domenica 25 novembre 2018

Bees: Buon compleanno Brianna

Il capanno di Ian era affascinante. Non che fosse molto diverso da qualsiasi altro capanno di montagna che Brianna avesse mai visto, ma si trovava in mezzo a un boschetto di pioppi e le foglie al vento rompevano la luce del sole in un turbinio di luce e ombre, così che il capanno aveva un’aria magica – come se potesse sparire completamente tra gli alberi se uno avesse distolto lo sguardo.
Quattro capre e due agnelli infilarono le teste oltre il loro recinto e iniziarono un cordiale frastuono di saluto, ma nessuno uscì per vedere chi fossero i visitatori.
“Devono essere da qualche parte,” osservò Jamie, strizzando gli occhi verso la casa. “È un biglietto quello sulla porta?”
Lo era; un pezzetto di carta fissato sulla porta con una lunga spina, con una riga di parole incomprensibili che Bree alla fine riconobbe essere gaelico.
“La moglie del Giovane Ian è scozzese?” chiese, con un’espressione accigliata davanti alle parole. Le uniche che era capace di capire erano – pensava – “MacCree” e “capra”.
“Nay, è da parte di Jenny,” disse suo padre, tirando fuori gli occhiali e esaminando la nota. “Dice che lei e Rachel non ci sono per un quilting e se Ian arriva a casa prima di loro, dovrà mungere le capre e mettere da parte metà del latte per il formaggio.
Come se avessero sentito il loro nome, un coro di mehh venne da recinto delle capre.
“Evidentemente neanche Ian è ancora a casa,” osservò Brianna. “Pensi che abbiano bisogno di essere munte adesso? Probabilmente mi ricordo come si fa.”
Suo padre sorrise al pensiero, ma scosse la testa. “Jenny le avrà scritte non più di qualche ora fa – staranno bene fino a stasera.”
Fino a quel momento, aveva svogliatamente immaginato che “Jenny” fosse il nome di una domestica – ma sentendo il tono in cui Jamie lo aveva detto, sbatté gli occhi.
“Jenny. Tua sorella Jenny?” disse, incredula. “È qui?”
Lui sembrava in parte sorpreso.
“Aye, è lei. Mi dispiace, ragazza. Non mi sono mai soffermato a pensare che non lo sapessi. Lei – aspetta.” Alzò una mano, guardandola con attenzione. “Le lettere. Abbiamo scritto – be’, Claire ha scritto la maggior parte di esse – ma-”
“Le abbiamo ricevute.” Si sentì senza fiato, la stessa sensazione che aveva provato quando Roger aveva portato la scatola di legno con il nome completo di Jemmy inciso sul coperchio, e loro l’avevano aperta trovando le lettere. E la travolgente sensazione di sollievo, gioia, e rimpianto, quando aveva aperto la prima lettera e visto le parole “Siamo vivi…”
La stessa sensazione si diffuse rapidamente in lei adesso, e le lacrime la colsero di sorpresa, al punto che ogni cosa intorno a lei tremolò e si offuscò, come se il capanno, suo padre e lei stessa stessero per scomparire completamente, dissolversi dentro la luce scintillante dei pioppi. Fece un piccolo suono strozzato, e il braccio di suo padre la avvolse, tenendola stretta.
“Non abbiamo mai pensato che vi avremmo rivisti,” sussurrò tra i suoi capelli, la sua stessa voce strozzata. “Mai, a leannan. Avevo paura – tanta paura che non aveste trovato la salvezza, che… foste morti, tutti voi, persi lì – lì dentro. E noi non lo avremmo mai saputo.”
“Non potevamo dirvelo.” Alzò la testa dalla sua spalla e si asciugò il naso sul dorso della mano. “Ma voi potevate dirlo a noi. Quelle lettere… sapere che eravate vivi. Voglio dire…”. Si fermò all’improvviso, e scacciò le ultime lacrime, vide Jamie distogliere lo sguardo, scacciando le lacrime lui stesso.
“Ma noi non lo eravamo,” disse con dolcezza. “Noi eravamo morti quando avete letto quelle lettere.”
“No, non lo eravate,” disse con fervore, afferrando la sua mano. “Non ho voluto leggere tutte subito. Le ho distanziate – perché finché c’erano ancora lettere non aperte… voi eravate ancora vivi.”
“Niente di questo importa, ragazza,” disse alla fine, molto piano. Alzò la sua mano e le baciò le nocche, il suo respiro caldo e leggero sulla sua pelle. “Sei qui. E così noi. Null’altro importa.”

mercoledì 21 novembre 2018

L'Ottimismo Americano dei Fraser

**Spoiler alert: Questo articolo contiene dettagli del secondo episodio della quarta stagione di “Outlander,” “Do No Harm.”**

