lunedì 14 luglio 2025

Libro 10: Claire & Minnie

[No, non vi dirò dove - o precisamente – quando ha luogo questo estratto. Fuirich agus chi thu che significa “Aspettate e vedrete”, in Gaelico]

«Ho conosciuto vostro marito, tempo fa,» disse la duchessa, con naturalezza, porgendomi un bicchiere di cristallo con del vino rosso frizzante. «Era bello e affascinante, ed ero pazzamente innamorata di lui. O così pensavo.»
Non mi ero mai imbattuta nello champagne rosso prima, se si trattava di questo, ma il bicchiere era pesante nella mia mano, e il contenuto aveva un profumo divino.
«Ho conosciuto vostro marito poco tempo fa,» risposi tranquillamente. «Era un completo idiota, ma non senza un certo fascino.»
Si diede un colpetto della mano sulla bocca, e uno spruzzo di bollicine rosse le uscì dal naso.
Risi anch’io, ma trovai un fazzoletto in tempo per raccogliere il vino che mi scorreva lungo il mento. «Ecco,» dissi, porgendoglielo. Fece un cenno della testa in ringraziamento, tossendo un poco, si tamponò la faccia e me lo restituì.
«Grazie,» disse, «Sì, lo è, cosa che è un vantaggio a metà. Fastidiosamente testardo, ma smuoverebbe cielo e terra per fare ciò che pensa sia giusto, a prescindere da quanto gli costi personalmente. O a chiunque altro.»
«So perfettamente cosa intendete,» dissi mestamente. «Uomini del genere sono pericolosi.»
«Vero,» disse. «Ma mai noiosi. » Ebbi la chiara impressione, dal suo tono di voce, che non vedesse di buon occhio gli uomini noiosi.
«Devo ammettere che un uomo noioso non è molto bravo in un salotto,» dissi, lanciando un’occhiata a un grande vaso di rose rosse su un tavolino con il ripiano di marmo vicino alla porta. 
«E neanche in camera da letto,» concordò
«Fortunatamente non ne ho mai incontrato uno in simili circostanze,» dissi educatamente, «ma quello che voglio dire è che l’essere noioso non è di per sé senza valore. Un uomo noioso mi ha salvato la vita una volta.»
«In virtù dell’essere noioso?» Si sporse in avanti interessata, e versò altro vino nel suo bicchiere, poi sollevò un sopracciglio, e al mio cenno di assenso, riempì anche il mio.
«Esattamente. Rischiavo di essere bruciata come strega – in Scozia,» aggiunsi, e lei annuì come se questo spiegasse tutto, e così fu. «Era un avvocato. Respinse le accuse degli inquisitori della Chiesa, parola per parola, frase per frase, letteralmente per ore. Io stessa, sono quasi morta per la noia,» aggiunsi sinceramente. «ma li trattenne abbastanza  a lungo perché mio marito arrivasse e, ehm, si rendesse conto della cosa.»
«Oh, avrei volute vederlo! Sia la performance del vostro galante avvocato che l’arrivo giusto in tempo di vostro marito.» Sembrava sinceramente dispiaciuta. Sorrisi, ma per un istante sentii il vento freddo del lago e trasalii, aspettandomi un altro colpo sulla schiena nuda.
«Quando è successo?» chiese. «Non siete veramente una strega, suppongo?» Sembrava speranzosa e io risi.
«Alcuni anni fa,» dissi, «e quanto all’essere una strega, sembra essere discutibile, ma no.» Bevvi un sorso piuttosto abbondante. Andò giù liscio, ma con un tocco di insolita acidità. Mi schiarii la gola. «Ehm. Avete visto mio marito di recente?»
«L’ho visto proprio là, ieri pomeriggio,» disse, indicando il tappeto con il motivo a margherite. «Gli ho offerto un letto, naturalmente.»
«Ovviamente,» con un’attenta mancanza di enfasi. «Molto ospitale da parte vostra.»
Mi rivolse un largo sorriso, e mio malgrado, sorrisi a mia volta. La Duchessa di Pardloe era piccola, bionda, elegante – e senza dubbio, una peste. Inoltre, era evidente – non lo stava nascondendo – che amava suo marito ed era preoccupata per lui.
«E dal momento che immagino che attualmente mio marito non sia in nessuno dei vostri letti, vi ha per caso detto dove stava andando?»
[fine dell’estratto]

