di non sembrare troppo stravagante.
"Probabilmente non la meriti", disse la donna, scuotendo la testa dubbiosa. "Ma provaci, è un bravo ragazzo."


da Written in my Own Heart's Blood

mercoledì 7 maggio 2014

MOBY: Un uomo sanguinario

Si fermò per un momento, dalle fibbie brillanti della sua scarpa, poi alzò la testa e mi guardò diretto.
"Pensi che dato che mi hai detto che i ribelli vinceranno, sono libero di andarmene?"
"Io...no." Feci scivolare il coperchio della scatola chiudendola con un colpetto, senza guardarla. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da lui. Il suo viso era immobile, ma i suoi occhi bloccavano i miei, determinati. "So che devi. So che è parte di ciò che sei. Non puoi stare in disparte e essere comunque ciò che sei. Più o meno era questo il mio punto, riguardo..."
Lui mi interruppe facendo un passo avanti e afferrandomi per il polso.
"E cosa è che pensi che io sia, Sassenach?"
"Un uomo sanguinario, ecco cosa!" Divincolai il polso e mi voltai, ma mi mise una mano sulla spalla e mi girai verso di lui.
"Sì, sono un uomo sanguinario ", disse e una minima traccia di rammarico gli toccò la bocca, ma i suoi occhi erano blu e fissi.
"Hai fatto pace con ciò che sono, pensi... ma penso che tu non sappia cosa significhi. Essere ciò che sono non significa solo versare il mio sangue quando devo. Significa che devo sacrificare altri uomini fino al limite della mia causa, non solo quelli che uccido come nemici, ma quelli che ha come amici...o come parenti."
La sua mano si allontanò e la tensione abbandonò le sue spalle. Si voltò verso la porta dicendo: "Vieni quando sei pronta, Sassenach".


lunedì 5 maggio 2014

MOBY: Le sottili sfumature dell'omicidio

"Cosa hanno fatto?"
"Questo signore"-Marsali agitò leggermente la lettera "dice che Brant ed i suoi uomini sono

caduti in un piccolo posto chiamato Andrustown. Nessuno se non sette famiglie vi abitano." con le labbra strette strette, guardò Joanie, che stava ascoltando con le sue orecchie a sventola.
"Hanno saccheggiato e bruciato il posto, dice, e la massa ehm . . . hanno fatto AWA con un certo numero di gente che viveva lì."
"Cos'è quella parola, Mamma?" chiese vivacementeJoanie. "Cosa significa hanno 'fatto AWA'?"
"'Massacrare'", le dissi, salvando la madre dall'imbarazzo. "Significa massacro indiscriminato e brutale. Ecco." Le consegnai l'impacco fresco, che applicò senza protestare, aggrottando la fronte al pensiero.
"È molto diverso solo dall’uccidere qualcuno?"
"Beh", dissi con giudizio, "dipende. Potresti uccidere qualcuno per caso, per esempio, e quello non sarebbe un massacro, anche se sarebbe sicuramente deplorevole. Potresti uccidere qualcuno che stava cercando di uccidere te, e sarebbe legittima difesa".
"Rachel dice che non si deve fare"  osservò Joanie, ma solo per diritto di cronaca. "Che ne dici se sei in un esercito e devi uccidere i soldati dall'altra parte?"
Marsali fece un basso rumore scozzese di disapprovazione, ma rispose laconicamente.
"Se un uomo entra in un esercito, allora uccidere è il suo lavoro," disse. "Lo fa per lo più", aggiunse ragionevolmente voltandosi verso di me con un sopracciglio alzato, "per proteggere la sua famiglia e la sua proprietà. Ecco, questo è più come legittima difesa, aye?"
Joanie guardò sua madre e me, ancora accigliata.
"Ho capito cosa vuol dire ‘brutale’," disse. “Che significa essere cattivi quando non si deve. Ma che cosa vuol dire 'in-dis-cri-mi-na-to'?" lo disse con attenzione, come per scriverlo.
"Senza scelta," dissi, sollevando una spalla in una scrollata. "Significa fare qualcosa senza dare importanza a chi lo fai per e probabilmente senza motivo di farlo a quella particolare persona."
"L’amico indiano del cugino Ian ha una ragione migliore per bruciare quei posti e uccidere la gente, allora?"
Marsali e io ci scambiammo uno sguardo.
"Non lo sappiamo," disse Marsali. "Ma non è una buona cosa, qualunque cosa intendesse dire. Ora, abbiamo finito. Vai a trovare Félicité e inizia a riempire il lavatoio." prese l'impacco da Joanie e la mandò fuori.