Trattandosi di uno show in costume /sci-fi  basato su una serie di romanzi scritti più di venti anni fa, Outlander dovrebbe probabilmente essere esonerato quando si commentano episodi di politica attuale. Ma con l’arrivo della quarta stagione della serie Starz, ambientata a questo punto in Nord Carolina nel periodo coloniale, è quasi impossibile non fare dei collegamenti tra i titoli dei giornali e le (dis)avventure  della dottoressa viaggiatrice nel tempo Claire Fraser (Caitriona Balfe) e suo marito, lo scozzese del 18° secolo Jamie Fraser (Sam Heughan).
La Balfe e Heughan, che di recente hanno parlato con Decider della nuova stagione, sono concordi nel dire che come attori non possono fare a meno di essere influenzati da quello che accade nel mondo reale. “Porti con te tutto di quella conoscenza, e questa è la storia di una famiglia di migranti, che sbarca in America,” dice la Balfe. 

Considerando Claire e Jamie come una coppia di migranti in questa stagione, il rimando alle storie odierne di razzismo e immigrazione diventa forte. “Ci sono così tanti parallelismi,” dice la Balfe. Ma allo stesso tempo, i telespettatori possono far proprio quel sentimento di ottimismo che appare quando Outlander ritrae il lungo gioco della storia dell’America: “Prima di ogni cosa, è una serie di intrattenimento,” continua Balfe, “ ma puoi avviare la conversazione e magari mostrare alla gente, ‘Guarda, lì è da dove vengono le tue origini, così è come la tua famiglia è diventata americana e si spera che questo renda la gente un pochino più compassionevole.”
Claire, in particolare, ha sempre avuto una profonda connessione con l’America. Cresciuta da uno zio archeologo, ha condotto un’esistenza nomade durante il 20° secolo prima di attraversare le pietre a Craigh na dun e atterrare nella Scozia del 1743. Quando ritorna nel 1948 per dare alla luce la figlia avuta da Jamie, Claire, una donna inglese, si stabilisce negli Stati Uniti e vi trascorre due decadi, dando voce al desiderio di poter ottenere la cittadinanza e combattendo il sessismo radicato nella società americana, diventando un medico nella Boston degli anni ’50. 
Anche lei, come Jamie, ha assistito a tanti orrori nella Scozia del 18° secolo da bastarle per tutta la vita, quindi comprensibilmente, per lei, l’America rappresenta la terra della speranza all’inizio della quarta stagione di Outlander. “Lei ha già l’America nel sangue,” racconta Balfe sulla mentalità di Claire, quando lei e Jamie arrivano in Nord Carolina nel 1767. “Ha cresciuto sua figlia in America, ha realizzato la passione di una vita diventando un dottore in America. È già un’americana in molti sensi. Quindi quando l’idea di rimanere [si presenta], è veramente un richiamo forte per lei.”

Per Jamie, come per molti migranti in quel paese, diventare cittadino americano è la possibilità di ricominciare, una cosa che non avrebbe mai avuto in Scozia, in quanto laird Highlander/ fuorilegge: “Credo che per lui l’America sia un’opportunità, e insieme capiscono subito di potersi fare una vita qui; ritornare in Scozia non è una opzione molto praticabile,” dice Heughan. “Lui ha sempre voluto farsi una casa e avere una famiglia, e sa che modellare l’America in un nuovo mondo è  un modo per avere un qualche tipo di influenza su [ sua figlia] Brianna in futuro.”
Outlander, come nelle precedenti stagioni, non si è mai tirato indietro dal trattare argomenti scomodi, che fosse violenza sessuale, sessismo, o i trattamenti disumani di alcuni gruppi di persone. Con la storia che porta Claire e Jamie dalla Scozia all’America, ora tocca a questo Paese vedere raccontata la sua storia più buia. E questo include un ritratto deciso dell’abominio che è la schiavitù in America nel secondo episodio della quarta stagione,  “Do No Harm.”
Nell’episodio sembra che le preghiere degli squattrinati Fraser siano ascoltate: mentre fanno visita alla zia di Jamie Jocasta (Maria Doyle Kennedy) nella sua piantagione, River Run, l’intrigante vedova nomina il nipote suo erede. Ma sotto la promessa di ricchezza si nasconde una triste verità: la piantagione è portata avanti dal sangue e dal sudore degli schiavi. Questo “ modo di vivere” è ovviamente un anatema per Claire, e anche per Jamie, che, per citare Heugan, “è stato incarcerato lui stesso molte volte, quindi sa cosa vuol dire non essere libero. E di certo  non vuole mettere nessun altro in quella condizione.”