*Ritratto: Pierre-Auguste Renoir: Confidenze, 1878 


domenica 22 giugno 2025

Libro 10: Pensieri su Hal

[Claire, nel suo ambulatorio, sta cominciando a fare I bagagli. NOTA PER EVITARE CONFUSIONE – NON STA PARTENDO PER CERCARE HAL; I SUOI PREPARATIVI (PER ANDARE A TROVARE QUALCUNALTRO – O ALCUNI ) SEMPLICEMENTE LE FANNO PENSARE A LUI]
Come preparare i bagagli per un'operazione di salvataggio in cui non si ha idea di dove ci si troverà, per quanto tempo o in quali circostanze?
Vestiti… certo, la possibilità di dover socializzare con il tipo di persone che poteva essere scontenta del mio normale guardaroba era remota, ma non potevo neanche non essere presa in considerazione del tutto. Avremmo potuto avere bisogno della buona volontà di qualcuno influente.
Avevo due abiti da sera che potevano essere definiti decenti, uno dei quali aveva bisogno di essere rammendato… ma il pensiero di qualcuno influente ineluttabilmente deviò il mio ingranaggio mentale verso pensieri su Hal.
Dov’era quel dannato uomo? William pensava che suo zio fosse diretto a New York con l’intento di trovare il suo figlio maggiore errante, vivo o morto e … per fare cosa?
Avevo abbastanza familiarità con  sua Grazia, il Duca di Pardloe, da pensare che mentre era testardo quasi quanto Jamie, i suoi sentimenti verso la sua famiglia erano quasi altrettanto esigenti. Dovendo scegliere tra essere fucilato per diserzione e lasciare il suo figlio maggiore in una posizione pericolosa, molto probabilmente, Hal avrebbe scritto a Sir Henry Clinton una lettera in cui dichiarava il suo intento immediato di lasciare l’esercito per un impegno personale, e proseguito con una nota concisa indirizzata a “A chi di dovere” dichiarando che sarebbe stato felice di presenziare alla corte marziale quando era più comodo all’esercito, al suo ritorno.
Che avrebbe fatto quel maledetto uomo se avesse avuto un altro attacco di asma, per strada? Be’ gli avevo insegnato come respirare durante un attacco, così sarebbe potuto sopravvivere…
Sospirai, recitai una breve preghiera per Harold, Duca di Pardloe, stupido e padre, e allungai la mano per prendere un pacchetto di rametti di Ephedra dal secondo scaffale. Per ogni eventualità.

mercoledì 4 giugno 2025

Libro 10: Minnie arriva a New York

Porto di New York, 1781
A bordo della HMS Achilles
Niente del caos a terra preoccupava Minnie. Ciò che la preoccupava erano i suoi figli e Hal.
Ben è vivo. Prima che arrivasse la lettera di Adam, non aveva avuto alcun motivo per presumere che non lo fosse, e quell'affermazione l'aveva colpita alla bocca dello stomaco. Indicava fortemente che Adam – e quindi, molto probabilmente, suo padre – aveva avuto motivo di pensare che qualcosa di drastico fosse accaduto a Benjamin… e nessuno dei due glielo aveva detto.
Oltre ad allarmarla e farla arrabbiare, la lettera la rendeva anche cauta. "Quello che sta succedendo è davvero terribile". "Terribile" era una di quelle parole che potevano significare qualsiasi cosa, da una cena bruciata a… be’, ad alcune cose che aveva visto nella sua vita, in particolare in Francia. Ma non avrebbe saputo di più finché non avesse messo le mani su almeno uno di quei furfanti dei suoi uomini.
La scelta era stata chiara fin dall'inizio: trovare Hal, trovare Adam o trovare Ben. E dei tre, almeno sapeva dov'era Adam. A meno che il dannato esercito non lo avesse mandato da qualche altra parte… Inoltre, a partire dall'ultima lettera di Ben, inviata più di un anno fa, anche lui si trovava a New York o nelle vicinanze, mentre Hal era (almeno in teoria…) a Savannah, e la spedizione verso le colonie meridionali era stata nel migliore dei casi confusa negli ultimi due anni.
«Sarebbe meglio mangiare per prima cosa, vostra grazia.» Mick era al suo fianco, e osservava con interesse il molo. «Non si dovrebbe affrontare qualcuno a stomaco vuoto. Questo è quello che mi ha sempre detto la mia Mamma».
«E sei ancora vivo, quindi deve aver avuto ragione.»
I muscoli dello stomaco erano doloranti; li aveva stretti per tutto il viaggio. Ma il pensiero del cibo le faceva brontolare le viscere per l'attesa, nonostante l'odore di catrame, sudore, legna e pesce che arrivava dal molo.
«C'è una piccola taverna chiamata Fraunce's» proseguì Mick. «Fa un buon burgoo, e le ostriche erano eccellenti, l'ultima volta che sono stato qui.» Lei poteva vedere il suo naso contrarsi sopra gli ispidi baffi che gli erano cresciuti durante il viaggio, come se stesse aspettando il burgoo, qualunque cosa fosse.
«E quando è stata l'ultima volta che hai assaggiato le delizie di Fraunce's, se posso chiederlo?» Rafe mentiva per il gusto di farlo, ma Mick di solito lo faceva solo quando dire la verità era scomodo.
«Oh, devono essere passati tre o quattro anni» disse, e fece un cenno verso la diga che le impediva di vedere la città. «Era in mani americane, allora, se ricordo; probabilmente lo è ancora. Ma non importa, le ostriche non hanno nulla a che fare con la politica».
«Sono sollevata a sentirlo», rispose Minnie, reprimendo un piccolo gorgoglio di divertimento al pensiero delle ostriche politiche, che si spingevano e si urlavano a vicenda in una ciotola di stufato. «Proveremo Fraunce's, allora. Immagino che il proprietario possa indirizzarmi al quartier generale di Sir Henry. Minnie e l'esercito britannico vivevano, per la maggior parte, in uno stato di diffidente distensione, ma una cosa buona dell'esercito era che di solito sapevano dove si trovava la loro gente. Qualcuno avrebbe trovato Adam per lei.
Quel pensiero purtroppo la portò a considerare dove le persone non si trovavano. Ben, per esempio.
Il vento freddo al largo del porto le aveva gelato, il viso e le mani. Avvolse le mani nel mantello e lo strinse a sé, ma il gelo si era spostato bruscamente verso l'interno al suo pensiero Ben. Benjamin. Normalmente, riusciva a non pensare a dove fossero i suoi figli o il marito e a cosa stessero facendo. La moglie di un soldato imparava presto a non pensarci; solo per essere grata per la loro presenza e, in loro assenza, prega. Chiuse gli occhi.
«Madre», sussurrò, non ascoltata dal vento e dalle grida delle attività sulla banchina. «Aiutami. Aiutami a trovare Ben e a non uccidere Hal.» Non sapeva se fosse cattolica – suo padre non glielo aveva mai detto – ma si faceva il segno della croce al pensiero di Suor Emmanuelle, che era, ne era certa, una santa di qualche tipo adesso. Sicuramente la povera donna meritava la santità, dopo quello che le avevano fatto il padre di Minnie e il convento.
La nave colpì il bordo del molo con un tonfo e uno stridio lacerante del legno e rimbalzò, l'impatto le fece spalancare gli occhi e barcollare. Mick e Rafe la afferrarono immediatamente per le braccia, ondeggiando avanti e indietro con facilità mentre la nave si assestava.
«Eccoci qui, vostra grazia», annunciò Rafe allegramente. «Andiamo?»
«Sì», disse, staccandosi dagli O'Higgins e sistemandosi i vestiti. «Che diavolo è il burgoo?»
[fine sezione]

