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domenica 31 gennaio 2016

Miraphora in Scozia - 7° Tappa, Doune Castle, Stirling

Giorni: 22 - 13 Agosto
Soggiorno: Springfield Lodge Ben & Breakfast
Spostamenti: in macchina
Budget medio: 60£

Attrazione più bella: Doune Castle
Biggest regret: non aver visitato meglio Stirling

E così siamo arrivati alla fine, ultima tappa ultimi giorni e ritorno in Italia.
Gli ultimi due giorni in Scozia sono stati una prova di forza, in tutti i sensi.
Reduci dalle sfighe delle gomme bucate, con un membro del team ko con la febbre (Ele, l'unica altra guidatrice), e stanche morte perché - anche in vacanza - si raggiunge un limite, abbiamo lasciato Inverness e il Nord e ci siamo spostate a Sud verso Stirling.

Il viaggio è stato lungo e monotono ma la nostra nuvoletta di Fantozzi se ne è andata con un ultimo colpo di coda, lanciandoci una pietra contro il parabrezza e facendolo crepare. Diciamo che guidare con un buchino che ti fissa (era giusto giusto in prossimità della mia fronte) e le sue piccole crepe che sembrano dire dai prendi una buca che ti facciamo saltare il vetro non è stata una delle esperienze più distensive e rilassanti che abbia mai vissuto. Anzi, è stato proprio un'esperienza di merda, scusate il lessico colorito.

Naturalmente, come abbiamo fatto per tutto il viaggio, abbiamo inserito una tappa a poca distanza da Stirling per unire sia la pausa per la guidatrice - moi - sia per vedere finalmente uno dei set della serie TV.

Con una certa eccitazione ci siamo fermate a Doune Castle aka Castle Leoch.

Nonostante sia conservato perfettamente all'esterno, l'interno in certi punti lascia un pochino a desiderare. Le stanze sono terribilmente buie e - forse volutamente - non ci sono migliorie di alcun tipo per facilitare la visita. Per esempio gli scalini di pietra sono talmente consumati che nelle vicinanze c'era un cartello che avvisava che ai turisti con problemi di deambulazione era caldamente sconsigliata la visita di alcune parti del castello.
Ve lo dico, proprio nel cortile di fronte all'ingresso ci siamo fermate e abbiamo cominciato a urlare Jamieeeeeeee Jamieeeeeeeeeeeee. Le vecchie ci hanno guardato male ma hey! quando mai mi ricapiterà!
Una delle stanze a piano terra è dedicata alle produzioni a cui Doune è stato da sfondo: Outlander, con due bei pannelli (anche se veramente troppo scuri e poco illuminati) e un plastico centrale con i riferimenti a Monty Python e il Sacro Graal. 
Da una delle sale interne si può salire sul tetto e avere una visione d'insieme del bellissimo panorama.
Anche Doune è dotato di uno shop, purtroppo piccolo e preso d'assalto, mentre i bagni - se vi può interessare - sono nella piccola costruzione all'esterno, prima dell'uscita.

Dopo la visita a Doune abbiamo ripreso la macchina e siamo partite alla volta di Stirling.
Ecco un'altra tappa che meriterebbe più giorni. Stirling è una cittadina piccolissima, con stradine strette di sanpietrini, tutta in salita che culmina con il castello e che ha un fascino gotico talmente spiccato che ci avrei passato almeno 4 giorni a fare foto. Ogni angolino di questa città è speciale, è antico, non mi era mai capitato di visitare una paese e sentirmi così ispirata. Purtroppo, però, la stanchezza ha compromesso la nostra visita tanto da farci trascinare letteralmente dal centro al Castello, arrancando sulla salita.

Il Castello di Stirling, mi duole dirlo, è talmente ricostruito e turistico da sembrare quasi finto. Quando l'abbiamo visitato la quantità di turisti era da non credere - complice, forse, la giornata nuvolosa - e quando c'è così tanta gente si fa fatica a godersi anche la minima cosa. Con questo non voglio dire che è brutto, che è una perdita di tempo o cose simili: bisogna tenere conto che eravamo stanche, una di noi era malata, io praticamente non ragionavo più per la stanchezza e l'idea di dover ancora recarci al B&B e seguire tutte le procedure di check in, trovare un posto per cenare eccetera non ha migliorato lo spirito.
A causa della stanchezza e del poco tempo disponibile ci siamo completamente scordate di andare a vedere il William Wallace Monument. Lo so, è imperdonabile (il mio fidanzato ha smesso di parlarmi per un'intera giornata) ma ormai eravamo alla frutta. Sarà per la prossima volta.
Quindi abbiamo lasciato Stirling, io a malincuore, e abbiamo cercato il b&b. Se anche voi vi fermerete da queste parti tenete presente lo Springfield Lodge. Il posto è piccolo, pulitissimo, silenzioso, e il proprietario è gentilissimo e disponibile (ha persino chiamato il ristorante per prenotarci il tavolo).
A questo punto è iniziato il declino del corpo e della mente. Ele si è messa a letto e noi altre ci siamo fatte un thé nella speranza di recuperare un po' le forze e non addormentarci prima di andare a cena.
L'unico evento degno di nota del pomeriggio è stato scoprire che l'intero cast di Outlander si trovava (forse?) in un resort della zona per una conferenza stampa. Per qualche minuto ci è balenata l'idea di prendere la macchina e appostarci davanti all'uscita del resort ma non sapevamo se era veramente in tempo reale o se erano stati lì ore prima.
Ha vinto la stanchezza e ci siamo accontentate di guardare video su Youtube.

Della cena, del ritorno in aeroporto il giorno dopo e delle ore spese a fare le scartoffie per la macchina e le sue ammaccature i ricordi sono fumosi. Ormai eravamo tutte proiettate al ritorno a casa e ve lo devo dire, quando arrivi all'ultimo giorno quasi non vedi l'ora.

E così è la fine del mio viaggio. Spero di avervi fatto compagnia in queste settimane, di avervi dato spunti e suggerimenti e di avervi fatto sognare almeno un pochino.
Se avete dei dubbi sull'andare o meno in Scozia fateli sparire: è un paese che merita di essere visitato e che sicuramente io rivedrò.

Grazie a tutti e - spero - al prossimo viaggio!



domenica 24 gennaio 2016

Miraphora in Scozia - 6° Tappa, Inverness: Fort Augustus, Fort William

Giorni: 16 - 22 Agosto
Soggiorno: Ardross Glencairn Guesthouse
Spostamenti: in macchina
Budget medio: 30£

Attrazione più bella: girare per Inverness senza una meta.
Biggest regret: non aver potuto vedere il Jacobite Steam Train.

Ed eccoci arrivati alla penultima tappa del viaggio.
Questo post sarà un pochino sottotono - capirete perché - e più corto rispetto agli alti. Insomma, rispetto al resto del viaggio la giornata dedicata alla sesta tappa è stata quella meno, come dire, divertente.
Se dovessi riassumere questa tappa con una parola userei sfigata.
Partiamo dal presupposto che, fino a questa giornata, tutto è filato liscio come l'olio. Ci siamo divertite, non abbiamo avuto problemi e siamo sempre riuscite a vedere e fare quello che avevamo programmato. Una giornata negativa era sicuramente in arrivo, e allora è stato meglio che fosse questa piuttosto che altre.

Partiamo dall'inizio.

