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giovedì 15 giugno 2017

A Fugitive Green: Parigi 1744

Aveva lanciato più di uno sguardo a Mr Fraser quando lui se ne andò mezz'ora più tardi, regalandogli un sorriso mentre prendeva il pacco contenente Frederick e le fragole per la colazione dell'insetto. Poi si piegò ancora una volta sotto l'arco, il sole del pomeriggio scintillava sui suoi luminosi capelli, e se ne andò. Lei stava fissando la porta vuota.
Anche suo padre, uscito dalla stanza sul retro, la guardava, non senza simpatia.

Mr. Fraser? Non ti sposerà mai, mia cara - ha una moglie, ed è una donna piuttosto straordinaria anche. Comunque, anche se è un ottimo agente, non ha lo scopo che vorresti. E' interessato solo agli Stuart; i giacobiti non serviranno mai a niente."
Senza aspettare, si voltò e si diresse verso il quadro cinese.
Una moglie. Straordinaria, eh? Nonostante la parola "moglie" fosse innegabilmente un pugno nello stomaco, il successivo pensiero di Minnie fu che non doveva necessariamente "sposare" Jamie Fraser. E per quanto riguardava l'essere straordinari, poteva lei stessa dare a un uomo un colpo bello forte nelle palle. Si avvolse un boccolo del colore del grano maturo attorno ad un dito e se lo sistemò dietro l'orecchio.
...collegato ad un altro estratto

mercoledì 25 gennaio 2017

A Fugitive Green: Diario di una spia

Soggetto: Harold Grey, Duca di Pardloe
Situazione familiare: Gerard Grey, Conte di Melton, aveva ricevuto il titolo di Duca di Pardloe (insieme a considerevoli possedimenti) come ricompensa per aver creato un reggimento (46° di fanteria) che aveva servito con distinzione durante le Rivolte Giacobite del 1715 e del 1719, partecipando alle battaglie di Preston e Sherrifmuir. Nonostante questo, la fedeltà del Duca alla Corona apparve vacillare durante il regno di Giorgio II, e Gerard Grey fu coinvolto nella Congiura di Cornbury. Mentre quella volta riuscì a sfuggire al carcere, una congiura successiva fece sì che venisse emanato un ordine di arresto per tradimento. Avendo sentito la notizia, Pardloe si sparò nella serra della sua tenuta estiva prima che riuscissero a catturarlo.
Il figlio maggiore di Pardloe, Harold Grey, succedette al titolo all’età di 21 anni, a seguito della morte del padre. Prima che il titolo fosse formalmente attribuito, il giovane Grey lo considerò macchiato di tradimento e rifiutò di adottarlo, preferendo essere conosciuto con il titolo precedente della famiglia, Conte di Melton. Sposò Esmè Dufresne (la figlia più giovane del Conte di Robillard) poco prima del suicidio di suo padre.
L’attuale Duca ha pubblicamente e violentemente rigettato tutti i contatti con i Giacobiti (per necessità), ma questo non significa che i contatti abbiano allontanato lui, né che tale rifiuto rappresenti le sue reali inclinazioni. C’è un considerevole interesse in certi ambienti in merito ai legami e alle alleanze politiche del Duca e ogni lettera, ogni incontro noto con persone di interesse (elenco allegato) o conversazioni private che possano indicare legami con i Giacobiti sarebbero preziosi.

Soggetto: Sir Robert Abdy, Baronetto
Assunse il titolo all’età di tre anni e mentre conduceva una vita dal mio punto di vista (e disgraziatamente) virtuosa, venne pesantemente coinvolto nella politica Giacobita e, l’anno scorso, fu così sconsiderato da firmare una petizione inviata da Luigi di Francia che incitava all’invasione francese della Gran Bretagna a supporto della Restaurazione degli Stuart. Inutile dirlo, non è una cosa molto nota in Gran Bretagna, e non sarebbe una buona idea farlo presente direttamente a Sir Robert. Non devi nemmeno avvicinarti a lui, anche se è molto attivo in società e probabilmente lo incontrerai. Se così fosse, noi saremmo particolarmente interessati alle sue attuali frequentazioni- solo i nomi, per ora. Non avvicinarti troppo.

Soggetto: Henry Scudamore, Duca di Beaufort
Il quarto uomo più ricco di Inghilterra e probabilmente un firmatario della petizione francese. Decisamente attivo in società, non fa mistero delle sue inclinazioni politiche.
La sua vita privata è molto meno virtuosa di quella di Sir Robert, temo. Avendo adottato il cognome della moglie a seguito di una legge del Parlamento, l’anno scorso intentò una causa di divorzio contro di lei per adulterio (vero: aveva una relazione adultera con William Talbot, eede del Conte di Talbot, e non era stata discreta in proposito). La donna, di nome Frances, gli fece prontamente causa sostenendo che il Duca fosse impotente. Il Duca, che non è una mammoletta, dimostrò davanti a diversi esaminatori scelti dalla corte che era in grado di avere un’erezione, vinse la sua causa di divorzio e ora probabilmente si sta godendo la sua libertà.
NON avvicinarti troppo. Frequentazioni, solo i nomi per adesso.