domenica 18 maggio 2025

Libro 10: Buona Festa della Mamma 2025

Quando William entrò nel boschetto di pioppi dove si trovava il capanno dei Murray, vide subito Rachel, seduta su una sedia a dondolo nella veranda in camicia con uno scialle in grembo. Lei sentì i suoi passi e alzò lo sguardo, la faccia illuminata. Poi vide chi era, e mentre la luce non lasciò i suoi occhi, il suo sorriso cambiò completamente e allungò una mano verso le estremità pendenti dello scialle.
«William!» disse, e si alzò a metà, lo scialle stretto al petto. «Da dove diamine arrivi?» Il sorriso era caldo e sincero – ma lui sapeva di non essere l’uomo che lei stava aspettando.
«Mrs. Murray», disse, e si inchinò rispondendo al sorriso. «Servo vostro, ma’am».
Rise
«Nessun uomo è il servo di un altro, William e so che tu ne sei consapevole.»
«Sono al corrente che gli Amici pensano questo, sì. Ma certamente non mi priverete del piacere di offrirvi i miei miseri servizi –come amico?» Si guardò intorno in cerca di qualcosa da fare; il suo cuore aveva fatto un salto quando l’aveva vista, e non era tornato del tutto al suo posto. Un cestino di baccelli di piselli verdi appena raccolti stava vicino alla sua sedia a dondolo con una ciotola di terracotta gialla, piena per metà di piselli sgranati.
«Sedetevi,» disse, facendo un cenno con la testa verso la sedia a dondolo. «Ci penso io.»
Si sedette vicino a lei, le gambe che penzolavano oltre il bordo della veranda, e tirò il cestino verso di sé.
Era consapevole di un mucchio di cose al momento, tutte riguardo a Rachel. I suoi capelli scuri erano sciolti, piuttosto scompigliati, e le sue lunghe gambe erano nude e abbronzate sotto l’orlo della sottoveste. Incrociò le caviglie – molto eleganti – quando vide la sua occhiata e lui distolse lo sguardo non volendola mettere in imbarazzo, anche se voleva ancora guardare.
Era sola; la porta del capanno era aperta e non c’era segno di nessuno all’interno.
Durante la lunga scalata verso il capanno, non aveva ammesso con sé stesso che sperava di trovarla da sola… ma così era. Quando l’aveva incontrata sulla strada per Philadelphia, lei lo aveva schiaffeggiato, gli aveva dato un calcio nello stinco e lanciato la sua cuffia. La volta successive non c’era stato tempo per conversare, data la presenza di un maniaco che brandiva un’ascia, e nel loro incontro più recente lei lo aveva chiamato galletto. Lei aveva dichiarato che si trattava di un complimento, ma non era sicuro.
Inoltre, era stato quasi tre anni prima, e sembrava abbastanza ben disposta verso di lui al momento… e ora era tranquillamente sposata.
«Le mie scuse,» disse, «Avrei dovuto pensare di portarvi qualcosa dal banchetto — c’era un’immensa quantità di cibo; abbastanza da evitare la fame a tutto il Ridge per tre mesi, almeno. Un sacco di pollo fritto, pasticci di tutti i tipi, qualcosa che mi hanno detto era corn fufu — e dal momento che è stata mia sorella a dirmelo, sono incline a crederle — patate dolci con mele e cipolle, e un maiale gigantesco. Hanno detto che è stato arrostito sottoterra per giorni, fino a che la carne non si è staccata dall’osso — l’odore copriva tutto il fianco della collina e il resto della carcassa avrebbe sfamato…»
Rachel si alzò in piedi all’improvviso, afferrò il palo che reggeva il tetto del capanno e vomitò fuori dal bordo della veranda.
«Miss Hunter! Voglio dire…Mrs.…Mrs.…» Nell’agitazione del momento il suo nome da sposata era sparito. «Rachel!» Era scattato quando lei si era alzata, e ora le afferrò il gomito per evitare che cadesse oltre la veranda.
Lei emise un suono inarticolato, facendo un gesto della mano per tenerlo lontano, e poi vomitò di nuovo, in abbondanza. Sembrava malferma anche se stava aggrappata al palo con entrambe le mani ora, e lui le mise un braccio intorno alla vita per stabilizzarla.
«Oh, Gesù!» disse, allo stesso tempo sollevato e sconvolto dal piccolo rigonfiamento rotondo che aveva toccato sotto la sua sottoveste. «Siete incinta!»
 Nonostante la sua evidente infermità, gli lanciò un’occhiata che fortunatamente non venne tradotta in inglese.
«Perdonatemi, madam,» disse togliendo con cautela la mano dalla sua cintola.
Lei agitò la mano e fece un passo indietro, collassando sulla sedia con una forza che la fece oscillare avanti e indietro brevemente. I suoi occhi erano chiusi, la sua faccia lucida per il sudore ed era diventata del colore del latte cagliato.
