domenica 8 febbraio 2026

Libro 10: Minnie & Amaranthus

[Nota dell’autrice – nel XVIII secolo un “canapè” (con l’accento sulla “e”) non era un antipasto, ma un pezzo dell’arredamento del salotto – un piccolo divano.]
«Tè, per favore,» disse Minnie alla donna che si era precipitata mentre si faceva strada nel corridoio, scortando l'alta Viscontessa. Come un rimorchiatore che accompagnava un Indiaman in banchina, pensò. «Caldo e con molto zucchero, se ce n’è. Se no, andrà bene anche il miele. Oh – e come vi chiamate, prego?»
«Moira O’Meara», disse la cuoca – perché chiaramente era la cuoca, Rafe non si era lasciato ingannare dal suo grembiule. La sua faccia era rossa, ma aveva una espressione sospettosa. «Voi…ehm…»
«Minerva, Duchessa di Pardloe,» disse Minnie, facendo un cenno con il cappello con tutte la grazia che le circostanze le permettevano. «Questa giovane donna vomiterà o sverrà tra un minuto o due. C’è un divano per svenimenti in questo posto? O almeno una dannata ottomana?»
Così incoraggiata, Mrs. O’Meara fu all’altezza della situazione e afferrò l’altro braccio della Viscontessa, e condusse il terzetto di donne in un salotto piccolo ma perfettamente arredato, che conteneva – grazie a Dio, la donna pesava come un barile di tabacco, o almeno così sembrava – un elegantissimo canapè, con gambe di ebano splendidamente intagliate e un rivestimento di pesante satin nero con ricami in filo d’oro. 
Minnie si sentì allarmata al posto del rivestimento; la Viscontessa stava avendo dei conati di vomito delicatamente, con una mano sulla bocca, ma era o il divano o il pavimento, così la fece sedere sul divano, le spinse la testa senza tante cerimonie tra le ginocchia e disse: «Non vomitate, almeno non finché non avrò trovato un asciugamano. Portate un asciugamano!» urlò verso la porta aperta, attraverso la quale era scomparsa Mrs. O'Meara, con l'intenzione di preparare il tè.
Minnie si guardò intorno, ma la stanza sembrava non avere nulla di appropriato al suo scopo, e con un sospiro, allungò la mano attraverso il taglio della tasca, slacciò una delle sue sottogonne e, uscendone, la spinse – giusto in tempo – sotto il mento della Viscontessa.
Le cose da quel momento in poi furono un po' caotiche, ma un quarto d'ora dopo, Minnie si ritrovò in possesso di un vero e proprio tavolino da tè su ruote, dotato di una teiera fumante – un vero tè cinese, per giunta! – con latte, zucchero, miele e pane tostato imburrato. Due piccoli piatti da portata coperti annunciavano discretamente la presenza di sardine fritte e funghi imburrati. La viscontessa ne sentì l'odore e diventò verde.
«A me piacerebbe una bella sardina fritta,» disse Minnie in tono accattivante a Mrs. O'Meara. «Ma temo che questa giovane donna…»
«Dio tra noi e il Diavolo,» disse la cuoca, e reggendo il piatto con una mano e facendosi la croce con l’altra, riporto le sardine incriminate in cucina.
«Oh, Signore.» Minnie prese un pezzo di pane tostato con miele e sospirò di felicità. «Non ho mangiato nient’altro che gallette e porridge nell’ultimo mese, giuro. Avete mangiato qualcosa a colazione, mia cara?»
Amaranthus — il nome le era finalmente tornato in mente — scosse la testa, con un aspetto di latte rancido.
«Non ho potuto,» disse debolmente. «Quello-» agitò una mano molle in direzione di quello che rimaneva del piatto di portata. «Potreste—»
«Certamente!» Minnie balzò in piedi e afferrò i funghi, che avevano un odore terroso e succulento, ma purtroppo sembravano molli e viscidi a causa del burro, portandoli fuori nell'ingresso e depositandoli sul tavolo della reception, tra una serie di biglietti da visita, che si prese un momento per esaminare attentamente prima di tornare in salotto.
«Proprio non riesco a mangiare comodamente con un cappello, e voi?» chiese in tono discorsivo, togliendo le lunghe spille dal suo elegante chapeau e appoggiandolo sul tavolino da tè. «Perdonate il mio aspetto; sono appena scesa da una nave.»
La giovane donna fissò le colombe impagliate e deglutì, ma non disse nulla. Minnie sospirò tra sé; evidentemente avrebbe dovuto continuare quella conversazione da sola.
«Di quanto siete?» disse allegramente indicando la parte media del tronco di Amaranthus con i resti della sua fetta di pane tostato. «Circa quattro mesi?»
*Ritratto: Five O'Clock Tea, David Comba Adamson (1856 - 1926)