Traduzione di Federica

domenica 8 gennaio 2017

A Fugitive Green: La storia di Hal e Minnie

Minnie stava sudando nonostante la mattina fresca e il perno dello spillone del suo cappello di paglia si era allentato. Si fermò si tolse il cappello e si stava asciugando il viso con un fazzoletto quando una voce maschile parlò nel suo orecchio.
“Così siete qui!” disse trionfante. “Gesù!”. Quest’ultimo fu il risultato del fatto che aveva tolto lo spillone di otto pollici dal suo ancoraggio e aveva mirato al suo petto.
“Chi diavolo siete e perchè mi state seguendo?” Poi vide i suoi occhi sollevarsi, guardando qualcosa oltre le sue spalle e le parole”…due giardie del corpo…” precipitarono nella sua mente come ciottoli caduti in acqua. _Merde_!
“Due” disse in tono piatto e abbassò lo spillone. “Mister O’Higgins, presumo? E…Mr. O’Higgins, anche? Aggiunge girandosi verso l’altro uomo che era giunto alle sue spalle. Lui sorrise e si inchinò in modo stravagante agitando il cappello.
“Raphael Thomas O’Higgins, me lady, “disse. “Che diavolo? Voleva essere un espressione francese?”.
“Se vi piace” disse ancora infastidita. “E voi?” Si giro di nuovo verso il primo inseguitore, che aveva anche un sorriso da un orecchio all’altro.
“Michael Seamas O’Higgins, Miss” disse con un rapido inchino della testa. “Mick per gli amici e mio fratello è Rafe. Ci stavate aspettando, vedo?”
“Hmph. Per quanto tempo mi avete seguita?”
“Da quando avete lasciato la casa, sicuramente”, Rafe disse in modo disinvolto. “Cosa vi ha spaventato, volete dirmelo?”
“Ad essere onesta non lo so” disse. L’ondata di paura e di fuga stava svanendo dal suo sangue e il suo fastidio con esso. “Improvvisamente ho avuto una…sensazione. Giusto qualcosa dietro la nuca. Ma non so, qualcuno mi stava seguendo fino a quando non mi sono imbattuta nel parco e voi –“ indicando Mick- “siete corso dentro dopo di me.”
I fratelli O’Higgins si scambiarono uno sguardo con le sopracciglia alzate, ma sembravano prenderla per quello che era.
“Aye, allora” Disse Rafe. “Bene, ci siamo presentati a voi alle undici, e io sento le campane indicarlo proprio adesso…perciò Miss, c’è qualcosa che possiamo fare per voi oggi? Eventuali commissioni da eseguire, pacchi da ritirare, forse un piccolo omicidio tranquillo in aggiunta..?”
”Quanto vi paga mio padre?” chiese cominciando ad essere divertita. “Dubito che si estenda anche a fornire un omicidio.
“Oh, siamo a buon mercato” La rassicurò Mick, impassibile. “Anche se dovesse essere qualcosa di più fantasioso, una decapitazione, per esempio, o nascondere più corpi. Non voglio dirlo ma questo potrebbe significare denaro.”

Traduzione di Iolanda

lunedì 5 dicembre 2016

Hal e Minnie: A Fugitive Green

“Cosa stiamo cercando, allora” chiese Minnie versando il tea nella sua tazza così poteva tenere gli occhi fissi sul rivolo d’ambra. “A Londra, intendo.”
“Non noi” corresse suo padre. “Non questa volta. Ho alcuni affari sbrigare in Svezia – parlando di Giacobiti. Tu...“
“Ci sono Giacobiti svedesi?”
Suo padre sospirò e si massaggiò le tempie con l’indice di ciascuna mano.
“Mia cara tu non hai idea. Spuntano come erbacce – e come erba di campo, la sera vengono tagliati e appassiscono. Proprio quando pensi che sono finalmente morti, tuttavia, qualcosa accade e improvvisamente – ma questo non ti interessa. Devi consegnare un pacchetto a un particolare gentiluomo e prendere informazioni da una lista di contatti che ti darò. Non hai bisogno di chiedere; devi solo prendere quello che ti danno. E naturalmente...“
“Non dire loro nulla” concluse lei. Mise una zolletta di zucchero nel suo tea. “Certo che no, Padre, che genere di sciocca pensi che io sia?” (nota di Iolanda: la parola usata nel testo è “nincompoop” che tradotta perde un po’ della sua particolarità che giustifica il dialogo che segue)
Questo lo fece ridere, linee profonde di divertimento corrugarono i suoi occhi quasi chiusi.
“Dove hai preso questa parola?”
“Tutti dicono sciocco” lo informò lei. “la senti per le strade dozzine di volte al giorno.”
“Oh ne dubito” disse lui. “Sai da dove viene, vero?”
“Samuel Johnson mi ha detto che viene da _non compos mentis_ (nota di Iolanda: locuzione latina per indicare una persona che non ha pieno possesso delle sue facoltà)
“Oh, l’hai presa da qui” Smise di ridere, ma sembrava ancora divertito. “Bene, Mr Johnson dovrebbe saperlo. Gli scrivi ancora regolarmente? È un inglese, te lo concedo ma non è quello che ho in mente per te, bambina mia. È un eccentrico e non ha un penny a suo nome. Sposato per di più.” Aggiunse ripensandoci. “Vive con i soldi di sua moglie.”
Questo la sorprese e non in modo piacevole. Ma era totalmente sincero; il suo tono era lo stesso che usava quando la istruiva attentamente su qualche aspetto importante del lavoro. Non erano evasivi o non facevano confusione tra loro quando succedeva e lei si sedette un po’ più indietro, indicando con l’inclinazione della testa che era pronta ad ascoltare.
“Fa attenzione”, disse suo padre, sollevando un dito sporco di inchiostro, “molta gente ti direbbe che le donne non hanno niente in mente oltre vestiti o le feste o cosa Lady Tale non ha detto su sir Tizio alla serata di ieri sera. E questa è un’osservazione ragionevole, ma solo un’osservazione. Quando vedi qualcosa del genere, chiedi cosa c’è dietro? Oppure sotto” ammise in modo giudizioso. “Versa il vino, tesoro. Ho finito con gli affari per oggi.”
“Oserei dire di si”, disse aspramente e mise decanter di madeira di fronte a lui. Era stato fuori tutto il giorno, formalmente a visitare librai e collezionisti di rarità, ma in realtà a parlare – parlare e ascoltare. E lui non beveva mai alcool quando lavorava.
Riempì il suo bicchiere e fece per riempire anche il suo ma lei scosse la testa e prese la teiera; aveva avuto ragione sul fatto che c’era bisogno del suo ingegno.
“Disegnano un altro modello di donna, in quanto a questo” disse sardonica “Non possono bere alla stessa quantità degli uomini – ma hanno meno probabilità di ubriacarsi.”
“Chiaramente non sei mai stata a Gropecunt Lane a Londra dopo il buio, mia cara” disse suo padre imperturbabile. “Non che io lo raccomandi, bada. Le donne bevono per le stesse ragioni degli uomini: per ignorare le circostanze o per distruggere se stesse. Date le giuste condizioni, entrambi i sessi annegheranno da soli. Le donne si preoccupano molto più di sopravvivere rispetto agli uomini, tuttavia. Ma basta parlare. Tagliami una penna fresca, mia cara e lascia che ti dica chi vedrai a Londra.”