Ma l’esperienza dei Fraser a River Run va ben oltre il dilemma morale di “Voglio possedere delle persone?” Accettare l’offerta di Jocasta significa anche l’implicito consenso a  considerare gli schiavi come sub-umani. Quando Claire, legata al Giuramento di Ippocrate,  osa curare le ferite di uno schiavo di nome Rufus, che aveva aggredito fisicamente un uomo bianco, una folla armata di torce discende su River Run per portare agli schiavi un messaggio terrificante: “Stai al tuo posto, altrimenti  ti squarcerò da costola a costola.” 
Nonostante la decisione riluttante di Claire di praticare l’eutanasia su Rufus per evitare che venga ucciso dalla folla inferocita, i vicini di Jocasta insistono nel voler commettere quello che, nel 1767, era considerata giustizia. Nel 2018 sarebbe stato un crimine d’odio. L’ultima scena della puntata vede i Fraser assistere inermi mentre la folla fa a pezzi il corpo morto di Rufus. (In più, usare le torce come oggetto di intimidazione è parte di una lunga e sordida storia internazionale di razzismo e antisemitismo, è difficile non cogliere le inquietanti ombre di Charlottesville in questa scena.)
Quindi perché Jamie e Claire non sono saliti sulla prima nave per la Scozia dopo quello a cui hanno assistito? Perché non hanno intenzione di permettere a atteggiamenti razzisti di fermare la loro idea di rendere il Paese migliore. “Trovarsi faccia a faccia con gli orrori della schiavitù, per loro non è stato diverso dalla Scozia in qualche modo, per la violenza di quell’epoca,” dice Balfe. “Ma [Claire] sa cosa diventerà l’America. Lasciò l’America quando il movimento per i diritti civili era all’apice, quando l’uomo stava andando sulla luna: c’era così tanta speranza in quel periodo. E il pensiero che l’America in cui si trova oggi diventerà quello, è così che credo riesca a sopportare le cose più orribili che abbia mai visto. È finalmente la possibilità di costruire e far crescere una comunità dalle fondamenta nell’immagine di quello che desiderano.”

Traduzione di Federica F

martedì 20 novembre 2018

La proposta di Roger in Outlander 4x03

**Attenzione spoiler della puntata 4x03 di Outlander** 

Jamie (Sam Heughan) e Claire (Caitriona Balfe) non sono ufficialmente più l'unica coppia in grado di spezzare il cuore in Outlander. Roger (Richard Rankin) e Brianna (Sophie Skelton) hanno portato la loro relazione al livello successivo nel terzo episodio della quarta stagione, ma non appena hanno ammesso di voler davvero stare insieme, le cose sono andate a rotoli in grande stile.
I due si sono avventurati in un festival scozzese nelle montagne del Nord Carolina e durante l'evento, Brianna ha presentato Roger come suo fidanzato, il che è stato un grande passo per questi due. Si è intensificato tutto molto rapidamente quando Brianna ha invitato Roger a trascorrere nel suo alloggio la fine della prima notte. Sarebbe potuta essere una meravigliosa, romantica notte insieme, ma non appena Roger si è reso conto che stavano superando il limite, ha schiacciato l'acceleratore e ha deciso di proporsi.
Brianna, essendo la donna moderna che è, gli ha rapidamente detto di mordere il freno. Il rifiuto ha fatto esplodere un'accesa discussione su come i due vedessero la loro relazione e sul dove stesse andando. Brianna era intenzionata a stare con Roger e vedere come sarebbero andare le cose, mentre Roger, prima di trascorrere la notte con lei, voleva metterle un anello al dito, una promessa che sarebbe stata sua per sempre. Un grosso impegno che la ventenne Brianna non era pronta a prendere. Roger ha finito per lasciare l'alloggio con il cuore spezzato e Brianna è rimasta bloccata a chiedersi come tutto è stato capace di andare così male tanto rapidamente.
"La scena incarna la relazione tra Brianna e Roger e come funzionano insieme", ha spiegato Rankin a GuideTV. "Lasciano che le cose si ingrandiscano senza una vera e propria comunicazione, e poi lasciano che le cose esplodano, il che è più o meno ciò che è successo."
È stata un'esperienza illuminante che ha permesso di scoprire che i due potenziali amanti hanno idee completamente diverse su ciò che vogliono in una relazione a questo punto della loro vita.
"Penso che sia una scena molto interessante... C'è una donna molto moderna per il suo tempo e, dal punto di vista di Brianna, questo signore molto in vecchio stile", ha aggiunto la Skelton. "E' davvero interessante vedere come si scontrano in questo momento: sappiamo che Roger e Bree non sono molto bravi a comunicare, qui mettono tutte le loro carte in tavola e hanno punti di vista molto diversi sul punto in cui si trova la loro relazione e sul dove sta andando."
L'attrito tra questi due è ciò che rende la loro relazione ancora in fase nascente tanto eccitante, e tanto incredibilmente diversa da quella dei genitori di Brianna.
"Con Jamie e Claire, si sa che supereranno sempre tutto insieme", ha continuato la Skelton. "Ma con Roger e Bree, non è così. Da quella scena si vede che è una sorta di montagna russa."