domenica 25 gennaio 2026

Libro 10: Un medico quacchero

Gli O’Higgins erano abili a non essere dove avrebbero dovuto essere — ma ugualmente abili a essere dove non avrebbero dovuto, cosa che era uno dei loro talenti più utili.
Mick O’Higgins sicuramente non avrebbe dovuto stare seduto ai piedi del letto di Minnie — lei guardò di sbieco l’orologio da viaggio sulla mensola del camino, che segnava, pensò, le tre e mezza. Del dannato mattino.
«Chiedo scusa, vostra Grazia,» disse, vedendo che era sveglia. «Ho un sassolino nello stivale.» Le tende erano aperte e la luce diffusa della luna era sufficiente non solo per leggere l’orologio, ma anche per vedere che aveva effettivamente uno stivale in mano, che girò sottosopra e scosse. Qualcosa cadde, anche se non fece alcun rumore sul tappeto.
«Cos’hai scoperto?» chiese, sedendosi e togliendosi la cuffia da notte.
«Be’, molte cose, incluso cosa sono le dannate polpette di pesce. Non solo quello che pensate.» la rassicurò. «Ci mettono le cipolle, intorno.»
«Oh, quindi è questo l’odore.» Sbadigliò, involontariamente, e scosse la testa, scacciando gli ultimi residui del sonno. «Che altro?»
«Be’, eravamo seduti in una specie di bettola, giù al molo, e Rafe stava raccontando a una signora di come ha perso il dito. Lo scansafatiche con cui era seduta si è offeso, ma Rafe è stato abbastanza svelto da chiedere al ragazzo come lui — il ragazzo intendo — si fosse procurato quella cicatrice sulla faccia, e ha ammirato il lavoro del chirurgo. E io ho comprato un’altra bottiglia, e così dopo un po’ eravamo abbastanza civili.»
«Sì,» disse cortesemente. Rafe avrebbe raccontato le cose senza mezzi termini, ma Mick apprezzava i dettagli.
«Così dopo un po’ di questo e quello, siamo tornati a quello che era successo alla faccia dello scansafatiche. Avete per caso sentito di una rissa avvenuta in un posto chiamato Guilford?» chiese.
«No.»
«Ah. Be’, io stesso non ho idea di dove sia, ma c’è stata una rissa lì, vedete —»
«Sì, ricordo, me lo hai detto,» lo rassicurò.
«E il nostro amico si è imbattuto nell’estremità sbagliata di una baionetta nel mezzo della cosa, ma ha avuto la fortuna di essere portato in una specie di posto dove c'era un dottore, prima di morire dissanguato.»
«Be’, è stato fortunato.» Minnie sbagliò ancora. «Non credo che tu abbia il resto della bottiglia con te, vero?»
«Ah no, quella l’abbiamo finita. Una bottiglia di birra, vostra Grazia?» Prese una bottiglia dalla capiente tasca, tolse con cura il tappo con i denti e gliela porse.
Aveva un odore migliore dell'aroma persistente delle polpette di pesce, e lei ne prese un sorso di prova, poi un sorso abbondante.
«Così il dottore ha suturato la sua mascella, preciso come un sarto, e lui — non il dottore, il tipo con la ferita — con metà dei denti che spuntavano dalla guancia, e poi niente, se capite cosa intendo.»
«Sì.» In effetti era una birra piuttosto buona, e lei cominciava a desiderare di avere qualcosa con cui accompagnarla. «Non hai niente di commestibile in tasca, vero?»
«Ah, mi ferite, vostra Grazia,» disse, ridendo. «Ecco.»
Era un bel pezzo di formaggio, avvolto nel suo fazzoletto. Aveva un profumo divino e il suo stomaco brontolò.
«Dottore,» gli ricordò, attraverso un boccone sbriciolato., 
«Certo. Il vostro uomo ci stava raccontando della battaglia mischiato al racconto del dottore, e ho perso un po’ il filo quando sono uscito per pisciare, ma quando sono tornato, stava dicendo, ‘Intendo, tutti quei Thees e Thous che ti danno sui nervi, ma dopo un giorno o due, non ci fai più caso, e quando sono uscito di lì, accidenti se non chiamavo anche io il Dottore "Thee"!»
Minnie si strozzò con il formaggio e tossì finché Mick non si alzò e le diede una pacca sulla schiena per aiutarla.
«Quaccheri,» disse con voce roca. «Un medico quacchero.»
«Infatti e lo era.» si sedette accanto al lei, e le porse la bottiglia perché bevesse, e aggiunse gentilmente, «Un medico quacchero, di nome Hunter, vostra Grazia.»
[Fine della scena] 