Grazie a Stefania per la traduzione

martedì 29 aprile 2014

MOBY: Domande sul viaggio nel tempo

Non le era - e ripensandoci, non riuscì ad immaginare come avrebbe potuto - venuto in mente in quel momento di vedere se Jemmy potesse fare bollire l'acqua toccandola. Beh, poteva capire il perché non le era venuto in mente, con il senno di poi; l'ultima cosa che voleva era una qualche ulteriore bizzarria pericolosa vicino ai suoi figli, bizzarria molto meno pericolosa di quella che c'era in loro.
"Mi chiedo quanto spesso capiti che due viaggiatori nel tempo si sposino tra loro?", disse ad alta voce. Per non parlare di quanto fosse frequente il gene - se era un gene, ma sembrava essere un azzardo accettabile - nella popolazione in generale, ma non doveva essere molto comune o la gente se ne sarebbe andata a piedi a Stonehenge e a Callanish e sarebbe poof! quotidianamente... "Qualcuno l'avrebbe notato", concluse e si sedette giocherellando per un po' con la penna in meditazione.
Avrebbe potuto incontrare e sposare Roger se non fosse stata per la faccenda del viaggio nel tempo? No, perché era il bisogno di sua madre di scoprire cosa era successo agli uomini di Lallybroch che le aveva condotte in Scozia.
"Beh, non mi dispiace," disse a Roger ad alta voce. "Nonostante... tutto."
Piegò le dita e prese la penna, ma non scrisse nulla. Non si era soffermata ulteriormente sulle ipotesi e le voleva chiare nella mente, almeno. Aveva vaghe nozioni sul come un vortice del tempo potesse venir spiegato nel contesto di una teoria del campo unificato, ma se Einstein non era riusciti a farlo, non credeva di essere all'altezza in quel preciso momento.

lunedì 28 aprile 2014

MOBY: Il matrimonio è un mistero

"Non ti rimprovero, Sassenach", disse Jamie guardando il cane che aveva subìto il mio lavaggio, medicazione e bendaggio della zampa, ma non sembrava affatto propenso a stare in piedi per giocherellare. "Dove sono i miei calzini buoni?"
"Nel baule con il resto della biancheria", risposi pazientemente. "Dove si trovano tutte le mattine. Sicuramente lo sai."
"Lo so," ammise. "Mi piace che tu ti prenda cura di me."
"Va bene," dissi tirandoli arrendevolemente fuori. "Vuoi che te li metta?"
"Nay, posso farlo io" disse prendendoli. "Potresti trovarmi anche la mia camicia?"
"Penso di poterlo fare, sì", risposi prendendo la camicia dallo stesso baule e scrollandola. "Come stava il generale Greene questa mattina?"
"Bene. Gli ho chiesto del matromionio dei Quaccheri", disse, infilando la camicia bianca pulita - la sua unica camicia bianca pulita, come sottolineai - sopra la testa.