Traduzione di Iolanda

domenica 20 novembre 2016

Hal e Minnie: Distrazioni

Ci erano voluti mesi, mesi di attenta pianificazione scegliendo gli uomini tra i corrieri che suo padre usava chi avrebbe potuto essere ben disposto a fare un piccolo extra a parte e un po’ di più per tenere segrete le sue indagini.
Non sapeva cosa avrebbe potuto fare suo padre se avesse scoperto che stava cercando sua madre. Ma se lui si era rifiutato per gli ultimi diciassette anni di dire una parola sulla donna, era ragionevole pensare che non sarebbe stato contento.
Mrs Simpson. Disse in silenzio sentendo le sillabe nella sua bocca. Mrs Simpson…sua madre si era sposata di nuovo, dunque? Aveva altri figli?
Minnie deglutì. Il pensiero che potesse avere dei fratellastri o sorellastre era nello stesso tempo orribile, intrigante…e sorprendentemente doloroso. Che qualcun altro poteva aver avuto sua madre – la sua! – tutti questi anni….
“Non sarà così” disse a voce alta, anche se sottovoce. Non aveva idea delle vicende personali di “Mrs Simpson” ed era inutile sprecare emozioni su qualcosa che poteva non esistere.
La cosa che stava in cima all’edizione di pelle di maiale del Volume III della Storia del Papato (Antwerp) era lunga quanto il suo pollice, e per uno scarafaggio, straordinariamente immobile. Minnie era rimasta a fissarlo inconsapevolmente per quasi un minuto e lui non aveva fatto niente più che torcere un’antenna. Forse era morto? Prese una penna arruffata dal mucchio nel vaso cinese e cautamente punzecchiò la cosa con l’estremità appuntita della penna.
La cosa fischiò come un bollitore e lei lanciò un piccolo grido, facendo cadere la penna e saltando all’indietro. Lo scarafaggio, disturbato, si girò in un lento, permaloso cerchio, e tornò sulla “P” maiuscola in rilievo dorato e nascose le zampe spinose di nuovo sotto di se, ovviamente preparandosi a riprendere il suo pisolino.
“Oh, non la penso così” gli disse e tornò verso gli scaffali in cerca di qualcosa di abbastanza pesante con cui schiacciarlo, ma con una copertina che non avrebbe mostrato la macchia. Aveva messo le mani su una Bibbia Vulgata con una copertina di cuoio marocchino marrone scuro, quando la porta segreta accanto agli scaffali si aprì rivelando suo padre.
“Oh, hai incontrato Frederick?” disse facendo un passo avanti e togliendo la Bibbia dalle sue mani. “Non hai bisogno di preoccuparti, mia cara, è piuttosto docile.”
“Docile? Chi si prenderebbe il disturbo di addomesticare uno scarafaggio?”
“Gli abitanti del Madagascar, o così mi hanno detto. Sebbene la caratteristica sia ereditaria; Frederick qui è il discendente di una lunga e nobile stirpe di scarafaggi sibilanti, ma non ha mai messo piede sul suolo della sua terra d’origine. È nato – o si è schiuso immagino – a Bristol.”
Frederick aveva sospeso il suo pisolino abbastanza a lungo per strofinare il muso indagatore sul pollice di uso padre, esteso come se stesse porgendo le nocche a uno strano cane. Evidentemente trovando l’odore accettabile, lo scarafaggio passeggiò sul pollice e sul dorso della mano di suo padre. Lei rabbrividì, incapace di impedire che la pelle d’oca si diffondesse sulle sue braccia.
Mr Rennie si spostò con attenzione verso i grandi scaffali sul muro est, la mano a culla vicino al petto. Questi scaffali contenevano i libri vendibili ma di poco valore: una mescolanza di cose dall’Erbario di Culpeper a sbrindellate copie delle opere di Shakespeare e, di gran lunga più popolari, una vasta collezione delle più impressionanti confessioni dal patibolo di un assortimento di briganti, assassini, falsari e assassini di mariti. Tra i volumi e i pamphlet era sparpagliata una miscellanea di piccole curiosità che andavano da un cannone di bronzo giocattolo e una manciata di pietre dai bordi taglienti che si diceva fossero usate agli albori dei tempi per raschiare la pelle a un ventaglio cinese che mostrava scene erotiche quando era aperto. Suo padre raccolse una gabbia di vimini per grilli dal mucchio e vi trasferì con semplicità Frederick.
“Non prima del tempo, vecchio amico” disse allo scarafaggio, che ora stava in piedi sulle zampe posteriori e guardava di fuori attraverso l’opera di vimini. “Qui c’è il tuo nuovo padrone, sta arrivando.”
Minerva guardò intorno a suo padre e il suo cuore saltò un po’; aveva riconosciuto quella figura alta, dalle spalle larghe, che si abbassava automaticamente sotto l’architrave per evitare di sbattere la testa.
“Lord Broch Tuarach!” Suo padre fece un passo avanti sorridendo radioso e inclinando la testa al cliente.
“Mr Fraser può bastare” disse, come sempre, stendendo una mano, “Servo Vostro, sir.”
Aveva portato con se l’odore delle strade: la linfa appiccicosa dei platani, polvere, letame e frattaglie e il pervasivo odore di urina di Parigi, leggermente profumato dalle arance del venditore fuori del teatro in fondo alla strada. Portava il suo intenso e penetrante odore di sudore, vino e anche botti di quercia; spesso veniva dal magazzino. Lei inalò con apprezzamento e poi lascio andare il respiro mentre lui si girava sorridendo dal padre verso di lei.
“Mademoiselle Rennie” disse con un grave accento scozzese che arrotondava deliziosamente la R. Sembrò un po’ sorpreso quando lei tese la mano, ma cortesemente si chinò su di essa, respirando cortesemente sulle sue nocche. “Se fossi sposata le bacerebbe” pensò la sua presa stretta inconsciamente sulla sua. Lui sbattè le palpebre, sentendola, ma si raddrizzò e si inchinò a lei con eleganza come qualsiasi cortigiano.
Suo padre emise un leggero suono dalla gola e tentò di incrociare i suoi occhi, ma lei lo ignorò, raccogliendo il piumino per la polvere e dirigendosi diligentemente verso gli scaffali dietro al bancone – quelli che contenevano un assortimento selezionato di letteratura erotica da dozzine di paesi differenti. Sapeva perfettamente cosa il suo sguardo aveva voluto dire.
“Frederick?” senti dire a Mr Fraser, con un tono di voce stupito. “Risponde al suo nome?”
“Io – er – devo ammettere di non averlo mai chiamato all’ordine.” replico suo padre “Ma è molto mansueto; verrà nella vostra mano.” Evidentemente suo padre aveva aperto la gabbia per dimostrare i talenti di Frederick, perché lei senti un leggero strisciare di piedi.
“Nay, non disturbatevi” Mr Fraser – il suo nome di battesimo era James, lo aveva visto su una ricevuta di vendita di un ottavo bordato di vitello di Lettere Persiane con ristampe dorate – disse ridendo. “La bestiola non è un mio animale domestico, Un gentiluomo di mia conoscenza vuole qualcosa di esotico da regalare alla sua signora – ha gusto per gli anomali, ha detto.”