Abbiamo lasciato Inverness, e il giretto per la città, per ultimo nel nostro soggiorno a Nord proprio perché, essendo una piccola cittadina, è veloce da girare a piedi e non c'è veramente molto da vedere.
Così abbiamo pensato di approfittarne e scendere a Sud verso Fort Augustus e Fort William per vedere anche il famoso ponte dove passa il treno a vapore usato nelle riprese dei film di Harry Potter: il Jacobite Steam Train.

Il progetto era: Fort Augustus, Jacobite Train, Fort William e Ben Nevis (da lontano) e ritorno con giretto a Inverness.

Bene, vi dico solo che a vedere il treno non ci siamo mai arrivate.
Partiamo da Inverness di buon'ora anche se decisamente rilassate. Ormai le tappe non sono più così piene e possiamo permetterci di prendere tutto con calma. Ci dirigiamo verso Fort Augustus e, quando arriviamo, scopriamo un paesello piccolissimo costruito attorno al famoso Caledonian Canal. Stranamente, considerato quanto è piccolo Fort Augustus, abbiamo trovato tantissimi turisti e altrettanti turisti in barca che stavano utilizzando le chiuse per passare dal Loch Ness al fiume. 
Il paese, infatti, si trova proprio sul punto più a Sud del Loch Ness ed ha come unica attrattiva l'attracco per i tour in barca sul Loch Ness e il sistema delle chiuse.
Per chi è appassionato di ingegneria, le chiuse sono interessanti da vedere ma per chi, come me, non ha pazienza di stare a vedere movimenti lenti e impercettibili (passare da una chiusa all'altra è una faccenda che dura almeno 20/30 minuti e sono lunghe 13 metri) la noia è l'unica compagna. Da quel momento è iniziato il mio declino. Mi sono seduta in attesa che le altre facessero i loro affari e ho cominciato a sentire la stanchezza (mi sarei persino addormentata).
Dopo le chiuse ci siamo fermate un po' sulle rive del Loch a fare delle foto (bellissimo panorama, tra l'altro) e ci siamo appollaiate sulle panchine visto che la stanchezza aveva preso tutte e quattro.
Abbiamo pranzato in uno dei ristoranti di Fort Augustus dove ho mangiato l'haggis (buonissimo!).

Dopo pranzo ci siamo dirette ancora più a Sud verso Fort William ma, come ho già detto, non ci siamo mai arrivate. Perché abbiamo bucato.
Nel post dedicato alla guida vi ho spiegato che alcune strade sono piuttosto strette e il bordo non è regolare. Aimé abbiamo proprio beccato una di quelle voragini gigantesche che è quasi impossibile evitare e che sono talmente secche da rovinare subito la gomma. Vi dico solo che la botta (passatemi il termine) mi ha svegliata dal mio sonnellino sul sedile posteriore.

Tempo pochi minuti e ci siamo dovute fermare perché la macchina segnalava un guasto alle gomme. Grazie al cielo è pieno di questi parcheggi a bordo strada, così abbiamo potuto stare in pace a chiamare la compagnia di noleggio e il soccorso stradale.
Vi risparmio le due ore passate tra telefonate isteriche, attesa dell'omino e arrivo del soccorso. Vi dico solo che siamo uscite dal gommista alle 16,30 circa quando ormai la giornata era bella che finita. Non avevamo proprio più energie per proseguire, tanto più che anche la seconda gomma aveva dato segni di essere sospettosamente sgonfia. Il tragitto verso Inverness è stato all'insegna della stanchezza fisica e mentale e della preoccupazione - o certezza, nel mio caso - che l'indomani avremmo trovato anche l'altra gomma a terra.

La mattina dopo sono uscita a controllare la macchina (parcheggiata, tra l'altro, dove non si poteva) e ci siamo trovate la gomma completamente a terra, tanto da non poter nemmeno spostare la macchina. Con l'aiuto della proprietaria della Guesthouse abbiamo chiamato l'assistenza, sventato una multa della polizia e aspettato - ancora - il soccorso per la sostituzione della gomma.
A quel punto il nostro giretto per Inverness è iniziato con la ricerca della sede della compagnia di noleggio, con un bel discorso su assicurazioni, sostituzioni, fatture (non so come ho fatto, ve lo giusto) e una seconda visita ad un altro gommista dove abbiamo cambiato la gomma.
A quel punto, di prendere la macchina per uscire da Inverness, non ne avevamo proprio voglia, considerato che la mattina dopo avremmo dovuto partire per Stirling e farci altre tre ore di macchina.

Lasciata la macchina in un parcheggio a pagamento (vicino alla chiesa), abbiamo cominciato il nostro giretto per la città. Non avevamo né una meta precisa, né un percorso. Direi che ci siamo fatte guidare dall'istinto e abbiamo passeggiato senza pensieri, con l'unico scopo di goderci la città in tutta tranquillità. Abbiamo fatto foto, abbiamo fatto shopping, abbiamo preso gli ultimi souvenirs e abbiamo prenotato la cena in un ristornate.

Inverness, essendo punto di riferimento per tantissimi turisti, è veramente molto popolata. C'è tanta vita, tanti negozi e tante cosine carine da vedere. Sinceramente, più che ricca di storia, è una città che ti offre molte attività e ti permette sia di fare due passi in stradine mezze deserte, sia seguire il percorso del fiume Ness (una delle passeggiate migliori, ve lo assicuro) sedersi sulla panchina, guardare il tramonto, godersi il sole, sia scoprire zone residenziali e guardare il vero scozzese nel suo habitat naturale.

Chiudiamo la giornata così, senza eventi particolarmente eclatanti, molto stanche per le sventure delle due giornate, ma anche contente di aver potuto passare una giornata all'insegna del relax totale senza grandi aspettative ma con un ottimo risultato.

Vi aspetto alla prossima ed ultima tappa del viaggio!

domenica 17 gennaio 2016

Miraphora in Scozia - 5° Tappa, Eilean Donan Castle, Isola di Skye


Giorni: 16 - 22 Agosto
Spostamenti: in macchina
Budget medio: 40£

Attrazione più bella: Eilean Donan Castle
Biggest regret: per visitare bene Skye ci vogliono almeno 2 giorni

La gita sull'isola di Skye è stata una di quelle tappe con un altissimo potenziale che abbiamo, aimé, organizzato male. Non ci aspettavamo tragitti così lunghi, ingenuamente non abbiamo calcolato gli spostamenti e la natura delle strade - per vedere veramente qualcosa bisogna scarpinare in mezzo ai prati - e ci siamo dovute accontentare di seguire la strada principale.
Se volete il mio consiglio Skye merita di essere una tappa di più giorni e, per vederla bene, è necessario soggiornare in loco e fare grossi spostamenti per unire più cose da vedere.
La nostra idea iniziale era di andare a Eilean Donan Castle, entrare a Skye, fermarci a Portree e prendere i minibus che fanno i tour di poche ore per vedere le attrazioni principali dell'isola.