«C’è…qualcosa…?» disse, anche se la situazione sembrava completamente oltre le sue capacità.
La sua gola lunga e delicata si mosse mentre deglutiva e fece una smorfia.
«Sottaceti», disse. «Sottaceti…Latticello» Fece un gesto con una mano molle verso la porta aperta.
L’allusione ai sottaceti con il latticello lo fece sentire quasi nauseato, ma andò subito dentro e rovistò nella dispensa, dove c’era un piccolo vaso di cetriolini che, dall’odore, erano stati conservati in aceto, aneto, aglio e pepe nero. Sembravano difficilmente adatti a qualcuno con una digestione a soqquadro, ma Amaranthus una volta gli aveva raccontato le cose che aveva trovato commestibili durante la gravidanza, tutte peggiori dei cetrioli che sapevano di aglio. E i sottaceti con l’aneto funzionavano contro il mal di mare…
Il latticello era in una brocca sul tavolo, uno straccio appesantito che lo copriva. Dibatté brevemente se portarla tutta, ma poi scosse la testa e cercò una tazza. Portò il vaso di sottaceti, però, incerto su quanti ne servissero. 
Lei prese uno dei sottaceti forti dal vaso prima che lui potesse sedersi, e se lo ficcò in bocca, succhiando con forza, come un gentiluomo che cerca di aspirare un sigaro.
Non sapendo che altro fare, le piegò le dita della mano libera intorno alla tazza di latticello, e si sedette con cautela affianco a lei.
«Non me ne andrò finché non vi sentirete abbastanza bene da dirmi di andare, o non sarete nel vostro letto con le coperte ben rimboccate,» disse in tono di conversazione. «Avete in effetti intenzione di – oh, mio Dio.» Lei aveva preso un grosso boccone di sottaceto , lo aveva masticato velocemente e aveva ingoiato il latticello per mandarlo giù.
«Sì,», borbottò, e prese un altro boccone croccante e altro latticello.
«Vado a prendere la brocca,» disse portando i piedi sotto di sé, ma lei agitò una mano in rifiuto, poi deglutì.
«No, Ti ringrazio. È… è passato.»
«Siete sicura?»
Deglutì, prese un profondo respiro, e scosse la testa.
«L’unica cosa di cui sono sicura è che sto davvero aspettando un bambino. Se non fossi convinta di questo, penserei di essere mortalmente malata di crampi allo stomaco o hockle-grockle. Questo non succedeva quando… quando ho avuto Hunter.»
«Cosa sono i crampi allo stomaco?» chiese, divertito. «Ho sentito parlare di hockle-grockle, anche se temo di non poterne descrivere i sintomi. Sembra che i sottaceti aiutino, comunque.»
«Hockle-grockle è qualcosa di cui soffrono i marinai, o così mi hanno detto. Crampi allo stomaco è un termine generico per violente convulsioni interne.» Sembrava stare un po' meglio, ma il pensiero di violente convulsioni interne evidentemente ne aveva provocata una, perché chiuse gli occhi e si aggrappò ai braccioli della sedia a dondolo come se fosse una piccola barca in un mare agitato.
William la osservò, ma a meno che lei non volesse un altro sottaceto… «Be’ credo che hockles (nodi) – su una nave – sia qualcosa che ha a che fare con le catene,» disse, sperando di offrire una distrazione «Grockle… non è una sorta di uccello?»
Lei respirò attraverso il naso per un momento, ma poi aprì gli occhi con attenzione, e allungò cautamente una mano per prendere un altro sottaceto.
«Forse. Possiamo parlare di qualcos’altro che non siano le mie viscere?»
«Naturalmente,» disse William con grande entusiasmo. «Avete in mente un argomento di conversazione in particolare?»
«Be’, per cominciare – che ci fai qui?»

Immagine: Madonna del parto di Piero della Francesca, 1450 - 1465

sabato 3 maggio 2025

Libro 10: A Blessing for a Warrior Going Out

Nota dell'autrice:
[…]
Il titolo del Libro Dieci della serie OUTLANDER (e sì, questo è il libro finale della serie principale, anche se potrebbero esserci altri libri integrativi e storie secondarie, dipende da questo tempo vivrò…) è:
[…]

A BLESSING FOR A WARRIOR GOING OUT
(NO, questo non significa che Jamie morirà. Non è una benedizione di morte, è la Benedizione  di San Michele, recitata per un guerriero che sta per andare a fare qualcosa di importante e probabilmente pericoloso. Ci sono parecchie altre persone in questo libro che hanno i requisiti per questa benedizione, credetemi…)

[…]

[Estratto da A BLESSING FOR A WARRIOR GOING OUT, Copyright 2025 Diana Gabaldon]