Traduzione di Iolanda

domenica 9 ottobre 2016

Hal e Minnie: A Fugitive Green

Parigi (mese) 1744

Minnie Rennie aveva dei segreti. Alcuni erano in vendita alcuni erano rigorosamente suoi. Gettò uno sguardo attraverso la porta fatta a reticolo sul retro del negozio. Ancora chiusa, le tende blu dietro di essa saldamente tirate. Anche suo padre aveva dei segreti; Andrew Rennie (come si faceva chiamare a Parigi) era esteriormente un commerciante di libri rari, ma in privato, un collezionista di lettere i cui autori non avevano mai pensato che fossero lette da nessuno tranne i destinatari.
Teneva anche una scorta di informazioni più fluide, questa tirata fuori con una combinazione di tea, vino, piccole somme di denaro e il considerevole fascino di suo padre. Minnie aveva una buona attitudine per il vino, non aveva bisogno di solti ed era insensibile al magnetismo di suo padre.
Il mormorio delle voci dalla stanza sul retro non aveva il ritmo del commiato, nessuno strisciare di sedie…entrò di corsa attraverso il negozio di libri verso gli scaffali di trattati e sermoni. Prendendo un volume in vitello rosso con decorazioni in marmo intitolato Raccolta di sermoni del Reverendo George V. Sykes, afferrò la lettera dal corpetto del suo abito, nascondendola tra la pagine e fece scivolare il libro di nuovo a posto.
Appena in tempo; ci fu un movimento nella stanza sul retro, il mettere giù di tazze, il leggero alzarsi delle voci. Con cuore che martellava, diede un’altra occhiata al reverendo Sykes e vide con orrore che aveva smosso la polvere sullo scaffale – c’era un’evidente pista che puntava al dorso in pelle di bue. Si lanciò di nuovo verso il bancone principale, afferrò il piumino per la polvere sotto di esso ed ebbe l’intera sezione capovolta in una questione di momenti.
Prese alcuni respiri profondi; non doveva sembrare arrossata o agitata. Suo padre era un osservatore attento – una caratteristica che (diceva spesso, quando la istruiva nella sua arte) lo aveva tenuto in vita in più di un’occasione.
Ma andava tutto bene; le voci erano cambiate ancora – si era presentata qualche nuova questione.

Traduzione di Iolanda

lunedì 26 settembre 2016

Hal e Minnie: La festa in giardino

Uno sprazzo di rosso tra gli alberi attirò il suo sguardo: per un istante pensò che fosse un uccello esotico, attratto dall'abbondanza di frutti così particolari.  Poi sentì delle voci e un momento dopo lui apparve su quella piazzola sterrata dove s'incrociavano i sentieri.  Un soldato, in quella che doveva essere la sua completa uniforme: uno sfavillio di scarlatto e oro, accompagnato da lucidi stivali neri fino al ginocchio e la spada alla vita.
Non era alto, anzi. Appariva piuttosto magro e vedendolo di profilo, mentre si voltava per parlare con il compagno, i lineamenti del viso sembravano molto fini. Eppure era là in piedi diritto, con le spalle quadrate e la testa alta. C'era qualcosa in lui che le ricordò un gallo- e un atteggiamento profondamente fiero, orgoglioso e completamente ignaro delle proprie dimensioni, sempre pronto ad affrontare qualsiasi situazione.
Il pensiero la distrasse così tanto che ci volle un momento prima che si accorgesse del suo interlocutore. Il compagno non era vestito come un soldato ma era comunque molto elegante: indossava un velluto dorato e una fascia di satin blu, arricchito da qualche medaglia apposta al petto- di questo o quell'altro Ordine, pensò lei.  Nonostante il vestiario ricordava decisamente una rana, pallido e con una bocca ampia, gli occhi fissi e piuttosto grandi.
La vista dei due, il gallo e la rana impegnati in una conversazione tanto allegra, la fece sorridere dietro il ventaglio e non si accorse del gentiluomo che si era fermato alle sue spalle, finché questo non parlò.
"Vi piacciono i cactus... madame?"
"Potrei, se sapessi cosa sono... " rispose lei, voltandosi per trovarsi di fronte un signore, giovanile nel suo abito color prugna, che la osservava molto attentamente. 
"Uhm... effettivamente mi piacciono le piante grasse" confermò. Si schiarì la gola, sperando di ricordare il termine esatto. "In particolare la...ehm...Euphorbia".
La domanda negli occhi dell'uomo svanì, sostituita da divertimento. La scrutò dall'alto in basso, in un modo che in altre circostanze avrebbe potuto essere offensivo. Lei arrossì ma cercò di sostenere il suo sguardo e aggrottò le sopracciglia.
"Mr. Bloomer, suppongo?"
"Al suo servizio" disse sorridendo mentre le offriva il braccio. "Lasci che le mostri le Euphorbias, Signorina...?"
Un momento di panico; chi doveva essere, o ammettere di essere?
"Houghton" disse. "Lady Bedelia Houghton"
"Ma certo" disse, il volto serio. "Incantato di fare la sua conoscenza, Lady Bedelia"
S'inchinò leggermente, lei prese il suo braccio e insieme camminarono lentamente nel bosco.
C'erano diverse serre collegate l'una all'altra e dovettero attraversare piccole giungle di filodendri, piante che non avevano mai abbellito nulla di più di una sala da pranzo, con foglie dentellate larghe quanto Minnie stessa, polpose e verdi, simili alla seta bagnata.
"Sono piuttosto velenosi, i filodendri", disse Mr. Bloomer con un cenno casuale.  "Tutti. Lo sapeva?"
"Me ne ricorderò".
E poi tanti alberi-fichi, le aveva detto Mr. Bloomer -il cognome sinonimo di fiore, non a caso- con i rami intrecciati, le foglie sottili e un dolce profumo di antico: su alcuni si arrampicano delle viti, avvolte al tronco dei poveri fichi con una forza straordinaria, come robusti rampicanti su di un’esile corteccia.  E infine, eccola: la dannata Euphorbia.
Non avrebbe mai pensato all'esistenza di una cosa simile. Molte di loro non sembravano nemmeno piante e quelle che lo erano, sembravano strane perversioni del regno vegetale, con sottili rami spogli che spuntavano come crudeli spine. Altre ancora assomigliavano a una strana lattuga, bianca e aggrovigliata con bordi rosso scuro, come se qualcuno l'avesse usata per tamponare del sangue.
"Anche questi sono piuttosto velenosi, soprattutto la linfa. Non vi ucciderà ma non vorrei che vi finisse negli occhi."
"Nemmeno io." Minnie afferrò ancor più saldamente il parasole, pronta ad aprirlo nel caso una delle piante avesse deciso di sputarle addosso: sembrava che molte di loro non aspettassero altro.
"La chiamano "Corona di spine" disse Mr. Bloomer, facendo cenno con la testa ad una cosa particolarmente orrida con lunghe spine nere che spuntavano in ogni direzione.
 "Ah."
 A quel punto lui si accorse della sua espressione, sorrise e indicò con la testa l'edificio vicino. "Andiamo; la prossima collezione vi piacerà di più".
"Oh", disse in tono flebile. Poi "OH"  con voce molto più alta.
La nuova serra era molto più grande delle altre, con un alto soffitto. L'atmosfera era piena della luce del sole che illuminava migliaia di orchidee che scendevano dai tavoli e dagli alberi come cascate di bianco e oro, e viola e rosso e...
"Oh..." Sospirò di felicità e Mr. Bloomer rise.
Non erano soli nella loro ammirazione. Tutte le serre erano famose: in molti avevano ammirato quelle piante spinose, grottesche e velenose ma la serra delle orchidee era sempre piena di visitatori e l'aria era pervasa da scintille di meraviglia e delizia.
Minnie inspirò più che poté, annusando. L'aria era profumata da una gran varietà di fragranze, tanto da far naufragare la sua mente.
"Non fermarti qui." Mr. Bloomer, guidandola da una delizia all'altra, mise la mano davanti ad un grande vaso di orchidee verde scuro con i petali sottili, come per nasconderla. "Carne marcia."
Annusò cautamente e indietreggiò.
"E perché diamine un'orchidea dovrebbe mai puzzare di carne marcia?" domandò.
Le rivolse uno sguardo curioso, ma sorrise.
"Ogni fiore ha un colore e un profumo diverso per attrarre gli insetti che li impollinano. Il nostro amico Bulbophyllum laggiù ad esempio" indicò con la testa la pianta verde," conta molto sull'aiuto dei coleotteri. Vieni, questo profuma di noce di cocco: ne hai mai sentita una?"