Epic fail.
Prima di tutto la strada da Inverness a Kyle of Lochalsh porta via circa 2 ore, poi si aggiunge almeno 1 ora per Eilean Donan Castle e poi almeno un'altra ora per arrivare a Portree. Volete visitare un po' il paese? Volete fermarvi a mangiare qualcosa? Volete passare almeno 4 o 5 ore in giro per l'isola? Insomma, non è fattibile. Cioè, si può fare ma la visita non sarà MAI veramente memorabile.
Quindi, se volete andare a Skye, tenetela come tappa vera e non come gita in giornata, è uno spreco.
Ma andiamo per ordine.
Alzate di buon ora, cariche come molle, ci siamo messe in viaggio verso Kyle of Lochalsh ben determinate a sfruttare la giornata al 100%. Dopo un viaggio di circa 1 ora e mezzo senza eventi degni di nota, siamo arrivate al punto focale della giornata, il faro che ci ha attirate silenzioso per tutti i giorni precedenti (e pure quelli prima di partire): Eilean Donan Castle.


Per chi è della mia generazione - cioè chi ha almeno 30 anni - il film Highlander è un must, uno di quelli che da bambino hai visto mille milioni di volte e che adesso, se mai lo passassero in TV, lo guarderesti con un misto di nostalgia ed entusiasmo.
Bene, il famosissimo castello di Duncan Macleod è proprio l'Eilean Donan Castle, uno di quei castelli che rappresentano la Scozia al 100%, quello più fotografato, più usato come sfondo, come copertina, come immagine simbolo di questa terra.
Potevamo noi, figlie degli anni '80 e patite fino al midollo di tutto ciò che è Scozia, non fare 2 ore di macchina per vedere anche solo da fuori questo castello?
Ovvio che lo abbiamo fatto. Ovvio che ci abbiamo perso non so quanto tempo tra foto, selfie, video demenziali (Svarione degli Anelli docet), e sospiri innamorati per un castello. L'unica cosa che non abbiamo fatto è stato visitarlo all'interno - pare sia completamente restaurato e a me i castelli ricostruiti non piacciono - ma poter scendere fino al bordo dell'acqua per fare foto, girarci attorno fin dove è possibile (l'ingresso è al cancello all'inizio del ponte) è stato sufficiente.
Bisogna tenere presente che a qualsiasi ora si arrivi c'è sempre tantissima gente, vagonate di turisti, pulmann, parcheggi pieni, insomma, non è proprio una visita tranquilla ma il panorama è talmente suggestivo che le miriadi di persone che fanno foto passano in secondo piano.
Anche in questo caso c'è il Visitor Center con lo shop annesso (ma i souvenirs non erano granché), bagni e bar per mangiare o bere qualcosa.
Da Kyle of Lochalsh a Skye il tragitto è brevissimo e si passa su un ponte molto lungo e piuttosto suggestivo (grazie al cielo non guidavo io, ho il terrore dei ponti così lunghi). La cosa che mi ha colpito di più della strada da Kyle a Portree è il nulla assoluto. Che Skye fosse un paradiso naturale già lo sapevamo, ma che non si incontrasse nulla per chilometri tranne bed&breakfast, qualche casetta e il raro distributore di benzina (da Portree in su non ce ne sono!) mi ha stupita parecchio.

Noi siamo state indubbiamente fortunate perché la giornata, oltre ad essere soleggiata, era anche calda. Il traffico di macchine inesistente vi permetterà di fare una cosa che, normalmente è impensabile: fermarsi nel bel mezzo della strada - o a bordo strada - per vedere qualcosa, per fare foto, per sgranchirsi le gambe e guardare il panorama. La pace assoluta, il silenzio, la tranquillità, il verde, Skye è sicuramente un luogo magico che merita di essere esplorato veramente.
Se volete uscire dalla strada e scarpinare un pochino sono indispensabili le scarpe da trekking perché il fango che arriva alle caviglie è in agguato e perché certi sentieri arrivano anche molto in alto (come il percorso di 2 ore per avvicinarsi al Old Man of Storr - che noi non abbiamo fatto).
Considerando le distanze, ci siamo fermate a mangiare nel primo posto che abbiamo trovato, un pub nel mezzo del nulla ma molto pieno - stranamente non di turisti - dove abbiamo mangiato molto bene (il famoso spezzatino di Skye) e dove abbiamo riposato le chiappe stanche di stare spiaccicate sul sedile.

Una piccola tappa, interessante quanto pittoresca, è Portree. Essendo la città più grossa di tutta Skye, Portree è anche il punto di riferimento per chi vuole gestire la visita ed è anche il punto di partenza per le gite in giornata con i minibus. Essendo arrivate in un orario critico - era attorno le 12 - abbiamo faticato un sacco a trovare parcheggio, a pagamento, e scoperto di essere ormai in ritardo per le partenze dei bus. Non vi dico l'acidità che ci è salita, ma abbiamo fatto un giretto per il paesello alla ricerca del famosissimo scorcio delle casette colorate.
Se penso a quanto è gonfiata l'idea questo famoso panorama e alla realtà dei fatti (ma forse ero solo stanca e accaldata io) la delusione c'è. Per carità, Portree è bella e tutto è così pittoresco che sembra di essere su un altro pianeta, ma quando vedi certe foto e poi le casette che ti trovi a guardare sono poche e con colori smorti ti cade un pochino il mito.
Ma proseguiamo. Finito il giretto in paese e demoralizzate per aver perso l'ultima corsa dei minibus, ci siamo accasciate all'ufficio turistico chiedendo aiuto per trovare un itinerario che ci permettesse di vedere il più possibile nelle poche ore disponibili. L'omina, che mi ha guardata con pietà negli occhi, ci ha suggerito di prendere la strada principale che va verso Nord e che affianca quelle che sono considerate le principali attrazioni dell'isola.
Ripresa la macchina erano ormai le 16 ma ve lo dico così non vi demoralizzate. Anche se guidare per ore e ore mi ha sfiancata, e anche se non ho visto e goduto Skye come avrei voluto, è stata una giornata bellissima. Guidare a Skye è rilassante, si prende tutto con un ritmo più lento e anche se ti fermi per vedere due pecorelle lo fai con il sorriso sulle labbra.
Certo, l'Old Man of Storr l'ho visto solo da lontano, così come non ho visto molte delle attrazioni segnalate, ma abbiamo scoperto angolini dove c'eravamo solo noi e scogliere a strapiombo sull'oceano. Skye è uno di quei posti che, anche se ci stai poco, ti lascia tanto.
Se potessi tornare indietro farei le cose in modo diverso, ma anche così è stato bellissimo.
Le isole sono una parte della Scozia che meritano un viaggio a sé, e se avete anche solo qualche giorno vuoto che non sapete come riempire c'è una sola parola che vi serve conoscere: Skye.

Vi saluto e vi aspetto alla prossima puntata!


domenica 10 gennaio 2016

Miraphora in Scozia - 4° Tappa, Inverness: Loch Ness, Urquhart Castle

Giorni: 16 - 22 Agosto
Spostamenti: in macchina
Budget medio: 50£ 

Attrazione più bella: Urquhart Castle
Biggest regret: non aver visitato la mostra di Loch Ness a Loch Ness Center & Exhibition

Il terzo giorno a Inverness lo abbiamo passato con un certo relax, dedicandolo solamente alla visita di Urqhuart Castle, del Loch Ness e alla caccia estrema al peluche di Nessie.

La distanza tra Inverness e Loch Ness è meno di un ora, ma la cosa bella è che quella strada è estremamente panoramica. Nel momento in cui il Loch inizia, dalla punta più a sud a quella più a nord, la strada costeggia tutta la sua lunghezza con curve, salite, tornanti, tutto per regalare al guidatore scorci improvvisi del Loch.