Solo alcune persone avevano notato l’arrivo di William. I festeggiamenti dopo il matrimonio erano ben avviati, e la maggior parte degli ospiti si era radunata in gruppi vicino ai tavoli con il cibo, il volume delle chiacchiere e delle risate si alzava e si abbassava mentre il vento cambiava direzione tra gli alberi.
Una di quelli che l’avevano notato era Fanny, in piedi accanto al mio gomito.
«A Dhia» disse flebilmente. O Dio.
Io stessa non avrei potuto dirlo meglio.
Jamie si alzò lentamente dalla sua sedia – senza usare il bastone, vidi – e si avvicinò, gli occhi fissi su William. 
William stesso era ancora a cavallo entrambi sporchi di fango, scarmigliati e con il respiro pesante. Vidi la sua gola muoversi mentre deglutiva, evidentemente preparandosi a ripetere quello che aveva detto un attimo prima.
Sir – Ho bisogno del vostro aiuto.
Ma Jamie stava avanzando, scendendo gli scalini. Potevo sentire il suo ginocchio sinistro schioccare a ogni passo ma lui non sussultava o zoppicava. Raggiunse William e gli mise una mano sul braccio.
«Ce l’hai,» disse semplicemente. «Entra.»
[Fine della sezione]

William salì gli scalini dopo Jamie, il cappello ficcato sotto il braccio. Il suo volto era ancora segnato da rughe di ansiosa determinazione, ma si distese per un attimo quando mi vide. Si fermò e una sfumatura di calore gli sfiorò gli occhi.
«Madre Claire», disse. «Non mi aspettavo – anche se avrei dovuto – te.» Il suo sguardo mi sfiorò, osservando la porta aperta dietro di me, la porta bella e pesante e il lungo e ampio corridoio al di là, fiancheggiato dagli schizzi e dai dipinti di Brianna.
«Lo so,» dissi sorridendo. «È un po’ uno shock vedere qualcuno fuori posto, per così dire.»
L’angolo della sua bocca si contrasse brevemente.
«Per così dire,» disse, riconoscendo e liquidando subito le circostanze in cui era abituato a vedermi: come moglie di Lord John. E con la stessa rapidità con cui era arrivato, il calore svanì e la sua mascella si irrigidì di nuovo. Jamie lo stava aspettando sulla porta del suo studio.
William aveva appena messo il piede sulla soglia, quando Fanny parlò alle sue spalle.
«Will-yum?» disse, la sua voce chiara ma incerta.
Lui si girò per guardare in dietro, sorpreso, e poi sorrise e arretrò sulla veranda, allungando un braccio per prendere le sue mani.
«Frances,» disse dolcemente, abbassando lo sguardo verso di lei. «Eccoti qui.»
«Eccomi qui,» disse, sorridendo. Era arrossita quando lui si era girato verso di lei ma i suoi occhi castani brillavano. «Devo prendermi cura del tuo cavallo al posto tuo?»
«Oh.» Guardo giù per i gradini; il cavallo, un grosso baio nero e robusto, stava masticando rumorosamente l’erba accanto al sentiero, le redini avvolte senza riguardi sul recinto. William mi guardò e io feci un piccolo cenno in direzione di Fanny.
«È molto gentile da parte tua, Frances,» disse e strinse brevemente le sue mani prima di lasciarla andare. «Il suo nome è Trajan e sono sicuro che sarà grato per il tuo benvenuto come lo sono io.»
Lei si voltò subito e saltò giù per i gradini, raggiante. William la seguì con lo sguardo, il sorriso ancora sul volto.
«Stavo per dire, ‘Come sei cresciuta, Frances!’» commentò, sottovoce, verso di me. «Ma non sarebbe andato bene, vero? Lo odiavo sempre quando gli amici di Papà lo dicevano a me.»
«Sarebbe stato un fiasco totale,» lo rassicurai. «Comunque, sì. E la sua pronuncia è quasi perfetta adesso.» Guardai oltre la mia spalla, Jamie era andato nel suo studio. «E —em— come sta Lord John I questo periodo?»
«Vorrei saperlo,» disse, la faccia e la voce entrambe cupe. Prese un respiro profondo e mi superò lungo il corridoio.
Non sapevo se dovessi essere presente alla conversazione che stava per avere con Jamie, ma nessuno dei due aveva chiuso la porta, così entrai silenziosamente e andai subito alla credenza dove si trovava il vassoio per i visitatori, un semplice oggetto di peltro, ma dotato di diversi bicchierini, una bottiglia di whisky abbastanza buono e una brocca d'acqua
Jamie incontrò i mei occhi, ma non disse niente mentre appoggiavo il vassoio. Mise un bicchiere davanti a William, versò un goccio e disse con naturalezza, «Aye, quindi?»
«Riguarda mio p—è per Lord John, sir.»
«A Dhia,» disse Jamie, con un po' più di forza di quella usata da Fanny. Inspirò profondamente dal naso. «Dov’è? E sedetevi, my lord,» aggiunse, facendo un cenno della testa verso la sedia.
«Non lo so,» William si sedette, aggiungendo, «Non chiamatemi così,» poi aggiunse un veloce, «per favore, sir,» in un secondo momento.
Jamie alzò un sopracciglio.
«Sapete dove potrebbe essere, Mr. Ransom?» chiese in maniera garbata.
«No! Dannazione, se avessi saputo dove si trova, lo avrei già riportato indietro!»
L’esplosione sorprese tutti, compreso William, che strinse le labbra.
«Vi chiedo scusa, sir,» disse rigidamente. «Ho cercato… sua signoria… per un po’ tempo— per mesi. Sono alquanto…» fece un breve gesto che indicava il disordine emotivo, la mancanza di sonno e/o la profonda paura, e Jamie annuì.
« Dèrangè», disse, in buon francese. «Mi aspetto di sì. Suppongo che non sarebbe utile chiedere dove lo avete visto l’ultima volta?»
«No,» disse William seccamente. Aveva orai quasi ripreso il controllo, comunque, ed aiutò il processo con un sorso di whisky. «Comunque, per quello che vale, l’ultima volta l’ho visto nel salotto di casa sua a Savannah, il [data]. Più tardi, quel giorno, dopo che me n’ero andato, ha ricevuto un messaggio scritto, e qualunque cosa dicesse, a quanto pare lo ha spinto ad andare immediatamente al molo. Me lo ha detto la cuoca. Era presente quando ha ricevuto il messaggio», aggiunse, «ma non ha visto cosa dicesse né da chi provenisse».
«Ha detto alla cuoca che stava andando al molo?» chiesi, e lui scosse la testa.
«No. Ma è andato lì. Una venditrice di molluschi su una delle banchine ha detto di aver visto un uomo biondo, che indossava un cappotto buono, con una fila di soldati, che le ha chiesto se c’era una nave chiamata “Palace” nel porto.»
«Ma se non sai che era andato al molo, perché lo hai cercato lì?» Presi la bottiglia e versai un altro po’ di whisky a tutti; era chiaro che ci sarebbe voluto del tempo.
Willie mi lanciò un'occhiata un po' strana, come se volesse chiedermi di uscire dalla stanza, ma invece prese un altro boccone e lo ingoiò.
«Qualcuno di voi conosce un uomo di nome Percival Wainwright? O, se è per questo, il Chevalier St. Honorè?»
Jamie restò inespressivo, ma io sentii un leggero tocco freddo sulla nuca, come la carezza di un fantasma.
«Sì,» dissi. «Lord John lo ha nominato un paio di volte. Era il … fratellastro di John, credo avesse detto. Il suo nome non è Percival, comunque; è Perseverance. E —»
«Perseverance?» Jamie si piegò in avanti, interessato. «Un Quacchero?»
William si schiarì la gola e abbassò lo sguardo.
«Decisamente no,» disse.
«È morto, comunque,» dissi a Jamie e William alzò lo sguardo su di me.
«Lo è adesso,» disse.
[Fine della sezione]