* Nel ritratto John Fothergill (1712 - 1780)

martedì 20 gennaio 2026

Libro 10: Nodi

Come preparare i bagagli per un'operazione di salvataggio in cui non si ha idea di dove ci si troverà, per quanto tempo o in quali circostanze?
Vestiti… certo, la possibilità di dover socializzare con il tipo di persone che poteva essere scontenta del mio normale guardaroba era remota, ma non poteva neanche essere esclusa del tutto. Avremmo potuto avere bisogno della buona volontà di qualcuno influente.
Avevo due abiti da sera che potevano essere definiti decenti, uno dei quali aveva bisogno di essere rammendato… ma il pensiero di qualcuno influente ineluttabilmente deviò il mio ingranaggio mentale a pensare ad Hal.
Dov’era quel dannato uomo? William pensava che suo zio fosse diretto a New York con l’intento di trovare il suo errante figlio maggiore, vivo o morto e … per fare cosa?
Avevo abbastanza familiarità con sua Grazia, il Duca di Pardloe, da pensare che mentre era testardo quasi quanto Jamie, i suoi sentimenti verso la sua famiglia erano quasi altrettanto esigenti. Dovendo scegliere tra essere fucilato per diserzione e lasciare il suo figlio maggiore in una posizione pericolosa, molto probabilmente, Hal avrebbe scritto a Sir Henry Clinton una lettera in cui dichiarava il suo intento immediato di lasciare l’esercito per un impegno personale, e proseguito con una nota concisa indirizzata a “A chi di dovere” dichiarando che sarebbe stato felice di presenziare alla corte marziale quando era più comodo all’esercito, al suo ritorno.
Che avrebbe fatto quel dannato avesse avuto un altro attacco di asma, per strada? Be’ gli avevo insegnato come respirare durante un attacco, così sarebbe potuto sopravvivere…
Sospirai, recitai una breve preghiera per Harold, Duca di Pardloe, stupido e padre, e allungai la mano per prendere un pacchetto di rametti di Ephedra dal secondo scaffale. Sentii lo swiff della vecchia trapunta appesa sopra la mia porta d’ingresso. Accedenti. E proprio mentre Jamie stava diventando abbastanza forte da farmi una vera porta. Oh, beh, in ogni caso sto partendo... - e mi girai per vedere Germain e Jemmy, fianco a fianco, che strascicavano i piedi e avevano un'aria profondamente criminale.
«Che state facendo?» chiesi dando loro una stretta occhiata
«Niente. Nonnina!» disse Jem, tentando di assumere un’espressione di innocenza ferita.
«C’est vrai, grandmere» mi rassicurò Germain. «Siamo puri come— em…come…»
«Nascituri?» Suggerii, mettendo una bottiglia di laudano nel mio kit. «O come la neve spinta dal vento, forse?»
«Non so come sono i bambini prima di nascere,» disse Germain dubbioso. «Maman impreca molto quando le danno i calci nel fegato.»
«Non la biasimo neanche un po’.»
«Mrs. Cunningham ha detto che Germain è nato colpevole,» si offrì Jem.
«Colpevole di cosa?»
«Non lo a detto.»
Sospirai e mi raddrizzai, guardandoli dall'alto in basso.
«Be’, se non avete fatto niente… che cosa state progettando di fare?»
Sembrarono in qualche modo contenti a quel punto.
«Verremo con te, il Nonno e Zio William,» disse Jem sicuro. «Per aiutarvi a trovare Lord John.»
«Abbiamo pensato di dirlo prima a te», disse Germain, alzando lo sguardo con aria furba da sotto le lunghe ciglia nere. Non così in alto, notai. Ora che li guardavo direttamente, vidi che entrambi erano ben al di sopra della mia spalla. Anzi, erano quasi in grado di guardarmi dritto negli occhi.
«E vi aspettate che io convinca vostro Nonno — e senza dubbio i vostri genitori — che questa sarebbe una buona idea?»
Entrambi annuirono vigorosamente.
«Grandmere Jenny ha detto al Sachem che Grandpere si farebbe legare se tu glielo chiedessi.
Davvero,» dissi divertita. «Che ha detto il Sachem a questo proposito?»
«Ha detto che non era sicuro del perché una donna volesse un uomo legato, poiché ciò gli avrebbe impedito di esserle di grande utilità a letto, ma se Grandmere desiderava questo da lui, avrebbe provato.»
Decisi di lasciar perdere, e tornai all’argomento in discussione.
«Non credo…» cominciai, ma fui interrotta da entrambi.
«Ma noi possiamo andare in posti dove voi non potete!»
«Possiamo rubare del cibo!»
«Io ho un coltello!»
«Anche io!»
«Noi—»
Un profondo suono scozzese proveniente dall’ingresso li bloccò come pietrificati.
«Su cosa state assillando la vostra Nonnina, piccoli furfanti?»
[fine dell’estratto]

By Dana Gabaldon