I due potrebbero aver lasciato il Nord Carolina più distanti di quanto non siano mai stati, ma state tranquilli che non sarà l'ultima volta che sentiremo parlare della loro storia d'amore. Rankin ha confessato che anche se Roger è stato respinto, c'è ancora una scintilla tra lui e Brianna da cui non può stare lontano.
"E' uno di quelli tipo 'Oh mio Dio, mi fai arrabbiare così tanto, ma ti amo' ", in fin dei conti vorrebbe tornare a quello", ha detto l'attore. "Anche se penso che entrambi abbiano ragioni molto valide e siano dei motivi giustificati, a volte possono essere agli estremi opposti dello spettro ... Non sono sulla stessa pagina, a volte nemmeno nello stesso libro cosa che potrebbe finire in uno scambio piuttosto acceso; non sarà affatto l'ultima volta che succederà a Roger e Brianna."
"Non avete ancora visto niente", ha promesso la Skelton.

mercoledì 14 novembre 2018

Outlander S4: Intervista a Ed Speleers

Ed Speleers, attore di Outlander, parla dello scioccante finale della prima puntata.
Oltre del perché non considera Stephen Bonnet un antagonista.

Se non avete ancora visto il primo episodio della quarta stagione di Outlander fate attenzione, da qui in avanti ci saranno spoiler!

Ed Speelers non è estraneo al mondo dei drama storici. Ha infatti impersonato Edward Seymore in Wolf Hall e Slean in Beowulf: Return to the Shieldlands, ma è conosciuto principalmente (almeno per quanto riguarda gli spettatori americani) come Jimmy Kent, un ambizioso domestico degli anni 20 nelle ultime stagioni di Downtown Abbey.
Si è unito al cast di questa stagione di Outlander come Stephen Bonnet, contrabbandiere, pirata e un diverso tipo di antagonista rispetto a quelli che siamo stati abituati a vedere fin d’ora. Speelers ha fatto il suo debutto nei primissimi minuti della première della stagione, come un criminale arrestato in attesa della forca. Ma, così tipico di Stephen, riesce a scappare dalla morte relativamente incolume, solo per ricomparire più tardi quella notte, nascosto vicino al corpo di Gavin nel carretto di Claire e Jamie, che lo aiutano a scappare dai soldati solo per essere traditi dallo stesso più avanti.
L’episodio finisce infatti con il violento saccheggio, da parte della sua banda di ladri, dell’accampamento dei Fraser situato lungo il fiume. La razzia è accompagnata dalla colonna sonora di Ray Charles “America The Beautiful”, assolutamente anacronistica (che tra l’altro è, ovviamente, il titolo dell’episodio): il contrasto tra il brutale confronto con i toni patriottici della canzone sottolinea il tema della stagione appena iniziata: forse, dopotutto, il sogno americano non è meraviglioso per tutti.
Di seguito, Speelers ci racconta perché è riluttante a definire il suo personaggio un cattivo, parla di quell’avvincente scena finale e, timidamente, ci da’ un’anteprima di quello che gli spettatori potranno aspettarsi in questa stagione dal contrabbandiere.

Come definiresti il personaggio di Stephen Bonnet?
Problematico. Viene da un passato problematico, è un sopravvissuto. Credo che in ogni situazione in cui si trovi cerchi sempre un modo per uscirne, per vedere chi può aiutarlo e qual è il miglior tornaconto possibile.
È questo che lo rende così interessante. Non sai mai con precisione quale strada abbia intenzione di usare per farla franca. Vuole incantare le persone, corteggiarle, oppure con loro sarà aggressivo, intimidatorio o calcolatore? C’è così tanto in lui, ed è proprio ciò che voglio come attore. Sei sempre alla ricerca di ruoli che hanno, almeno in una pagina, la maggior profondità possibile.
Ciò che lo muove è la sopravvivenza, ha molto da provare al mondo. Credo che chiunque venga abbandonato in giovane età come è capitato a lui senta fortemente come se fosse solo contro il mondo, ma per me anche lui vorrebbe essere un gentiluomo. Si crede anche piuttosto sofisticato e probabilmente vorrebbe migliorarsi, se ne avesse modo.