sabato 26 aprile 2025

Libro 10: Per la Giornata Mondiale del Libro

[Forse dovrei aggiungere qualche parola di spiegazione/introduzione a questa scena: Jamie Fraser e suo figlio William (ossia il Conte di Ellesmere, e figlio di Lord John Grey…) sono in viaggio per tentare di salvare Lord John che è stato rapito da un certo Ezekiel Richardson, per essere utilizzato come pedina politica.]

Avevano discusso ancora una volta di modi e mezzi, mentre si avvicinavano a Savannah. Anche se, in verità, le possibilità immediate erano limitate come lo erano state quando avevano lasciato il Ridge.
«Abbiamo la nave… e Ezekiel Richardson… e Denys Randall» disse ora Fraser. Erano seduti nel Silver Scrod, in Bay Street, e l'odore del porto entrava dalle porte aperte con la brezza mattutina, densa di catrame e pesce fresco.
Rinvigorito dal sonno della notte precedente in un letto, William si grattò un morso di pulce sulla coscia e prese una tanto attesa tazza di caffè. Savannah era una roccaforte britannica e, sebbene ancora costosa, si potevano avere sia il tè che il caffè, e Mr. Fraser aveva insistito che dovevano avere queste sontuose bevande per la colazione con pasticcio di merluzzo, accompagnato da porridge di mais imburrato.
«Per celebrare la nostra sopravvivenza,» disse Fraser, alzando la sua tazza. «Finora.»
«Alla nostra salute.» replicò William, alzando il suo caffè, e fu gratificato nel vedere suo padre sorridere.
«Parli Italiano, allora a charaid?»
«Un poco. Voi?»
«Abbastanza per ordinare da bere o iniziare una rissa. Cos’hai detto, prima?»
«Significa, ‘Alla nostra salute!’»
Il sorriso di Fraser si allargò.
«C’è un brindisi scozzese che ha praticamente lo stesso significato, a bhailach.» alzò la sua coppa, e il mento.
«Alla nostra salute!  Chi è come noi?»
«Chi è come noi?» chiese William dubbioso.
«Veramente pochi,» disse suo padre, rafforzando il suo accento, «e sono tutti morti, Slàinte mhath!»
[fine della scena]