Traduzione di Federica

domenica 18 settembre 2016

Hal e Minnie: profumi

Winstead Terrace era una piccola fila di decorose villette che dava su una identica dall'altro lato di un parco privato, la tranquillità protetta da un'alta recinzione di ferro e un cancello chiuso.
Hal allungò la mano attraverso le sbarre della recinzione e ruppe con cautela un rametto di un albero che sporgeva.
"Che cosa stai facendo?" domandò Harry, fermandosi a metà strada "Raccogli un fiorellino da mettere all'occhiello? Non credo che Grierson sia così dandy".
"E nemmeno io" disse Hal tranquillamente. "Volevo solo vedere se era quello che pensavo, e infatti è così".
"E cos'è, di grazia?" Harry fece un passo indietro per osservare il rametto che Hal aveva in mano.  Le foglie erano fresche sulle sue dita: era piovuto poco prima ed erano ancora umide, le gocce d'acqua scivolavano lungo la mano per poi sparire nella stoffa del polsino ricamato. 
Prese il rametto con l'altra mano e scrollò l'acqua, asciugando con fare assente la mano bagnata sul cappotto. Gli piacevano i tessuti e i vestiti di buona qualità ma non era un dandy, proprio no. Era però necessario fare buona impressione su Donald Grierson e per questo sia lui che Harry avevano indossato una mezza uniforme, con una discreta ma ben visibile quantità di laccetti dorati.
"Ceibo, l'albero corallo" disse mostrando a Harry le spine lunghe due spanne che sporgevano dal rametto. "E' una specie di biancospino."
"Pensavo che i biancospini fossero delle specie di siepi." Harry fece cenno verso la terrazza e Hal annuì, seguendolo.
"Anche. Possono crescere in piccoli arbusti oppure alberi. E' una pianta interessante: dicono che le foglie sappiano di pane e formaggio, anche se non ho mai provato."
Harry sembrò divertito.
"Me ne ricorderò la prossima volta che mi troverò in campagna e senza un pub in vista. Pronto?"
Hal avrebbe potuto essere infastidito dalla sollecitudine di Harry, ma si vedeva chiaramente che l'amico era preoccupato per lui. Fece un respiro profondo e raddrizzò le spalle, ammettendo a se stesso in tutta onestà che quella preoccupazione non era poi così infondata. Ora però si sentiva meglio. Doveva. C'era ancora molto lavoro da fare, se voleva avere la benché minima speranza di riunire un reggimento pronto per combattere. E il Maggiore Grierson poteva di certo aiutarlo.
"C'è un’altra cosa a proposito dei biancospini," disse mentre giungevano alla porta di casa del Maggiore.
"Cioè?" Harry mise su il suo sguardo da cane da caccia, in allerta e concentrato sulla preda da catturare: Hal sorrise in cuor suo nel vederlo.
"Si dice che i fiori -e cito testualmente- abbiano l'odore di una donna eccitata".
Lo sguardo intento di Harry si spostò istantaneamente sul rametto fiorito che Hal teneva in mano. Lui rise, annusò il fiore e lo porse a Harry, per poi girarsi e sollevare batacchio di ottone.
_Buon Dio è vero_. Fu distratto da un profumo di muschio così accattivante che notò a malapena la porta aperta. Come diavolo poteva avere un odore così... scivoloso? Chiuse involontariamente il pugno con la sconcertante sensazione di aver appena toccato sua moglie.
"Signore?" Il servitore che aveva aperto la porta lo osservava, il cipiglio leggermente aggrottato.
"Oh" disse Hal, ritornando in sé.  "Sì. Lo sono. Voglio dire..."
"Il Maggiore Grierson vi sta aspettando, immagino?" Harry si frappose tra Hal e la faccia inquisitrice, che annuì obbediente e rientrò in casa, facendo segno di seguirla.

Traduzione di Federica

sabato 30 luglio 2016

Hal e Minnie: Tirando le Somme

"Il colonnello Quarry, signora", disse la cameriera entrando e facendosi da parte per far entrare il visitatore.
"Chi?" Disse Minerva con aria assente. Il signore alto che era apparso sulla soglia si era fermato ad osservarla con interesse; lei sollevò il mento e rispose al suo sguardo.
Indossava la divisa scarlatta della fanteria - ed era anche abbastanza bello, a modo suo. Scuro ed elegante - e ben consapevole di esserlo, pensò, celando un sorriso interiore. Sapeva come gestire un tipo del genere e permise al sorriso di venire in superfice.