Essendo una delle attrazioni più famose, l'Urqhuart Castle è molto affollato. Conviene andarci la mattina, sfruttare quelle due ore in cui la gente ancora deve uscire dagli hotel, e cercare di godersi quei pochi secondi in cui ci siete solo voi, il castello e altre duecento persone a fare le foto.
Come potrete immaginare, la coda per l'ingresso è infernale. Noi avevamo il pass cumulativo e, quindi, abbiamo fatto una coda molto breve, ma per chi non si era organizzato, l'attesa è stata sicuramente lunghissima. Il parcheggio, inoltre, ha pochi posti liberi e proprio per questo è meglio evitare gli orari di punta.

Urqhuart Castle è situato in un punto strategico, quasi a metà del Loch Ness e su di un'altura che permette di avere una vista spettacolare. Essendo quasi completamente in rovina, il grosso della visita avviene nel centro visitatori e la parte dedicata al castello è completamente libera.
All'interno del centro potrete anche vedere un cortometraggio sulla storia del castello (se lo chiedete prima, possono mettere i sottotitoli nella vostra lingua), approfittare delle mostre (ho una vaga memoria di qualche vetrinetta) e, naturalmente, pranzare o bere un caffé nel bar. Naturalmente non manca il solito negozio di gadgets, questa volta un po' più turistico del solito e ricco di cartoline e mini taglie di whisky.
La nostra visita al castello è stata piacevole: complice una mattinata soleggiata e una temperatura decisamente calda, abbiamo girovagato tra le rovine con tutta calma, riuscendo anche a fare qualche foto senza troppe persone intorno. E' uno dei difetti maggiori dei posti come questo, non c'è modo di evitare le masse di turisti e ci vuole pazienza perché la foto ricordo non sarà mai veramente perfetta.
La vista migliore si dovrebbe avere dall'alto della torre, la parte più conservata del castello, ma anche quella più affollata e impossibile da visitare. Le scale per salire sono strettissime e ripide e non c'è nessuno che diriga il traffico, per cui si formano degli ingorghi tremendi tra chi sale e chi scende e non c'è modo di muoversi. Noi abbiamo provato a fare meno di dieci scalini e poi mi stava per venire un attacco di claustrofobia e ho gettato la spugna. Ho visto persino genitori con bebé che si infilavano nelle scale, robe da strapparsi i capelli.

Comunque, la visita è stata rilassante e molto piacevole, con tanto di pausa con il suonatore di cornamusa (un omone altissimo e super cordiale) che si è piazzato in un punto strategico e si è messo a suonare. In orario di pranzo, abbiamo mangiato al bar - con un onesto rapporto qualità prezzo - e poi ci siamo spostate verso il punto di ritrovo per fare l'escursione in barca.

Dovete sapere che il mio primo desiderio era di fare il giro sulla barca che ti dava anche il sonar per cercare Nessie, quelle con lo scafo che ha gli oblò sotto il livello dell'acqua. Aimé, trovare questi luoghi di partenza e avere la tabella oraria è una faccenda difficile. Le partenze sono precisissime e se non arrivi in tempo puoi anche arrangiarti, e aspettare per più di un ora nel parcheggio in mezzo al nulla non è il massimo.
Noi siamo state fortunate perché, oltre a fermarci in uno dei negozi di souvenirs più grande su quella strada, abbiamo anche trovato il punto di ritrovo per una delle gite alternative trovate su un volantino a caso.
Così - un po' di corsa - siamo riuscite a prendere il battello per l'escursione di 1 ora che arrivava fino a Urquhart Castle e poi tornava indietro. A parte che ci è capitata una nave mezza vuota, con passeggeri vecchi che se ne stavano dentro (quindi i sedili davanti erano tutti per noi), ma abbiamo pure avuto un Capitano giovane e bello. 

Ragazzi, se mai vi venisse il dubbio se fare o meno l'escursione in barca, non pensateci due volte e fatela. E' stato bellissimo! Il panorama che avrete dal Loch e sul Loch è una cosa indescrivibile e proprio in questa occasione ho fatto alcune delle foto più belle di tutto il viaggio.
Finita la gita ci siamo fiondate dentro il negozio per comprare una quantità di gadgets spropositata e, successivamente, ci siamo dirette verso il Loch Ness Center, ovvero il centro di ricerca ufficiale per il famosissimo mostro di Loch Ness, Nessie. Mi spiace di non aver approfittato dell'occasione per entrare nel centro - anche se i pochi soldini rimasti e il costo alto dell'ingresso hanno smorzato l'amarezza - ma almeno sono riuscita a togliermi lo sfizio di
comprare il peluche di Nessie, che ora abita il cruscotto della mia macchina e di quella del fidanzato. Essendo il peluche ufficiale, mi è costato un pochino di più ma è talmente carino, con il suo berrettino scozzese che non mi è importato per nulla.

Considerando che, ormai, era pomeriggio inoltrato, abbiamo deciso di prendercela con calma e abbiamo fatto una passeggiata nei dintorni (c'è addirittura un parco per bambini che si chiama Nessieland), abbiamo preso un caffé e poi siamo tornate ad Inverness.

La giornata è stata molto soddisfacente e ben organizzata. Abbiamo fatto esattamente quello che ci eravamo proposte di fare senza esagerare, godendoci ogni minuto e trovando spazio anche per fermarci a fare delle pause.

Da me e dal peluche di Nessie è tutto.
Vi aspetto, come al solito, alla prossima puntata!

domenica 3 gennaio 2016

Miraphora in Scozia - 3° Tappa, Inverness: Culloden, Clava Cairns, Fort George, Elgin

Giorni: 16 - 22 Agosto
Soggiorno: Ardross Glencairn Guesthouse
Spostamenti: in macchina
Budget medio: 60/70£ al giorno

Attrazione più bella: Clava Cairns
Biggest regret: essere arrivate 5 minuti dopo l'orario di chiusura della cattedrale di Elgin.

Nel momento in cui ti svegli la mattina e sai con matematica certezza che entro sera sarai a Inverness sale una certa ansia. Non tanto per la strada quanto per l'incredulità. Ma sul serio, dopo così tanti anni a fantasticarci sopra, sarò a Inverness? E sul serio andrò a visitare Culloden?
Sono certa che mi capirete, questa tappa è stata quella più emozionante, emotivamente forte di tutto il viaggio. Lo volevamo da tanto e arrivarci è stato stressante e bellissimo allo stesso tempo.

Naturalmente, essendo Inverness la tappa principale di tutto il viaggio, è stata anche il punto di partenza per tutti gli spostamenti che avevamo organizzato in giornata. Il primo è stato proprio il campo di battaglia di Culloden, poi le pietre di Clava Cairns e - per chiudere il giro, Fort George e Elgin.

Culloden è stato il primo stop. Ci siamo alzate presto e ci siamo dirette verso il campo con un certo anticipo. Arrivare a Culloden da Inverness è piuttosto facile. Le strade da fare sono poco trafficate, certo, ma è stato comunque necessario un navigatore perché i cartelli erano pochi, piccoli, e solo in prossimità del campo. Insomma, se siete agitati è meglio che qualcuno vi sollevi dall'incombenza di guardare le indicazioni, ma se avete la mia stessa fortuna di trovarvi a vostro agio con la guida e con le strade piccoline l'esperienza sarà per niente pesante.
L'ingresso
L'arrivo è stato tranquillo, pacifico, un inizio di giornata veramente perfetto. A parte la fortuna sfacciata di aver trovato una bellissima giornata di sole con temperature miti, arrivare presto è stata una scelta intelligente: i pochissimi visitatori e l'avere gran parte del percorso solo per noi ha reso questa esperienza veramente intensa.