«Divide et impera, secondo voi?» William ruttò leggermente, versò l'ultimo caffè nella ciotola e aggiunse altra panna e zucchero. «O un attacco in massa su uno dei nostri bersagli?»
Fraser aveva scelto il tè, e il suo profumo dall’altra parte del tavolo fece pensare a William all’Inghilterra per la prima volta a mesi. Lo scozzese bevve l’ultimo sorso, chiuse gli occhi in un momentaneo assaggio, poi deglutì e sospirò piacevolmente prima di prendere altri due piccoli merluzzi, fritti in burro e farina di mais, dal piatto quasi vuoto tra di loro.
«Dal momento che siamo solo in due», disse, «e non ho ancora incontrato Denys Randall, penso che dobbiamo dividere. Eri in buoni rapporti con lui l’ultima vota che lo hai visto?»
«No, ma non penso che gli importerà.» William prese l’ultimo merluzzo e alcuni gamberi fritti e una fetta di pane tostato. «Mi ha abbandonato in Canada.» Le guance di William erano già calde per il cibo e il caffè, ma divennero ancora più calde, al ricordo di un freddo inverno rifugiato in un convento di suore cattoliche francofone.
Fraser sembrò indisturbato dalla rivelazione dell’indifferenza di Randall, ma interessato alla sua sparizione.
«Quando è successo, esattamente?» chiese.
«Non mi ricordo – oh, aspettate, sì,» rispose William sorpreso. «Era la Vigilia di Natale, quattro anni fa; mi ricordo che le suore andare in chiesa a mezzanotte, e a vedere le luci tremolanti– la chiamano l’aurora – nel cielo sulla chiesa.» Chiuse gli occhi e bevve l'ultimo sorso di caffè, ricordando le suore che correvano, due a due come una colonna in marcia, con le loro tonache e i loro mantelli scuri che le facevano sembrare piccoli frammenti di notte, alla deriva tra le stelle delle loro torce.
«Perché è importante?» chiese aprendo gli occhi.
«Era importante per Randall,» fece notare Fraser. «Probabilmente era stato preso alla sprovvista da qualcosa, perché se fosse partito a causa di qualcosa che già sapeva sarebbe successo, avrebbe trovato uno scopo migliore per te che lasciarti a recitare preghiere per la sua anima con le Sorelle.»
Colto di sorpresa, William rise, inalando inavvertitamente una briciola di pane tostato e poi starnutendo.
Fraser spostò il suo piatto fuori dalla portata degli schizzi.
«Perciò mi chiedo cosa possa essere successo. Aveva ricevuto un messaggio di qualche genere che tu sappia? O ti è capitato di sentire, qualche volta nel mese successivo alla sua partenza, che fosse successo qualcosa... magari di natura militare?»
Non c'erano né tovaglie né tovaglioli, e l'ultimo grandi fogli segnati di orme che normalmente servivano a questo scopo stava lentamente correndo lungo la strada. William si asciugò il viso sulla manica e scosse la testa. 
« «In realtà non parlava di nulla di specifico... con me, intendo. Eravamo in Québec, comunque. E di tanto in tanto riceveva notizie: dispacci, intendo, e lettere. A volte li condivideva con me, ma non spesso»
Chiuse gli occhi tentando di concentrarsi e di non pensare allo stesso tempo; a volte sia i ricordi che le idee arrivavano più facilmente quando non inseguiti…
«Québec,» disse Fraser pensieroso. «Sapevi che Lord John ha combattuto nella battaglia per la Cittadella? Al comando di James Wolfe?»
«No,» disse William, aprendo gli occhi. «Non lo sapevo. Non me lo ha mai detto.»
«Be’, non avevi ancora due anni all’epoca,» disse Fraser, senza preoccuparsi di sopprimere un sorriso, cosa che irritò William. Prese un profondo respiro, però, e parlò civilmente.
«Non fatelo,» disse, puntando un dito verso di lui. «Per favore.»
Un folto sopracciglio rosso si sollevò in un’espressione interrogativa, e William prese un altro respiro.
«Sapete abbastanza bene cosa intendo,» disse piatto. «Mi trovo in costante svantaggio, a causa della nostra differenza d’età e… altre cose.» Si schiarì la voce. «Sicuramente un uomo d’onore  - come credo che voi siate,» aggiunse un po’ riluttante, «non userebbe inevitabili circostanze personali per ottenere un’ascendenza morale.»
A suo credito, Fraser non rise o sorrise a questo, ma si rilassò un poco e diede a William un lungo e indagatore.
«Aye, lo farebbe», disse alla fine. «A seconda delle circostanze e del motivo. Ma hai ragione,» aggiunse, allungando il braccio per prendere la teiera, «e io non lo farò.»
William fu sorpreso, ma annuì con quella che sperava fosse una graziosa accettazione, poi prese la ciotola e scolò l'ultimo caffè, leccando gli ultimi granelli di zucchero dal bordo.
«Hai rinunciato all’incarico,» disse Fraser pensieroso, «ma non hai venduto la tua giubba rossa, vero?»
«La mia cosa?»
La bocca di Fraser si contrasse.
«La tua uniforme. Non hai lasciato l’esercito perché lo disprezzavi, e per quanto ricco tu sia cresciuto, non penso che tu sia uno scialacquatore di natura. Quindi probabilmente non l’hai bruciata o gettata nel fiume. E non l’hai data a un amico, perché avrebbero fatto domande a cui tu non volevi rispondere a quel tempo. Inoltre, non l’hai portata con te al Ridge. Dov’è adesso?»
William represse l’istintivo moto di fastidio e rispose nel modo più civile possibile.
«L’ho lasciata a casa di mio zio. È dove mi trovavo quando ho deciso di lasciare il mio incarico. A meno che Amaranthus non l’abbia venduta o tagliata per fare una trapunta, probabilmente è ancora lì. Perché vi interessa?»
«Non mi interessa,» disse Fraser pacatamente. «Ma se stiamo cercando Denys Randall, non ha senso cominciare dall’esercito? A meno che non abbia cambiato idea come hai fatto tu, sta ancora con l’esercito— e da quello che so dell’esercito britannico—» William notò con interesse che la menzione dell'esercito britannico aveva fatto storcere un angolo della bocca di Fraser, come l'ombra di un ringhio. Be’, quelle cicatrici…
«Di solito sanno dove sono i loro soldati — o almeno dove dovrebbero essere. Se trovi l’addetto della sua compagnia e chiedi dove si trova, con l’uniforme da ufficiale, te lo dirà, senza fare domande, non è così?»
Questo era indubbiamente vero. Ciò che era pure vero, comunque, era che non tutta l’uniforme di William stava a casa.
«Sì», disse lui, lentamente. «Sì, è una buona idea.» Stava cercando, invano, di pensare a qualche tattica dilatoria, o a qualche scusa che avrebbe impedito a Fraser di andare con lui.
«Io scenderò tra le taverne e i magazzini al molo, allora,» disse Fraser con noncuranza. «Conoscevo un buon numero di uomini tra i marinai e i magazzinieri quando lavoravo lì.»
La prima frase di Fraser aveva momentaneamente sollevato William, con la promessa di evitare – o almeno ritardare - la scoperta. La parte “quando lavoravo lì”, però, lo colpì duramente al petto, e lo privò della parola.
Era stato in quel magazzino due [tre?] anni prima; era andato a cercare Fraser al lavoro, e a chiedergli una spiegazione sugli eventi che avevamo portato alla sua nascita. Una richiesta che Fraser aveva respinto senza mezzi termini.
Ti dirò tutto quello che vuoi sapere finché si tratta della  mia storia.
E non lo era. L’altra metà della storia apparteneva a Geneva. Che, dopo tutto, non se n’era andata volontariamente.
William mise giù il piattino, con cura.
«Va bene,» disse. «Andrò a prendere la mia uniforme e a vedere cosa può dirmi l’ufficio del reggimento. Ci vedremo…»
«Diciamo domani mattina a colazione, qui,» disse Fraser con naturalezza. «Probabilmente dovrò bere qualcosa con alcune persone stasera. Prenderò una stanza al McPherson – gli impiegati di magazzini di solito andavano a bere lì e probabilmente lo fanno ancora. Suppongo che tu abbia ancora un letto in casa di tuo zio?»
«Io — sì. Sì, va bene.» Si allontanò dal tavolo e si alzò, con la sensazione di aver bevuto più birra d quanto avesse fatto effettivamente. Bollicine nel sangue. Così Papà aveva descritto la sensazione, quando avevano bevuto champagne insieme per festeggiare il conferimento del diploma universitario a William.
Si era voltato verso la porta, raddrizzando la schiena, quando Fraser parlò alle sue spalle.
«Chi è Amaranthus?» chiese curioso.
[fine della scena]