"Evidentemente la difficoltà con Denzell e Rachel è che non hanno un Gruppo, come si chiama. Non è che non possono sposarsi, ma per farlo nel modo corretto, bisognerebbe coinvolgere l'intera congrega. C'è una cosa chiamata Comitato di Chiarezza, che si incontra con la sposa e lo sposo per consigliarli e assicurarsi che siano adatti l'un l'altra e che sappiano cosa stanno per fare". Alzò le spalle nelle maniche e mi sorrise.
"Non potevo fare a meno di pensare, mentre me lo stava dicendo, che un comitato del genere avrebbe avuto qualcosa da dire su di noi quando ci siamo sposati."
"Be', non avrebbero avuto più idee di quelle che avevamo noi quando l'abbiamo fatto," dissi divertita. "Pensi che ci avrebbero considerati ben assortiti?"
"Se avessero visto il modo in cui ti guardavo, Sassenach, quando non vedevi che ti guardavo...allora aye, lo avrebbero fatto."


domenica 27 aprile 2014

MOBY: Effettivamente molto ubriaco

William a quel punto si ricordò perché avrebbe dovuto fermarla, ma lei aveva infilato la testa nella parte aperta della sua camicia e gli leccò il capezzolo prima che potesse fermarla con la mano e quando fece il movimento, gliela posizionò delicatamente sulla testa, che era sorprendentemente calda. Così come lo era il suo respiro. Così come lo era la sua mano, che si era stretta intorno al suo uccello in una sorta di atteggiamento possessivo.
"No," disse dopo quello che sembrò un tempo molto lungo, ma che sarebbe potuto essere non più di qualche secondo. La sua mano scese e le chiuse - con rammarico - sulla sua nel punto in cui lo stava toccando. "Io... io intendevo. Non vi darò fastidio."

Lei non lo lasciò andare, ma riprese fiato, sollevandosi e guardandolo con un'aria di perplessa insofferenza, appena visibile alla luce della lanterna che filtrava dalle persiane.
"Se mi darai fastidio, ti dirò di smettere, così è meglio?" Offrì.
"No", ripetè. Si stava concentrando ferocemente; sembrava estremamente importante che lei capisse. "Onore. E' il mio onore".
Lei fece un piccolo suono che sarebbe potuto essere di impazienza o di divertimento.
"Forse avresti dovuto considerare il tuo onore prima di venire in un bordello. O forse qualcuno ti ci ha trascinato contro la tua volontà?"
"Sono venuto con un amico," disse con dignità. Non l'aveva ancora lasciato andare, ma non riusciva a muovere la mano, non con sopra la forte stretta della sua. "Questo è... non è quello che voglio dire. Voglio dire... " le parole gli erano venute con facilità un momento prima che scivolassero via di nuovo, lasciandolo senza sapere cosa dire.
"Me lo potrai dire più tardi, una volta che avrai potuto pensarci bene", suggerì e fu sorpreso di scoprire che aveva due mani e che sapeva anche cosa farci con l'altra.
"Lasciate andare il mio..." Dannazione, qual era quella maledetta parola? "Lasciate andare i miei testicoli per favore, signora."
"Come vuoi," rispose lei seccamente, e così facendo, mise la testa dentro la sua camicia umida e sporca, gli afferrò un capezzolo tra i denti e lo succhiò così forte che gli fece dimenticare tutte le parole nella testa.
La feccenda non era proprio sistemata, ma in gran parte gradevole, anche se ad un certo punto si trovò sopra di lei, il sudore colava dalla sua faccia sul suo seno, borbottando: "Sono un bastardo, sono un bastardo, io sono un bastardo, non capisci?"


da Written in my Own Heart's Blood

mercoledì 23 aprile 2014

MOBY:Non fare domande...

...di cui non vuoi sapere la risposta!