"Al vostro servizio, signora", disse mostrando una buona dentatura. Le fece un inchino molto grazioso, si raddrizzò e disse: "Quanti anni avete?"
"Diciannove", disse lei senza esitazione. "E voi, signore?"
Sbatté le palpebre. "Ventuno. Perché?"
"Sono interessata alla numerologia", disse impassibile. "Avete familiarità con questa scienza?"
"Ehm... no." La stava ancora guardando con interesse, ma ora l'interesse era di tipo diverso.
"Qual è la vostra data di nascita, signore?" Chiese lei, scivolando dietro la piccola scrivania dorata e prendendo una penna d'oca. "Se non vi dispiace?", aggiunse educatamente.
"Il ventitre del mese di aprile", disse, le labbra leggermente contratte.
"Quindi," disse, grattandosi velocemente, "Due più tre, che è cinque, più quattro - per aprile dato che è il quarto mese, naturalmente - " lo informò gentilmente. "Che fa nove, e poi ci aggiungiamo le cifre del vostro anno di nascita, il che sarebbe... uno più sette più due più tre? Sì, proprio così... per un totale di ventidue. Poi uniamo i due due, e arriviamo a quattro".
"A quanto pare", annuì avvicinandosi alla scrivania per guardare il foglio oltre la sua spalla, dove aveva scritto un grande quattro cerchiato. Trasmetteva una notevole quantità di calore, in piedi così vicino. "Cosa significa?"
Lei si rilassò leggermente contro lo schienale della sedia. Ora lo aveva in pugno. Una volta diventati così curiosi, poteva farsi dire di tutto.
"Oh, il quattro è il più maschile dei numeri," lo rassicurò - cosa abbastanza vera. "Designa un individuo dalla marcata forza e stabilità. Serio ed estremamente affidabile."
Lui sollevò le spalle di qualche centimetro.
"Sono molto puntuali", disse, lanciandogli uno sguardo in tralice da sotto le ciglia. "Sano... forte...notano i dettagli e sono molto bravi nella gestione degli affari complessi. E sono fedeli, molto fedeli a coloro a cui tengono." Gli riservò un piccolo, ma ammirato sorriso mentre lo diceva.
I quattro erano capaci e persistenti, ma non pensatori veloci, e ancora una volta, rimase sorpresa di quanto spesso i numeri si è rivelavano corretti.
"Infatti," disse, e si schiarì la gola, guardandola leggermente imbarazzato, ma innegabilmente soddisfatto.

domenica 24 luglio 2016

Hal e Minnie: un brutto quarto d'ora

Dopo un po’ di tempo, Hal si alzò e vagò per il corridoio fino all’angolino che usava come studio. Era grande come un guscio d’uovo, ma lui non aveva bisogno di molto spazio – e sembrava che confini ristretti lo aiutassero a pensare meglio,
Prese una penna dal vaso e la morse assente, sentendo il gusto aspro dell’inchiostro secco. Avrebbe dovuto tagliarne un’altra ma non riusciva a raccogliere le energie per cercare il suo coltellino, ma dopo tutto che importava? A John non sarebbe importata qualche macchia.
Carta…c’era in mezzo quaderno di fogli che aveva usato per rispondere alle espressioni di condoglianze per Esmé.  Erano arrivate in grande quantità - a differenza della spruzzata di note imbarazzanti che avevano seguito il suicidio di suo padre tre anni prima. Aveva scritto lui stesso le risposte, nonostante l’offerta di aiuto da parte di sua madre. Era stato riempito da qualcosa di simile al fluido elettrico di cui parlavano i filosofi naturalisti, qualcosa che intorpidiva qualsiasi necessità fisica come mangiare o dormire, che riempiva il suo cervello e il suo corpo con un maniacale bisogno di muoversi, di fare qualcosa – anche se Dio sapeva che non c’era niente di più che lui potesse fare dopo aver ucciso Nathaniel Twelvetrees. Non che non ci avesse provato…
La carta sembrava ruvida per la polvere; non lasciava che nessuno toccasse la sua scrivania. Prese un foglio e soffiò, lo scosse un poco, e lo mise giù, poi bagnò la sua penna.
J – scrisse, e si fermò. Cosa c’era da dire?  - Prego Dio che non sia morto? Hai visto qualche estraneo fare domande? Come trovi Aberdeen? Eccetto che fredda, umida, triste e grigia.
Dopo aver giocherellato con la penna per un po’, si arrese, scrisse, _Buona fortuna. – H_ Lo passò con la sabbia, lo piegò, e, prendendo la candela, fece sgocciolare la cera color fumo sul foglio e la timbrò deciso con il suo sigillo. Un cigno, in volo, il collo disteso verso la luna piena.