Stephen Bonnet è forse il personaggio più oscuro che hai interpretato finora. Ti è piaciuto avere la parte dell’antagonista?
Da amante del cinema e della televisione, credo di essere sempre stato attratto da questo tipo di personaggi e, come attore, credo sia un’opportunità a cui non puoi girare le spalle. Non lo considero però un antagonista, perché credo che da attore bisogna sempre guardare le cose dal punto di vista del tuo personaggio. Interpretandone quindi la parte, devi essere davvero in grado di capirlo, deve piacerti. Non sarei in grado di interpretarlo, altrimenti.
Questi sono ruoli che voglio davvero interpretare, e spero di avere l’opportunità di averne altri in futuro, perché molto spesso hanno la psicologia più interessante da provare a recitare e capire.

Puoi parlarci dell’ultima scena di stasera? Quella dove Stephen tende un’imboscata all’accampamento di Claire e Jamie in riva al fiume. Com’è stato girarlo?
Dato il tipo di scena c’è voluto un po’ di tempo per girarla, è una scena molto fisica. Ci sono persone che hanno la gola sgozzata, o vengono picchiate o lanciate fuori dalla barca. E tutto si riduce al mio punto di vista, ovvero a Stephen e Claire sulla barca.
Jamie è bloccato fuori, e in qualche modo tutto rallenta. Ho trovato che sia stato un modo molto potente per rendere la scena. [Caitriona Balfe] è un’attrice meravigliosa che porta tutto a un altissimo livello emozionale, fedele al suo personaggio. Al momento è stato piuttosto difficile—[Bonnet] è piuttosto aggressivo e ciò che fa è abominevole sotto ogni punto di vista. E nel parlarne, Cait e io abbiamo discusso su come fosse il miglior modo per renderlo visivamente. Ma da un punto di vista puramente creativo, è stata una scena fantastica da girare. Con Julian [Holmes], il direttore, avevo già lavorato anni fa, perciò c’era fiducia e intesa.
Tuttavia, ciò che rende la scena d’effetto è la musica. È stata davvero una scelta intelligente. Rende tutto molto più emotivo. La cosa bella è che siamo stati partecipi di quel processo creativo recitando comunque i dialoghi sottolineando le parti che volevamo rendere con maggior impatto, è per questo la musica è riuscita ad essere ancora più incisiva alla fine dell’ultimo edit.

Sei pronto ai fan di Outlander e a quanto siano affezionati a questi personaggi?
È proprio questo che mi piace. Non so come potrei essere pronto, ma credo che la passione sia qualcosa di molto importante nella vita. Se qualcuno vuole appassionarsi ai libri o alla tv, ben venga. E spero che anche loro possano riuscire a entrare nella psicologia dei personaggi.
Non mi interessa se mi odiano, se mi odiano appassionatamente per quanto riguarda il mio personaggio, sono assolutamente d’accordo con loro. Non vedo l’ora di interagire con loro.
Hai già fatto un buon numero di drama storici. Cosa di attira del genere?
È il mio curriculum. Non sono particolarmente incline ai drama storici, piuttosto mi attira come vengono fatti. Proprio per come mi è stato presentato il lavoro, quelle sono state le giuste scelte da fare. Mi piacerebbe fare cose più contemporanee. Quello che conta però è il ruolo e le persone con cui lavori—il team che sta dietro il progetto—ma sono pronto per qualsiasi cosa. Sempre aperto ai suggerimenti.

Jimmy Kent, il tuo personaggio di Downton Abbey, è uscito di scena prima che lo show fosse finito, ma hai qualche scoop riguardo il film in arrivo?
Non ne so assolutamente nulla. Ho amici lì, ma no, niente. Sono sicuro che il film sarà molto bello.
Cosa possiamo aspettarci da Stephen Bonnet in questa stagione?
Credo che per gli spettatori sarà molto interessante guardarlo. Non sono sicuro però di poter dire se e quando accadrà. Ma è un personaggio divertente da interpretare, perciò, persino basandosi solo sul primo episodio direi che non avete ancora visto niente.
--Traduzione di Chiara R.--
(X)

lunedì 12 novembre 2018

La decisione di Claire a River Run

Il team di Outlander parla della decisione avventata di Claire di aiutare uno schiavo