Il parcheggio è gratuito e, se posteggiate la macchina verso l'esterno, vi troverete di fronte anche le mucche tipiche della Scozia, marroni a pelo lungo con i corni lunghissimi. Ci è venuto il dubbio che quelle poverine fossero state messe lì apposta per i turisti, ma alla fine chi se ne importa sono state le uniche che abbiamo visto da vicino!
L'ingresso è il Visitor Center, un edificio che contiene lo shop, la biglietteria, il bar e la mostra obbligatoria per passare poi al campo. Il costo del biglietto è di 11£ e comprende la visita alla mostra, al campo e un'audio guida in diverse lingue compreso l'italiano. La cosa figa è che l'audio guida è necessaria solo per la visita al campo ed è automatica: riconosce i punti del percorso e parte la spiegazione corrispondente, voi dovete solo metterla in pausa se volete o andare avanti e indietro. Insomma, una pacchia.

La mostra interna, purtroppo, è solamente in inglese e se non masticate bene la lingua - soprattutto se non la capite - ascoltare le spiegazioni di alcuni pannelli può rovinare in parte la visita. Io, che modestamente ho una comprensione scritta e orale più che discreta, nei punti di ascolto a volte facevo fatica a distinguere le parole, ma mi sono accontentata di guardare. I reperti presentati sono tantissimi e veramente interessanti, soprattutto la parte finale con tutte le armi ritrovate nel campo - compresi i proiettili, i cannoni, i fucili - e il video finale è qualcosa da brividi. Se aspettate i pochi minuti che ci vogliono perché il video termini, entrate nella saletta e preparatevi: il museo ha ricreato un filmato di pochi minuti che rievoca la prima carica della battaglia, con tanto di attori, di rumori e di spiegazioni. La cosa emozionante, però, è che il film è proiettato sui quattro muri della stanza, così che contemporaneamente da un lato e dall'altro vedete i due schieramenti correre verso di voi. E' come se foste in mezzo al campo, tra le due parti, proprio in mezzo alla battaglia. Da brividi, ve lo assicuro.

Appena finite il giro del Visitor Center, c'è un bancone dove vi danno l'audio guida e subito all'uscita inizia il percorso - obbligato, non c'è modo di sbagliare - per il campo vero e proprio.
Il campo di battaglia
Dopo la visita al museo, il campo di battaglia è un'esperienza sacra. C'è un cartello - che Eleonora ha visto subito - dove il personale chiede di rispettare i luoghi di sepoltura e di evitare di farsi le foto con le lapidi. Insomma, Culloden non è solo il luogo di una battaglia, è anche il posto dove centinaia di persone sono tutt'ora sepolte e merita di essere visitato con il rispetto che dareste a un qualsiasi luogo sacro. Del resto l'aria che si respira è proprio di sacralità: la consapevolezza di camminare su un terreno intriso di sangue e disperazione è fortissima, e il silenzio, la pace, la cura che le persone ci hanno messo per mantenere tutto così com'era sono tangibili.

Fa impressione camminare lungo il percorso e scoprire piccole lapidi con incisi i nomi dei clan e sapere che lì sotto ci sono delle persone. Ma, per forza di cose, l'emozione più grande è stata trovarsi di fronte al piccolo masso del clan Fraser, quasi isolato dagli altri e l'unico - tra tutti - ad avere dei fiori davanti. Non c'è molto da dire, tranne che i ricordi del romanzo e la realtà si sono fuse per un momento e la lacrimuccia è scappata.

Alla fine del giro si torna all'interno del Visitor Center dove, se volete, potete pranzare, prendere un caffé e poi fare un giro nello shop. Noi abbiamo mangiato e poi speso una quantità di soldi in gadgets. Dopo la botta emotiva una carica di zuccheri e shopping ci vuole.

Godutoci Culloden con tutto il cuore, siamo partite alla volta delle famosissime pietre funerarie di Clava Cairns che - si dice - abbiano ispirato Diana Gabaldon. Ve lo dico, guidare da Culloden a Clava Cairns è stato uno spasso: mulattiere, stradine strettissime in mezzo ai campi, il nulla cosmico - ci siamo fermate per chiedere indicazioni quando abbiamo incontrato l'unico essere umano (un giovane ciclista) ma anche lui si era perso...insomma, già il tragitto di per sé è stato bellissimo.

Se anche voi farete quella strada, sappiate che le Clava Cairns arrivano all'improvviso: un secondo c'è solo verde e quello dopo si aprono sul lato strada e le vedi lì, enormi e placide che ti aspettano. Il sito è gratuito, con annesso parcheggio, ed è un posto poco frequentato dai turisti. Badate bene, qualcuno c'è sempre e c'è anche la possibilità di fare un tour guidato, ma noi - allo sbaraglio - siamo entrate con i cuoricini negli occhi e una smania tremenda di trovare delle pietre che assomigliassero anche solo da lontano a quelle del romanzo. Che ve lo dico a fare, le abbiamo trovate e il servizio fotografico che abbiamo fatto passerà alla storia.

Aneddoto: una coppia di turisti stava facendo il tour con una guida, un omone in kilt, che vedendoci fare le foto di gruppo si è offerto di aiutarci. La sua frase di apertura? "You girls here for Outlander?" (siete qui per Outlander?), evidentemente non eravamo le prime. Simpaticissimo, l'omino, e veramente gentile. Il posto è bellissimo, silenzioso e ricco di storia. Bastano due passi per avere tutto intorno a voi e ci vuole veramente poco per visitare il sito. 
Se passate da quelle parti merita sicuramente di essere visitato. E' magico quasi quanto Culloden, se non di più.

Terzo stop della giornata l'enorme, ordinatissimo, quasi inquietante Fort George.
Per arrivare a Fort George la strada è semplicissima, dritta, senza traffico, e si arriva direttamente al parcheggio del sito che si affaccia sul Moray Firth. Sembra di essere al mare, con questa distesa blu piatta dove si riflettono le cime delle colline, le nuvole e il profilo della gigantesca fortezza. Se pensate che risale a subito dopo Culloden (1748) la sua conservazione è fantastica: addirittura alcune zone sono tutt'ora utilizzate come caserme per i soldati (visti, di sfuggita ma visti!) e la parte iniziale è adibita a mostra. La parte più bella, secondo me, è il camminamento sopraelevato che percorre quasi tutto il perimetro e che permette di avere una visione dall'alto sia del forte che della costa, dal Firth al Great Glen. In teoria - secondo me lo dicono per attirare i turisti - si possono vedere i delfini che passano lo stretto ma, come sempre, noi non ne abbiamo visto nemmeno la pinna.

La visita è piuttosto lunga, almeno due ore, e l'audio guida è compresa nel biglietto. Vi suggerisco di farla quando siete freschi e riposati perché noi - dopo già un'intensa mattinata - eravamo abbastanza stanche alla fine della visita.