Un’ora dopo Hal era ancora seduto alla scrivania. C’era stato un progresso: la lettera di John stava lì, disposta nell’angolo della scrivania, sigillata con l’indicazione di Armstrong ad Aberdeen scritta ordinatamente con una penna appena tagliata. Il gruppo di fogli di pergamena era stato liberato dalla polvere, allineato e messo via in un cassetto. E lui aveva trovato l’origine dell’odore di fiori morti; un mazzo di garofani fradici lasciati in un vaso di ceramica sul davanzale. Era riuscito ad aprire la finestra e a buttarli fuori e aveva chiamato un valletto per portare via il vaso per essere lavato. Era esausto.
Si rese conto di rumori in lontananza; il rumore della porta d’ingresso che veniva aperta, voci. Era tutto a posto; Sylvester si sarebbe preso cura di chiunque fosse.
Con sua sorpresa il maggiordomo sembrava essere stato oltrepassato dall’intruso; c’erano voci alte e un passo determinato che procedeva rapidamente verso il suo studio privato.
“Che diavolo stai facendo Melton?”. La porta si spalancò e la faccia di Harry Quarry lo guardò in cagnesco.
“Scrivo lettere” disse Hal, con tutta la dignità a cui poteva fare appello. “Cosa ti sembra?”
Harry avanzò a grandi passi nella stanza, accese una candela dal fuoco e accese il candelabro sulla scrivania. Hal non aveva fatto caso che era sempre più scuro, doveva essere almeno l’ora del tè. Il suo amico abbassò il candelabro e lo esaminò in maniera critica alla sua luce.
“Non vuoi sapere cosa sembri” disse Harry scuotendo la testa. Mise giù le candele. “Non ti sei ricordato che ti eri proposto di incontrare Washburn questo pomeriggio, l’ho fatto io”
“Wash – oh Gesù” Si alzò a metà dalla sedia a quel nome e vi sprofondò, sentendosi svuotato all’accenno del suo avvocato.
Ho passato l’ultima ora con lui dopo l’incontro con Anstruther e Josper – tu ricordi l’aiutante di campo del 14simo?” Parlò con una forte nota di sarcasmo.
“Si” Disse Hal brevemente e si strofinò le mani sul viso energicamente, provando a risvegliare le sue facoltà mentali.
“Mi dispiace, Harry” disse e scosse la testa. Si alzò, tirando il suo fico del Banyan verso di lui. “Chiama Nasonby, vuoi? Deve portarci il tea nella libreria. Devo cambiarmi e lavarmi.”
Lavato, vestito, spazzolato e sentendo una parvenza di capacità, andò nella libreria un quarto d’ora dopo, trovando il tavolino da tè già pronto e un filo di vapore aromatico che saliva dal beccuccio della teiera, mescolandosi con i profumi speziati di prosciutto e sarde e l’untuosa dolcezza di una torta di ribes che trasudava burro.
“Quando è stata l’ultima volta che hai mangiato qualcosa?” Domandò Harry, guardando Hal mangiare sarde sui toast con la caparbietà di un gatto affamato.
“Ieri. Forse. Mi sono dimenticato” Prese la sua tazza e annaffiò le sarde abbastanza da rendere la torta fattibile come passo successivo.
Harry divorò la sua torta, deglutendo e replicò.
“Dunque, non puoi effettivamente essere processato in un’udienza pubblica. Qualunque cosa pensi del tuo dannato titolo – no non dirmelo, l’ho sentito.“Tese il palmo di una mano per prevenire, prendendo un cetriolino con l’altra.
“Se scegli di chiamarti duca, conte o semplicemente Harold Gray, sei ancora un pari. Non puoi essere processato da nessuno salvo una giuria di tuoi pari, cioè dalla Camera dei Lords. E non c’era bisogno che Washburn mi dicesse che le probabilità che centinaia di nobiluomini concordino che tu dovresti essere imprigionato o appeso per aver sfidato a duello l’uomo che ha sedotto tua moglie e per averlo ucciso, sono approssimativamente mille a uno – ma lui me lo ha detto.
“Oh”. Hal non aveva dedicato alla questione un attimo di riflessione, ma se lo avesse fatto sarebbe arrivato probabilmente alla stessa conclusone, nondimeno sentiva un po’ sollievo, sentendo che l’Onorevole Lawrence Washburn, KC, la condivideva.
“Bada – hai intenzione di mangiare l’ultima fetta di prosciutto?”
“Si”. Hal la prese e raggiunse il vasetto di mostarda. Harry, invece, prese un sandwich all’uovo.
“Bada” ripeté con la bocca mezza piena di uova ripiene e una sottile fetta di pane bianco “questo non significa che tu non sia nei guai.”
“Intendi Reginald Twelvetees, immagino” Hal abbassò gli occhi nel suo piatto, tagliando attentamente il prosciutto a pezzi.
“Non ci avrei mai pensato, no” Ammise Harry “Io intendevo il re”
Hal posò la forchetta e fissò Harry
“Il re?”
“O per essere più esatti, l’esercito” Harry afferrò delicatamente un biscotto alle mandorle da ciò che rimaneva del tavolino da tea.“Reginald Twelvetrees ha portato una petizione al Generale [ ] chiedendo che tu venga portato davanti a una corte marziale per l’omicidio illegale di suo fratello e inoltre che tu sia rimosso dalla carica di colonnello del 46-simo, sulla base del fatto che il tuo comportamento è così preoccupante da costituire un pericolo per la prontezza e la capacità di detto regimento. È qui che arriva Sua Maestà.”
“Sciocchezze” Disse Hal brevemente. Ma la sua mano tremò leggermente mentre sollevava la teiera e il coperchio tintinnò. Vide Harry osservarlo e la posò con attenzione.
Quello che il re da, il re anche toglie. C’erano voluto mesi di diligente lavoro per avere ri-commissionato il reggimento di suo padre e molto – moltissimo - per trovare ufficiali decenti che volessero unirsi a esso.
“Gli scribacchini” Harry cominciò, ma Hal fece un rapido gesto violento, interrompendolo.
“lo so”
“No non lo sai”
“Si! Non parlare di questo, dannazione”
Harry emise un leggero grugnito. Prese la teiera e riempì entrambe le tazze spingendo quella di Hal verso di lui.
“Zucchero?”
“Per favore”
Il regimento – nella sua forma resuscitata – non aveva ancora prestato servizio da nessuna parte: aveva appena la metà degli uomini e la maggior parte di loro non distingueva l’estremità di un moschetto dall’altra. Aveva solo uno staff ridotto e mentre la maggior parte dei suoi ufficiali erano uomini buoni e fidati, solo pochi, come Harry Quarry, portavano una fedeltà personale a lui. Una pressione, un accenno di scandalo – bene, più che uno scandalo – e l’intera struttura sarebbe crollata. I resti avidamente raccolti o calpestati da Reginald Twelvetrees, la memoria oscurata del padre di Hal lasciata per sempre disonorata come traditore e il suo stesso nome trascinato ulteriormente nel fango e dipinto dalla stampa non solo come cornuto ma anche come pazzo.
Il manico della tazza di porcellana si ruppe improvvisamente e volò attraverso il tavolo, colpendo il piatto con un tink! La stessa tazza si inclinò di traverso e il tea scorse lungo il suo braccio, inzuppandogli il polsino.

by Diana Gabaldon
Traduzione di Iolanda

lunedì 14 marzo 2016

Hal e Minnie: Sopravvivere

La stanza aveva l'odore di fiori morti. Pioveva forte, ma Hal afferrò il telaio della finestra e cercò di aprirla comunque. Il legno si era gonfiato per via dell'umidità e la finestra rimase chiusa. Provò altre due volte, poi si alzò respirando affannosamente.
Il rintocchi del piccolo orologio da viaggio sulla mensola del camino gli fece capire di essere stato in piedi davanti alla finestra chiusa con la bocca semiaperta, a guardare la pioggia scorrere sul vetro, per un quarto d'ora, con l'indecisione se chiamare un valletto per aprire quel dannato affare o semplicemente prenderlo a pugni.
Si voltò, infreddolito, andando d'istinto verso il fuoco. Si sentiva come se si stesse muovendo attraverso uno strato di miele freddo da quando si era costretto ad uscire dal letto, e ora stava crollando sulla poltrona di suo padre.
La poltrona di suo padre. Un colpo. Chiuse gli occhi, cercando di evocare la volontà di alzarsi e di muoversi. La pelle era fredda e rigida sotto le sue dita, sotto le gambe, dura contro la sua schiena. Riusciva a sentire il fuoco, a pochi passi dal suo cuore, ma il caldo non lo raggiungeva.
"Ho portato il caffè, mio ​​signore". La voce di Nasonby tagliò quel freddo miele, così come l'odore del caffè. Hal aprì gli occhi. Il cameriere aveva già appoggiato il vassoio sul tavolino intarsiato, e stava sistemando i cucchiaini, aprendo la zuccheriera, aggiustando le pinze, rimuovendo il tovagliolo delicatamente piegato sulla brocca di latte caldo - la crema era nella brocca gemella sul lato opposto per tenerla fredda. Trovava calmanti la simmetria ed i silenziosi movimenti agili di Nasonby.
"Grazie," riuscì a dire, e fece un piccolo gesto per indicare a Nasonby di occuparsi dei dettagli. Nasonby lo fece e la coppa - sua madre non aveva mai permesso di usare dei barattoli, pensando che fossero volgari - gli venne posta nelle sue mani in attesa. Ne prese un sorso, era perfetto, molto caldo ma non così tanto da bruciare la bocca, dolce e con il gusto di latte - e annuì. Nasonby scomparve.
Per un po', poteva solo bere un caffè. Non doveva pensare. A metà coppa, considerò brevemente di alzarsi e sedersi su un'altra sedia, ma a quel punto, la pelle si era scaldata e modellata al suo corpo. Poteva quasi immaginare il tocco del padre sulla sua spalla, la breve stretta che il Duca aveva sempre utilizzato per esprimere affetto ai propri figli.