martedì 1 aprile 2025

Libro 10: Buon Primo Aprile!

Buon Pesce d’Aprile!
Francamente, faccio schifo con gli scherzi del Primo di Aprile. O mi dimentico completamente di che giorno è, o non riesco a pensare a qualcosa di solo vagamente divertente, per non parlare di intelligente o furbo.
Qualcuno di voi si è imbattuto o ha ideato qualcosa di intelligente per il Pesce d'Aprile - sia vostro che di qualcun altro?
Comunque, qui un breve estratto dal Libro Dieci, per celebrare la giornata, per così dire. Buon Primo Aprile!
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[Dal Libro 10 (senza titolo), Copyright 2025 Diana Gabaldon]

Io, Claire… Esitai. Chi ero esattamente? In termini di nome legale, almeno; qualsiasi cosa di più metafisico avrebbe dovuto aspettare. Sospirai, immersi di nuovo la penna e scrissi,  “Beauchamp Fraser”
Pensai che fosse meglio includere Beauchamp, come aveva detto Jamie in più di un’occasione, c’erano molti uomini di nome James Fraser, e ancora di più solo Fraser. Non volevo essere confusa con nessuno di loro
«Fortunatamente possiamo saltare tutti i Randall e Grey,» mormorai tra me. «Claire Elizabeth – dannazione, ho dimenticato Elizabeth!» Allungai il braccio per prendere un foglio pulito, borbottando «Claire Elizabeth Beauchamp Randall Fraser Randall Fraser Grey Fraser… cavolo, sono un sacco di mariti…»
Cinque minuti per portare a termine il compito di scrivere il mio nome. Pensai che questo potesse essere un segno che forse non ero ancora pronta a scrivere il mio testamento
«Be’ chi lo è?» mormorai, e guardai l’orologio, poi di nuovo al foglio davanti a me. «Giusto,» dissi rivolgendomi a lui. «Avrai dieci minuti della mia vita e poi ci fermiamo per oggi. Questo è tutto quello che posso affrontare.»
Io, Claire Elizabeth Beauchamp Fraser, essendo sana di mente, dichiaro che queste sono le mie Ultime Volontà e Testamento.
«Il tuo testamento è la parte in cui dici chi sei e cosa possiedi,» mi aveva detto Jamie, quando mi ero chiesta ad alta voce a cosa si riferisse la frase. “La parte delle Volontà è cosa intendi fare con ciò che possiedi.»
Cosa possedevo? Cosa avevo da lasciare?

*Ritratto: Ragazza che scrive di Pietro Rotari (1707 - 1762)