L'ultima tappa della giornata, e anche la più lontana, è stata la cattedrale di Elgin situata nell'omonima cittadina.
La strada che va da Fort George a Elgin, per quanto sia dritta, è infinita. Una noia mortale senza stop, semafori, curve, niente se non strada dritta. Certo, è piuttosto trafficata ma niente che un guidatore normale non possa affrontare. Tenete presente, però, che ci si mette almeno 1 ora e mezzo ad arrivare e trovare parcheggio è una fatica. Fate gli italiani - come noi - e parcheggiate nel grande Tesco che si trova proprio in centro. Vi salva la vita.
Elgin - sapevatelo - chiude alle 17,30 e se arrivate anche solo alle 17,25 non vi fanno entrare. Siccome è una cattedrale in rovina veramente spettacolare è consigliabile organizzarsi per bene e arrivare almeno 1 ora prima. L'unica cosa positiva - dopo un'intera giornata fuori, stanche morte e deluse di non poterla visitare - è che tutto il perimetro è circondato da cancelli e quindi si vede tutto, si possono fare anche foto discrete. Non è la stessa cosa, per niente proprio, però a volte gli imprevisti capitano e bisogna prenderla con filosofia. 

La nostra lunghissima giornata si è conclusa con un giro da Tesco e altre 2 ore interminabili di macchina per tornare a Inverness.
Bilancio della giornata? Magica, intensa, emozionante. 

Chiudo questo post lunghissimo e ci rivediamo alla prossima puntata!

domenica 20 dicembre 2015

Miraphora in Scozia - 2° Tappa, Dunkeld e Birnam, Pitlochry e il Queen's View

Giorni: 15 - 16 Agosto
Spostamenti: a piedi, macchina
Budget medio: 50£ al giorno

Attrazione più bella: Queen's View
Biggest regret: avrei voluto stare almeno un giorno in più

Durante la pianificazione delle tappe e degli spostamenti, la strada da Edimburgo a Inverness ci era sembrata troppo lunga e, francamente, era anche uno spreco evitare di visitare qualcosa in quella zona dovendoci passare proprio in mezzo. Abbiamo deciso, quindi, di evitare di fare ore di macchina come primo tratto di guida e, cartina e guida alla mano, abbiamo cercato un punto dove fermarci.
Ci sono capitate sotto gli occhi Dunkeld e Birnam e, successivamente come ultima fermata dove dormire, Pitlochry.
Ragazzi, date retta a me, questa è una zona sottovalutata. In giro c'era pochissima gente, di turisti ne abbiamo visto solo 3 (una famiglia), e gli abitanti erano tutti sorridenti, rilassati e per niente scocciati di vedersi togliere da sotto il naso l'ultimo parcheggio del paesello.
Birnam e Dunkeld sono paesini talmente piccoli da stare su una strada, hanno tea house da fiaba e panorami con nuvoloni tipo zucchero filato e tantissime cose da vedere e da fare. Come zona merita di sicuro più di due giornate scarse, ed è perfetta per un turismo slow fatto di passeggiate, qualche degustazione di whisky e una bella fetta di torta.

Cominciamo con la prima fermata: Dunkeld e Birnam.
Le due cittadine - o paesini - del Pertshire sono chiamati gemelli: sorgono sulle due sponde del fiume Tay e sono speculari. Da un lato Dunkeld, dall'altro Birnam, e basta attraversare un ponte per passare da una cittadina all'altra. Il colore dominante è il verde: alberi ovunque, fiori ovunque, tantissime zone di verde, tanti cespugli e un bellissimo mini parco - o mini foresta? - dedicata a Beatrix Potter.
A Birnam, infatti, c'è il Beatrix Potter Park, piccolo ma interessante con a fianco un centro che ospita una mostra sull'autrice. Se vi interessa più il lato serio della letteratura, Birnam è anche il luogo dov'è ambientato il Macbeth.
Vi farà piacere sapere che noi - nella nostra immensa abilità di turiste indipendenti - abbiamo provato a raggiungere Dunkeld attraverso il famoso ponticello...e non ci siamo riuscite. Dopo oltre 15 minuti di camminata lungo questa stradina sterrata dove non c'era assolutamente nessuno, del ponte non c'era nemmeno l'ombra e, alla fine, siamo tornate indietro scoraggiate visto che ormai era arrivata l'ora di metterci in marcia.
A Birnam abbiamo mangiato in questa piccolissima tea house, di quelle che a vederle da fuori non ti fidi ad entrare, che faceva sia da tavola calda sia da negozio di articoli misti - cancelleria, edicola, ecc. - con cameriere gentilissime dai tratti tipicamente british e tantissimi abitanti del luogo che ci guardavano sorridenti. Sempre a Birnam, mentre camminavamo lungo il marciapiede deserto, abbiamo incontrato il vecchino più tenerello ever: ci siamo incrociati e lui, zoppicante con il suo bastone, si è fermato e ci ha augurato una buona giornata. Lo avrei abbracciato.

Da Dunkeld e Birnam abbiamo proseguito il viaggio verso Pitlochry. Al contrario delle due piccole cittadine, Pitlochry è già più turistica, ci sono molti visitatori (anche se quasi tutti di una certa età) ed è decisamente più viva. La strada che ci ha portato al nostro B&B sembrava una mulattiera di montagna - a prova di stress da guida, con quelle curve a gomito in salita! - ma, una volta a destinazione, ne vale assolutamente la pena! Al Derrybeg ci siamo trovate benissimo, qui la proprietaria Ildiko - di cui ho già parlato - ci ha aiutate illustrandoci le cose più belle da vedere in poco tempo e ci ha suggerito un itinerario che finiva al centro città giusto in tempo per la cena.
Pitlochry
Dal punto di vista naturalistico, Pitlochry è fantastica: sorge lungo un solo lato del fiume Tummel, mentre dall'altro c'è verde ovunque. Il percorso da seguire è lineare: attraversi la strada, segui il ponte, prosegui per circa 1 ora di camminata, arrivi alla diga dove - dicono - si possono vedere i salmoni risalire la corrente (noi non ne abbiamo visto nemmeno uno), la attraversi (io ho fatto l'ultimo tratto di corsa perché avevo una paura nera) e ritorni in città dove ti fermi per cenare. Noi abbiamo seguito alla lettera questo giro, aggiungendo una visita alla distilleria Blair Athol.
Per cena ci siamo fermate in un posto piuttosto famoso - di cui non ricordo nemmeno il nome - che, però, ci ha deluse: niente di veramente speciale o tipico.
Vista dalla diga
Il giorno dopo, una volta caricata la macchina e presa la strada, abbiamo seguito il consiglio della nostra nuova amica del B&B e ci siamo dirette verso il famoso Queen's View.
La strada da percorrere per arrivare al punto panoramico è, per chi non è abituato, un incubo. Stretta, tortuosa, impegnativa - povera Eleonora - una vera prova di resistenza lunga almeno 1 ora che vi porterà direttamente al parcheggio per il Queen's View.
Non c'è grande distanza da percorrere a piedi e, una volta lì, sperate nel bel tempo perché la vista è veramente uno spettacolo! Noi, non solo abbiamo trovato nuvolo - con pioggerellina - ma abbiamo anche fatto conoscenza dei famosi moscerini delle highlands!
Queen's View
Da qui siamo partite direttamente per Inverness, ma questo ve lo racconterò un'altra volta.
Come sempre, se avete suggerimenti, commenti o se anche voi avete visitato queste zone e volete lasciare il vostro contributo lasciate un messaggio al post. Noi ci rileggiamo tra una settimana! 