John Grey ormai era rassegnato a morire. Lo aspettava dal momento in cui aveva
esclamato: "ho conosciuto carnalmente tua moglie". L'unico dubbio era se Fraser gli avrebbe sparato, lo avrebbe accoltellato oppure squartato a mani nude.
Che il marito offeso lo guardasse con calma ed esclamasse unicamente "Oh? Perchè?" era qualcosa di assolutamente inaspettato e soprattutto...tremendo. Assolutamente tremendo.
"Perchè?". Ripetè John Grey incredulo. "Hai detto 'Perchè'?"
"L'ho detto. Apprezzerei che rispondessi".
Adesso che Grey aveva entrambe gli occhi aperti poteva vedere che la calma esteriore di Fraser non era poi così  imperturbabile come aveva pensato. Si vedeva chiaramente il pulsare di una vena sulla sua tempia, ed egli continuava a spostare il suo peso pian piano, come avrebbe fatto un uomo in procinto di partecipare ad una rissa in una taverna, non del tutto pronto ad usare violenza ma nell'atto di prepararsi a reagire. Perversamente Grey trovava la visione rassicurante.
"Dannazione, cosa intendi con "perchè?" replicò improvvisamente irritato. "E tu, perchè caspita non sei morto?"
"Spesso me lo chiedo anche io", rispose con calma Fraser. "Devo pensare che tu mi credessi tale?"
"Si, e lo stesso pensava tua moglie! Hai una mezza idea di come abbia accolto la notizia della tua morte?"
Gli occhi blu scuro si restrinsero un pò.
"Vorresti dirmi che la notizia della mia morte l'avrebbe sconvolta a tal punto da farle perdere la ragione e portare te al letto con la forza? Perchè" continuò bloccando la risposta accorata di Grey "a meno che non abbia del tutto frainteso la tua vera natura, servirebbe la forza per costringerti ad una tale azione. O sbaglio?"

martedì 22 aprile 2014

MOBY: aspettarsi sempre l'inaspettato

Eccolo, il numbero Diciassette; l'ordinata casa di mattoni a tre piani in cui si era precipitato - e schizzato fuori - tre giorni prima. La sua vista lo colpì alla bocca dello stomaco. Era stato lì forse cinque minuti e si ricordava ogni secondo. I capelli di Claire, metà spazzolati e come una nuvola intorno al suo volto mentre si chinava su di lei, il profumo di bergamotto, vaniglia e il suo odore di fresco. Il calore e la forza di lei tra le sue braccia, le sue mani; l'aveva afferrata per il sedere, il suo sedere bello rotondo così caldo e solido sotto la sottile sottoveste e le sue mani che formicolavano per il ricordo della lussuria. E neanche un istante dopo...
Spinse la visione di William fuori dalla sua mente. Anche William poteva aspettare.
Al suo bussare alla porta rispose la donna nera paffuta che aveva visto al suo primo arrivo e la salutò più o meno nello stesso modo, anche se non proprio con le stesse parole.
"Buongiorno a voi, Signora. Sono venuto per mia moglie." Entrò superando la sua bocca aperta e alzò le sopracciglia, si fermò, osservando i danni.
"Cosa è successo?" Chiese, curvandosi verso la governante. "Lei sta bene?"

"Mi aspetto che lo sia, se si sta riferendo a Lady John", disse la donna con una forte enfasi sul nome. "Mentre per tutto il resto..." si girò senza problemi su se stessa, gesticolando verso la parete sporca di sangue, la ringhiera rotta e lo scheletro di ferro di un lampadario, l'ubriaco a terra in un angolo della hall, "...quello sarebbe il Capitano Lord Ellesmere. Il figlio del Signor John." Strinse gli occhi e fissò Jamie in un modo che gli rese evidente che sapeva dannatamente bene quello che prima era successo nel corridoio, quando si era scontrato faccia a faccia con William...e non ne era affatto soddisfatta.
Non aveva tempo di preoccuparsi dei suoi sentimenti e la spinse il più educatamente possibile salendo le scale più velocemente che la contrazione muscolare alla schiena gli permetteva.
Quando raggiunse la cima della scala udì la voce di una donna, ma non di Claire. Con suo stupore, era la voce di sua sorella e raggiunse la porta della camera da letto più lontana per vedere la schiena di sua sorella che bloccava la porta. E oltre le sue spalle...
Si era sentito irreale fin dalla sua conversazione con William. Ora era convinto di avere le allucinazioni perché quello che pensava di vedere era il duca di Pardloe, il viso contorto per il fastidio che si alzava da una sedia, vestito di nulla se non di una camicia da notte.