Come se la stava cavando John? Si chiese. Sarebbe stato certamente abbastanza al sicuro a Aberdeen. Eppure, avrebbe dovuto scrivere al fratello. Cugino Kenneth e cugina Eloise erano incredibilmente noiosi, così rigidamente presbiteriani che non giocavano nemmeno a carte e disapprovavano qualsiasi attività fatta di sabato diversa dalla lettura della Bibbia.
In un'occasione lui ed Esme erano rimasti con loro, Eloise aveva gentilmente chiesto ad Esmè di leggere per loro dopo la pesante cena domenicale a base di montone arrosto e rape. Ignorando il testo del giorno, segnato con una striscia di pizzo fatto a mano, Em aveva allegramente sfogliato il libro e si era fermata sulla storia di Gedeone, che aveva giurato al Signore che se Lui gli avesse concesso la vittoria in battaglia, Gedeone avrebbe sacrificato al Signore la prima cosa vista una volta tornato a casa.

"Davvero", dichiarò Esme inghiottendo la 'r' in un modo particolarmente Francese. Alzò lo sguardo, aggrottando la fronte. "E se avesse dovuto sacrificare il suo cane? Che ne dici, Merrrcy", disse, rivolgendosi alla cugina di dodici anni Mercy. "Se papà dovesse tornare a casa un giorno e annunciare che deve uccidere Jasper per..." lo spaniel alzò lo sguardo dal suo tappeto, sentendo il suo nome, "...solo perché aveva detto a Dio che l'avrebbe fatto, cosa faresti?"
Gli occhi di Mercy diventarono rotondi per l'orrore e il labbro tremò mentre guardava il cane.
"Ma...ma...non lo farebbe," disse. Ma poi guardò il padre, il dubbio nei suoi occhi. "Tu non lo faresti, vero papà?"

"Ma se tu l'avessi promesso a Dio?" Esmè aggiunse ulteriormente, guardando Kenneth con i suoi grandi occhi azzurri. Hal si stava godendo l'espressione sul volto di Kenneth, ma Eloise stava diventando un po' rossa sulle guance, così tossì e con una distinto ed esilarante senso dell'equilibrio di uno che guida una carrozza sul limitare di una scogliera, disse, "Ma Gedeone non vide il suo cane, vero? Cos'è successo? Non me lo ricordo, è passato troppo tempo dall'ultima volta che ho letto l'Antico Testamento." In realtà, non l'aveva mai letto, ma Esmè amava leggerlo e raccontarne le storie - con il proprio commento inimitabile.
Esmè non lo guardò, ma girò la pagina con dita delicate e si schiarì la gola.

"[Passaggio in cui Gedeone torna a casa e viene accolto dalla figlia adolescente. Affranto, sente di dover mantenere la parola data e sua figlia chiede per i due mesi durante i quali non può andare avanti e indietro sulle colline con le sue compagne, di piangere per la sua verginità, prima di essere sacrificata.] "
Poi rise chiudendo il libro.
"Non credo che mi sarei lamentata per la mia verginità a lungo. Sarei tornata a casa senza... " Poi aver incontrato gli occhi di lui, con una scintilla che l'aveva acceso dentro "... e avrei visto se il mio caro papà mi considerava ancora un sacrificio adeguato."
I suoi occhi erano chiusi, respirava a fatica, vagamente consapevole delle lacrime che facevano capolino tra le palpebre.
"Tu piccola sgualdrinella" sussurrò. "Oh, Em, che sgualdrinella!"


giovedì 15 ottobre 2015

Hal e Minnie, estratto: discorsi fra padre e figlia

"Mr. Fraser? Non ti sposerà mai, mia cara - ha una moglie, ed è una donna piuttosto straordinaria anche. Comunque, anche se è un ottimo agente, non ha lo scopo che vorresti. E' interessato solo agli Stuart; i giacobiti non serviranno mai a niente."
Una moglie. Straordinaria, eh? Nonostante la parola "moglie" fosse innegabilmente un pugno nello stomaco, il successivo pensiero di Minnie fu che non doveva necessariamente "sposare" Jamie Fraser. E per quanto riguardava l'essere straordinari, poteva lei stessa dare a un uomo un colpo bello forte nelle palle.
"Non pensarci nemmeno, bambina mia." Suo padre la stava guardando da sopra gli occhiali, gentilmente. "Dopo che ti sarai sposata, farai ciò che vuoi. Ma devi restare vergine finché non ti avremo sistemata. Gli Inglesi sono notoriamente noiosi a questo riguardo."
Minnie fece un suono sprezzante con le labbra e prese un delicato sorso di vino.
"Cosa ti fa credere che non abbia già...?"
Suo padre alzò un sopracciglio e si picchiettò il lato del naso.
Ma chère, posso sentire un uomo su di te a un miglio di distanza. Ed anche quando non sono qui... sono qui." Alzò l'altro sopracciglio e la fissò. Lei annusò, svuotò il bicchiere e se ne versò un altro.

mercoledì 14 ottobre 2015

Novella su Hal e Minnie: estratto

Era molto pallido, e un muscolo vicino alla sua bocca si contrasse - l'unica cosa che non poteva controllare, pensò lei. Beh, quello, e lei.
"Ho sposato una signora ed è diventata una puttana. Non potrei lamentarmi se fosse stato l'inverso, stavolta."
"Pensate che sia una puttana, non è vero?" Non era sicura se sentirsi divertita o insultata. Forse entrambe le cose.
"Siete solita dormire con le vostre vittime, signora?"
Lo guardò a lungo, direttamente e con calma.
"Non stavo dormendo, Vostra Grazia, e se lo aveste fatto Voi, credo che me ne sarei accorta."