Alla prossima! 

lunedì 14 dicembre 2015

Miraphora in Scozia - 1° Tappa, Edimburgo

Giorni: 12 - 13 - 14 - 15 Agosto
Spostamenti: a piedi, taxi
Budget medio: 40/50£ al giorno

Attrazione più bella: Greyfriars Kirk, Royal Mile
Biggest regret: ho fatto pochissime foto, accidenti a me!

E così, dopo molto blaterare, comincia il vero viaggio.
La prima tappa è stata Edimburgo. Punto di arrivo con l'aereo e primo vero assaggio di Scozia.
Non so se voi condividete il mio stesso amore per tutto ciò che è british, ma se lo fate sappiate che appena uscite dall'aeroporto respirerete l'aria inglese quasi come se foste a Londra, con la differenza che lì è tutto più moderato. Durante il tragitto in taxi dall'aeroporto all'appartamento abbiamo passato intere vie con casette basse tipicamente inglesi, che quasi sembravano cottages, e più in centro palazzine di pietra scura con cespugli di fiori in piena fioritura. Bellissimo.
Edimburgo è una cittadina piccola, contenuta, che si gira tranquillamente a piedi o, se vi avventurate più all'esterno, è raggiungibile con i taxi in pochi minuti. Il centro è la parte più turistica e pittoresca, mentre alcune zone della periferia non sono niente di che, sembra una qualsiasi città inglese.
Il primo consiglio che vi do, e vi suggerisco di seguirlo a meno che non siate appassionati seri, evitate i giorni del Fringe come se ci fosse la peste bubbonica. Noi abbiamo vissuto Edimburgo senza e con Fringe e la differenza è stata abissale. Una città così piccola, già normalmente congestionata di turisti, con il Fringe diventa un carnaio infernale: il Royal Mile è un pigia pigia, non si vede niente, non si passa da nessuna parte, non si trova spazio nemmeno per fermarsi sui marciapiedi. Il livello di caos e di rumore è talmente alto che sono scappata più volte dal centro per infilarmi in qualche stradina per sbucare in una zona deserta.
Senza un ordine di visita - perché onestamente non me lo ricordo - elencherò le cose che abbiamo visto e vi darò qualche dritta. In modo molto casuale parto con il Castello di Edimburgo.
Il Castello è stata un po' una delusione: è sicuramente bello e ricco di cose da vedere ma non corrisponde alla nostra idea di castello e la visita, se non è fatta secondo un ordine preciso, rischia di diventare dispersiva. Ci sono veramente tante cose da vedere già dall'entrata (nel cortile dove fanno il Military Tattoo) con le statue di William Wallace e Robert the Bruce, fino al belvedere dove c'è una bellissima vista della città - inutile dire, è quasi impossibile fare una foto panoramica senza che ci sia qualche intruso. Molto interessanti da vedere sono le prigioni sotterranee e il National War Museum dove potrete vedere, oltre alle armi, anche le divise dei soldati.
Comprate il biglietto online per evitare le code e usate l'audioguida, organizzatevi in modo da entrare appena apre la mattina per evitare la ressa che si crea a metà giornata.
Il Royal Mile è la famosa strada del centro, ricca di attrazioni e di negozi, che porta dal centro - nella parte bassa - al castello ed è la più frequentata. Se volete vedere la 'cartolina' di Edimburgo questa è la zona più famosa. Ci sono suonatori di cornamuse - lasciate qualche monetina - che sopportano stoicamente i turisti che si affiancano per fare foto, negozi di souvenirs, ristoranti e pub. Ma, se fate attenzione, perpendicolari al Royal Mile ci sono tante stradine che portano ad angoli nascosti della città. Per esempio la Lady's Stairs Close porta a delle scale e poi al Writers' Museum - gratis, ricco di cimeli di Stevenson, Scott e Burns.
Il Royal Botanic Garden sono i giardini pubblici a entrata gratuita, si pagano solamente alcune zone, e racchiudono moltissime piante rare e una serra in stile vittoriano. Quando il Fringe ci ha fatto salire l'odio per l'umanità ci siamo rifugiate in questo angolo di Paradiso: ci vanno gli abitanti, le famiglie, le persone che vogliono fare una passeggiata nel verde ed è sicuramente un bel modo per passare il pomeriggio fuori dal caos turistico.
Decorazione floreale nel centro
Greyfriars Kirkyard e Greyfriars Kirk. Forse vi sembrerà strano, ma io sono appassionata di cimiteri, soprattutto di quelli antichi. Mi piace visitarli, mi piace guardare le lapidi e mi piace la tranquillità che c'è. Nessuno fa casino nei cimiteri (tranne a La Chapelle, lì ci sono dei cafoni fotonici). Il Greyfriars è piccolo, su una collinetta erbosa di fianco alla chiesa e si arriva tramite degli scalini o dalla salita principale. Ci sono alcune tombe famose, ma in pochi danno grande importanza al prestigio dei suoi defunti. Sembra essere più che altro un luogo di ritrovo e di relax per gli abitanti: molti si fermano sul prato, alcuni passeggiano, altri fanno foto, è sì un cimitero ma si respira aria di pace e serenità.
Sempre in zona si trova la statua di Greyfriars Bobby, il cagnetto famoso per essere rimasto sulla tomba del padrone per 14 anni. E' un angolo di strada preso d'assalto da chi vuole farsi il selfie con la statua. Io sono scappata.
Se siete Potterheads non ci sarà bisogno di altra spiegazione, ma se non lo siete - vergogna! - vi dirò che una tappa fondamentale se visitate Edimburgo è l'Elephant House, il café dove J. K. Rowling ha scritto buona parte di Harry Potter e la Pietra Filosofale. Visto da fuori non è niente di speciale, dentro potete sedervi a bere un thé, ma la magia è nei bagni! Appena entrate vi troverete dentro milioni di scritte sulle pareti, sul soffitto, sul pavimento, sullo scarico del water, sulle porte, sulle serrature, sulle tubature. Potterheads di tutto il mondo hanno lasciato il loro segno, e io con loro. Emozionante.
Non troppo lontano dal centro e dal castello c'è una zona che sembra non appartenere ad una città. Si tratta del complesso di Holyrood, il parco e il palazzo, che sorgono ai piedi dell'Arthur'seat una collina ripida dalla quale si può avere una visione della città dall'alto. Noi non siamo salite sul vulcano, sono circa 50 minuti di camminata in salita, perché quel giorno pioveva, in compenso abbiamo visitato il palazzo - non il parco, non era visitabile con il nostro biglietto.
Holyroodhouse è la residenza ufficiale della famiglia reale in Scozia. Cioè William, Kate, la regina...sì tutti loro la usano come residenza estiva e fare il giro delle stanze pensando che di lì è passata pure Elisabetta mi ha fatto una certa impressione. Gli interni sono bellissimi, curati, con un percorso obbligatorio girerete tutte le stanze - comprese le camere private di Maria Stuart - e con l'audioguida (indispensabile) vi godrete la visita al 100%.
L'esterno è altrettanto bello e suggestivo. Come parte finale della visita passerete dentro Holyrood Abbey, un'abbazia ormai in rovina - ma le rovine sono così emozionanti da visitare e belle da fotografare! - che, si dice, prenda il nome dalla presenza nel passato di un frammento della vera croce.