Nel secondo episodio della quarta stagione di Outlander, gli scrittori dello spettacolo sono stati incaricati di condensare il tempo trascorso da Jamie (Sam Heughan) e Claire (Caitriona Balfe) a River Run in un episodio lungo un'ora. Ovviamente, hanno abbreviato la durata dei tre mesi del libro Drums of Autumn, ma hanno anche raccontato l'incidente relativamente piccolo con uno schiavo di nome Rufus (Jerome Holder) che ha assalito un uomo bianco alla segheria cosa che si è trasformata nel punto cruciale che ha stabilito il ruolo ricoperto da Jocasta (Maria Doyle Kennedy) in quel mondo e il motivo per cui Jamie e Claire non possono occupare quello stesso ruolo.
Nella puntata, Claire ha cercato di salvare la vita di Rufus dopo che i sorveglianti bianchi lo avevano colpito con un uncino da macellaio. E' riuscita ad ottenere un successo momentaneo, è stata in grado di portarlo a casa e curare alcune delle sue ferite, ma alla fine si è resa conto che non poteva davvero salvare Rufus - non in quel momento e in quel luogo. Tutto ciò che poteva fare era fornirgli un po' di conforto attraverso una morte serena prima di consegnare il suo corpo alla folla inferocita che si era radunata fuori casa di Jocasta.
"Penso che stesse cercando di fare il meglio che poteva in una situazione davvero orribile e salvando Rufus in quel momento e portandolo a casa, in realtà ha causato un problema ancora più grande", dice la Balfe a Variety. "Quindi, di fronte a questa folla, ha dovuto prendere una decisione orribile: dare questo ragazzo alla folla così che ne avrebbe fatto tutto ciò che voleva con il suo corpo o provare a dargli una sorta di morte dignitosa?"
La Balfe ammette che questo tipo di scene sono "sempre molto difficili", ma ritiene che il team di produzione abbia fatto del proprio meglio per gestire un argomento così delicato con molta attenzione.
"Abbiamo avuto molte discussioni. Non siamo sempre stati d'accordo sul come avrebbe dovuto essere girata la scena, ma penso che siamo riusciti ad arrivare ad un punto in cui tutti fossimo d'accordo sul fatto che fosse rispettoso", dice.
Riconosce anche che una situazione come questa può essere difficile da ritrarre sullo schermo perché viene in qualche modo filtrata attraverso la lente del "salvatore bianco". Claire era talmente decisa a "non fare del male (Do No Harm, il titolo dell'episodio)" da "agire in modo piuttosto avventato" per questo motivo", dice la Balfe. Ma era anche felice di vedere che anche Rufus avesse uno spazio nella storia.
"Ha avuto modo di raccontare la propria storia. Abbiamo raccontato un po' della storia dal suo punto di vista, che penso sia importante, per dare voce a questi personaggi", sottolinea la Balfe.
Per raccontare la storia in modo accurato, il produttore esecutivo Matthew B. Roberts afferma che il team di produzione "ha consultato diversi storici e diversi racconti storici". Ma, il fatto che Claire e il pubblico stiano vivendo gli eventi con la prospettiva di oltre 200 anni nel futuro, "le violente atrocità e l'istituzione stessa della schiavitù sono ancora più difficili da accettare".
"Nel suo io più profondo, Claire è un chirurgo e una madre, e il suo primo istinto naturale è sempre quello di aiutare qualsiasi persona bisognosa e, per questo motivo, sente la responsabilità di salvare quelli che può quando si trova di fronte alle realtà di questa pratica spaventosa", spiega Roberts.
Roberts dice anche che hanno discusso a lungo nella stanza degli scrittori sul quanto tempo far trascorrrere a Jamie e Claire a River Run, decidendo in ultima analisi che avevano bisogno di renderla una visita breve, ma "molto personale" in modo da poter spostare la storia.
"La domanda è: 'Possiamo mai vivere qui, potremo mai rendere questo posto la nostra casa con tutto questo intorno a noi? Con la schiavitù intorno a noi?' " Dice Roberts. "E Claire mette subito in chiaro il suo punto di vista: non potrei mai possedere un'altra persona. E Jamie è d'accordo."
Dato che era così chiaro e definitivo, Roberts non pensava di aver bisogno di far trascorrere più tempo a River Run. Invece, voleva andare avanti per vederli iniziare a creare la loro casa a Fraser's Ridge.
"Abbiamo provato ad impostarlo per tre mesi, ma per noi, nella narrazione per la televisione, non funzionava. Quindi abbiamo deciso di renderlo molto personale e molto chiaro ed essenzialmente uscire da qui", dice.

domenica 11 novembre 2018

Outlander S4: I traumi del Giovane Ian

“Sapevamo che questa era una delle scene più importanti anche se non era importante per la trama,” dice la produttrice esecutiva di ‘Outlander’ Toni Graphia a The Hollywood Reporter.

[Attenzione: questo articolo contiene spoiler dalla premiere di domenica della stagione quattro di Outlander.]

Alla fine, Outlander ha messo radici in America, ma il dramma dei viaggi nel tempo di Starz ha schiacciato il tasto pausa sull’azione di rivisitazione di un trauma del passato in un debutto della stagione quattro pieno zeppo.
Domenica ha visto Jamie (Sam Heughan) e Claire (Caitriona Balfe) trovare sia la felicità che il pericolo nelle colonie mentre cominciavano la loro nuova vita liberi dalle persecuzioni politiche. Dal dire addio a uno dei loro amici che è stato impiccato, ad aiutare la loro futura nemesi Stephen Bonnet (Ed Speleers) a sfuggire egli stesso alla forca prima di essere rapinati da lui, sono stati pochi giorni pieni di avvenimenti per la coppia. Ma è stato un momento molto più tranquillo che si è distinto come il culmine dell’ora, quando Jamie ha aiutato suo nipote, il Giovane Ian (John Bell), a elaborare il trauma che ha patito alla fine della stagione tre.
Mentre il ragazzo è stato in grado di sfuggire a Geillis (Lotte Verbeek) in Giamaica grazie a Claire e Jamie, non ha lasciato l’isola indenne. Quando lo scavo di una tomba per il loro amico morto ha scatenato la sindrome dello shock post traumatico (PSTD) in Ian nella premiere, gli spettatori hanno ricordato che la donna più anziana lo aveva violentato alla fine della scorsa stagione. Jamie allora ha guidato il Giovane Ian in una sessione di terapia improvvisata nella quale si è confidato sulla sua esperienza di aggressione sessuale nella stagione uno. Lo zio e il nipote hanno passato un buon lasso di tempo parlando a cuore aperto delle loro esperienze simili, tirando fuori i sentimenti complicati sia di Jamie che di Ian di colpa e vergogna riguardo agli eventi.
In una serie che costantemente sovverte i presupposti riguardo le aggressioni sessuali rendendo gli uomini vittime più delle donne – a differenza della maggior parte delle rappresentazioni storiche della cultura pop – Outlander continua a spianare la strada alle discussioni necessarie. Ecco perché i produttori hanno scelto di dedicare una parte consistente del prezioso tempo di trasmissione della premiere a rivisitare una scena della scorsa stagione.
“Quella è sicuramente la scena più importante della premiere,” dice la produttrice esecutiva Toni Graphia a The Hollywood Reporter. “Dopo quello che è successo l’anno scorso con il Giovane Ian e quello che ha passato con Geillis, lui che è stato preso prigioniero, lei che ha abusato del giovane… il Giovane Ian è rimasto intrappolato nella sua rete e subisce un trauma nelle sue mani. Sapevamo di doverlo affrontare questa stagione, proprio come quando abbiamo affrontato quello che Jamie aveva passato, il suo trauma sessuale alla fine della stagione uno.
“Lo abbiamo riportato per mostare che lui ha dovuto fare i conti con esso come fanno le persone nella vita reale. Anche se questa è televisione, vogliamo essere responsabili.”
Specialmente perché Ian era così giovane quando era stato aggredito, Graphia sapeva che la serie non poteva andare avanti senza commentare come aveva affrontato il suo trauma.
“Volevamo davvero avere una scena in cui mostravamo che Ian soffre ancora di sindrome post traumatica per quello che gli era successo, e che una delle poche persone al mondo che poteva capire ciò, che poteva parlare di questo, sarebbe stato suo zio, perché ci era passato anche lui,” dice Graphia. “Ian ha provato un senso di colpa per questo e cerca di riconciliarlo nella sua testa, incolpandosi come molte vittime [di violenza sessuale] sfortunatamente fanno. Così, quando si confida con Jamie, trova consolazione nel fatto che Jamie ha dovuto fare i conti con una cosa simile ed è capace di dispensare alcune parole di saggezza.”
Jamie aiuta Ian a capire che la colpa non ricade su di lui e aiuta suo nipote a fare un grande passo avanti nella guarigione emotiva dalla sua aggressione. “Sapevamo che questa era una delle scene più importanti anche se non era necessaria per la trama,” dice Graphia. “Questo è ciò che ci piace di Outlander: non andiamo semplicemente avanti con la trama, facciamo progredire i personaggi. Questo era molto importante per la crescita del Giovane Ian. Il suo arco in questa stagione ha molto a che fare con quello che ha passato, che è molto per una persona giovane. Questo è un passo molto importante sulla strada per diventare l’uomo che alla fine sarà.”
E anche se il tema dell’aggressione sessuale non è mai stato più presente nell’era di #MeToo, Graphia sostiene che i produttori non hanno lasciato che il dibattito nazionale influenzasse il modo in cui loro hanno rappresentato il viaggio di Ian.
“Mentre siano consapevoli e apprezziamo il clima di cambiamento che sta andando avanti nel mondo di oggi, non abbiamo consapevolmente pianificato o adattato niente al mondo di oggi,” dice. “Riconosciamo di avere una responsabilità, ma veramente ci sforziamo di rimanere fedeli ai nostri personaggi e quello che loro hanno passato. Il dramma parla da solo del fatto che questo genere di cose accadevano anche 200 anni fa. Gli stupri e le aggressioni sessuali erano dilaganti e le cose succedevano sia alle donne che agli uomini. Questo fa brillare una luce su di esso, e penso che si aggiunga al dibattito di oggi per mostrare che ciò è andato avanti da sempre.”
Fa una pausa, poi aggiunge, “Ma noi non ci trastulliamo dicendo,’Hey, inventiamoci una storia su un trauma sessuale.’ Stiamo seguendo i libri. Questo è successo nei libri. Abbiamo scelto di andare avanti in maniera organica con l’arco della storia in questa stagione per la sia importanza.”
(X)