Queste sono solo alcune cose da vedere di questa bellissima città. Ogni angolino, ogni scorcio, ogni cosa particolare non sono possibili da elencare, perché sono ricordi che rimangono in ognuno di noi. Edimburgo è una città bellissima, piccola ma ricca, ed è sicuramente una tappa necessaria per iniziare o finire il viaggio in Scozia. Vi consiglio, oltre a programmarvi le cose da vedere, di passeggiare senza meta, andare dove capita e godervi la giornata. Certi angolini li abbiamo scoperti proprio così, e a volte è anche il metodo migliore per visitare una città!

Bene, questa prima tappa - lunghissima, ma mi sembra di non avervi detto niente - è finita.
Con la prossima si va verso Nord!
Vi aspetto!

domenica 6 dicembre 2015

Miraphora in Scozia - 5. Gli scozzesi

Ok, cominciamo con il dire non pensate male.

Questo non sarà un post su quanto sono belli, virili, Sam-like gli scozzesi che ho incontrato in 11 giorni di viaggio. Non farò un poema sui loro muscoli, sui pettorali o sui bicipiti. Non parlerò di nessun giovane e aitante highlander per il semplice motivo...che non ne ho incontrato neanche uno questo post è dedicato agli scozzesi in generale, grandi e piccini, uomini e donne. Tutti.

Quindi questo sarà un inno al popolo, alla civiltà, all'educazione, alla gentilezza, alla pazienza e alla comprensione. Un inno alla popolazione più meravigliosamente fantastica con cui ho avuto a che fare nella mia vita.
Partiamo da un presupposto: la civiltà - cioè, l'essere civile - non è una qualità scontata. Non tutti sono civili all'interno della loro comunità e meno che mai verso gli stranieri o i turisti. Da italiana, vedendo come gli stranieri percepiscono la nostra cafoneria, la nostra arroganza e furbizia verso i turisti, mi aspettavo di rimanere isolata nonostante le difficoltà, come in una bolla dove il turista stesso non interagisce quasi mai con i locali. Che poi, siamo onesti, a parte le necessità primarie, si interagisce pochissimo con i cittadini dei posti che visitiamo.

Quest'anno, per forza di cose, sono stata costretta a confrontarmi spessissimo con gli scozzesi e non intendo solo i camerieri, i commessi, o chi svolge un lavoro che ha contatti continui con il pubblico.
Intendo polizia, assicuratori, gommisti, meccanici, assistenza stradale, centralinisti...intendo tutto quel settore che in circostanze normali - dove si parla la stessa lingua - sono già complicate e che, con due lingue diverse, diventano non solo complicate ma anche stressanti.
Spendiamo due righe sui ruoli che più capita di incrociare: i proprietari degli hotel, i commessi, i camerieri, quelle persone che servono più di tutte il turista. Tra tutti mi sento di nominare due persone, due donne, che hanno trasformato completamente i nostri soggiorni. Senza nulla togliere alle altre persone, gentili e disponibili, queste due rappresentano più di tutto quello che è, secondo me, lo spirito scozzese.

Ildiko, proprietaria del Derrybeg Bed&Breakfast di Pitlochry, una vera sagoma di simpatia, disponibilità e gentilezza. Nel momento in cui siamo arrivate al b&b, bellissimo tra l'altro, ci ha fornito una mappa e ci ha dato una serie di informazioni e di consigli per sfruttare al meglio il poco tempo che avremmo passato a Pitlochry. In più ci ha pazientemente servito un porridge in tutte le varianti che poteva proporci finché ho trovato la soluzione perfetta per me. Insomma, ci ha davvero fatto un'ottima impressione e con il suo fortissimo accento scozzese è stata la prima persona che mi ha fatto pensare ma allora l'accento esiste!

La seconda persona degna di nota e salvatrice della sottoscritta è stata la proprietaria della guesthouse Ardross & Glencairn di Inverness. Questa donna mi ha salvata nel momento di stress maggiore, quando solo l'idea di telefonare ancora alla compagnia di noleggio mi mandava in ansia. Non solo ha chiamato al posto mio la compagnia, ma ha anche gestito l'uscita dell'assistenza stradale per noi, scrivendoci un messaggio da mettere sul parabrezza per evitare multe e lasciando il suo riferimento per eventuali chiamate (che ci sono state). Insomma, questa persona ha fatto molto più che affittarci la stanza, molto più che una semplice telefonata, ha ammortizzato una difficoltà e un disagio rendendoli più semplici e gestibili.

Perché noi, nel giro di tre giorni, abbiamo bucato due gomme e la trafila che c'è dietro è una cosa dell'altro mondo...solo perché devi parlare sempre e solo in inglese. Sembra semplice, io l'inglese lo capisco benissimo e lo parlo, ma quando sei in mezzo al nulla con solo le mucche al pascolo, una linea telefonica gracchiante e l'ansia dell'essere in panne, vi posso assicurare che uscirsene con termini come flat tire, road assistance, insurance e tutto quello che è collegato, nonché spiegare la tua posizione, i dati della macchina e della polizza...diventa un incubo. Quando non ti capiscono, quando tu non li capisci, l'unica cosa che vorresti fare è mollare la macchina e tornartene indietro a piedi. Piangendo.
Ma ce l'abbiamo fatta. E' uscito l'omino - dopo 1 ora e mezzo - ci ha cambiato la gomma con il ruotino di scorta e ci ha portate dritte dal gommista. Parlare con i gommisti scozzesi è stata un'esperienza quasi mistica. Mi fissavano con un sorrisino sulle labbra tipo ma guarda sta' ragazzetta annuivano e facevano quello che volevano nonostante girassi attorno alla macchina come mamma chioccia. Per ben due volte mi sono trovata da un gommista e in tutte e due le volte ci hanno trattate benissimo, abituati come sono a trattare con i turisti (non eravamo le uniche con le gomme a terra).

Menzione speciale per la polizia.
Quando abbiamo trovato la seconda gomma a terra, la macchina era parcheggiata davanti alla guesthouse dove per tutta la notte il parcheggio è libero e diventa a pagamento o riservato ai bus durante la giornata. Bene, la nostra macchina era proprio nel parcheggio riservato ai bus, e mi sono accorta per caso che ci stavano girando attorno due poliziotti che ci stavano facendo la multa. Quando sono uscita per parlare con loro, facendo vedere la gomma e spiegando che non potevamo spostarla, la poliziotta non solo ha tramutato la multa in warning (a valore zero £) ma mi ha anche dimostrato una partecipazione sorprendente: mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto per chiamare l'assistenza, se erano già in viaggio, se potevano aiutarmi in qualche modo, tutto condito da un che sfortuna, poverina che mi ha dato un sacco di conforto. Lo so che penserete è il loro lavoro, ma dall'essere professionali all'essere umani e professionali c'è un abisso a volte incolmabile.

Quindi ecco, credo di amare gli scozzesi. Credo che un livello tale di generosità, di gentilezza e di civiltà non lo troverò tanto presto e mi manca tantissimo. Mi manca così tanto che ci tornerei solo per sentirmi così benvoluta e rispettata. Tornare a Milano in mezzo agli italiani è stato traumatico.
 
Certo, così come abbiamo incontrato tante brave persone, ci sono state anche quelle meno gentili ma è piuttosto normale, da turista, trovarsi di fronte un cameriere annoiato, un tassista scazzato e commessi molto poco pazienti. Va bene così, i miei ricordi positivi superano di gran lunga quelli negativi.
 
Chiudo questo post lungo e serioso con che il karma mi faccia rinascere scozzese!
 
Alla prossima!