giovedì 8 novembre 2018

Bees: Orsi e capre

“Un orso? Oh, ecco di cosa si tratta. Claire se lo stava chiedendo.” Jenny liberò le capre impazienti che si gettarono a capofitto nell’erba spessa come le anatre in uno stagno.
“Ma davvero.” Lui mantenne un tono di voce casuale.
“Non ha detto proprio così,” disse sua sorella sinceramente. “Ma si è accorta che la tua pistola non c’era, mentre facevamo colazione, e si è immobilizzata, solo per un istante.”
Gli si strinse un po’ il cuore. Non aveva voluto svegliare Claire quando era uscito nella notte ma avrebbe dovuto dirle la sera prima che aveva intenzione di mettersi sulle tracce dell’orso che Jo Beardsley aveva visto. C’era stato poco tempo per cacciare mentre lavoravano per costruire il tetto prima dell’inverno e avevano disperatamente bisogno di carne e grasso. E una bella pelliccia d’orso sarebbe stata di conforto a Claire nelle profonde e fredde notti d’inverno; pativa il freddo più adesso che l’ultima volta che avevano trascorso l’inverno al Ridge.
“Sta bene,” disse sua sorella, e lui percepì lo sguardo interessato di lei sul suo viso. “Si domandava soltanto, sai.”
Lui annuì, senza parlare, Ci sarebbe voluto ancora un po’prima che Claire si svegliasse e scoprisse che era uscito con la pistola, e non dicesse niente.
Fece un respiro e lo vide addensarsi bianco, svanendo immediatamente, anche se il sole appena sorto era già caldo sulle sue spalle.
“Aye, e tu invece cosa stai facendo qui? È un bel pezzo di strada per il foraggio.” Una delle capre si era avvicinata in cerca d’aria e stava annusando un pezzo penzolante della sua cintura di pelle con molto interesse. Lui la mise fuori dalla portata e spinse gentilmente via la capra.
“Le sto facendo ingrassare per sopravvivere all’inverno,” rispose lei, facendo cenno alla capra rumorosa. “Magari farle accoppiare, se sono pronte. Preferiscono l’erba al foraggio nei boschi ed è più facile tenerle d’occhio.”
“Sai molto bene che Jem e Germain e Fanny se ne occuperebbero per te. È il piccolo Oggy che ti sta facendo diventare matta?” Il bambino stava di nuovo mettendo i denti e aveva polmoni vigorosi. Lo si poteva sentire dalla Casa Grande quando il vento soffiava nella direzione giusta. “O sei tu che stai facendo ammattire Rachel?”
“Mi piacciono le capre,” rispose lei, ignorando la domanda ed evitando un paio di labbra curiose che mordicchiavano le frange del suo scialle. “[Shoo, capra- Gaelico] le pecore sono animali dal buon cuore, quando non cercano di farti cadere, ma non sono zelanti. Le capre hanno un’intelligenza propria.”
“Aye, e anche tu. Ian diceva sempre che ti piacciono le capre perché sono testarde quanto te.”
Lei gli lanciò un lungo sguardo da pari.
“Vaso,” disse lei brevemente.
“Bollitore”, rispose lui, agitando verso il suo naso un filo d’erba che aveva raccolto. Lei glielo afferrò dalle mani e lo diede da mangiare alla capra.
“Mphm,” disse lei. “Beh, se proprio vuoi saperlo, vengo qui a riflettere di tanto in tanto,” disse. “E a pregare.”
“Oh, davvero?” rispose lui, ma lei serrò le labbra per un momento per poi voltarsi ad osservare il pascolo, proteggendosi gli occhi dal riverbero del sole mattutino.
Molto bene, pensò lui. Qualsiasi cosa sia, me lo dirà quando sarà pronta.
-Traduzione Federica-